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venerdì 21 gennaio 2022

Incipit 56/100

“La bimba dormiva nella carrozzina sul retro della casa. Aveva otto mesi ed era avvolta in una coperta lavorata all'uncinetto, come la cuffietta che portava in testa, legata con un nastro sotto il mento. Era all'ombra di un acero, dietro cui si stagliava il bosco, simile a un muro nero. La madre era in cucina. Non poteva vedere la carrozzina dalla finestra, ma non era minimamente in pensiero per la piccola.”

(Al lupo, al lupo, di Karin Fossum – trad. Margherita Podestà)


 

giovedì 17 luglio 2014

Giallo, Noir & Thriller/17


Titolo: Lo Sguardo di uno Sconosciuto

Autore: Karin Fossum

Traduttore: Marocco Pierina M.

Editore: Frassinelli – 2007



Pubblicato (e letto) ormai diversi anni fa, pertanto ancora non nell’onda della passione per le crime stories ed i gialli scandinavi, questo bel romanzo della Fossum si prende un po’ gioco del lettore. Se infatti la provincia norvegese, con le sue casette, i villaggi ed i panorami mozzafiato, viene ben descritta e presentata, in realtà la storia raccontata, con tante ombre, la suspense leggera che subisce improvvise accelerazioni solo verso il sorprendente finale, potrebbe essere una vicenda accaduta in qualsiasi luogo, persino vicino casa nostra. Forse anche per questo Andrea Molaioli ci ha tratto il suo bel “La Ragazza del Lago”, con un cast di attori di tutto rispetto, ambientando tutto nel Nord-Est italiano, con il Friuli ed i laghi di Fusine a far da sfondo a drammi, paure, ad un omicidio, ad indagini lente e metodiche ed una caratterizzazione dei personaggi raffinata ed efficace tanto quanto quella proposta al lettore dalla Fossum.




In effetti avevo già parlato di questo romanzo parlando di opere cinematografiche tratte da romanzi, ma il desiderio di dedicargli un post esclusivo era tanta, anche per la volontà di sottolineare il valore di Karin Fossum, autrice che meriterebbe di essere maggiormente letta anche in Italia. Scrivo questo perché a mio parere negli ultimi anni, invasi da autori ed autrici (vi dice qualcosa Camilla Läckberg?) originari dei paesi scandinavi, molti lettori sono rimasti abbagliati da firme non proprio meritevoli e le case editrici a volte non sono riuscite a distinguere bene il valore dal semplice “cavalcare un’onda”.



Qui l’ispettore Sejer è impegnato in una indagine difficile e coinvolgente, nel corso della quale incontra una umanità varia e niente affatto rispettosa di stereotipi e cliché. Violenza, solitudine, alcolismo, fragilità che vengono rappresentate attraverso una narrazione precisa e ritmica, quasi a mostrare parti di noi, delle nostre vite, della nostra società, prendendo a prestito uomini, donne, ragazzi e ragazze norvegesi, che ci assomigliano fin troppo. Il male, il marcio è dentro ognuno di loro, dentro ognuno di noi e l’autrice non ha paura di mostrarcelo, non si sottrae al compito di metterci in guardia da noi stessi e da chi ci vive accanto.



Un buon romanzo, dove “mestiere” ed arte si incontrano e si sommano in modo efficace, per coinvolgere, intrattenere, seminare dubbi ed anche inquietare, mostrando, ancora una volta, secondo lo stile di Karin Fossum, il lavoro “umile”, paziente, lontano da effetti a sorpresa e continui ribaltamenti di trama e prospettiva, di un ispettore di polizia, Konrad Sejer, e dei suoi collaboratori che merita, pagina dopo pagina, simpatie e attenzione da parte del lettore.

Karin Fossum



Un minuscolo villaggio sulle coste norvegesi è in preda al panico: è scomparsa una bambina di sei anni. Sulle tracce della bimba, la polizia si imbatte in un'altra tragedia, già compiuta: poco lontano, sulle sponde di un fiabesco laghetto immerso nel bosco, trova il corpo nudo di una giovane donna; è intatto benché lei sia stata affogata con premeditazione. Annie Holland aveva solo quindici anni. Chi l'ha aggredita deve averla colta alla sprovvista, oppure, la conosceva anche troppo bene. Da Oslo arriva il pacato ispettore Sejer, incaricato del caso; e le sue indagini, dilavano il nordico lindore del borgo stanando tutto ciò che è sepolto e nascosto. (da IBS.it)


domenica 17 marzo 2013

Ho visto il film... e ho letto il libro!



Recentemente (cliccare qui) ho scritto di film 
tratti da libri e delle mie riflessioni al riguardo.


Ora intendo presentare quello che ritengo un virtuoso esempio di due opere, un romanzo ed un film, che ognuno per proprio conto meritano un giudizio positivo ed un chiaro riconoscimento di valore. Sono il libro di Karin Fossum, “Lo sguardo di uno sconosciuto”, ed il film trattone nel 2007 da Andrea Molaioli, “La Ragazza del Lago”.

Definisco virtuoso questo caso perché, indipendentemente da cosa si faccia per prima, leggere il lavoro della Fossum, o vedere il film con un bravo Toni Servillo, si può godere di prodotti molto ben fatti e lasciarsi conquistare dalle storie ed i suoi protagonisti.

Il regista italiano trasferisce una vicenda che ha tutte le caratteristiche di un giallo-noir, ambientata in una pressoché irriconoscibile Norvegia (a parte nomi e qualche descrizione delle location), in un italiano Nord-est drammaticamente riconoscibile e per questo ancora più angosciante.

La trama centrale è pressoché la stessa e le dinamiche si assomigliano veramente tanto, ma il film ha una sua intrinseca forza, così come il romanzo si ritaglia un suo personale spazio nel panorama dei prodotti che giungono nelle nostre librerie.

Toni Servillo e Anna Bonaiuto in "La Ragazza del Lago"
“La Ragazza del Lago” si impone nell’ambito del thriller con un incedere felpato. Questa pare essere la chiave della sua riuscita, un continuo scivolare a fianco dei fatti, senza forzature ma anche senza cedimenti all’effetto facile, al colpo di scena cercato a tutti i costi, consapevole che basterebbe un nulla per compromettere l’equilibrio raggiunto. Ottime interpretazioni degli attori coinvolti, pur con qualche perdonabile eccezione, e capacità di parlare non solo di un’attività investigativa, ma anche di umane faccende e quotidiane questioni, con garbo e astuzia narrativa, unita ad una discreta capacità di analisi e studio psicosociale.

Da parte sua “Lo sguardo di uno sconosciuto” tralascia stereotipi ed immagini oleografiche per narrarci una vicenda che effettivamente potrebbe accadere ovunque. Uomini, donne, ragazze e ragazzi molto simili a quelli che potremmo incontrare, che incontriamo ogni giorno, per una storia dove l’abile attività investigativa esalta un impegno di osservazione e studio dei caratteri umani. Volutamente non c’è un finale completamente positivo, tantomeno consolatorio, con dubbi e domande che permangono nella mente del lettore.

L’ispettore Sejer ed il Commissario Sanzio sono personaggi molto ben delineati, che si fanno apprezzare sotto ogni punto di vista. Servillo ha il merito di costruire un proprio personaggio, che si ritrova in quello letterario ma che allo stesso tempo se ne distanzia con opportuna caratterizzazione. La Fossum ci propone un buon romanzo che testimonia della bontà della scuola scandinava, a saper scegliere bene, anche al di là di autori maggiormente noti e venduti (non sempre con effettivo merito).

Titolo: “Lo sguardo di uno sconosciuto”
Autore: Fossum Karin
Traduttore: Marocco P. M.


Editore: Sperling & Kupfer - 2007








 








La Ragazza del Lago
Italia, 2007 - regia di Regia Andrea Molaioli

venerdì 25 gennaio 2013

Giallo, Noir & Thriller/7



Titolo: Al lupo, al lupo
Autore: Fossum Karin
Traduttore: Podestà M.
Editore: Sperling&Kupfer - 2011


Se è vero che non è tutto oro quel che arriva dal Nord, chi ama, o semplicemente desidera leggere buone storie ambientate in quelle zone, non dovrebbe perdere l'occasione di leggere Karin Fossum, che in questo libro, Al lupo al lupo, conferma di meritarsi un posto nell'elite del noir scandinavo. Gradito ritorno (per me) dell'ispettore Sejer, solo, triste ma con ancora qualche momento di serenità e luce grazie alla figlia ed al nipote. In questa vicenda, più che il delitto, il colpevole e la ricerca di giustizia, ciò che ci tiene legati alle pagine è ciò che sta intorno, i personaggi presentati, la umanità raffigurata e ciò che gli accade intorno.

La Fossum probabilmente non considera la razionale spiegazione di tutti i fatti, anche quelli oscuri, come un obbligo, anzi nel finale aperto lascia numerosi spiragli interpretativi. Forse le interessa ciò che circonda il delitto, non il meccanismo in sé, le figure e tipi umani che ne vengono coinvolti, non tanto l'azione di delineare e presentare un colpevole. In questo caso ci affascina ed inquieta il logorarsi di vite all'apparenza serene e inattaccabili, ma pronte a disgregarsi una volta messe in discussione dalla limitata, ma non per questo meno distruttiva, "volontà di potenza" del giovane protagonista.

Voto: 8
Karin Fossum