sabato 22 settembre 2018

Oltre le parole












Durante gli ultimi mesi il giornalismo, la politica ed il dibattito che ne consegue fanno un notevole uso di termini quali populismo, sovranismo ed antieuropeismo.
Populismo, Sovranismo, Antieuropeismo. Non sono certo che ci sia accordo e condivisione sul significato di queste parole, in particolare nel momento storico attuale dove, in Italia ma non solo, sembra sia imprescindibile farle andare a braccetto, accompagnandosi l'una all'altra, quasi come unica espressione politica e culturale.

Ho l'impressione che simpatizzanti e oppositori di determinate scelte governative, ognuno per proprio conto, ricorrano a tali termini come paravento, velo oltre il quale nascondere l'essenza più autentica e vera di un modo di parlare, di fare politica, di vedere ed interpretare la realtà, ovvero la natura più feroce e dura di imporre e cavalcare una prospettiva sociale e culturale nel senso più fondamentale dell'espressione.


Forse è il caso di dire che dietro Populismo è presente un gruppo di improvvisati, arroganti e ignoranti che, come in ogni periodo storico di crisi, sale alla ribalta con ricette facili, soluzioni pronte, promesse di “rivoluzioni” semplici e garantite senza sforzo o sacrificio. Una cricca di neofiti della politica che si fanno belli garantendo risoluzioni semplici e lineari a problemi complessi e compositi. Un manipolo di miracolati dal suicidio della Sinistra, che campano cavalcando ogni illogicità, ogni rigurgito antiscientifico, ogni egoismo “di pancia” purché squisitamente e genuinamente antiqualcosa (casta, lobby varie, poteri forti, ecc.).



Forse è necessario sottolineare come il Sovranismo da piazza virtuale amplificato da tweet e condivisioni, in realtà assomigli fin troppo al nero nazionalismo del secolo scorso, colorato da un socialismo etnico bianco che spiana il percorso verso il pieno e completo sdoganamento dei fascismi più gretti e pericolosi. Quelli che sono contrari ad ogni diritto e tutela per chi non sia “geneticamente” della parte giusta, quelli per cui il vero passo avanti consiste nel tornare indietro di 80 anni. Quelli per cui sarà più difficile abortire o divorziare, ma più facile possedere pistole e fucili, quelli che permetteranno ad ogni evasore di arricchirsi ancora di più.





Forse è urgente informare che l'Antieuropeismo sventolato in ogni occasione non comporta il ritorno di lira, marco, franco, fiorino o sesterzi come moneta di scambio, bensì il riemergere di egoismi, rivalità, muscolari quanto patetiche dimostrazioni di superiorità. La cui conseguenza è logico individuare che consista nel far crescere il bisogno di “pulizia” e “ordine”, “azione” e “incisività”, maschia franchezza e militare disciplina, fino ad auspicare una maggiore presenza di divise e gerarchie che sostengano e legittimino una Rinascita totale e totalizzante, per il beneficio di pochi a scapito dei più.




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