giovedì 27 agosto 2015

Scegliete la vita?


Qualche sera fa in TV hanno trasmesso “Trainspotting”, di Danny Boyle, tratto dal romanzo omonimo di Irvine Welsh.

All’epoca della sua uscita nei cinema italiani, una cara amica rimase perplessa alla visione del film, stupendosi che lo ritenessi uno dei migliori visti in quegli anni.

Certo, la droga, le parolacce, le situazioni “limite”, un certo squallore diffuso e quello strano nichilismo facile da fraintendere, pesavano sulla reazione di chi andava al cinema, giustamente, per rilassarsi e trascorrere serenamente un paio d’ore.
La riflessione a quasi 20 anni di distanza dall’uscita del film la sintetizzo così: un film immediato e godibile, con i personaggi giusti al momento giusto.



A metà degli anni 90 ci voleva un gruppo di spiantati e devianti come quello composto da Mark, Spud, Sick Boy, Tommy e Begbie. Gli attori che davano volto e corpo ai personaggi risultano perfetti ed efficaci e confortavano quelli che, come me, erano infastiditi dai caratteri che allora andavano per la maggiore.

Insomma a me stavano sinceramente sulle balle i fighetti di Beverly Hills, con villette e auto sportive. Per non parlare poi dei finti alternativi di “Giovani, carini e disoccupati”, diretto e recitato da un irritante Ben Stiller, capace di rendere antipatici persino Winona Ryder e Ethan Hawke, annullando l’intrigante impostazione teatrale e rendendo quasi vana l’intelligente ironia.



Aver conosciuto quei tossici e delinquenti ragazzi scozzesi, mi ha anche reso immune alle moine e seghe mentali dei trentenni de “L’Ultimo Bacio” di qualche anno dopo, ai quali ho augurato di essere presi a testate da Robert Carlyle ubriaco come pochi.


Anche a livello di locandine non c’è gara!!




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