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Post su Film, Libri, Mostre, Esperienze di vita, Fumetti, Cartoni Animati e quello che mi piace ed anche che mi piace di meno.
Gerd
Wiesler: Molte persone la amano perché lei è come è.
Christa-Maria
Sieland: Un attore non è mai quello che sembra.
Gerd
Wiesler: Lei sì. L'ho vista recitare a teatro e sul palcoscenico
lei era...era la stessa che è adesso. Era così come è adesso.
Christa-Maria
Sieland: E lei sa come sono?
Gerd
Wiesler: Io sono il suo pubblico.
Christa-Maria
Sieland: Devo andare.
Gerd
Wiesler: E dove va?
Christa-Maria
Sieland: Devo vedere una vecchia compagna di scuola.
Gerd
Wiesler: Ecco, lei ora non è più se stessa.
Christa-Maria
Sieland: No?
Gerd
Wiesler: No.
Christa-Maria
Sieland: La conosce molto bene questa Christa-Maria Sieland.
Secondo lei potrà fare del male a un uomo che ama con tutta l'anima?
E arriverà a vendersi per il teatro?
Gerd
Wiesler: Vendersi per il teatro? Ma questo l'ha già fatto ed è
stato un pessimo affare. Lei è una grandissima attrice. Possibile
che non lo sappia?
Christa-Maria
Sieland: E lei è una persona buona.
(Capitano
Gerd Wiesler/Ulrich Mühe e Christa-Maria
Sieland/Martina Gedeck in “Le vite degli altri”, di Florian
Henckel von Donnersmarck - 2006)
Ho apprezzato la riflessione sul rapporto fra i
ragazzi, poi adulti, che si innamorano negli anni 40 e si accompagnano
durante la loro vita. Somiglianze e vicinanze, discordanze e allontanamenti.
Ciò che mi rende ancora più interessante quest'opera è l'analisi, o il
tentativo di analisi, il ragionamento su un passaggio storico, quale la
"caduta" ed il "crollo" dei governi che si ispiravano, o
avrebbero dovuto ispirarsi, al socialismo reale.
I cani neri sono una efficace metafora del
male che si è liberato. Male che si è diffuso ed ha invaso l'Europa, ingannando
buona parte di noi e di chi ci prospettava un periodo di pace e prosperità per
tutti. Avendo letto il libro diversi anni fa, questa sensazione di
"profezia" suggerita da parte di Ian McEwan mi si è accentuata.
Jeremy, il protagonista, ha perso i genitori a otto
anni in un incidente stradale: da allora è in cerca di sostituti che trova
nelle figure di June e Barnard, i genitori della ragazza che ha sposato. Da
questo momento il romanzo diventa la storia di June e Barnard. Il loro
incontro, il loro amore e la fede di entrambi nell'ideale comunista. Poi la
disgregazione del loro rapporto che nasce da inconciliabili modi di credere e
vedere la vita. A Jeremy che vuole trovare la chiave di queste due esistenze
resterà l'eterno dubitare su chi dei due ha un approccio vincente con la vita. (da IBS.it)
Alla
data del 9 novembre 1989 avevo da poco iniziato la mia non
particolarmente brillante carriera di liceale, la mia squadra di calcio del
cuore si apprestava ad una stagione di illusoria rinascita che si sarebbe
conclusa con la vittoria della coppa Uefa, molti dei miei coetanei tormentavano
i genitori allo scopo di farsi regalare un motorino.
Oltre
ciò, quella sera vidi in televisione decine di migliaia di berlinesi
dell'Est che si arrampicavano su quel muro che li divideva dal
settore occidentale della loro città. Ufficialmente stavano andando in viaggio
all'Ovest, o almeno questo sarebbe dovuto essere lo scopo da dichiarare per
ottenere uno specifico permesso. Nei fatti, dato il numero di berlinesi che si
presentarono ai posti di blocco, considerata la confusione che si creò nella DDR
e nei suoi funzionari quel giorno, nessun controllo fu effettuato e così
tedeschi dell'Est e tedeschi dell'Ovest si incontrarono per festeggiare,
cantare e ubriacarsi insieme.
Il
9 novembre 1989 è quindi considerata la data della caduta del Muro,
sebbene ancora non fosse caduto un bel niente e solo dopo qualche giorno
sarebbe cominciata la compravendita di mattoni usati più lucrosa della storia,
come nel 2002 avrebbe detto Alex Kerner/Daniel Brüh, protagonista di “Good Bye Lenin!”
Pochi,
forse nessuno, in quegli anni avrebbero potuto prevedere una cosa del genere.
Certo il presidente Reagan disse al signor Gorbačëv di abbattere quel muro, ma
era sostanzialmente una sbruffonata da attore di Hollywood, molto lontana dal
romantico ed evocativo "Ich bin ein Berliner" di Kennedy. Quindi
si fu presi molto di sorpresa, ci si fece trovare impreparati ad un tale evento,
soprattutto impreparato era il compagno segretario Erich Honecker che
solo pochi mesi prima dichiarava che il Muro sarebbe rimasto per altri
cento anni.
25
anni cominciano ad essere parecchi e
quindi un ricordo, qualcosa di simile ad una celebrazione può essere
giustificabile. In fondo ero un bambino ed ora sono un padre. Sono rimasto un
pirla ma adesso porto la barba e posso fare il “figo” dicendo “io c'ero”, o
almeno “io ho visto!”.
Un
libro per ricordare il periodo storico che “giustificava” il Muro?
“Imperium”
di Ryszard Kapuscinski (Feltrinelli).Si raccontano l’età di massima affermazione sovietica, il trionfo del
comunismo nell’Est Europa e poi il declino. Sessantamila chilometri di storia,
per un viaggio cominciato nel 1939 e concluso nel 1991.
Un
fumetto per ripercorrere la storia di Berlino nel novecento?
“Berlino
– Una Città divisa” di Marvano.
Trilogia
ambientata in epoche diverse e dedicata alla drammatica situazione berlinese
venutasi a creare in seguito alla sconfitta del Terzo Reich. 1943, 1945 e 1961,
tre anni chiave della storia di Berlino e, di riflesso, di quella del mondo
intero.
Un
romanzo per farsi un'idea del Muro e di Berlino prima della riunificazione?
“Il
Cielo Diviso” di Christa Wolf
(Edizioni E/O). La scrittrice che ha incarnato la figura di intellettuale
dell’Est racconta una storia d’amore. Quella fra Rita e Manfred, cresciuta,
vissuta e naufragata all’ombra del Muro, della Cortina di Ferro e dei grandi
eventi storici collegati.
Ma
soprattutto un film!
“Le
Vite degli altri”, di Florian
Henckel von Donnersmarck, vincitore del Premio Oscar per il miglior film stranieronel 2007.
La
vita quotidiana a Berlino Est negli anni ottanta, attraverso la vicenda
di un capitano della STASI, splendidamente ed intensamente interpretato
da Ulrich Muhe, incaricato di spiare lo scrittore Georg Dreyman (un
fascinoso e talentuoso Sebastian Koch) e la sua compagna Crista-Maria
Sieland (carnale e seducente prova di Martina Gedeck, da apprezzare
anche in ”La Banda Bader-Meinhof”). Un percorso di ripensamento e
riflessione sulla propria esistenza, sulla propria vita, da parte di chi, per
mestiere, si trova ad osservare la vita di altri. “Le vite degli altri”
è incalzante come un thriller, appassionato e doloroso come un dramma,
capace di mettere in scena il grigiore e la desolazione, la solitudine e
l’angoscia, la crudeltà fin troppo umana di personaggi più che credibili che
non solo per dovere, ma soprattutto per capriccio e tornaconto personale, sono
disposti e disponibili a rovinare l’esistenza di uomini e donne comuni, che
desiderano vivere la loro vita. Attori eccezionali, ricostruzioni accurate,
luoghi autentici opportunamente scelti e una efficace colonna sonora per
assistere a come le vite di uno scrittore e di una attrice contagiano lo squallore
e la crudeltà di un funzionario del temuto Ministero per la Sicurezza dello
Stato, la STASI appunto.
Ambientazione,
trama e suggestioni sono state riprese nell’albo numero 16, “Friedrichstrasse”,
della collana “Le Storie” della Sergio Bonelli Editore.
Insomma,
dopo quella data la fine della DDR si avvicinò sempre più velocemente,
inesorabilmente.
E dire che aveva l’inno nazionale più bello,
suggestivo ed evocativo che abbia mai ascoltato, con un testo ancora oggi
emozionante!
Con grande piacere accolgo il ritorno della coppia Bilotta
e Mosca nella serie “Le Storie” della Sergio Bonelli Editore.
Dopo l’intensa “Il lato oscuro della luna”, un vero
gioiello di poesia e umanità, Alessandro Bilotta alla sceneggiatura e Matteo
Mosca ai disegni ci regalano “Friedrichstrasse”, una storia
drammatica, da apprezzare per la capacità di suscitare sensazioni e offrire una
trama ricca ed intrigante dove non mancano colpi di scena e momenti
veramente emozionanti.
L’albo è dichiaratamente ispirato al bellissimo “Le
vite degli altri”, del regista tedesco Florian Henckel von Donnersmarck,
un capolavoro di dramma e poesia, a livello visivo e di sceneggiatura.
Ambientazione e trama sono le stesse, ovvero la Germania Est patria del
socialismo e la pervasiva azione della STASI(Ministerium fűr
Staatssicherheit, Ministero per la Sicurezza dello Stato).
Quello che avvince e convince il lettore è la precisa
sceneggiatura, che si risolve in una storia con momenti intensi, dove il
senso del dramma e le emozioni suscitate vengono esaltate in una trama con
tratti polizieschi ed intimisti. Il “compagno capitano” Friedrich(suggestivo
il collegamento con la via da cui il titolo dell’albo) e la cantante “di
regime” Marlene Becker ci mostrano tutta la loro umanità, il loro
vissuto e le loro vite “ai tempi del Muro”, senza nasconderci anche gli abissi
ed i traumi che li hanno resi quello che sono e che poi li portano ad azioni e
scelte che il lettore scopre e osserva, impossibilitato a non entrarci dentro e
farsene conquistare.
Come detto non mancano colpi di scena ed eventi
imprevisti, ma tutto nella trama sapientemente disegnata ed ampiamente
valorizzata da tavole precise e rigorose, in grado di ricostruire interni ed
esterni in modo molto fedele e rispettoso della realtà, ma anche di
rappresentare turbamenti ed emozioni profondamente umane.
Sono molto sensibile a quel periodo storico e
mi lascio catturare da certe ambientazioni, per cui non nascondo di essermi
gustato l’albo per intero, dispiacendomi che non ci fosse qualche altra pagina
a disposizione di sceneggiatore e disegnatore, anche solo per prolungare il
piacere di una narrazione che coglie a piene mani dalle tecniche
cinematografiche, che ha riferimenti vari e vincenti (sia letterari che
di altro tipo) e che avrebbe anche potuto approfondire le psicologie di
altri personaggi (funzionari della STASI e familiari di Friedrich ad
esempio).
Una “scena” che mi ha particolarmente convinto ed
emozionato? Il tentativo di suicidio di Marlene, all’ultimo momento salvata da
chi aveva il compito di spiarla!