giovedì 3 maggio 2018

Giallo, Noir & Thriller/53

Titolo: Un Doppio Sospetto
Autore: Arnaldur Indriđason
Traduttore: Cosimini Silvia
Editore: Guanda – 2011

Erlendur Sveinsson, protagonista fin qui di tutti i romanzi di Arnaldur Indriđason di cui ho parlato, cede il posto alla collega Elinborg, per una indagine condotta fra i due estremi dell'Islanda.
Erlendur, dopo i fatti raccontati in “Un Caso Archiviato”, si è preso un periodo di vacanza, ma il lettore, già dopo poche pagine, non rischia di sentirne la mancanza, non più di tanto almeno, poiché la più giovane collega, madre di quattro figli, di cui uno adottato appena allontanatosi dalla famiglia, ne guadagna la simpatia e l'attenzione.


Il caso è quanto mai complesso e drammatico, per nulla facile da approcciare, con al centro uno dei crimini forse più infami e quanto mai attuali. La violenza sulle donne, con tutto ciò che la accompagna, in Islanda così come in ogni altro paese, ovvero l'umiliazione, il senso di impotenza, le ferite anche psicologiche che durano più di quelle fisiche, la vergogna, il giudizio degli altri che schiaccia e isola, la paura a denunciare quanto è successo, il terrore di sentirsi sospettata di ‘essersela cercata’, e altro ancora è argomento quanto mai attuale e dolente. Difficile da affrontare, per cui l'autore ha avuto il merito di presentare un caso di questo tipo, al di là di stereotipi e facili e offensivi moralismi.

L'indagine è condotta con grande intelligenza investigativa e profonda umanità, con l'ulteriore brillante elemento di essere condotta da una donna, che anche grazie al proprio ruolo di madre, moglie, appassionata di cucina e conoscitrice di spezie e piatti esotici, unita ad una professionalità e ottime capacità da detective, si presenta al meglio al lettore nella sua prima apparizione di assoluta protagonista.

Ormai penso di conoscere bene “il passo” dei romanzi di Indriđason, fatto di una peculiare lentezza che invita alla riflessione ed al rispetto, al conoscere fatti e persone con un ritmo che permette al lettore stesso di esplorare e approfondire i vari personaggi, nella loro vita quotidiana, nel loro lavoro, nei loro affetti e sentimenti.
Anche in “Un Doppio Sospetto” tutto questo è presente, con il lettore che una volta giunto alla fine del romanzo ed allo svelamento dei misteri e dei dubbi, rimane con una domanda sulla sorte di Erlendur, introvabile da parte di colleghi e familiari, ma la cui auto giace abbandonata da giorni sul ciglio di una strada.


In un elegante appartamento di Reykjavík viene ritrovato il cadavere di un giovane, seminudo in una pozza di sangue. Sotto il letto è nascosta una pashmina viola, con un forte odore di spezie. Ma il ritrovamento tra le sue cose di un flacone di rohypnol, la droga dello stupro, confonde le carte. Il ragazzo è vittima o carnefice? In assenza di Erlendur, che si è rifugiato nei fiordi dell'est, nei luoghi della sua infanzia, per cercare di venire finalmente a patti con l'enorme dolore della scomparsa del fratellino, avvenuta quando erano bambini, le indagini sono svolte da Elínborg, una collega. E ci vorrà tutta la sua sensibilità di donna per risolvere un delitto che la porterà a scoprire una serie di violenze mai denunciate e di terribili silenzi. (da guanda.it)
 
 

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