lunedì 27 maggio 2013

Primo amore



Primo amore di Ivan Sergeevič Turgenev



Amore e Sentimenti, Passioni e Sofferenze. 
L'amore destabilizza?

Il giovane Vladimir si innamora, di un amore adolescenziale e sconvolgente, della bellissima e affascinante Zinaida, che ai suoi occhi incarna l'ideale dell'eterno femminino. La storia di un amore difficile e impossibile. Ma anche un'analisi dell'amore vissuto come sogno, come rimpianto e anche come mezzo di formazione.

“Il fucile mi scivolò sull’erba, dimenticai tutto; divoravo con gli occhi il corpo armonioso, il collo, le belle mani, i capelli biondi un poco arruffati sotto il fazzolettino bianco, gli occhi socchiusi e intelligenti, le ciglia e, sotto di esse, le guance delicate…”

I diversi stadi dell’innamoramento sono analizzati minuziosamente e restituiti con delicatezza attraverso brevi tocchi e stile semplice ed efficace.

“La osservavo: come mi era cara e vicina! Mi sembrava di conoscerla da chissà quanto tempo e, prima di averla conosciuta, di non aver saputo niente, di non aver vissuto…”

Questo evento, il primo amore vissuto e sperimentato da Vladimir, dà origine anche ad un conflitto generazionale, sviluppato in un ambito quasi claustrofobico, fra passione e angosce sentimentali esposte attraverso una narrazione attenta all’elemento psicologico, con archetipi di stampo edipico che si affacciano (pochi anni dopo Turgenev scriverà Padri e Figli).

“Passi conosciuti risuonarono dietro di me; mi guardai indietro; con un’andatura veloce e leggera stava arrivando mio padre.
-È la principessina”- mi chiese.
-Proprio lei-
-La conosci?-
-L’ho vista stamattina dalla principessa-.
Mio padre si fermò e, giratosi bruscamente sui tacchi, tornò indietro. Arrivato all’altezza di Zinaida s’inchinò con garbo. Lei pure fece un inchino, non senza una certa meraviglia sul viso, ed abbassò gli occhi. Vidi come lo seguiva con lo sguardo. Mio padre vestiva sempre con molta eleganza, originalità e semplicità; ma mai la sua figura mi era parsa più slanciata, mai il cappello grigio gli era stato così bene sui riccioli appena radi.
Mi diressi velocemente verso Zinaida ma lei neanche mi guardò, sollevò di nuovo il libro e si allontanò.”

Ma Turgenev è abile nel proporre anche una concezione accentuatamente negativa dell’amore. Se è vero che attraverso un racconto, una ricostruzione memoriale, si dice:

“Ciò che provavo era così nuovo e così dolce… Me ne stavo seduto, immobile, e, girando appena lo sguardo intorno, respiravo lentamente; ora ridevo in silenzio, ricordando, ora mi sentivo gelare al pensiero che ero innamorato, che, ecco, era lui, l’amore.”

Si giunge anche a dichiarare:

“Ho detto che da quel giorno iniziò la mia passione; potrei aggiungere che da quello stesso giorno iniziarono anche le mie sofferenze”.

Poiché ci dice il giovane Vladimir:

“ero tutto preso da un sentimento indefinibile, in cui c’era di tutto: e la tristezza, e la gioia, e il presentimento del futuro, e il desiderio, e la paura della vita.”

Si insinua il sospetto, la gelosia, il timore di perdere l’amata:

“Avevo perso la testa; pensavo, ripensavo e con insistenza osservavo Zinaida, anche se di nascosto, per quanto possibile. In lei c’era stato un cambiamento – era evidente”.

“È lui? Oppure non è forse lui – mi chiedevo, facendo correre con trepidazione il pensiero dall’uno all’altro dei suoi corteggiatori”.

Ci viene quindi presentata, e con noi il protagonista, l’amore come malattia, fonte di turbamento, recuperando una concezione epicureo-virgiliana dell’amore come elemento negativo in quanto fonte di alterazione per l’imperturbabilità dell’anima e l’equilibrio interiore (suggerisco sul tema la visione del film di Claude Sautet “Un Cuore in Inverno”). 

Vladimir viene, per così dire, avvertito dal dottor Lušin, uno dei corteggiatori della bella Zinaida:

“Non capite? Tanto peggio per voi. Considero un dovere mettervi in guardia. Un nostro fratello, un vecchio scapolone, può ben venire qui: non gli fa né caldo né freddo. Siamo gente infuocata, non ci lasciamo impressionare da nulla; ma voi avete ancora la pelle tenera; qui per voi c’è aria cattiva, credetemi, potreste esserne contagiato”.

Il giovane scopre della relazione fra il padre e la bella principessa causa delle sue tribolazioni:

“Eccolo…Eccolo finalmente! Mi balenò nel cuore; cavai convulsamente il coltello dalla tasca, convulsamente lo aprii – quali scintille rosse mi mulinavano negli occhi, dal terrore e dalla collera mi si rizzarono i capelli…I passi si dirigevano verso di me; mi curvai, mi tesi verso di essi…Comparve un uomo…dio mio! Era mio padre!”.

Emerge quindi, dalle pagine di Primo Amore, una visione negativa dell’amore, con il conflitto con il padre che non ne è parte integrante, bensì un accessorio che ne rivela la pericolosità (il vero conflitto ci sarà in Padri e Figli). Tutti ne sono danneggiati: il padre che muore improvvisamente ancora giovane, Zinaida che muore di parto senza che il protagonista, ancora insicuro ed inesperto, la riveda un’ultima volta, mentre Vladimir stesso pare salvarsi, raffreddando i suoi sentimenti, anestetizzando le sue passioni e la sua gioventù, canalizzando le proprie energie in altre direzioni.

“Non importa - continuò Lušin – non abbiate vergogna. La cosa principale è vivere normalmente e non lasciarsi sopraffare dalle passioni. Che serve? Dove la volontà scappa via va tutto male; bisogna star saldi sulle gambe”.
“Una lezione per voi, giovanotto. E tutto perché non si è capaci di staccarsi in tempo, di rompere le reti. Voi sembra che ne siate uscito felicemente, ma badate di non ricaderci. Addio”.

(Gli estratti riportati sono nella traduzione ad opera di Rosa Mauro)

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