venerdì 15 ottobre 2021

Incipit #42

“Una sola muraglia umana assediava dall'Università a Bellaria il bell'edificio tranquillo ed elegante del Parlamento. Sembrava che tutta Vienna in quel giorno di giugno si fosse raccolta alle dieci del mattino là dove si sarebbe svolto un evento di portata storica imprevedibile. Cittadini e operai, gran signore e donne del popolo, adolescenti e vecchi, ragazze, bambini, malati in carrozzina: era un accorrere da ogni parte, un gridare generale, un gran far di politica e un gran sudare. Ovunque spuntava un qualche esaltato che improvvisamente rivolgeva alla gente che gli stava intorno un qualche discorso e di continuo si sentiva mugghiare il grido 'Fuori gli ebrei!'”.

(La città senza ebrei, di Hugo Bettauer – trad. Matilde De Pasquale ) 



 

mercoledì 13 ottobre 2021

Un ponte

 

Se ti disponi ad attraversare,
se stai per percorrere la misteriosa lunghezza del ponte,
pensa alle acque del fiume che scorre,
pensa alle acque come al tuo stesso sangue,
pensa ad esse, che scorrono incessanti
sotto le pietre prigioniere dell'arco,
senza pensare quale fu il loro inizio
né a quale fine scivolano in fretta.

Se vuoi passare all'altra sponda,
prima impregnati del posto che lasci,
senti dentro di te
il pugno di terra che calpestano le tue scarpe,
contempla il boschetto che ti ha prestato la sua ombra
e forse non tornerai più a guardare.

Quando attraversi con decisione il ponte,
strada della riva che verrà,
sospetta dei tuoi passi,
i tuoi passi che mentre avanzi senti
con il suono di passi che si allontanano.

E quando calpesti l'altra sponda,
fallo come se fosse un terreno sacro;
il posto che ti accoglie con tutti i tuoi ricordi,
con tutte le miserabili ombre
che credevi di aver abbandonato dall'altra parte.

(José Verón Gormaz, da Istruzioni per attraversare un ponte, 1983)


 

lunedì 11 ottobre 2021

Citazioni Cinematografiche n.428

L'uomo primitivo non conosceva il bar. Quando la mattina si alzava avvertiva subito un forte desiderio di caffè, ma il caffè non era ancora stato inventato. Non c'erano neanche bar dove riunirsi. Gli scapoli si mettevano in semi-cerchio e si scambiavano botte di clava in testa secondo un preciso rituale: era un divertimento molto rozzo e presto passò di moda. Allora gli uomini primitivi cominciarono a farsi sui muri delle caricature, ma questo primo tentativo di bar fu un fallimento, mancava ancora qualcosa. Poi arrivò la moviola, il vistoso sgambetto, il secco rasoterra, il fallo da dietro, il dribbling ubriacante, il colpo di testa, il preciso pallonetto e l'arbitraggio scandaloso. La confusione era enorme, la conversazione languiva in rutti e grugniti. Per fortuna un giorno fu scoperta la figura del barista. E più o meno diecimila anni dopo decisi di aprire nel mio paese di cinquemila abitanti, il Bar Sport. 

(Onassis il barista/Giuseppe Battiston in "Bar Sport", di Massimo Martelli - 2011) 




domenica 10 ottobre 2021

venerdì 8 ottobre 2021

Incipit #41

“Appena prese l'osso dalle mani della bimba, che era seduta per terra e lo masticava, si accorse che era umano.”

(La signora in verde, di Arnaldur Indriđason – trad. Silvia Cosimini)


 

martedì 5 ottobre 2021

Samuel Stern #19 - I Sotterranei di Edimburgo


 

L'albo numero 19 di Samuel Stern ci fa scoprire qualcosa di più su Edimburgo e la sua storia.

In passato Edimburgo fu afflitta da una grave ondata di peste, così chi la amministrava e governava decise di sigillare la città condannandone i cittadini. Edimburgo fu ricostruita, ma una vecchia zona rimase inaccessibile fino ai giorni nostri, popolata da fantasmi.

La narrazione, ai giorni nostri, è opera di un attore di scarso successo che recita in quei luoghi, all'interno di un "ghost tour" in cui spiega i segreti dei sotterranei edimburghesi. Alan, questo il suo nome, è una vecchia conoscenza di Samuel, che, incontratolo, intuisce cosa ci sia dietro un interesse non solo professionale. I fantasmi che "evoca" nel suo lavoro sembrano ormai dentro di lui.

La lettura dona inquietudine ed un certo senso di smarrimento, con quel tanto di brivido che è lecito cercare in una serie come questa. Merito di una buona storia che sa cogliere e sfruttare l'atmosfera, oltre che di una efficace e coinvolgente caratterizzazione del protagonista già citato. 

I disegni, inoltre, arricchiscono la resa totale ed esaltano la narrazione grazie a sfumature ed un uso sapiente delle ombre.

Samuel Stern 19 – Bugs Comics

lunedì 4 ottobre 2021

Citazioni Cinematografiche n.427

Michel: Qualcuno deve averci visto assieme e ci ha denunciato…
Patrizia: È molto brutto!
Michel: Cosa?
Patrizia: Denunciare. Io trovo che è molto brutto.
Michel: Oh, è normale: i delatori denunciano, i ladri rubano, gli assassini uccidono, gli innamorati si amano…

(Michel Poiccard/Jean-Paul Belmondo e Patrizia Franchini/Jean Seberg in "Fino all'ultimo respiro", di Jean-Luc Godard - 1960) 



 


domenica 3 ottobre 2021

Cibo #12

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Caroline Berg e Alberto Sordi in “Il Marchese del Grillo” di Mario Monicelli - 1981

 

venerdì 1 ottobre 2021

Incipit #40

“Voltati un po', figliolo! Come sei buffo! Ma che razza di sottana da prete avete addosso? All'accademia vanno in giro tutti vestiti a 'sto modo? Con queste parole il vecchio Bul'ba accolse i due figlioli, studenti del seminario di Kiev, che facevano ritorno a casa, dal padre.”

(Taras Bul'ba, di Nikolaj Vasilevič Gogol – trad. Laura Simoni Malavasi)


 

mercoledì 29 settembre 2021

Piovevano uccelli, di Jocelyne Saucier - Iperborea

 

Piovevano uccelli 

Titolo: Piovevano Uccelli

Autore: Jocelyne Saucier

Traduttore: Luciana Cisbani

Editore: Iperborea -2021

Romanzo che fa incontrare i temi della solitudine e dei rapporti umani, quelli della libertà e del fine vita, che pone domande su come si vive e come si vorrebbe morire.

Lo fa attraverso un "pugno" di personaggi originali e quantomai "vivi" che dalle pagine del libro catturano il lettore e lo ospitano nelle loro quotidianità, fatta di scelte fatte e che si rinnovano, di giornate apparentemente sempre uguali e di fatti prevedibili ed altri imprevedibili.

L'autrice canadese Jocelyne Saucier spinge chi legge in un viaggio fisico e dell'anima, dai boschi dell'Ontario ai vissuti di persone anziane che puntano alla libertà di essere e di scegliere, dalle parole che si scambiano al loro incontro con altri uomini e donne, che condividono o semplicemente accettano quello che hanno voluto.

Un presente con diversi squarci sul passato, con la narrazione che procede facendosi, delicatamente ma con decisione, largo fra memorie e grandi spazi e nel groviglio di quella che è l'autodeterminazione e la libertà. Quest'ultima, insieme ad un termine che si tende a non pronunciare, ovvero la vecchiaia, diviene parola chiave di tutto, forse anche un rifugio, che si presenta quale possibilità, per alcuni l'ultima, per altri addirittura la prima. 


Nella scrittura albergano sapienza, poesia, un pizzico di mestiere e parecchia originalità. Si mette in scena una storia che non esito a definire senza confini, né di età, né di latitudine, una storia che afferma con forza principi e diritti individuali e collettivi, dove per amore della libertà, propria ed altrui, si è disposti a difenderla ed accettarne le conseguenze. Una storia che ci può mostrare, forse insegnare, qualcosa anche sull’amore, che potrebbe giungere in modi e per sentieri imprevedibili. 



Tre ottantenni che amano la libertà hanno scelto di vivere gli ultimi anni a modo loro, quasi senza contatti con la società, ciascuno nella propria capanna di legno nel folto della foresta canadese dell'Ontario settentrionale: Charlie, che ha rifiutato un destino di cure ospedaliere, Tom, che ha voltato le spalle a una vita dissoluta tra alcolismo e assistenti sociali, e Boychuck, taciturno e dall'oscuro passato. Unico contatto con il mondo esterno sono due personaggi ai margini della società: Steve, gestore di un albergo fantasma nella foresta, e Bruno, intraprendente coltivatore di marijuana. La visita di una fotografa sulle tracce degli ultimi sopravvissuti ai Grandi Incendi che hanno devastato la regione quasi un secolo prima sembra solo una breve parentesi nel loro isolamento, ma quando un'altra donna, fuggita dall'ospedale psichiatrico, arriva in quell'angolo sperduto del mondo, niente sarà più come prima. (da ibs.it)

martedì 28 settembre 2021

Poi il concerto inizia



La tensione e la carica del pubblico prima del concerto sono una cosa sempre emozionante. Prima di iniziare faccio un po’ di sollevamento pesi con la sigaretta. Poi il concerto inizia e da quel momento in poi l'unica cosa che vedo sono i miei piedi.
(Angus Young)


 

lunedì 27 settembre 2021

Citazioni Cinematografiche n.426

Quando l'allievo è pronto, il maestro apparirà. 

(Don Diego de la Vega/Anthony Hopkins in "La maschera di Zorro", di Martin Campbell - 1988)



 

domenica 26 settembre 2021

venerdì 24 settembre 2021

Incipit #39

“La stanza era immersa nella penombra poiché il giudice amava la penombra. I suoi pensieri, di solito incompiuti e vaghi, cadevano controvoglia nella trappola della luce. Tutto al mondo è oscuro e confuso, e il giudice amava scandagliare il mondo, perciò era solito starsene seduto in un angolo del grande soggiorno su una sedia a dondolo, la testa ripiegata all'indietro in modo che i suoi pensieri si cullassero dolcemente al ritmo della sedia, mossa da un leggero tocco dei piedi, il destro e il sinistro alternativamente. Calzava pantofole di feltro fino alla caviglia, abbottonate da una piccola fibbia di metallo. Le fibbie luccicavano di un riflesso azzurrognolo sullo sfondo del tappeto, poiché vi cadeva sopra la luce della lampada, smorzata da un abatjour.”

(La bella signora Seidenman, di Andrzej Szczypiorski – trad. Pietro Marchesani)



 

mercoledì 22 settembre 2021

Perché De André scriveva


Perché scrivo? Per paura. Per paura che si perda il ricordo della vita delle persone di cui scrivo. Per paura che si perda il ricordo di me. O anche solo per essere protetto da una storia, per scivolare in una storia e non essere più riconoscibile, controllabile, ricattabile.

(Fabrizio De André)