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venerdì 22 maggio 2026

L'uomo è ciò che mangia #3

 

L'uomo è ciò che mangia/Der Mensch ist, was er isst.

(Ludwig Feuerbach)


Ken Watanabe in “Inception”, di Christopher Nolan - 2010




lunedì 28 luglio 2025

Citazioni Cinematografiche n.626

 

Groves: Come chiamiamo il test?
Oppenheimer: "Abbatti il mio cuore, Dio della Trinità."
Groves: Cosa?
Oppenheimer: Trinity.
(Leslie Groves/Matt Damon e J.Robert Oppenheimer/Cillian Murphy in “Oppenheimer”, di Christopher Nolan - 2023)




venerdì 12 ottobre 2018

Sette volte Batman!


Dopo più di cinque anni dal post “Torna a casa Batman!” mi rimetto a scrivere riguardo ai film con protagonista (ma non del tutto in alcuni casi) l'eroe di Gotham City. Lo faccio stimolato da una recente chiacchierata, nel corso della quale mi sono ritrovato ad esprimere in modo sintetico e diretto le mie impressioni sulle opere cinematografiche ispirate al personaggio creato da Bob Kane.

Tralascio il film anni 60, che in pratica era un episodio lungo della serie televisiva coeva, comunque bella e divertente, e l'ultimo film del 2016 in cui Batman si scontra con Superman. In pratica sono sette film, quindi via alle parole ed ai voti!


Batman, regia di Tim Burton – 1989
Nulla a che fare, nel bene e nel meno bene, con il fumetto DC Comics e con la serie televisiva già citata. L'ancora geniale e sorprendente Tim Burton propone la sua visione e la sua idea di cinematografia e di arte scenografica, che esaltano la bravura di Jack Nicholson ed il talento di Michael Keaton, che recita splendidamente con gli occhi una volta indossata la maschera del nostro paladino, ma che poco possono fare per limitare i danni ascrivibili a Kim Basinger. Quando il gotico, la tecnica e la passione recitativa si incontrano per riuscire a mettere in secondo piano le banalità e le convenzioni tipiche del cinema da incasso.
Voto: 7+



Batman – Il Ritorno, regia di Tim Burton – 1992
Quello con Pinguino, impersonato da Danny DeVito, che insieme a Michelle Pfeiffer, Christopher Walken ed a Michael Keaton forma un cast efficace e godibile. Tim Burton, ancora più creativo del precedente film, reinventa i personaggi del fumetto per creare una accattivante narrazione, nella quale forse manca un po' il ritmo, ma in cui trovate spettacolari e sequenze visive fanno divertire il pubblico. Una curiosità: il fiato di condensa degli attori (una trovata visiva importante e che funziona alla grande) è del tutto vero. Infatti Burton fece recitare gli attori in teatri ed ambienti alla temperatura di 4° centigradi.
Voto: 7,5



Batman Forever, regia di Joel Schumacher – 1995
Con questo film si chiude la “prima” trilogia. Purtroppo non si chiude al meglio, anzi si chiude decisamente peggiorando il livello generale. Intendiamoci, dei tre è praticamente l'unico fedele ai personaggi ed ai temi del fumetto originale, ma le buone notizie finiscono qui. Gli attori sono uno peggio degli altri, si salva solo Val Kilmer nella parte di Batman. Per il resto Jim Carrey comincia a diventare appena sopportabile, mentre Tommy Lee Jones e Nicole Kidman sono indifendibili. Azione, sequenze mozzafiato, effetti speciali e situazioni divertenti la fanno da padrone, ma si perde il gusto di vedere il film, che ha due imperdonabili colpe. Ovvero introduce Robin, per lo sfacelo dell'opera successiva, e si comincia a porre attenzione all'infanzia ed all'origine dei traumi e relative ossessioni di Bruce Wayne, che anni dopo diverrà pane per Christopher Nolan.
Voto: 6




Batman & Robin, regia di Joel Schumacher – 1997
Si cambia di nuovo Batman. Questa volta ad impersonare l'uomo pipistrello viene chiamato George “dottor Ross” Clooney. Almeno a livello di immagine la curiosità è stata destata, ma il tutto poi di fatto gira attorno al “villain” di gran peso che è Arnold Schwarzenegger. Insomma il cattivo si prende la scena e oscura l'eroe, anche soprattutto perché mal supportato dal compagno Robin. Nel complesso ci si potrebbe anche divertire, dal momento che effetti speciali e scenografie di livello non mancano, ma quello che invece risultano carenti sono la sceneggiatura e la recitazione, che tocca livelli a dir poco irritanti.
Voto: 5,5



Batman Begins, regia di Christoher Nolan – 2005
Da questo film inizia la trilogia di Nolan, impegnato a rifondare e stravolgere un personaggio, a ridefinire un carattere su toni dark e claustrofobici, senza lesinare in merito ad arbitrarietà e licenze dettate da una personalissima e opinabile visione, peraltro lucidamente programmata. Sulla scorta della sua idea di cinema e di visione delle umane vicende, il regista britannico ci offre un prequel sull'infanzia dell'eroe ed un ritiro in Tibet che dovrebbe rigenerare il problematico e complessato miliardario psicopatico. Miliardario che, una volta tornato a Gotham, sarebbe pronto a lottare contro le forze del male che prendono d'assedio la città, oltre che le sue di lui proprietà e la relativa famiglia, o almeno quel che ne rimane. Si badi bene, non si tratta di vendetta, come viene ripetuto per quasi tutte le due ore del film, ma di un uomo che ha subito un trauma che decide e tenta di incanalare le proprie paure (pipistrelli in primis) in modo da rifletterle sul nemico così da costringerlo ad una “resa coscienziosa” di fronte all'uomo pipistrello. Non vi sembra di assistere al comportamento USA di fronte ad Afghanistan ed Iraq sotto le presidenze Bush junior?
Psicanalisi da cappuccino, buio oltre ogni sopportazione ed addirittura Katie Holmes che dopo “Dawson Creek” deve ammorbare anche gli appassionati di supereroi. Nolan esce fuori, allo scoperto, con la sua visione destrorsa, nell'inquietante allusione al rapporto tra disagio della povertà e delinquenza (Bruce che sceglie di fare il vagabondo e poi il ladro) in un assioma tipicamente capitalistico, nel descrivere la formazione morale/delinquenziale di Bruce Wayne.
Oltre la dedizione e la professionalità di Christian Bale, di buono c'è che tutto cerca di richiamare e ricordare i fasti del cinema del passato, ispirandosi alla grande letteratura cinematografica ed ai suoi più illustri personaggi, ma poi la caratterizzazione non è completa, si sente la mancanza di una definita personalizzazione dei caratteri e delle situazioni, che non risaltano e risultano insufficienti a catturare veramente lo spettatore. Smarrita la vena fantasy del personaggio, ci si butta su temi personali, sul vissuto profondo di un uomo e su questioni socio-politiche poco più che accennate, sfilacciando il racconto e la narrazione.
Voto: 6- (l'impatto visivo è innegabile e gli consente di raggiungere la sufficienza, sebbene a stento)


Il Cavaliere Oscuro, di Christopher Nolan – 2008
Quello che mancava nell'opera precedente qui c'è. Ed anche al meglio, o comunque al meglio possibile. Il regista, non riuscendo ad abbandonare sue ossessioni e temi feticcio, riesce a metterli al servizio di Batman e degli altri personaggi, che poi, facendo un bilancio finale, gli rubano la scena. Tale elemento ci fa capire che se consideriamo questo un film sull'eroe rimaniamo delusi, ma se invece lo guardiamo come quello che di fatto è, ovvero un'opera su Joker, allora ci divertiamo e si può applaudire il risultato. Se ci affranchiamo dalla sensazione (fondata) di trovarsi di fronte per le migliori scene ad un remake non dichiarato di “Ispettore Callaghan: Il Caso Scorpio è Tuo” (1971, diretto da Don Siegel), ci gustiamo probabilmente il migliore dei tre Batman di Nolan. 


Atmosfere dark, notturne con un proprio senso e non arbitrariamente utilizzate, ambientazione realista e recitazione super del Joker di Heath Ledger ci permettono di abbassare le difese e limitare l'ostilità nei confronti di Nolan. Allora si capisce la grandiosità di quest'opera, adatta al grande pubblico ma qualitativamente notevole, con toni da tragedia greca. Anche se alla lunga, poiché due ore e mezzo di inseguimenti, tensione e sparatorie sono troppe, Bale cede notevolmente e la narrazione si sfilaccia un po', lo spettatore grazie al miglior Joker fin qui visto, non demorde e arriva in fondo con buone sensazioni e un certo gusto.
Poiché, in tutto e per tutto, il film è lui, l'uomo che ride di rabbia di fronte al paladino del Bene, che sottovaluta colui che compete per essergli ancora più che nemesi e non semplice nemico. Oltre il fumetto, oltre il mainstream, verso la qualità che si avvicina all'arte, al prezzo di mettere in disparte Batman, probabilmente personaggio troppo distante e difficile per Nolan. Tutti i personaggi si trovano invischiati in un ruolo, in una posizione che più o meno volontariamente si sono imposti, fatta di segreti, bugie e varie pavidità, in modo tale che risultano schiavi e sottomessi al caso o alla sorte, come si vuole. L'unico ad essere immune a ciò, a sottrarvisi, è il cattivo, pressoché per eccellenza, data la sublime caratterizzazione esaltata da una grande interpretazione. Joker esce dalle gabbie e dai limiti di una scrittura piatta e si libera dell’aura di maledettismo e di lunatica crudeltà che da sempre accompagna il personaggio. Ci rivela il vero aspetto di questa maschera clownesca e raccapricciante: non agisce per chiari tornaconti personali, non cerca denaro, posizioni di potere o altri benefit, ma fedele alla sua essenza anarcoide ed inafferrabile individualistica visione, mette in atto e raggiunge una funzione tragica e terrificante: costringere a scelte difficili chi gli si pone di traverso, travolgere e stravolgere le personali morali di questi mettendone in mostra le debolezze e le meschinità che vorrebbero nascondere.
Voto: 8+ 

 

Il Cavaliere Oscuro – Il Ritorno, di Christopher Nolan – 2012
Controverso il giudizio sull'ultimo capitolo della trilogia Nolaniana. Non sono un estimatore di Nolan, tutt'altro, ma mi riconosco almeno l'onestà di ammettere eventuali miei errori e di lodarne le opere quando la qualità risulti evidente e l'arte sia in grado di avere la meglio su furbizie tecnico-visive e personalissime visioni del regista. Purtroppo, a mio parere questo non è il caso. Bale/Batman ha ampiamente stufato, il cattivo lo supera anche, paradossalmente, in simpatia oltre che sul piano della caratterizzazione e della drammatizzazione. Film troppo lungo, che si inceppa nella parte centrale per circa un'ora, lasciando l'incipit e la fine come unici momenti da ricordare. Non è propriamente un film d'azione, non è un film d'avventura, tantomeno un fantasy. Forse un film di guerra urbana, esagerato e poco credibile, con una componente reazionaria che disturba. Ma forse è proprio Batman ad essere reazionario, d'altronde deve difendere lo status quo, l'attuale situazione da chi la minaccia, quindi non può, proprio lui, essere un rivoluzionario. Merito (colpa?) di Nolan, l'unico finora ad essere riuscito a rifare film con Batman che meritino di essere analizzati, o quantomeno visti. Dico film con Batman, perché non su Batman, giacché i momenti cinematograficamente, narrativamente e visivamente migliori sono quelli in cui lui non c'è. Per carità, molto meglio di altri film su altri supereroi, che non riescono a raggiungere non dico buoni voti, ma quantomeno la decenza. Invece in quest'opera, come nelle due precedenti, il non troppo simpatico Nolan riesce a filmare una “macchina da soldi” senza abbandonare del tutto il Cinema e la sua composita e multiforme essenza.
Voto: 6,5 

 

lunedì 20 novembre 2017

Citazioni Cinematografiche n.226

Randy, questo tuo atteggiamento, la recita del "mando a fare in culo il mondo", forse funzionerà con la tua mamma, e magari con i poliziotti del posto che ti conoscono abbastanza da sapere che sei troppo stupido per uccidere qualcuno senza lasciare un paio di testimoni e una confessione firmata anche, ma non attacca con me. Perché vedi, io so delle cose, capisci? Io so che picchiavi la tua ragazza. E so che lei si vedeva con qualcun altro. Qualcuno con cui forse si è incontrata Venerdì sera dopo averti piantato in asso in quel bar. Allora ci vuoi dire chi potrebbe essere quella persona? O sei veramente così stupido da voler restare l'ultima persona che ha visto Kay Connell viva? 
(Will Dormer/Al Pacino in "Insomnia", di Christopher Nolan - 2002)





domenica 10 settembre 2017

Dunkirk (2017) di Christopher Nolan

Un'ora, un giorno, una settimana a Dunkerque.
Dunkirk di Christopher Nolan

Nolan, come in suoi precedenti film, con Dunkirk continua a "giocare" con il tempo ed in parte anche con lo spazio fisico, con risultati stranianti per lo spettatore medio, ma anche per quello maggiormente avvezzo a prove di regia non propriamente ortodosse e ad una narrazione densa di peculiarità e tentavi di imporre uno stile.

Ciò che risulta essere carente in questo film è proprio la componente narrativa, ovvero una delle principali caratteristiche e virtù del racconto per immagini-parole-suoni. 

 
In particolare la parte relativa alla "spiaggia" (1 settimana) non ha pressoché per nulla scrittura, una sceneggiatura che racconti oltre che mostrare. Qui si sente la mancanza del fratello del regista, Jonathan Nolan, che in altri film lo affiancava nella scrittura e sceneggiatura. Meglio le parti "cielo" (1 ora) e "mare" (1 giorno). Buona la prova dei tre attori dotati di parola e trattazione/analisi/sviluppo relativa al personaggio intepretato, tra cui Tom Hardy, il Bane nel film Il cavaliere oscuro - Il ritorno, alla guida di un aereo (forse a Nolan piace farlo recitare con una maschera a coprirgli parte del volto) e Kenneth Branagh, intenso ed essenziale nelle vesti di ufficiale della Royal Navy.



È propriamente un film essenzialmente visivo, che ha il pregio una ottima fotografia con cielo vero e luce naturale, con pochi dialoghi, rigidi e strettamente funzionali, dove all'assenza di parole e racconto si intende supplire con il suono. Il risultato è che la musica di Hans Zimmer è fin troppo pervasiva, il ticchettio di fondo che cresce tende a dar noia, gli archi dopo un po' stancano.

Forse è un originale film di guerra, dove il nemico non si vede se non attraverso le sue armi, oppure non è un film di guerra, nonostante il drammatico episodio raccontato esclusivamente dalla parte britannica, altrimenti è un film di reazionaria propaganda se non un'intensa opera su uomini che attendono, soffrono, si arrangiano, hanno paura, quando non si uniscono in nome dell'amor di Patria e della comunanza e vicinanza umana. Probabilmente è il prodotto di un nuovo (?), differente modo di fare Cinema, che mi risulta distante e freddo, quantomeno poco partecipe di quanto molto mostrato e poco raccontato, ma almeno onesto nel presentare un'idea, una visione registica, ovvero poco incline a certe “furberie” di certi kolossal o presunti tali. Io essenzialmente ritengo che una certa dose di furbizia nello scrivere, girare, montare e quindi raccontare sia necessaria nel momento in cui si sceglie di proporre un film al grande pubblico, poi sta al buon gusto, all'idea autoriale, all'onestà nei confronti dello spettatore dosare e scegliere quale e quanta furbizia utilizzare.


Non sono certo che ci sia un messaggio in quest'opera di Christopher Nolan, magari a lui non interessa inserirlo o trasmetterlo, per cui, di fatto, si differenzia da molti altri film di e sulla guerra, dove pacifismo, oppure denuncia di questo o quell'aspetto di un conflitto o di ogni conflitto, anziché approfondimento sull'aspetto tattico-militare o umano-relazionale, sulla componente civile o su quella in divisa, sui graduati o sui semplici soldati la fa da padrone.

Mi fa piacere avere visto Dunkirk, ma secondo me nel momento in cui Nolan ha messo mano a fatti reali, storici, anziché a storie completamente “sue”, o meglio a sua disposizione, ha risolto con una certa autoreferenzialità e con una involutiva prova di stile, poiché risulta differente da scrivere (facendosi aiutare) e dirigere un film su fatti inventati, dal proporre una storia originale ed in cui dare sfogo a creatività/estro/fantasia e pulsioni personali.

lunedì 16 marzo 2015

Citazioni Cinematografiche n. 88

Batman: Perché Joker non può vincere. Gotham ha bisogno del suo vero eroe. O muori da eroe o vivi tanto a lungo da diventare il cattivo. Io posso fare queste cose perché non sono un eroe, non come Dent. Le ho uccise io quelle persone. Questo posso essere.
Gordon: No. Non puoi. Sei quello...
Batman: Io sono quello di cui Gotham ha bisogno. Dillo a tutti.
Gordon: Ti daranno la caccia.
Batman: Tu mi darai la caccia. Mi condannerai. Mi sguinzaglierai dietro i cani. Perché è quello che deve succedere. Perché a volte la verità non basta. A volte la gente merita di più. A volte la gente ha bisogno che la propria fiducia venga ricompensata.
Jimmy: Batman. Batman! Perché scappa?
Gordon: Perché dobbiamo dargli la caccia.
Jimmy: Ma non ha fatto niente.
Gordon: Perché Batman è l'eroe che Gotham merita ma non quello di cui ha bisogno adesso. E quindi gli daremo la caccia. Perché lui può sopportarlo. Perché lui non è un eroe. È un guardiano silenzioso che vigila su Gotham. Un cavaliere oscuro.


(Batman/Christian Bale, James Gordon/Gary Oldman e Jimmy Gordon/Nathan Gamble in “Il Cavaliere Oscuro”, di Christopher Nolan - 2008)



lunedì 17 febbraio 2014

Citazioni Cinematografiche n. 32


Leonard: Allora hai delle informazioni per me?
Natalie: L'hai letto sui tuoi appunti?
Leonard: Sì.
Natalie: Deve essere difficile vivere quando devi cercare su dei foglietti quello che devi fare. Confondi la lista della lavanderia con quella della spesa e rischi di mangiare biancheria a colazione. È per questo che hai quegli assurdi tatuaggi.
Leonard: Sì, è difficile. Quasi impossibile. Senti, mi dispiace ma non mi ricordo di te, non ti offendere.
Natalie: Ho le informazioni che volevi. Mi hai dato quel numero di targa e un amico ha rintracciato il proprietario. Indovina che nome è venuto fuori: John Edward Gamble, John G.
Leonard: Lo conosci?
Natalie: No. Ma dalla foto sulla patente mi sembra di averlo visto, forse l'avrò visto al locale, possibile. Qui dentro c'è la fotocopia della patente con foto e tutto il resto. Davvero lo vuoi trovare?
Leonard: Ti ho detto cosa ha fatto quest' uomo?
Natalie: Sì.
Leonard: Allora perché me lo chiedi?
Natalie: Anche se tu riuscissi a vendicarti non te lo ricorderesti. Non sapresti nemmeno di averlo fatto.
Leonard: Mia moglie merita vendetta. Che io lo sappia o no è indifferente. Il fatto che io dimentichi le cose non toglie niente al senso delle mie azioni. Il mondo continua ad esserci anche se chiudi gli occhi, no? Ad ogni modo, posso fare una foto per ricordarmelo, oppure... un altro assurdo tatuaggio.

(Leonard Shelby/Guy Pearce e Natalie/Carrie-Ann Moss in “Memento”, di Christopher Nolan - 2000)

venerdì 14 giugno 2013

Il mattino dopo



Il dopo sbronza: una top ten del mattino dopo

A volte, in gioventù soprattutto, mi sono ritrovato a dover fare i conti con il dopo sbronza.

Ognuno di noi, uomini ma anche donne, poiché in genere cambia solo la tipologia di liquidi immessi nel corpo, ha le sue vicende e le sue storie, ha “la Sbornia” della vita da ricordare e raccontare, aneddoti per riempire intere serate e rimpatriate varie.


Non faccio eccezione, ma conservo quel tanto di distacco e consapevolezza da comprendere come il racconto di una mia sbronza sia molto poco interessante e scarsamente attraente per i più, o i pochi, che leggono questo blog.

Per cui mi cimenterò nell’elencare le 10 caratteristiche del mattino dopo sbronza:

1)    Vuoti di memoria e senso di spaesamento: Chi sono? Chi ero? Dov’ero? Dove sono stato? Come mi chiamo? Chi mi ha portato a casa? Questo è il mio letto? Cosa ci fa quello in camera mia, ah no, è lo specchio!
     Roba che al confronto il tizio di Memento se la passava più che bene!!


2)  Alito fetente: perché, ovviamente, in preda allo sballo alcoolico e impegnato com’eri a berti addosso, non ti sei lavato i denti! E la tua cavità orale emana effluvi mefitici che possono anche essere visualizzati (tipo apertura dell’Arca nel primo Indiana Jones);


3)    Senso di colpa e paure varie: oh mamma! Ma cosa ho fatto? Cosa ho detto? Cosa le ho detto? Cosa gli ho fatto? Era l’alcool a parlare, non tu. Eri posseduto da un’entità estranea e maligna che ora ti lascia una serie di beghe da gestire. E ti servirà una certa dose di coraggio e tutta l’arte diplomatica a disposizione dell’ONU per cavartela;


4)    Tutti ti vogliono parlare: genitori, sorelle, fratelli, amici, parenti di ogni tipo, anche perfetti sconosciuti capitati chissà come intorno a te, ti pongono domande, interrogativi e questioni varie. Le loro voci ti rimbombano in testa e non riesci a far altro che annuire ed esibire espressioni di circostanza, mentre sei ancora impegnato nell’immane sforzo di mantenere in equilibrio il tuo corpo e recuperare una parvenza di compostezza e dignità;


5)    Messaggi ed SMS da sconosciuti/e: dopo la quarta birra e whisky o al quinto giro di negroni (non i salumi) si è tutti un po’ più socievoli. L’eloquio diviene sciolto, aumenta la disponibilità e l’esuberanza, ti ritrovi a comportarti come il fratello minore di Fabrizio Corona e fai amicizia con tutti.
     Ed ora gestisci la popolarità bello!


6)   Gli scherzi degli “amici” e dei compagni di sbronza: foto, riprese, registrazioni audio/video si sprecano. Tanto c’è sempre il simpatico stronzo che rimane più sobrio ed aizza te ed altri sciagurati ad esibirsi in numeri da circo e competizione, solo per il gusto di mettere su Facebook immagini imbarazzanti ed inviare a morosa, ex morose, colleghi, compagni di scuola e l’intero pantheon di conoscenti e conosciuti le prove della tua umiliazione! Tipo, avete presente quando hanno beccato Marrazzo che andava a transessuali?                                       



7)  Mal di testa formato famiglia: che neanche Bruce Willis in Trappola di Cristallo. Vorresti essere tutt’uno con il divano ed annullarti, ma il tuo cervello continua ad inviarti fitte incredibili e a ricordarti che il tuo sistema nervoso continua a lavorare. E fanculo “A Beautiful Mind”, ovvero “lo sapevi che il mal di testa dopo sbronza è dato dal fatto di non avere abbastanza acqua in corpo per attivare il ciclo di Krebs?”.


8)   Antinfiammatori, amici miei!: se la sbronza ha un fondamento chimico e la sbronza è tuo nemico, e bisogna combattere il nemico con le sue stesse armi, allora viva la malvagia, diabolica, corrotta e corruttrice industria farmaceutica! Signori, vi presento il mio amico OKI!


9)  Pentimento e promessa di redenzione: non berrò più alcoolici / non berrò più superalcoolici / non berrò più mescoloni / non berrò più così tanto / non berrò più così tanto la sera prima del matrimonio di un amico / non berrò più, a meno che non sia con amici, oppure ad una festa, o a guardare una partita, oppure al cinema, o triste, o contento, o da solo. Ho detto che non avrei più bevuto? Sono stato frainteso!


10) La vita va avanti ed è sempre la stessa storia: la dura realtà incombe e ti rendi conto di non essere più il tizio che si divertiva come un folle la sera prima. La festa è finita, hai bevuto, cantato, goduto, urlato e ti sei ruzzolato per terra come se non ci sarebbe stato un domani. Ma il domani è oggi! Hai superato ogni limite, ma ora la paghi tutta. Cosa ti rimane? Tutto quello elencato fin qui, ed una giornata da soffrire fino in fondo e dimenticare il prima possibile, in attesa della prossima birra!


Ed ora vi saluto con una canzone di una band che la sapeva lunga sulle sbronze, i Pogues:


sabato 13 aprile 2013

Torna a casa Batman!




Adam West nei panni di Batman, nella serie televisiva anni '60
N. ha qualche anno più di me, gli piace andare al cinema a vedere i film con i supereroi. È una delle poche cose che gli donano soddisfazione.

In effetti N. non ha molte cose di cui essere lieto. Vive con i genitori in un appartamento poco fuori dal centro, e la finestra della sua camera (dove sono stato diverse volte fin da bambino) si affaccia sopra un ponte ferroviario, alquanto trafficato. Fa il tifo per una squadra di calcio dal glorioso, antico, passato ma che ora dovrebbe avere come sponsor una marca di ascensori, considerando la velocità con cui passa, ogni stagione, da una categoria all’altra (la serie A la vede saltuariamente). Ha dovuto sostenere tre volte l’esame per la patente, e da quando l’ha avuta ha sempre guidato una Panda bianca a benzina, solo che adesso non la può più usare perché inquina troppo, per cui va a piedi o usa l’autobus. Ha avuto due sole morose, una per 15 minuti in seconda media, l’altra per 15 anni, ma poi lei l’ha lasciato per uno che aveva una Panda a metano. Ogni inverno si prende l’influenza, qualunque nome le venga dato. Da quando si è diplomato ha sempre lavorato nel mobilificio di un amico del marito della sorella di una cugina di una collega di sua madre (perché senza le giuste conoscenze un lavoro non si trova!), in ufficio mi dice, ma non so esattamente cosa faccia. Il prete della parrocchia dove andavamo a catechismo gli diceva sempre che era rumoroso e maleducato, sua nonna per questo lo riempiva di schiaffoni, e credo che lo farebbe anche ora che è quasi 2 metri e pesa 130 chili (N. non la nonna, tantomeno il prete che invece era basso e pelato e gli puzzava l’alito di vino).

Insomma, per ritornare al punto, N. non si perde un film di supereroi. Qualche volta l’ho accompagnato al cinema, questo prima che nel tempo libero mi dedicassi a fare figli (in precedenza mi sono molto esercitato, tanto è vero che mi è venuto il gomito ed il polso del tennista, anche se non ho mai giocato a tennis). Negli ultimi anni c’è stato un fiorire di film con supereroi, alcuni molto divertenti, altri che mi lasciano perplesso, ma nel complesso io ed N. abbiamo passato delle belle serate, comunque più appaganti di quelle trascorse a confessarci fantasie sulla figlia del fotografo che aveva la bottega vicino casa sua. Quel fotografo, tra l’altro, si divertiva a stimolare tali fantasie mettendo in bella mostra ritratti della conturbante figlia.
by Fan Boy - Figures in Action
In buona sostanza dal 2005, quando è ricominciata la saga di Batman, ad opera di Christopher Nolan, N. non si è perso un episodio, dopo aver lanciato insulti al “Batman e Robin” con il povero George Clooney insieme a me. Ho visto tutti e tre i film diretti da Nolan, il primo al cinema con N., il secondo in DVD sempre con N. (ero già preda dell’attuale madre dei miei figli), il terzo, l’ultimo uscito, in DVD ma da solo, giacché ormai le sale cinematografiche sono luoghi di cui ho perso memoria, quasi perduti, antichi luoghi mitici di cui comincio a mettere in dubbio l’esistenza, ed il fatto che siano mai esistiti. Ora però è giunto il momento di mettere le carte in tavola e, a costo di far soffrire un amico, proferire la dura verità, o quantomeno quella che ritengo tale dal mio punto di vista.

La trilogia di Batman di Nolan, ovvero “Batman Begins” (2005), “Il cavaliere oscuro” (2008) e “Il cavaliere oscuro - Il Ritorno” (2012), sono spettacolari film di Batman, ma Batman non c’entra una cippa!

Nel primo le parti più riuscite e più interessanti sono quelle dove c’è Bruce Wayne (psicanalisi da cappuccino compresa), il secondo, un film con sontuosi mezzi tecnici ed effetti dove la vera star è Joker, è praticamente un remake non dichiarato di Ispettore Callaghan: Il Caso Scorpio è Tuo” (1971, diretto da Don Siegel), dove tra l’altro Clint Eastwood recita meglio di quanto Christian Bale faccia Batman, mentre il terzo è un film su Occupy Wall Street e relativi corollari, con un Batman sempre più solitario e sempre più nevrotico che si fa rubare la scena da Bane, “cattivo/villain” con una certa presenza scenica. In quest’ultimo film si scopre la componente reazionaria del mascherato miliardario e quindi di Nolan stesso, che dopo aver presentato Bane come un “indignato” a capo di una rivolta popolare, per quanto sadico e crudele leader di un branco di feroci “senzatetto”, dopo averlo fatto vincere gli mette in bocca il proposito di far saltare in aria la città appena restituita ai cittadini. Quasi fosse un pazzo terrorista qualsiasi, alla moda araba, di quelli che tanto piacciono a mr. Nolan ed ai reazionari che vogliono proteggere i valori, gli investimenti ed i miliardi, dell’Occidente. 

Con "Il Cavaliere Oscuro - Il Ritorno" viene fuori, nel migliore dei casi e lasciando da parte le interpretazioni e la inspiegabile ricerca di significati reconditi cari ai fan di Nolan, un polpettone in stile action-movie, peraltro spettacolare ma meno coinvolgente dei film di Tony Scott, che era un vero ed onesto regista di film d'azione, volutamente esagerati e con tratti anche ingenui che accolgono lo spettatore più che blandirlo.
Nolan, nei tre film dove c’è (anche) Batman, reitera la sua idea di cinema: con scaltrezza e abilità nasconde, sotto le vesti di studio psicologico dei personaggi e di attenzione ai particolari, la volontà di spiazzare lo spettatore, ingannarlo e confonderlo. Dilata trama e vicenda per decostruire la visione e far sì che chi guarda si senta intelligente, oppure dica di essersi goduto il film per non fare la figura dell’ignorante.

Per cui, caro N., amico di lunga data, so che quando si guardano certi film bisognerebbe goderseli per quello che sono e non per quello che potrebbero essere (ma l’intelligenza e la capacità di analisi che ce l’abbiamo a fare?), bisognerebbe fare appello alla sospensione dell’incredulità (ma quando i poliziotti escono dalle fogne pettinati come nemmeno da un coiffeur di provincia e con gli abiti come appena stirati, non ti viene voglia di mandare tutti a fare cose col sedere?) e farsi trasportare dalla sontuosità delle scene e della colonna sonora, ma ci meritiamo un Batman così? I supereroi esigono un po’ di rispetto, o quantomeno dovrebbero chiederlo, e se non possono farlo loro almeno lo facciano gli spettatori e gli appassionati come te, altrimenti andiamo a vedere i film di Lars Von Trier (solo per fare un esempio, ci mancherebbe!).
by Fan Boy - Figures in Action