venerdì 26 agosto 2016

Tristezze



Tristezze
Tre grandi tristezze ci sono al mondo
Tre tristezze grandi e nessuno sa
Come evitare queste tristezze
Prima tristezza Non so dove morrò
Seconda tristezza Non so quando accadrà
E l’ultima Non so dove sarò all’altro mondo
Così ho sentito cantare Lasciamo così
Lasciamo così come si canta Per riuscire
A prendere l’angoscia come una maniglia ed entrare.

(Jan Skácel – trad. Annalisa Cosentino, Metauro Edizioni)






lunedì 22 agosto 2016

Citazioni Cinematografiche n. 162

I fascisti non sono mica come i funghi, che nascono così, in una notte. No. I fascisti sono stati i padroni a seminarli, li hanno voluti, li hanno pagati. E coi fascisti i padroni hanno guadagnato sempre di più, al punto che non sapevano più dove metterli i soldi. Così hanno inventato la guerra. Ci hanno mandato in Africa, in Russia, in Grecia, in Albania, in Spagna! Ma chi paga siamo sempre noi! Chi paga: il proletariato, gli operai, i contadini, i poveri!

(Olmo Dalcò/Gerard Depardieu in “Novecento”, di Bernardo Bertolucci - 1976)



sabato 20 agosto 2016

Le Storie #47 – Sangue e Ghiaccio


Una storia horror, alla Lovecraft, con una sceneggiatura che utilizza temi classici e ben rodati al servizio di disegni di alto livello, dove i toni acquerellati, fra grigio e lampi di rosso, donano profondità ed inquietudine a dispetto di molte (troppe?) parole.
Questa, in sintesi, la riflessione sul numero 47 della collana Le Storie, “Sangue e Ghiaccio”, ad opera di Tito Faraci e di Pasquale Frisenda, in grande forma e libero di prendersi lo spazio necessario per una magistrale prova grafica e interpretativa di orrore, incubo, violenza e morte.
I due autori, al debutto nella serie della Sergio Bonelli Editore, offrono al lettore una drammatica vicenda, che utilizza la campagna di Russia voluta da Napoleone Bonaparte come punto di partenza per una storia dai tratti gotici e soprannaturali, che rimanda al confronto fra paganesimo e cristianesimo, in luoghi come quelli dei paesi slavi dove tali tematiche sono state spesso trattate e oggetto di studio nonché di narrazione.

Frisenda in più occasioni rompe la “gabbia” e l’impatto visivo è pregevole, elemento questo che sembra preponderante rispetto alla trama, con Faraci che, abilmente e con ottima padronanza di temi e situazioni, presenta una sceneggiatura abbastanza tipica del genere, senza forzature o particolari originalità, in funzione di supporto e “appoggio” alla maestria del disegnatore.
L’elemento metanarrativo è forse un po’ troppo pervasivo, ma in fin dei conti non disturba la lettura, come invece rischia di fare l’uso di didascalie e spiegazioni che in alcuni casi si dilungano più di quanto sembrerebbe necessario.
Il comparto grafico, comunque, come già espresso, potenzia la rappresentazione del dramma e coinvolge il lettore anche nei passaggi più lenti, con esplosioni di stile che animano totalmente la lettura e la conducono verso un epilogo che, per quanto prevedibile, si inserisce perfettamente nell’atmosfera creata.

Logorata dalla strategia russa della “terra bruciata”, la Grande Armata napoleonica si ritira – lacera a affamata – attraverso un deserto di neve. Un tozzo di pane e un fuoco intorno a cui scaldarsi; gli uomini del capitano Lozère non chiedono altro. Quando quel lontano bagliore, tiepido e invitante, appare sotto il grigio mortifero del cielo, per loro sembra rinascere la speranza… Eppure, è come se nell’aria gelida e cupa, ci fosse qualcosa di sinistro, una sensazione inafferrabile, una presenza senza volto che attende il loro arrivo con immortale pazienza… (da sergiobonelli.it)

giovedì 18 agosto 2016

Giallo, Noir & Thriller/33




Titolo: Il Ritorno dei Tre
Autore: Carlo Callegari
Editore: Time Crime Fanucci - 2014

I tre divertenti protagonisti del primo romanzo ritornano insieme per combinarne altre, se possibile infilandosi in situazioni ancora più grottesche e con un contorno di personaggi che, come si diceva una volta, “valgono il prezzo del biglietto”.
Dopo il primo episodio gli elementi comici, quasi surreali ma ancora più plausibili, delle avventure del Bambola, del Boa e di Tony il nano si arricchiscono e offrono al lettore ulteriori spunti per risate, azione, violenza e “giustizia”.
Lo scenario è Padova e le sue vicine campagne, con pioggia e nebbia annesse, sul cui sfondo si muovono traffici di vario genere, bische clandestine, night club e periferie urbane ed umane.

A sostenere tutta la vicenda è l’accattivante simpatia dei tre protagonisti, il contorno di gangster, pagliacci del circo, bulli adolescenti, una parrucchiera strozzina, un manipolo di guardaspalle ed il timbro irriverente, dissacrante e grottesco di Callegari.

L’autore riesce a dosare e gestire i ritmi comici coniugando in modo efficace tensione-azione-risate, in un noir grottesco ed ispirato che non può non invitare alla risata.


lunedì 15 agosto 2016

Citazioni Cinematografiche n. 161

Quando uno ha tutta questa terra, è chiaro che l'ha portata via ad un altro.

(Jett Rink/James Dean in “Il Gigante”, di George Stevens - 1956)



venerdì 12 agosto 2016

Guardarsi allo specchio



“Quando le capitava di guardarsi allo specchio, Ya Xing trovava di avere un viso bello, del quale poteva andar fiera. Forse era una forma di narcisismo, ma si ammirava allo specchio come se fosse un’opera d’arte. Non si curava molto di quello che pensavano gli altri.
Quando si esaminava allo specchio, si trovava più bella di Chen Baozhu. Perché dunque non sarebbe potuta diventare anche lei una stella del cinema?
Quando si esaminava allo specchio, si trovava più bella di Yao Strong. Perché dunque non sarebbe potuta diventare anche lei una stella della canzone?”

(Un incontro, di Liu Yichang – Einaudi Stile Libero, trad. Maria Rita Masci)





lunedì 8 agosto 2016

Citazioni Cinematografiche n. 160


Lidia: Com'è l'ambiente? È interessante?
Giovanni: Abbastanza. Senti, ma è possibile che tu non ti diverta mai?
Lidia: Io mi diverto così. Anche lì in casa c'è una ragazza che sta bene da sola. È lei che legge 'I sonnambuli'.
Giovanni: Hmm.
Lidia: Ed è anche una bella ragazza.

(Lidia Pontano/Jeanne Moreau e Giovanni Pontano/Marcello Mastroianni in “La Notte”, di Michelangelo Antonioni - 1961)




sabato 6 agosto 2016

La mia memoria



L’allora è un allora? L’oggi è un oggi? Il tempo non è un rocchetto di filo. Nulla si dipana in bell’ordine. La mia memoria somiglia ad un lastrone di ghiaccio alla deriva, che affiora, risprofonda, fin quando lentamente, molto lentamente, si assottiglia.
Al disfacimento non c’è nulla da oppugnare.
Questo e quello continua però a sporger fuori.
Ha un rilievo.
Ha un peso.

(Il mare che bagna i pensieri, di Ilma Rakusa – Sellerio editore – trad. Mario Rubino)


giovedì 4 agosto 2016

Dr. Morgue - Star Comics


“Tutti temono la morte. Io no. A me piace pensare alla morte come ad una ridistribuzione della materia”

Un semplice consiglio, per quanto non richiesto, ma se siete fra quelli che ogni tanto dedicano qualche minuto di attenzione a quanto scritto su questo blog, magari vi può fare piacere.
Il consiglio è di recuperare e leggere la serie Dr. Morgue, edita dalla Star Comics nel biennio 2011-2012, composta da sei numeri più uno speciale, ideata e scritta da Silvia Mericone e Rita Porretto. Disegni di Francesco Bonanno, Daniele Statella, Marco Fara, Paola Camoriano e Beniamino del Vecchio (spero di non dimenticare nessuno).

Il motivo di base risiede nel fatto che è ben sceneggiato, curato nei particolari e che propone una versione originale e credibile di un noir di tipo procedurale. A ciò si aggiunge la qualità dei disegni e dei testi ed infine “la chicca” è il protagonista.
Yoric Malatesta, ovvero Dr.Morgue, è un coroner italo-canadese residente a Montreal. Oltre all’altezza, superiore alla media, ed un volto riconoscibile fra mille, il buon Malatesta è affetto dalla Sindrome di Asperger e vive un rapporto a dir poco singolare con la morte, non solo a causa ed in virtù della professione esercitata, ma anche per la sua condizione a cui si associa un carattere difficile ed una spiccata genialità.
Non mi dilungo sulla sindrome di Asperger, limitandomi a dire che il Dr.Morgue si presenta come un personaggio "vero". Non è uno stereotipo dell’Asperger, e non vuole essere rappresentativo di tutti, ha il suo carattere, e le sue peculiarità. Tuttavia, e proprio grazie a ciò, nel corso del fumetto si evidenziano tante caratteristiche dell’Asperger, più o meno comuni, in modo da permettere alle persone di comprendere ed unire piacere e acquisizione di nuove conoscenze.

A livello di sceneggiatura, uno dei punti forti della serie, sottolineato anche a livello grafico, è che lo “Spaccamorti”, come lo chiamano i colleghi della polizia, ha una peculiare visone della morte e di ogni delitto su cui si trova ad indagare. Questo gli permette di “dialogare” con la morte, interpretando gli equilibri chimici e le tracce presenti su un corpo durante le autopsie, come se fosse realmente il cadavere a raccontare la propria fine.
Più di un banale antieroe dai tratti ossessivi, una sorta di traghettatore verso il dolore, la violenza, il male, da osservare e valutare con un punto di vista diverso, in un noir decisamente nero e cupo, ma che ci fa vivere e scoprire tanta umanità.


“Non serve vivere eventi straordinari per essere un eroe. Mi chiamo Yoric Malatesta. E sono un uomo”


lunedì 1 agosto 2016

Citazioni Cinematografiche n. 159


Sandro: Claudia, ci sposiamo?
Claudia: Come ci sposiamo?
Sandro: Ci sposiamo io e te. Rispondi!
Claudia: Rispondi. Cosa ti rispondo: No, non ancora, non lo so, non ci penso nemmeno. In un momento come questo, ma perché me lo domandi?
Sandro: Mi guardi come se avessi detto una cosa pazzesca.
Claudia: Ma sei sicuro di volermi sposare? Proprio sicuro? Di voler sposare me?
Sandro: Se te lo chiedo?
Claudia: Già, ma perché tutto non è più semplice. Tu dici che voglio vedere tutto chiaro. Io vorrei essere lucida, vorrei avere le idee veramente chiare, e invece.


(Sandro/Gabriele Ferzetti e Claudia/Monica Vitti in “L’Avventura”, di Michelangelo Antonioni - 1960)



sabato 30 luglio 2016

Il Mare



Il Mare

“Mosca - Suchumi”
attraverso i  monti di volata.
Già si parlava
di mare.
Già nello scompartimento accanto i tirocinanti
Mettevano da parte
e scacchi
e carte.
Si accalcava nei corridoi chi andava a ritemprarsi,
guardava fuori:
“Presto si vedrà il mare! ”.
Alcuni,
afferrati i compagni per le spalle,
i propri incontri col mare
raccontavano.
Riguardo a me,
in appartamenti e musei
esso in cornice pendeva, sotto vetro.
Nei quadri solo io lo avevo visto
e dai libri soltanto lo conoscevo.

E di nuovo i compagni toccavo con la mano,
e nelle mie domande
ero insistente.
“Dite, sarà presto?…
E ditemi, com’è? ”.
“Pazienta ancora,
tra poco lo vedrai da te…”.
Ecco, uno strappo
e il treno è nell’immenso,
e di colpo non c’è più niente al mondo:
scomparso tutto intorno –
e solo il mare;
tutto acquietato,
e solo il suo rumore…

Improvviso un ricordo:
con me fu pure osì.
Ecco, lo stesso sentimento,
ma più forte,
quando già chiamava amore
e di febbre ardeva,
ma solo dai libri io lo conoscevo.

Rimproverando amore per la trascuratezza,
assediavo gli amici di domande:
“Dite, sarà presto?…
Ma ditemi, com’è?”.
“Pazienta ancora
e proverai da te…”.
E così come adesso
in questi istanti
resi azzurri dal mare,
scomparso tutto –
e solo lei al mondo;
tutto acquietato –
solo le sue parole…

(Evgenij Evtušenko  - trad. Evelina Pascucci)