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giovedì 3 luglio 2014

Metamorphosis - Editoriale Aurea



Metamorphosis è un fumetto in tre albi pubblicato dalla Editoriale Aurea tra il 2012 ed il 2013. A quanto so non ha avuto particolare fortuna, forse per problemi di distribuzione o di pubblicità, ma a me è piaciuto.

Non si tratta di un capolavoro, probabilmente neanche l’autore stesso, il Giacomo Bevilacqua di “A Panda piace…”, desiderava tanto, ma presenta particolari interessanti e una buona miscela di temi, generi e tematiche, anche se in particolare verso la fine, all’interno del terzo albo, il ritmo concitato della conclusione pregiudica un po’ il risultato. 

Metamorphosis presenta tratti da thriller a tinte fosche con abbondanti divagazioni soprannaturali, non rinunciando all'ironia. Un fumetto che riesce anche a rendere bene la storia in tutti i suoi risvolti, in un'ambientazione italiana (Roma) che rende gustosa la lettura e dimostra come non sia strettamente necessario ambientare le storie in luoghi e scenografie “esotiche”, per proporre un buon prodotto.
L’intera vicenda è centrata sul personaggio di Luna Mondschein (si nota una certa ironia?), una giovane ed affascinante ragazza che, suo malgrado, possiede poteri molto particolari, oltre ad essere una apprezzata scrittrice all’inizio della sua carriera.

Luna ha una vita onirica travagliata, i suoi sogni sono popolati di esseri mitologi, alter-ego di persone a lei care morte accidentalmente o uccise. Queste persone, non più accanto a lei nella vita reale, continuano a farle visita nei sogni, ma trasfigurate in esseri mitologici, la madre divenuta Aracne con le sue quattro braccia, il fratello divenuto Narciso e così via. Luna è in cura presso il dottor Merrill, psicologo che le fa seguire speciali regole appena sveglia per consentirle un netto distacco dal sogno ed un ritorno alla vita reale, anche nel tentativo di arginare la forza dilagante della sua fantasia.
Ma i sogni non sono l’unico problema di Luna. Infatti altre persone a lei care cominciano ad essere uccise ed il suo ex-ragazzo Daniel, commissario di polizia, non potrà continuare a lungo a ignorare la sua teoria riguardo un serial killer che in qualche modo vuole colpire lei. A complicare le vicende, oltre allo sfuggente killer, dall'aspetto indefinito, subentra una misteriosa e rara edizione delle Metamorfosi di Ovidio, filo conduttore di efferati delitti.

Tra indagini di polizia, episodi di vita reale e quotidiana, sogni e le scaramucce fra i due ex fidanzati, il lettore fa la conoscenza del serial killer ed entra, per così dire, in contatto con le menti, i desideri ed i piani suoi e di Luna.

A poco a poco l'universo onirico di Luna si congiunge con la reale città di Roma in cui nel frattempo la vita continua ad andare avanti (interessanti i riferimenti ad eventi e situazioni reali ampiamente riconoscibili). Gli eventi non potranno che precipitare e alcuni degli esseri nati dalla fantasia di Luna non sono propriamente innocui.
Il fumetto è scritto e disegnato quasi interamente da Bevilacqua, che si avvale della collaborazione ai disegni di Sonia Aloi, destinata ad illustrare i racconti scritti dalla protagonista col suo tratto più tenero e rotondo. Lo stile di disegno e narrazione ha senz'altro degli influssi manga, così come l'utilizzo dei retini, ma integrati dalla visione personale dell'autore.
Ammetto che alla fine del terzo albo mi è rimasta un po’ di malinconia, dato che mi ero affezionato a Luna, a Daniel ed agli altri personaggi ben presentati e caratterizzati. Mi piacerebbe incontrarli nuovamente, anche perché sarebbe l’occasione per investigare sul popoloso universo onirico di Luna. 

I tre albi che costituiscono la collana sono intitolati Metamorphosis, Atto 1: Lei, centrato su Luna; Atto 2: Lui, centrato sul serial killer ed Atto 3: Loro, centrato sulle creature oniriche di Luna.



venerdì 16 agosto 2013

Long Wei n.3


Terzo appuntamento con Long Wei e conferma delle ottime impressioni avute dai primi due numeri.

“Il Pugno”, numero 3 della serie, presenta un maggior sviluppo della trama e discreti approfondimenti dei personaggi e delle caratteristiche delle vicende proposte. In particolare Vincenzo, il “pard” del protagonista, ci viene proposto meglio e vengono approfondite alcuni sue peculiarità. Inoltre viene introdotto un nuovo personaggio femminile, Ilaria De Falco, che fa ben sperare per il prossimo futuro e che sinceramente mi incuriosisce molto, anche per le possibilità che porta con sé, a livello di trama, situazioni e sviluppo della personalità sua e degli altri attori della serie.

Dialoghi spesso brillanti e accattivanti, solo in parte mutuati dal cinema, ma che presentano invece una loro dimensione e si propongono più aderenti alla “realtà” della vicenda che viene raccontata e più godibili rispetto ad altre serie italiane. Per dirla chiara non ci sono “spiegoni” o scambi di battute al limite del superfluo, quando non propriamente offensivi dell’intelligenza del lettore (deficit di molte serie bonelli, ahimè!).

I disegni sono veramente divertenti, con un tratto sereno e non particolarmente originale accompagnano storia e personaggi verso una conclusione che avrebbe anche potuto essere “stilisticamente classica”, sennonché, le ultime tavole sono da applauso. Omaggio/citazione della grafica dei videogiochi “picchiaduro”, alla Tekken e StreetFighter per intenderci.

 














 
Insomma una serie da seguire con attenzione, coinvolgente, divertente, coraggiosa e intelligentemente innovativa, che riesce a farsi apprezzare e non ha paura di “alzare il tiro”, proponendosi come una bellissima sorpresa nel panorama del fumetto italiano. Già solo questo basterebbe per non perdere l’appuntamento mensile con Long Wei, se poi ci aggiungete che ci sono disegnatori pressoché esordienti, come in questo numero Patrick Macchi, che rendono sulle tavole sceneggiature interessanti e non banali, pur rispettando alcuni classici canoni di scrittura, allora ogni mese bisogna mettere in conto di richiedere all’edicolante o in fumetteria il nuovo episodio di questa serie proposta da Editoriale Aurea.


giovedì 18 luglio 2013

Long Wei numero 2



Due giorni fa è uscito ed ho letto il numero 2 di Long Wei, la nuova serie pubblicata da  Editoriale AUREA.
L’impressione positiva avuta dal numero 1 è non solo confermata ma si aggiunge qualcosa di più che fa ben sperare. Il livello qualitativo di storie e disegni è incoraggiante e la speranza è che si attesti su quanto ammirato in questo numero (pretendere di più è forse eccessivo, ma chissà…).

Mi sbilancio ad affermare che autore e disegnatori, con una certa libertà di espressione, numerosi richiami e rimandi alla cultura pop, cinematografica e letteraria, ed un pizzico di comunque giustificata voglia di distanziarsi da altre produzioni nel mondo del fumetto, ci propongono svariate idee, anche se non proprio tutte (ancora) del tutto sviluppate, azione a profusione, dialoghi accattivanti e realistici, a cavallo fra dramma e humor.
Questo mio entusiasmo è dettato dal trovarsi di fronte a svariate trovate e scelte “registiche”, di scrittura e di resa grafica capaci di tenere incollati alle pagine della storia. Non c’è uno stucchevole gioco al rialzo, o a chi “la spara più grossa”, ma bensì una meditata scelta di intrattenere e divertire, senza nascondere i chiari riferimenti a film e situazioni più che conosciute e per cui “familiari”.

Su Long Wei non troviamo, fino ad ora, eccessi o fastidiose stilizzazioni e irritanti cliché, bensì elementi conosciuti e proposti con un certo rispetto nei confronti del lettore, che li riconosce e li accetta con piacere. Siamo di fronte ad un non eroe, in pratica un ragazzo cinese, attore fallito, che viene in Italia per cercare un’opportunità, come molti suoi connazionali. Si trova a vivere nella Chinatown milanese, location invero curiosa, anche se non ancora del tutto riconoscibile e che meriterebbe di essere ulteriormente utilizzata e caratterizzata (comunque meglio qui che nel numero 1).

Long Wei al momento è una serie pop, nel senso più positivo dell’espressione, e quindi attinge a una serie di elementi ed ingredienti codificati. La sua forza sta, o starebbe, stiamo a vedere nel prossimo futuro, nel pescare a piene mani da più settori e zone espressive, con l’auspicabile obiettivo di arricchire ulteriormente trama e sceneggiature.
 
Le tavole, i disegni, sono più che godibili e perfettamente in linea con la sceneggiatura, perfette nell’accompagnare l’azione ed i momenti di raccordo, in equilibrio tra tradizione italiana, gusto vagamente manga e suggestioni underground. Il tratto di Gianluca Maconi è un po’ impreciso, irruento e quindi opportunamente dinamico e non ha timore di osare, di spingersi più in là dell’ordinario (da applausi la sequenza di apertura dell’albo, senza dialoghi, uno dei migliori “piani sequenza” che si possano desiderare). I puristi probabilmente non apprezzerebbero tale libertà e “incuranza”, ma la sceneggiatura di Diego Cajelli sembra richiedere proprio questo. Si avverte una certa energia e la lettura ne giova.


Siamo solo al secondo numero, per cui eventuali imperfezioni possono ancora essere ovviate e magari superate, se non giustificate, dal prosieguo della serie, ma la notizia che ci sia questa serie che mi aspetta in edicola mi aiuta a sopportare questi “tempi cupi”.

Appunto finale sulla carta utilizzata per gli albi: è indegna, capisco la necessità di tenere basso il prezzo, ma la carta fa poco più che schifo, con l’inchiostro che si spande e che attraversa la pagina. Cadute come questa possono allontanare diversi potenziali lettori!


sabato 15 giugno 2013

Tre Numeri Uno in un mese




TRE numeri UNO questo mese nel mondo del fumetto, almeno per quanto mi riguarda!
Numeri uno nel senso di prime uscite, primi albi di 3 serie che promettono molto bene.


N.1 di Dragonero. Prima serie fantasy della realtà SergioBonelliEditore. Serie regolare, ovvero non miniserie con termine già fissato, nata da Luca Enoch (Sprayliz, Gea e Lilith tra le altre cose) e Stefano Vietti (Nathan Never, Zona X, Martin Mystère, Gregory Hunter, Greystorm e molto altro). Questo primo albo non è autoconclusivo, bensì la prima parte di una lunga storia che si concluderà dopo quattro albi, per cui bisognerebbe attendere ad esprimere giudizi o pareri. Ma la sceneggiatura si presenta efficace e ben costruita, i disegni e la copertina di Giuseppe Matteoni sono molto belli e curati, per cui sono contento dell’arrivo di questa serie, giunta in edicola sei anni dopo l’uscita (2007) del Romanzo a Fumetti Dragonero, della stessa casa editrice milanese. Mi sbilancio a dire che mi sembra un fantasy maturo, moderno, ovvero non propriamente “classico” (lo era probabilmente il Romanzo), con personaggi noti e conosciuti (eroe, orchi ed elfi ad esempio), ma più vicini alla sensibilità odierna, senza la visione manichea o stereotipata che a volte abbiamo incontrato in alcuni romanzi e film.


N.1 di Long Wei. Ho avuto difficoltà a trovare una copia decente di quest’albo, ovvero dopo tre edicole e 6 albi rovinati o fallati (inchiostro sparso o pagine lesionate), finalmente sono riuscito a leggere il primo capitolo (di 12) delle avventure del giovane ex attore cinese. Storia avvincente il giusto, protagonista accattivante ma non ancora del tutto messo a fuoco, altri personaggi non propriamente riusciti al meglio, ma è il primo numero e quindi ci sarà sicuramente spazio anche per loro ed altro ancora. I disegni di Luca Genovese sono spettacolari nelle (parecchie) scene di combattimento e si fanno apprezzare anche nelle situazioni “ordinarie”, sorretti da una sceneggiatura che, anche se potrebbe convincere di più, è comunque opera di Diego Cajelli (fermiamoci a Napoleone, Dampyr e Zagor, ma quanta altra roba ci sarebbe). Per il momento mi limito a dire che la AUREA editoriale, da un’idea di Enzo Marino e Roberto Recchioni, ci propone una serie sicuramente coraggiosa ed innovativa, originale per ambientazione (da sviluppare e valorizzare) e con un linguaggio moderno e per niente “ingessato”, che ha le evidenti basi per essere anche entusiasmante. Vedremo nei prossimi mesi!


N.1 di Dampierre. Nuova proposta della Editoriale Cosmo, che si sta distinguendo per la riproposizione di opere e classici del fumetto francese e belga. Dampierre, nato dalla matita di Yves Swolfs nel 1988, ha una connotazione storica ben definita che caratterizza fortemente le vicende. Tutto si svolge durante la Rivoluzione Francese, ma non a Parigi, centro dei focolai di rivolta, bensì in Vandea, dove la popolazione, fortemente cattolica, resistette al cambiamento e non vedeva di buon occhio gli ideali rivoluzionari. Ottimamente sceneggiato e disegnato, con cura dei dettagli ed una bella ricostruzione storica, l’albo ci presenta il protagonista, Dampierre appunto, che ambizioso e spregiudicato approfitterà degli eventi per trarne personale vantaggio. Dovrebbe essere rispettata la formula ormai consolidata della casa editrice emiliana, per cui mi aspettano altri 4 albi di avventura e azione immerso nella Storia, da interessante e magari insolita prospettiva.