lunedì 26 novembre 2012

In Bruges - La coscienza dell'assassino (2008)



Ambientazione insolita per un noir moderno, rispettoso del classico, intelligente e brillante.

Bel noir per la regia di Martin McDonagh, che con penna arguta firma anche la sceneggiatura.
Padronanza di un piacevole ed efficace stile di ripresa (primi e primissimi piani da gustare e che non stancano, buone riprese di insieme che fanno da ottimo contraltare), particolare sapienza nella sceneggiatura e nei dialoghi pressoché perfetti (Woody Allen e Tarantino dosati con intelligenza ed humour ed un buon bagaglio di esperienze e competenze teatrali).

Il trio di protagonisti, di stanza nella città belga di Bruges (Brugge per i fiamminghi), si presenta al meglio. Il qui bravissimo Colin Farrell interpreta bene turbamenti, rimorsi e disagio interiore e sociale di un giovane sicario che ha sulla coscienza la morte di un bambino. Il più calmo e riflessivo Brendan Gleeson, anche fisicamente, mette in campo una notevole potenza espressiva. Ralph Fiennes, il boss, è poco presente, ma si sente sempre sottotraccia e quando compare trasmette inquietudine anche solo con la postura ed uno sguardo penetrante.

È presente una non comune capacità di giocare con gli stereotipi del film noir e d’azione, senza diventare demenziale, con vari particolari ed elementi disseminati lungo il film che poi vengono ripresi nello svolgimento della trama (occhio ai gesti, alle movenze, ai dettagli dei brillanti dialoghi).




I dialoghi fra Farrell e Gleeson sono splendidi.
Da antologia il monologo sui nani e la relativa discussione che ne scaturisce.

Grazie a questo film ho scoperto il senso del Purgatorio: "Il purgatorio è quando non sei troppo male, ma neanche troppo bene. Come il Tottenham!".


Voto: 8+

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