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lunedì 11 agosto 2025

Citazioni Cinematografiche n.628

 

Gerd Wiesler: Molte persone la amano perché lei è come è.
Christa-Maria Sieland: Un attore non è mai quello che sembra.
Gerd Wiesler: Lei sì. L'ho vista recitare a teatro e sul palcoscenico lei era...era la stessa che è adesso. Era così come è adesso.
Christa-Maria Sieland: E lei sa come sono?
Gerd Wiesler: Io sono il suo pubblico.
Christa-Maria Sieland: Devo andare.
Gerd Wiesler: E dove va?
Christa-Maria Sieland: Devo vedere una vecchia compagna di scuola.
Gerd Wiesler: Ecco, lei ora non è più se stessa.
Christa-Maria Sieland: No?
Gerd Wiesler: No.
Christa-Maria Sieland: La conosce molto bene questa Christa-Maria Sieland. Secondo lei potrà fare del male a un uomo che ama con tutta l'anima? E arriverà a vendersi per il teatro?
Gerd Wiesler: Vendersi per il teatro? Ma questo l'ha già fatto ed è stato un pessimo affare. Lei è una grandissima attrice. Possibile che non lo sappia?
Christa-Maria Sieland: E lei è una persona buona.

(Capitano Gerd Wiesler/Ulrich Mühe e Christa-Maria Sieland/Martina Gedeck in “Le vite degli altri”, di Florian Henckel von Donnersmarck - 2006)




lunedì 4 agosto 2025

Citazioni Cinematografiche n.627

 

Sono una ladra. Sì e della peggiore specie: ti ho rubato a un'altra donna.

(Phoebe Frost/Jean Arthur in “Scandalo internazionale”, di Billy Wilder - 1948)






sabato 9 novembre 2019

30 anni senza il Muro



La vita senza il Muro pone soprattutto questa domanda: riusciremo a vivere senza un nemico?
(Peter Schneider, in Dopo il muro, trad. Umberto Gandini, 1992)


sabato 7 febbraio 2015

Cani neri


Titolo: Cani Neri
Autore: Ian McEwan
Traduttore: Susanna Basso
Editore: Einaudi – 1995

Ho apprezzato la riflessione sul rapporto fra i ragazzi, poi adulti, che si innamorano negli anni 40 e si accompagnano durante la loro vita. Somiglianze e vicinanze, discordanze e allontanamenti. Ciò che mi rende ancora più interessante quest'opera è l'analisi, o il tentativo di analisi, il ragionamento su un passaggio storico, quale la "caduta" ed il "crollo" dei governi che si ispiravano, o avrebbero dovuto ispirarsi, al socialismo reale.
I cani neri sono una efficace metafora del male che si è liberato. Male che si è diffuso ed ha invaso l'Europa, ingannando buona parte di noi e di chi ci prospettava un periodo di pace e prosperità per tutti. Avendo letto il libro diversi anni fa, questa sensazione di "profezia" suggerita da parte di Ian McEwan mi si è accentuata.


Jeremy, il protagonista, ha perso i genitori a otto anni in un incidente stradale: da allora è in cerca di sostituti che trova nelle figure di June e Barnard, i genitori della ragazza che ha sposato. Da questo momento il romanzo diventa la storia di June e Barnard. Il loro incontro, il loro amore e la fede di entrambi nell'ideale comunista. Poi la disgregazione del loro rapporto che nasce da inconciliabili modi di credere e vedere la vita. A Jeremy che vuole trovare la chiave di queste due esistenze resterà l'eterno dubitare su chi dei due ha un approccio vincente con la vita. (da IBS.it)

lunedì 15 dicembre 2014

Citazioni Cinematografiche n. 75

Berlino: qui sono straniera e tuttavia è tutto così familiare. In ogni caso non ci si può perdere: s'arriva sempre al muro.

(Marion/Solveig Dommartin in “Il Cielo sopra Berlino”, di Wim Wenders - 1987)



domenica 9 novembre 2014

25 anni senza il Muro


Alla data del 9 novembre 1989 avevo da poco iniziato la mia non particolarmente brillante carriera di liceale, la mia squadra di calcio del cuore si apprestava ad una stagione di illusoria rinascita che si sarebbe conclusa con la vittoria della coppa Uefa, molti dei miei coetanei tormentavano i genitori allo scopo di farsi regalare un motorino.

Oltre ciò, quella sera vidi in televisione decine di migliaia di berlinesi dell'Est che si arrampicavano su quel muro che li divideva dal settore occidentale della loro città. Ufficialmente stavano andando in viaggio all'Ovest, o almeno questo sarebbe dovuto essere lo scopo da dichiarare per ottenere uno specifico permesso. Nei fatti, dato il numero di berlinesi che si presentarono ai posti di blocco, considerata la confusione che si creò nella DDR e nei suoi funzionari quel giorno, nessun controllo fu effettuato e così tedeschi dell'Est e tedeschi dell'Ovest si incontrarono per festeggiare, cantare e ubriacarsi insieme.

Il 9 novembre 1989 è quindi considerata la data della caduta del Muro, sebbene ancora non fosse caduto un bel niente e solo dopo qualche giorno sarebbe cominciata la compravendita di mattoni usati più lucrosa della storia, come nel 2002 avrebbe detto Alex Kerner/Daniel Brüh, protagonista di “Good Bye Lenin!”


Pochi, forse nessuno, in quegli anni avrebbero potuto prevedere una cosa del genere. Certo il presidente Reagan disse al signor Gorbačëv di abbattere quel muro, ma era sostanzialmente una sbruffonata da attore di Hollywood, molto lontana dal romantico ed evocativo "Ich bin ein Berliner" di Kennedy. Quindi si fu presi molto di sorpresa, ci si fece trovare impreparati ad un tale evento, soprattutto impreparato era il compagno segretario Erich Honecker che solo pochi mesi prima dichiarava che il Muro sarebbe rimasto per altri cento anni.

25 anni cominciano ad essere parecchi e quindi un ricordo, qualcosa di simile ad una celebrazione può essere giustificabile. In fondo ero un bambino ed ora sono un padre. Sono rimasto un pirla ma adesso porto la barba e posso fare il “figo” dicendo “io c'ero”, o almeno “io ho visto!”.

Un libro per ricordare il periodo storico che “giustificava” il Muro?
“Imperium” di Ryszard Kapuscinski (Feltrinelli). Si raccontano l’età di massima affermazione sovietica, il trionfo del comunismo nell’Est Europa e poi il declino. Sessantamila chilometri di storia, per un viaggio cominciato nel 1939 e concluso nel 1991.

Un fumetto per ripercorrere la storia di Berlino nel novecento?
“Berlino – Una Città divisa” di Marvano. Trilogia ambientata in epoche diverse e dedicata alla drammatica situazione berlinese venutasi a creare in seguito alla sconfitta del Terzo Reich. 1943, 1945 e 1961, tre anni chiave della storia di Berlino e, di riflesso, di quella del mondo intero.

Un romanzo per farsi un'idea del Muro e di Berlino prima della riunificazione?
“Il Cielo Diviso” di Christa Wolf (Edizioni E/O). La scrittrice che ha incarnato la figura di intellettuale dell’Est racconta una storia d’amore. Quella fra Rita e Manfred, cresciuta, vissuta e naufragata all’ombra del Muro, della Cortina di Ferro e dei grandi eventi storici collegati.

Ma soprattutto un film!
“Le Vite degli altri”, di Florian Henckel von Donnersmarck, vincitore del Premio Oscar per il miglior film straniero nel 2007.
La vita quotidiana a Berlino Est negli anni ottanta, attraverso la vicenda di un capitano della STASI, splendidamente ed intensamente interpretato da Ulrich Muhe, incaricato di spiare lo scrittore Georg Dreyman (un fascinoso e talentuoso Sebastian Koch) e la sua compagna Crista-Maria Sieland (carnale e seducente prova di Martina Gedeck, da apprezzare anche in ”La Banda Bader-Meinhof”). Un percorso di ripensamento e riflessione sulla propria esistenza, sulla propria vita, da parte di chi, per mestiere, si trova ad osservare la vita di altri. “Le vite degli altri” è incalzante come un thriller, appassionato e doloroso come un dramma, capace di mettere in scena il grigiore e la desolazione, la solitudine e l’angoscia, la crudeltà fin troppo umana di personaggi più che credibili che non solo per dovere, ma soprattutto per capriccio e tornaconto personale, sono disposti e disponibili a rovinare l’esistenza di uomini e donne comuni, che desiderano vivere la loro vita. Attori eccezionali, ricostruzioni accurate, luoghi autentici opportunamente scelti e una efficace colonna sonora per assistere a come le vite di uno scrittore e di una attrice contagiano lo squallore e la crudeltà di un funzionario del temuto Ministero per la Sicurezza dello Stato, la STASI appunto.

Ambientazione, trama e suggestioni sono state riprese nell’albo numero 16, “Friedrichstrasse”, della collana “Le Storie” della Sergio Bonelli Editore.

Insomma, dopo quella data la fine della DDR si avvicinò sempre più velocemente, inesorabilmente.
E dire che aveva l’inno nazionale più bello, suggestivo ed evocativo che abbia mai ascoltato, con un testo ancora oggi emozionante!


giovedì 16 gennaio 2014

Le Storie # 16 Friedrichstrasse


Con grande piacere accolgo il ritorno della coppia Bilotta e Mosca nella serie “Le Storie” della Sergio Bonelli Editore.



Dopo l’intensa “Il lato oscuro della luna”, un vero gioiello di poesia e umanità, Alessandro Bilotta alla sceneggiatura e Matteo Mosca ai disegni ci regalano “Friedrichstrasse”, una storia drammatica, da apprezzare per la capacità di suscitare sensazioni e offrire una trama ricca ed intrigante dove non mancano colpi di scena e momenti veramente emozionanti.



L’albo è dichiaratamente ispirato al bellissimo “Le vite degli altri”, del regista tedesco Florian Henckel von Donnersmarck, un capolavoro di dramma e poesia, a livello visivo e di sceneggiatura. Ambientazione e trama sono le stesse, ovvero la Germania Est patria del socialismo e la pervasiva azione della STASI (Ministerium fűr Staatssicherheit, Ministero per la Sicurezza dello Stato).



Quello che avvince e convince il lettore è la precisa sceneggiatura, che si risolve in una storia con momenti intensi, dove il senso del dramma e le emozioni suscitate vengono esaltate in una trama con tratti polizieschi ed intimisti. Il “compagno capitano” Friedrich (suggestivo il collegamento con la via da cui il titolo dell’albo) e la cantante “di regime” Marlene Becker ci mostrano tutta la loro umanità, il loro vissuto e le loro vite “ai tempi del Muro”, senza nasconderci anche gli abissi ed i traumi che li hanno resi quello che sono e che poi li portano ad azioni e scelte che il lettore scopre e osserva, impossibilitato a non entrarci dentro e farsene conquistare.



Come detto non mancano colpi di scena ed eventi imprevisti, ma tutto nella trama sapientemente disegnata ed ampiamente valorizzata da tavole precise e rigorose, in grado di ricostruire interni ed esterni in modo molto fedele e rispettoso della realtà, ma anche di rappresentare turbamenti ed emozioni profondamente umane.


Sono molto sensibile a quel periodo storico e mi lascio catturare da certe ambientazioni, per cui non nascondo di essermi gustato l’albo per intero, dispiacendomi che non ci fosse qualche altra pagina a disposizione di sceneggiatore e disegnatore, anche solo per prolungare il piacere di una narrazione che coglie a piene mani dalle tecniche cinematografiche, che ha riferimenti vari e vincenti (sia letterari che di altro tipo) e che avrebbe anche potuto approfondire le psicologie di altri personaggi (funzionari della STASI e familiari di Friedrich ad esempio).



Una “scena” che mi ha particolarmente convinto ed emozionato? Il tentativo di suicidio di Marlene, all’ultimo momento salvata da chi aveva il compito di spiarla!