domenica 26 ottobre 2014

Le Storie #24 - #25


Da diverso tempo non commento o esprimo opinioni e preferenze sugli albi de “Le Storie”, l’interessante e valida serie edita dalla Sergio Bonelli. Impegni familiari e lavorativi (più che altro la ricerca di un lavoro), qualche accidente e malanno fisico hanno rallentato la lettura e accresciuto la mai abbandonata pigrizia. Per cui dopo aver parlato del numero 18, “I Combattenti”, non mi sono più impegnato (??) nel presentare le mie impressioni sugli albi successivi. E chi se ne frega? potrebbe giustamente esclamare uno dei pazienti visitatori di queste righe, ma poiché, invece, mi voglio cullare nell’illusione che a qualcuno importi, ritorno a scrivere e riempire un po’ di spazio, per quanto “virtuale”, riferendomi alle ultime uscite della serie.

Si sono susseguite storie ispirate allo Steampunk vittoriano (“Scacco alla Regina”), una ambientata nell’Indocina Francese con elementi noir e tipici dello spionaggio (il non particolarmente riuscito “Eroe senza Patria”), un’altra vicenda londinese dove gotico e suggestioni da “ghost story” vengono ben valorizzati dai disegni di Nicola Mari (“Il Principe di Persia”), ma soprattutto gli albi 20 e 21, rispettivamente “La Gabbia” e “L’Ultima Trincea”
 










Le due uscite sono diverse per ambientazione e sviluppo narrativo, ma accomunate da un palpabile senso di claustrofobia, giungendo al drammatico finale dopo essersi fatti coinvolgere da sceneggiature ben congegnate, con una nota di merito per quella a firma Paola Barbato (La Gabbia), decisamente convincente e ricca di suspense e colpi di scena.

Inoltre durante l’estate è uscito un riuscitissimo ed imperdibile Speciale a colori con un protagonista veramente notevole che, nientemeno, è alla ricerca di un fuggitivo d’eccezione, Michelangelo Merisi, meglio conosciuto come Il Caravaggio.

Per arrivare a quella che, un po’ enfaticamente, potremmo definire l’attualità, mi accingo a scrivere delle ultime due uscite, la numero 24 “La Voce di un Angelo” e la numero 25 “Capodanno Cubano”.

LA VOCE DI UN ANGELO

Scenario bellico per la sceneggiatura di Stefano Vietti ed i disegni di Alfio Buscaglia.
Un albo che, nonostante qualche cedimento imputabile al personaggio principale, palesemente non provvisto di spalle sufficientemente grosse per portare il peso di un albo comunque denso e sostanzioso a livello di tematiche ed ambientazioni, si fa apprezzare e riesce ad intrattenere senza risultare banale o scontato. Non è il primo albo ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale, tante sono le “Storie” che “utilizzano” una guerra per ambientare vicende ed avventure. D’altra parte un conflitto, a livello narrativo e grafico, offre molti spunti e possibilità, per cui mi sono gustato quest’albo che ha come attrazione gli espressivi ed emozionanti disegni ed il fatto di proporre l’aspetto psicologico della guerra, della propaganda e di quello che vivono i combattenti, introducendo anche un pizzico di “soprannaturale” che stempera la gravità del tema. In qualche passaggio sembra di leggere una favola ed entrambi gli autori, sceneggiatore e disegnatore, se ne dimostrano consapevoli.

1944, lo sbarco in Normandia ha sfondato le difese tedesche e gli Alleati premono sui confini della Germania… Oltre quei confini c’è, però, qualcosa che sostiene la resistenza delle armate hitleriane: una voce gentile che – da una piccola stazione radio nel folto della foresta – parla a ogni soldato del Reich come se lo conoscesse personalmente… Il capitano Anderson ha una missione chiara: rintracciare quella voce e farla tacere per sempre! (da sergiobonelli.it)

CAPODANNO CUBANO


Amore e gangster al tempo della rivoluzione cubana, con una buona sceneggiatura di Pasquale Ruju (recuperate la sua non troppo fortunata miniserie Cassidy!) e i disegni, puntuali ed eleganti, di Max Avogadro.
La serie ci ha proposto anche di meglio, va detto, ma il noir e l’hard-boiled fanno sempre la loro figura e Ruju ci si trova particolarmente comodo. Dialoghi serrati, precisi, efficaci, per nulla verbosi e senza “autocompiacimenti” che ne avrebbero compromesso il risultato. Uno schema narrativo riconoscibile, debitore del cinema di Francis Ford Coppola (ma forse anche di quello di De Palma), che si fa apprezzare e facilita la lettura e il gusto di ammirare scenari e situazioni ben disegnate e rese, anche nei minimi dettagli, da un Avogadro in forma e ben disposto nei confronti del lettore, seppure con qualche tavola leggermente sovraccarica.

Cuba, 1958. La revolución castrista è alle porte e la “bella vita” dei gangster americani – che sull’isola hanno fatto fortuna – sembra giunta al capolinea. Per un giovane luogotenente che vuole fare carriera a spese del suo boss, l’occasione è propizia, portata dal caos e dall’incertezza… Ma l’ambizioso Harry Rain dovrà stare molto attento: la strada che porta al vertice è costellata di trabocchetti mortali! (da sergiobonelli.it)
 

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