lunedì 16 gennaio 2017

Citazioni Cinematografiche n.183

Forse... Chiamiamolo fato, se dobbiamo dargli un nome. Forse hai ragione tu, forse voi tutti avete ragione, non lo so. So soltanto questo. In tutta la mia carriera, ho cercato di prendere qualcuno dopo... che aveva commesso un crimine. Per una volta nella vita, vorrei beccare qualcuno... prima, che faccia qualcosa di orribile, chiaro? Lo capite questo? 
(Doug Carlin/Denzel Washington in " Déjà vu - Corsa contro il tempo ", di Tony Scott - 2006)





sabato 14 gennaio 2017

La Morte di Stalin - Mondadori Comics


Pubblicato all'interno della bella ed interessante collana Historica di Mondadori Comics, "La Morte di Stalin" è una lettura che mi ha intrigato e catturato.

Il lavoro di Fabien Nuy alla sceneggiatura e testi e di Thierry Robin ai disegni si occupa di uno dei personaggi cruciali della storia del Novecento, Iosif Vissarionovič Džugašvili, ovvero Stalin, ovvero il prototipo del dittatore, l’uomo che regnò indisturbato su tutte le Russie nel segno della Rivoluzione Socialista.

L'albo si concentra sul periodo immediatamente successivo alla sua morte. Sebbene il tiranno esca quasi subito di scena, però, è comunque onnipresente: nei discorsi dei seguaci e negli incubi e nei pensieri dei cittadini russi. 
Stalin è il "convitato di pietra" di un serio ed approfondito lavoro di ricostruzione e di narrazione di un periodo e di una fase storica, tanto terribile quanto affascinante.
Il ritmo narrativo risulta avvincente, mai si concede spazio ad eccessi didascalici, quasi come se si stesse leggendo una matura opera narrativa, seria nei toni e ben calibrata, come se si trattasse di un romanzo di spionaggio.
La scomparsa del dittatore, sulla cui dinamica ci si sofferma per illustrare il clima che si viveva in Unione Sovietica all'epoca, dà il via a una sequela di avvenimenti drammatici, provoca il caos tra i componenti del Comitato Centrale, ufficialmente composto da strenui sostenitori del comunismo staliniano, in realtà uomini meschini avidi di potere.
L’obiettivo è uno solo: prendere il posto di Stalin e assumere il comando della Russia. Questo scatena una feroce e sfibrante lotta interna al Comitato, depositario delle sorti e del destino di una Nazione dei suoi popoli.
Ogni membro viene magistralmente presentato e caratterizzato, nelle proprie ambizioni e paure, nei propri desideri e fini da perseguire.
Una lotta di tutti contro tutti, dove si creano alleanze temporanee e tregue che potranno durare quanto occorre.
A voler essere un po' schematici, due personaggi su tutti assumono il ruolo di capifazione, ovvero Lavrentij Pavlovič Berija, capo della polizia segreta, e Nikita Sergeevič Chruščëv.
La profondità dell'opera non si risolve, come ad una lettura superficiale potrebbe risultare, in una condanna del Comunismo, dell'URSS e delle aberrazioni e tragedie che ne sono nate, bensì presenta una attenta analisi di un periodo storico, ma soprattutto dei meccanismi del potere e della sua mancanza di scrupoli, che non esita a schiacciare deboli e indifesi, giustificando l’ingiustificabile con i falsi miti dell’ideologia.
I testi sono profondi e intensi, con dialoghi vivaci ed efficaci. I disegni di Thierry Robin non sono realistici, risultano anzi caricaturali. Risulta una scelta azzeccata, poiché i tratti grotteschi dei personaggi evocano la natura contorta delle loro anime e le pulsioni animalesche che li ossessionano.
La Morte di Stalin è una lettura intrigante e stuzzicante per chi ama la Storia e l'analisi delle dinamiche che l'hanno fatta e la fanno.

 

giovedì 12 gennaio 2017

Bretagna, di Wazem - Editoriale Cosmo


La Editoriale Cosmo pubblica una collana definita "I Maestri". Il numero di novembre 2016 è dedicato a Pierre Wazem, con uno dei suoi lavori migliori: Bretagna.

Il messaggio delle tavole è molto chiaro, l'insensatezza della violenza e l'assurdità della gerarchia militare, il dolore, la disperazione e la disumanizzazione che la guerra comporta, il dramma personale e collettivo di un conflitto che porta a compiere atti il cui gravoso peso si porterà a lungo, almeno finché si vive.


Quello che attribuisce ulteriore valore all'opera è l'uso delle tavole, del disegno, del medium fumetto per comunicare e far giungere, più con il tratto che con le parole, un messaggio, che è ben più di un tema o di una tesi.

Il passaggio fra il contemporaneo e il ricordo, l'attesa narrazione in flashback, viene scandito e sottolineato da una variazione di stile e di tecnica narrativa. Si inizia con linee sottili, spezzate e che escono dai bordi. Le prime pagine presentano uno stile veloce, non definito, più simili ad uno studio preliminare, ad un bozzetto. Gli stessi testi sono, a seconda dei personaggi a cui sono riferibili, ridondanti, vuoti per quanto riguarda il contenuto, o, per contrapposizione brevi, asciutti, riflessivi. Quello che il lettore nota sono i pensieri del protagonista, portandolo ad immedesimarsi nella sua stanchezza, nel suo disincanto. 

Questo conduce al citato flashback narrativo, nel corso del quale la lettura si concentra sul nero che domina le vignette. Ora è il protagonista al centro dell'azione e le sue emozioni prendono il posto che l'autore intende darle. Così  le linee sono spesse e decise e, pur nello stile di Wazem ‒ uno stile che ricerca la sintesi e delinea volti ed espressioni con pochi tratti ‒ tutto appare ben riconoscibile, materiale, solido. Questa, sembra dire l’autore, è la realtà. O meglio, la realtà dei ricordi del protagonista, comunque ancora più forti e decisi del suo presente.

Il racconto procede, viene raccontata la missione assegnata ad un piccolo gruppo di uomini nel deserto dell'Africa settentrionale durante la seconda guerra mondiale, le dure prove a cui vengono sottoposti ed i loro pensieri e timori, ancora una volta sottolineati da un passaggio di stile, nell'ambiro del quale Wazem sceglie di rendere più sottili i bordi, allungare le ombre ed evidenziare lo stato d'animo dei personaggi. I sopravvissuti rimarranno per sempre segnati da quanto vissuto e compiuto, con il contrasto con la retorica militare ancora più netto e severo.



 


lunedì 9 gennaio 2017

Citazioni Cinematografiche n.182


Salve! E benvenuti a un altro episodio di televisione educativa.
Stasera vi mostrerò come si preparano i sogni. Normalmente la gente pensa che sia un procedimento molto semplice, ma in realtà è un tantino più complicato.
Come potete vedere una delicatissima combinazione di complessi ingredienti è la chiave.
Innanzitutto mettiamo un tantino di pensieri a casaccio e poi aggiungiamo appena una punta di reminiscenze del giorno, mischiate con un po' di ricordi del passato – è per due persone – amori, relazioni, emozioni e tutte le altre cose che finiscono in -zioni.
Le canzoni ascoltate durante il giorno, le cose che avete visto e... altre personali.
(Stéphane Miroux/Gael Garcia Bernal in “L’Arte del Sogno”, di Michel Gondry - 2006)



sabato 7 gennaio 2017

Horacio D'Alba - Editoriale Cosmo

Per consolarsi della fine delle festività ci si potrebbe rivolgere alla propria edicola di fiducia ed acquistare questo volume pubblicato dalla Editoriale Cosmo.
Horacio D'Alba è un avvincente romanzo ucronico, una coinvolgente avventura per immagini e testi ad opera di Jérôme Le Gris (testi) e Nicolas Siner (disegni).
Siamo al tempo di un Rinascimento alternativo, in cui una Repubblica nata dopo una sanguinosa serie di guerre, posta tra il Piemonte e la Toscana, in una zona che ricorda molto le attuali Emilia e Romagna, si deve difendere dalle mire del Vaticano e della Francia.

Particolarità di questa Repubblica, che per alcuni tratti si ispira alla Res Publica di età romana, è che per porre fine ai combattimenti e ai massacri che hanno falcidiato più di una generazione, i fondatori di quest'inedito stato hanno decretato che ogni conflitto debba essere risolto da uno scontro tra duellanti. 


I duellanti, riuniti in due accademie rivali, sono esperti nell'uso di ogni arma, professionisti della morte che formano anche il cuore delle "falangi" dell'esercito repubblicano: vero e proprio spauracchio che tiene a bada le potenze straniere. 

Ma il Cardinale Rosso, sul punto di essere eletto al soglio pontificio, non ha mai celato il suo desiderio di unire l'Italia sotto la sua bandiera. Non solo, fra i senatori c'è chi pensa sia venuto il momento di cambiare le regole di una società in declino, costi quel che costi.  

Questa, in estrema sintesi, è la base di partenza di un romanzo per immagini che cattura per la qualità grafica, la resa delle ambientazioni e dei caratteri e per la trama che si svolge chiara, ma non semplice o banale, in cui tutti i protagonisti vengono presentati in modo efficace, sia nelle scene "mute" che attraverso i precisi dialoghi.
Non mancano le scene di battaglia, quelle di massa e un gustoso approfondimento storico, che fa procedere nella lettura di quello che, scopriamo, è il resoconto di un superstite di quella utopica Repubblica nata nel cuore della penisola italiana.

lunedì 2 gennaio 2017

Citazioni Cinematografiche n. 181

La grande ambizione delle donne è di ispirare l’amore.
(Hercule Poirot/Peter Ustinov in “Assassinio sul Nilo”, di John Guillermin - 1978)



sabato 31 dicembre 2016

Luna di dicembre



Come è bella la luna di dicembre
che guarda calma tramontare l'anno.
Mentre i treni si affannano si affannano
a quei fuochi stranissimi ella sorride.

(Sandro Penna, da Poesie - Garzanti)



giovedì 29 dicembre 2016

Un Drago fa sempre la sua figura!



I draghi vanno ancora forte!
Ne è la prova il successo di romanzi, serie televisive, opere di animazione, film e fumetti di cui questi lucertoloni, generalmente sputafuoco, sono protagonisti.
La storia comunque parte da molto lontano, anche se io scelgo di parlarne ponendo come inizio il Medioevo europeo, epoca durante la quale il Drago, nei dipinti e negli affreschi, nei racconti e nei componimenti, sostituì il serpente nel ruolo di animale maledetto, incarnazione del Male.

Da allora il drago fu visto come nemico da affrontare e sconfiggere, simbolo di malvagità, destinato a soccombere di fronte ad un giovane pretendente al trono di turno, impegnato in una estrema prova e ultimo atto di un percorso di maturazione, oppure ad essere infilzato da san Giorgio (Legenda Aura) ed altri santi che ne avrebbero imitato le gesta.

Spostandosi dall’ambito religioso e avvicinandosi a quelli che sono gli ingredienti base per una buona opera fantasy, con abbondanza di spade magiche, siano esse spezzate, appositamente forgiate o infilate in una roccia o in un ceppo di legno, anelli dotati di poteri immensi, caverne oscure e antagonisti vari, si pone il pensiero alla mitologia nordico-norrena, con il poema in lingua tedesca La Canzone dei Nibelunghi (13°secolo).

Qui l’ambizioso nano Fafnir uccide il padre per sottrargli l’anello che gli dei gli avevano donato, capace di generare oro senza limiti. Per punizione Fafnir viene trasformato in un gigantesco rettile parlante, guardiano della caverna in cui ha nascosto il magico manufatto (potremmo definirlo il suo “tessoro”).Verrà ucciso da Sigfrido, la cui mano è armata della spada che Odino in persona si era assicurato non potesse essere da alcun mortale utilizzata, perché conficcata in un possente ceppo.

Già questi primi elementi fanno pensare a Richard Wagner, poi ad opere letterarie e cinematografiche del novecento, I Nibelunghi di Fritz Lang innanzitutto, per poi giungere a Il Signore degli Anelli di John R. R. Tolkien e a La Spada Spezzata di Poul Anderson, con una serie di illustri precedenti anche in altri ambiti artistici.

Persino la Disney non si farà sfuggire l’occasione di utilizzare come personaggio un drago, ne “La Bella Addormentata nel bosco”, in “Hercules” ed in “Mulan”, modulando le scelte stilistiche e drammaturgiche. Se infatti in “Mulan”, come anche ne “La Spada nella Roccia” con Maga Magò, il draghetto cinese Mushu si inserisce nella scia dei comprimari o buffi antagonisti degli eroi/eroine di turno, con elementi comici e simpatici atti a sostenere lo sviluppo della trama e a “stemperare” eventuali tratti e passaggi tragico-drammatici, nel caso de La Bella Addormentata lo spaventoso drago sputafuoco in cui la strega si trasforma durante la resa dei conti con il principe Filippo, recupera un elemento classico della narrazione e del mito. Ovvero il drago può essere sconfitto trapassandogli il cuore, organo che possiede virtù magico-taumaturgiche. Come dimostra il caso di Sigfrido, che oltre a bagnarsi del sangue del drago, già di per sé elemento in grado di donare potenza e virtù all’eroe vincitore, ne mangia il cuore, appunto, ottenendo la capacità di comprendere il canto degli uccelli.

Elementi sempre ripresi nel corso degli anni e delle opere create, persino Dragonero della Sergio Bonelli Editore li utilizza, come anche Matteo Garrone nel film “Il Racconto dei Racconti”, dove, fedele a quanto riportato nel seicentesco “Lo Cunto de li Cunti” di Giambattista Basile, la Regina di Selvascura, interpretata da Salma Hayek, per ottenere la fertilità e poter così concepire, deve nutrirsi del cuore di un drago marino (che assomiglia molto ad un lucertolone).

Negli ultimi anni i draghi sono sempre più diffusi in ambito cinematografico. Alla mia infanzia appartiene Falkor de “La Storia Infinita”, anche se era solo un goffo pupazzone, ed il drago a due teste di “Willow”, mentre più recenti sono, a titolo di esempio, i casi della quadrilogia di Christopher Paolini (da Eragon a Inheritance), della dragonessa di Shrek, di Dragon Trainer, film e serie animata, della moltitudine di esemplari nella saga di Harry Potter, di quanto si vede in “Avatar” e ne “Il Trono di Spade”. Degli ultimi mesi è il remake de “Elliot il Drago Invisibile”.
Chiudo questo semplice e parziale excursus dragonesco ricordando un personaggio italiano, ovvero il piccolo drago Grisù, creato da Toni e Nino Pagot, che in barba alla tradizione vuole fare il pompiere!





lunedì 26 dicembre 2016

Citazioni Cinematografiche n. 180

Noah Ackerman: Io le voglio dire una cosa. Non sono un presuntuoso, io non credo di avere una sola presunzione al mondo. Io non so perché l'abbia baciata, non ho potuto farne a meno, forse... forse volevo farle effetto. Avevo paura che se restavo me stesso, neanche mi avrebbe guardato. Questa serata mi ha confuso la testa, non ricordo di avere mai avuto tanta confusione in testa.
Hope Plowman: Dimmelo domani.
(Noah Ackerman/Montgomery Clift e HopePlowman/Hope Lange in "I Giovani Leoni", di Edward Dmytryk - 1958)