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venerdì 16 aprile 2021

Incipit 16/100

Mi chiamo Boris Balkan e in passato ho tradotto La Certosa di Parma. A parte questo, le critiche e le recensioni che scrivo escono sui supplementi letterari e sulle riviste di mezza Europa, organizzo corsi estivi sugli scrittori contemporanei in varie università, e ho pubblicato alcuni libri sul romanzo popolare dell'Ottocento. Niente di spettacolare, temo; soprattutto di questi tempi in cui i suicidi si travestono da omicidi, i romanzi vengono scritti dal medico di Roger Ackroyd, e troppa gente si impegna a pubblicare duecento pagine sulle appassionanti esperienze che vive guardandosi allo specchio.”

(Il Club Dumas, di Arturo Pérez-Reverte – trad. Ilide Carmignani)




venerdì 9 aprile 2021

Incipit 15/100

“Non sarà forse stato l'uomo più onesto e neanche il più caritatevole della terra, ma era un uomo valoroso. Si chiamava Diego Alatriste y Tenorio e aveva combattuto come soldato nei vecchi battaglioni di fanteria durante le guerre delle Fiandre. Quando lo conobbi tirava a campare a Madrid, dove lo si poteva assoldare al prezzo di quattro maravedì per lavori di poco lustro, soprattutto come spadaccino per conto di chi non aveva l'abilità o il fegato necessari per risolvere da sé i propri contenziosi.”

(Capitano Alatriste, di Arturo Pérez-Reverte – trad. Roberta Bovaia)



 

martedì 21 luglio 2020

Il romanzo d'appendice funzionava, ma ora?

Che altro vuole che le dica? Nel romanzo d'appendice canonico, la chiave del successo è semplice: l'eroe, l'eroina, hanno virtù o tratti che inducono il lettore a identificarsi con loro. Se accade oggi con i teleromanzi, immagini l'effetto in quell'epoca senza radio né televisione, su una borghesia avida di sorprese e di distrazioni, poco esigente quanto a qualità formale e a buon gusto... Quel genio di Dumas lo capì, e con sapiente alchimia fabbricò un prodotto di laboratorio: qualche goccia di questo, un po' di quello, e il suo talento. Risultato: una droga che creava tossicomani.” Mi indicai il petto, non senza orgoglio. “Che ne crea tutt'ora.”
(da “Il Club Dumas”, di Arturo Pérez-Reverte – trad. Ilide Carmignani)




domenica 4 agosto 2019

Il Male giustificato


Poi, con il passare del tempo, capii che, anche se tutti noi uomini siamo capaci di fare il bene e il male, i peggiori sono sempre quelli che, quando dispensano il male, lo fanno al riparo dell'autorità altrui, della subordinazione, o con il pretesto di obbedire agli ordini ricevuti. E se sono già terribili coloro che dicono di agire nel nome di un'autorità, una gerarchia o una patria, quelli che si sentono giustificati da un qualche Dio sono anche peggio.

(Arturo Pérez-Reverte, “Purezza di Sangue” – Il Saggiatore, 2010, trad. Roberta Bovaia)


mercoledì 3 ottobre 2018

Uno di quei sorrisi


Non so spiegarmi come, nonostante la sua giovane età, Angélica de Alquézar abbia potuto sorridere come fece quella mattina davanti alla casa dei Sette Camini; lei, comunque, si produsse in un sorriso lento, lentissimo, di sprezzo e allo stesso tempo di infinita saggezza. Uno di quei sorrisi che nessuna bambina ha avuto mai il tempo di imparare, perché sono innati, frutto della lucidità e dello sguardo penetrante che è patrimonio esclusivo delle donne, risultato di secoli e secoli passati a vedere, in silenzio, gli uomini commettere ogni genere di sciocchezza. Io allora ero troppo giovane per capire quanto possiamo essere stupidi noi maschi, e quanto si può imparare dagli occhi e dal sorriso di una donna. Se avessi dedicato più tempo alla cosa non pochi contrattempi della mia vita adulta si sarebbero risolti con maggiore soddisfazione. Ma nessuno nasce erudito; e spesso, quando finalmente hai appreso certi insegnamenti, è troppo tardi perché te ne possa giovare.”

(Arturo Pérez-Reverte, “Capitano Alatriste”, trad. Roberta Bovaia – Salani Editore)


lunedì 24 giugno 2013

Ho un nuovo eroe!



È ormai ufficiale! Non posso più nascondermi o fare finta di nulla.
Devo fare outing! (che va tanto di moda)

Ho un nuovo eroe: Diego Alatriste y Tenorio, più conosciuto come il Capitano Alatriste.
 
il Capitano Alatriste interpretato da Viggo Mortensen
A me, che pensavo non avrei avuto altro Capitano che Harlock, è capitato di incontrare Alatriste e non ho saputo resistere al suo fascino taciturno e alla sua abilità nel duello.

La saga del Capitano Alatriste è opera dello scrittore spagnolo Arturo Pérez-Reverte, che ambienta le avventure del protagonista, del suo fido Íñigo e degli altri personaggi che gli ruotano attorno, nella Spagna del XVII secolo, in parabola discendente dopo secoli di gloria e splendore.

Le vicende si svolgono a Madrid, la capitale di quella che allora era ancora una potenza politica, economica e militare, ed in altre zone d’Europa (Breda e Venezia ad esempio), tra congiure ed intrighi di corte, campagne militari e minacce dell'Inquisizione.

Il valoroso capitano ed il giovane paggio, che funge da voce narrante delle storie, sono personaggi che mi hanno conquistato. Non da meno gli amici, colleghi e sodali di Alatriste, ben tratteggiati e caratterizzati, così come i vari antagonisti e nemici del mio nuovo eroe.


Sono circa a metà della saga, almeno per quanto riguarda i libri pubblicati in Italia (da Adriano Salani e Marco Tropea), coinvolgente ed emozionante, che riesce a rinnovare la tradizione del romanzo picaresco, dove l'avventura ritorna a incantare, nei termini umanamente eroici dei migliori romanzi di cappa e spada, con un protagonista che possiede un suo codice d'onore, spesso dimenticato da una violenza sempre più impersonale, sempre più meccanica, sempre più disumana. Ci sono riferimenti e personaggi storici precisi e le ricostruzioni riescono ad essere allo stesso tempo un affresco del tempo che fu ed un affettuoso e malinconico omaggio a quella Spagna, ormai perduta.

Arturo Pérez-Reverte
Pérez-Reverte “gioca” con temi e suggestioni note e conosciute: l'eroe triste e solitario, i cattivi mascherati, i duelli all'ultimo sangue, i confronti tra uomini d'onore, le amicizie virili, donne bellissime e pericolose, i prototipi della letteratura d'avventura. Può sembrare stucchevole, ma chi ha bisogno di azione, coinvolgimento, colpi di scena, di avventura pura ma non ingenua ed ha consumato ore e diottrie su Dumas e Salgari, ma anche Conrad e Verne ha di che essere lieto.


Io non ho potuto evitare di essere conquistato dal Capitano Alatriste che, per quattro soldi, mette la sua spada (e la daga o ‘biscaglina’) al servizio “di chi non aveva l’abilità o il fegato necessari per risolvere da sé i propri contenziosi….oggi un marito cornuto, domani una causa o un’eredità incerta, debiti di gioco saldati a metà con tutta una serie di annessi e connessi”.







Quindi attendo il momento giusto per leggere e gustare la prossima avventura, poiché, ormai, anche a quelli come me, “non resta che batterci”.