Blog su Cinema, Letteratura, Arte, Cultura, Tempo libero, Esperienze.
Post su Film, Libri, Mostre, Esperienze di vita, Fumetti, Cartoni Animati e quello che mi piace ed anche che mi piace di meno.
William
Shakespeare richiama alla tolleranza verso i migranti nell'opera
“Tommaso Moro”.
Gli uomini sono da sempre "in cammino", sono sempre stati migranti e perciò, per qualcuno e per qualcosa, "stranieri".
I
flussi migratori, la migrazione, come Shakespeare splendidamente
narra e mostra in questa notevole scena, non è un fenomeno nuovo: la
domanda fondamentale è come noi reagiamo ad esso, come chi ci
amministra e governa si pone di fronte ad esso, quali decisioni
prende e quali parole utilizza.
Immaginate
allora di vedere gli stranieri derelitti, coi bambini in spalla, e i
poveri bagagli arrancare verso i porti e le coste in cerca di
trasporto, e che voi vi asseggiate come Re dei vostri desideri -
l’autorità messa a tacere dal vostro vociare alterato - e ve ne
possiate stare tutti tronfi nella gorgiera della vostra presunzione.
Vi
piacerebbe allora trovare una nazione d’indole così barbara che,
in un’esplosione di odio e di violenza, non vi conceda un posto
sulla terra, affili i suoi detestabili coltelli contro le vostre
gole.
Ophelia,
che cosa senti quando la voce dagli spalti
Ti
annuncia che è l'ora già e il giorno piano muore?
Ophelia
che vedi dentro al verde dell'acqua del fossato
Nei
guizzi che la trota fa cambiando di colore?
...
Ofelia
è uno dei personaggi dell'Amleto di William Shakespeare.
Ofelia,
a seguito di varie vicende finirà annegata in un fiume. John Everett
Millais attraverso la sua opera racconta proprio questo momento. Il
dipinto è conservato alla Tate Gallery di Londra, si nota perché
contraddistinto da un acceso naturalismo, che si concentra in
particolare sulla raffigurazione della natura. La raffigurazione fortemente naturalistica è dettata anche dal forte interesse in epoca vittoriana per il “linguaggio dei
fiori”, la flora infatti ha qui una funzione fortemente simbolica
Millais avrebbe
raffigurato un vero paesaggio campestre della contea inglese del
Surrey, in estate, e la figura di Ofelia sarebbe stata aggiunta nello
studio del pittore durante l'inverno successivo (una metodologia
tipicamente Preraffaellita).
La
ragazza che posò per il dipinto (dentro una vasca da bagno) è
Elizabeth Siddal, all'epoca ventitreenne, che faceva la modella anche
per altri pittori Preraffaelliti, in particolare per Dante Gabriele
Rossetti, che sposò nel 1860.
Ofelia, John Everett Millais- 1852, Londra, Tate Gallery
La
morte di Ofelia, personaggio che ha poche battute nel dramma di
Shakespeare, risulta il momento più significativo legato alla sua
figura, ma non viene rappresentata in scena, bensì resa nota al
pubblico per bocca della regina Gertrude:
"C’è un salice che cresce di traverso
a
un ruscello e specchia le sue foglie
nella
vitrea corrente; qui ella venne,
il
capo adorno di strane ghirlande
di
ranuncoli, ortiche, margherite
e
di quei lunghi fiori color porpora
che
i licenziosi poeti bucolici
designano
con più corrivo nome
ma
che le nostre ritrose fanciulle
chiaman
“dita di morto”; ella lassù,
mentre
si arrampicava per appendere
l’erboree
sue ghirlande ai rami penduli,
un
ramo, invidioso, s’è spezzato
e
gli erbosi trofei ed ella stessa
sono
caduti nel piangente fiume.
Le
sue vesti, gonfiandosi sull’acqua,
l’han
sostenuta per un poco a galla,
nel
mentre ch’ella, come una sirena,
cantava
spunti d’antiche canzoni,
come
incosciente della sua sciagura
o
come una creatura d’altro regno
e
familiare con quell’elemento.
Ma
non per molto, perché le sue vesti
appesantite
dall’acqua assorbita,
trascinaron
la misera dal letto
del
suo canto a una fangosa morte.".
(Amleto,
Atto IV, scena VII – trad. Goffredo Raponi, da www.liberliber.it)
In verità non so perché son tanto triste. Io ne son stanco e lo sei anche tu, mi dici, Ma come me la sia buscata, o dove l'abbia trovata o ricevuta, questa tristezza, di che sostanza sia, donde nata, devo ancora saperlo. Mi rende un tale sciocco che fatico a capirmi.
(Antonio, in "Il Mercante di Venezia", di William Shakespeare - trad. Enzo Giachino)
Romeo: Per la felice luna che imbianca le cime di questi
alberi, io giuro…
Giulietta: Oh, non giurare per la luna, per l’incostante luna
che ogni mese muta il cerchio della sua
orbita: non vorrei che il tuo amore fosse come il moto della luna.
(“Romeo e Giulietta”, di William Shakespeare, trad. Salvatore Quasimodo)
Lorenzo: La luna splende limpida. In una notte come questa,
quando mite baciava gli alberi un dolce vento, senza farli stormire, in una
notte come questa Trailo saliva, penso, le mura di Troia ed in sospiri l’anima
esalava verso le tende greche, dove dormiva quella notte Cressida.
Gessica: In una notte come questa Tisbe sorvolò tremebonda la
rugiada e, prima del leone, il riflesso scorgendone, atterrita fuggì.
Lorenzo: In una notte come questa, ferma sulla riva
selvaggia, con un ramo di salice Didone al suo amore accennava di tornare a
Cartagine.
Gessica: In una notte come questa magiche erbe colse Medea,
che il vecchio Enone ringiovanirono.
Lorenzo: In una notte come questa Gessica dal ricco ebreo
scampava e, in compagnia di sprovveduto amante, da Venezia fuggì fino a
Belmonte.
Gessica: In una notte come questa il giovane Lorenzo le
giurava eterno amore e il cuore le involò con promesse infinite, neppure una
sincera.
Lorenzo: In una notte come questa quella
piccola strega della bella Gessica denigrava il suo amore, e lui la perdonava.
Gessica: Nel gioco delle notti saprei ben subissarti, non
venisse nessuno. Ma taci… odo il passo d’un uomo.
(Il Mercante di Venezia – Atto quinto, scena 1 – William Shakespeare,
trad. Enzo Giachino)