domenica 2 dicembre 2012

Gaza 1956. Note ai margini della storia



Titolo: Gaza 1956. Note ai margini della storia
Autore: Sacco Joe   
Traduttore: Daniele Brolli
Editore: Mondadori Strade Blu - 2010


Rafah è una città palestinese nella Striscia di Gaza, posta sul confine con l'Egitto.
Rafah è stata più volte spianata dai bulldozer ed è considerata un luogo emblematico del conflitto che vede protagonista lo stato di Israele contrapposto, dal 1948, ai suoi vicini “arabi”. Sepolti negli archivi, giacciono i ricordi di un sanguinoso incidente che ebbe luogo nel 1956, in occasione del quale soldati israeliani uccisero 111 palestinesi. Joe Sacco in quest’opera grafica si impegna nello sforzo di ricostruire quanto accadde quel giorno a Rafah, cercando di rivelare i suoi aspetti drammatici e l’oggettiva impossibilità di pervenire ad una verità condivisa su questo conflitto pluridecennale: nello specifico, quanto avvenne in quel luogo si trattò di un massacro a sangue freddo o di uno spaventoso errore?

Joe Sacco in quest’opera grafica, ci illustra di fatto, cinquant'anni di storia, morte, bugie, violenza: questo reportage-inchiesta mostra il susseguirsi serrato di guerre, fa ascoltare le voci di profughi, sopravvissuti, vedove e capi religiosi, facendo toccare con mano il cuore pulsante di una tragedia, ancora tremendamente, nervosamente, attuale

Sono essenzialmente due le riflessioni che mi sono nate dalla lettura di quest’opera, per la prima prendo a prestito le parole di Harry Truman: "Io ho molta paura che gli ebrei siano come tutti i diseredati. Quando saranno in cima saranno intolleranti e crudeli come la gente è stata con loro, quando loro erano sotto". 

Quanto alla seconda il mio pensiero va, d’istinto, al film Rashomon di Kurosawa, poiché l’autore di Gaza 1956 riesce, non so quanto volontariamente, a presentarci una efficace dimostrazione sulla relatività e sulle mille sfaccettature della verità. Inoltre leggere e vedere come i vari testimoni e narratori dei fatti in oggetto, per diretta o indiretta esperienza, si contraddicano a vicenda, inventino e rielaborino dati e vicende, con esagerazioni, con aggiunte ed omissioni, a volte colpevoli, simultaneamente mi ha provocato fastidio, fatto nascere una certa repulsione per determinati usi e costumi e reso maggiormente consapevole come non ci possa essere una verità, una condivisione reale, alla base di qualsiasi accordo o trattato che coinvolga quei popoli e quelle zone. Non esprimo valutazioni sullo stile di Sacco, riconoscibile dal tratto quasi fotografico ed efficace anche quando si prende la libertà di scomporre vignette e didascalie.


Un’ultima annotazione riguardo a chi, mostrando superficialità e poca onestà culturale, “sponsorizza” questo lavoro di Sacco per sostenere la Palestina, i Palestinesi e la loro “causa”: attenzione, nessuna delle due parti in conflitto ne esce bene dalle pagine di Gaza 1956, anzi forse sono proprio i Palestinesi stessi a rischiare di uscirne peggio, soprattutto se si applicasse alla lettura un certo schematismo, quando non pigrizia e faciloneria, che spesso è l’anticamera della faziosità più urticante.

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