sabato 28 gennaio 2017

Immagini di Fantascienza da "I Figli del Buio" - Agenzia Alfa n.38

Pubblicato lo scorso ottobre, "I Figli del Buio" inizia molto bene, con uno strano omicidio e una coppia di detective che si presenta veramente male assortita, quasi comica. 
Un incipit noir "classico", con la sceneggiatura di Alessandro Russo che successivamente si sviluppa molto ed ambisce ad essere di ampio respiro, con tante idee e suggestioni interessanti che pur non abbassando il ritmo, purtroppo non riescono ad essere espresse sempre al meglio, con una leggera limitazione dovuta a dialoghi a volte verbosi e ridondanti. 
Il punto forte, a mio parere, sono i disegni di Massimo Dall'Oglio, che qui riesce a presentare una ottima unione fra stile personale e linea editoriale e resa grafica tipica della Sergio Bonelli, ovvero giunge ad adattare la sua poetica di forte derivazione nipponica al target della storica casa editrice milanese.


I suoi disegni risultano originare dall'unione, l'incontro tra il realismo bonelliano e una serie di richiami ed omaggi ai grandi classici della science fiction, sia quella cinematografica che quella a fumetti, in particolare quella nipponica. 
Tale operazione non si risolve in un semplice recupero, tantomeno deriva da semplice e banale nostalgia, bensì ha il pregio di presentare al lettore quella che è una visione personale dell'autore. Una fantascienza che risulta classica nella sua resa grafica, ovvero allo stesso tempo evitando anacronismi e banalità e allontanandosi dalla ricerca di plausibilità e realismo a tutti i costi, Dall'Oglio ci offre una tecnologia ed un design tecnologico che sembrano datati, poichè composta da tubature, placche di metallo, rivetti, vapori, fili e snodi a vista.
Una sorta di espressionismo tecnologico che funziona ancora alla grande, specie se contrapposto alla tendenza alla semplificazione ed alla ricerca del design pulito della fantascienza degli ultimi anni (più o meno dall'inizio degli anni 2000).


Alcune tavole de "I Figli del Buio" stupiscono ed emozionano al di là della plausibilità e del rispetto di norme e regole fisico-ingegneristiche, sia per quanto riguarda le macchine, gli strumenti, gli ambienti chiusi che gli spazi aperti e gli scenari cittadini-industriali. La tecnologia diviene così non semplice scenario, fondale in cui si muovono storie, vicende e personaggi, ma elemento vivo ed essenziale della narrazione, con cui si integra e procede donandole gusto, azione, senso e spessore.


In un periodo in cui non ci si stupisce più di cosa si possa fare con un telefono, un computer e oggetti tascabili, seguire una linea di realismo, plausibilità, rigore e trascrizione dell'odierno, renderebbe la fantascienza probabilmente più povera e spoglia, forse elegante ma molto meno suggestiva, depotenziandola e riducendola a spot per prodotti commerciali.


Invece leggere una storia, vedere un film che riesca a stupire, intimorire e toccare corde profonde del lettore e dello spettatore credo sia ancora vincente. Per esempio l'astronave di Alien, con i suoi sbuffi e vapori, mi esalta di più di quelle viste in Oblivion, tipico prodotto Apple. Gli scenari urbani di Akira o in generale quelli creati da Koji Morimoto arrivano direttamente al pubblico, lo fanno sognare ed emozionare, senza preoccuparsi di plausibilità, eleganza commerciale o aderenza tecnologica.

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