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martedì 5 ottobre 2021

Samuel Stern #19 - I Sotterranei di Edimburgo


 

L'albo numero 19 di Samuel Stern ci fa scoprire qualcosa di più su Edimburgo e la sua storia.

In passato Edimburgo fu afflitta da una grave ondata di peste, così chi la amministrava e governava decise di sigillare la città condannandone i cittadini. Edimburgo fu ricostruita, ma una vecchia zona rimase inaccessibile fino ai giorni nostri, popolata da fantasmi.

La narrazione, ai giorni nostri, è opera di un attore di scarso successo che recita in quei luoghi, all'interno di un "ghost tour" in cui spiega i segreti dei sotterranei edimburghesi. Alan, questo il suo nome, è una vecchia conoscenza di Samuel, che, incontratolo, intuisce cosa ci sia dietro un interesse non solo professionale. I fantasmi che "evoca" nel suo lavoro sembrano ormai dentro di lui.

La lettura dona inquietudine ed un certo senso di smarrimento, con quel tanto di brivido che è lecito cercare in una serie come questa. Merito di una buona storia che sa cogliere e sfruttare l'atmosfera, oltre che di una efficace e coinvolgente caratterizzazione del protagonista già citato. 

I disegni, inoltre, arricchiscono la resa totale ed esaltano la narrazione grazie a sfumature ed un uso sapiente delle ombre.

Samuel Stern 19 – Bugs Comics

venerdì 23 maggio 2014

Mortemer, la Dama Bianca - Editoriale Cosmo


Un’antica abbazia, peraltro realmente esistente in Normandia, infestata, dai fantasmi, apparizioni, rumori sinistri, una maledizione che si abbatte su chiunque voglia mettere le mani su un tesoro nascosto. Quali ingredienti migliori per una ghost story, con qualche elemento gotico e un leggero aggiornamento di temi e ambientazioni? Questo è possibile trovare leggendo le pagine e facendosi catturare da “Mortemer”, abilmente sceneggiato da Valérie Mangin e ottimamente disegnato e colorato da Mario Alberti (una vecchia conoscenza per chi ama, o ha amato, Nathan Never).

Non si tratta di un vero e proprio horror, bensì di una rivisitazione di situazioni classiche per trattare e rappresentare orrori più quotidiani e rappresentare le umane nefandezze e bassezze. Tanti spunti e diversi temi, dei quali solo alcuni vengono sviluppati, forse anche per risaltare le personali intenzioni della Mangin e le doti di Alberti.

La narrazione in prima persona (posizionata nel futuro, poiché la storia è ambientata nel 2050), debitrice anche nei confronti del cinema, è suggestiva e accattivante, riuscendo a completarsi attraverso gli evocativi disegni ben colorati. Le scene notturne sono splendidamente inquietanti e narrativamente invitanti, svelando i vari elementi che compongono la storia mano a mano che si procede nella lettura, la quale non può accettare pause o stacchi di sorta, poiché la suspense cresce fino ad un finale che, sebbene non sia poi così “a sorpresa”, poiché gli indizi sparsi per le pagine risultavano, in conclusione, abbastanza indicativi, ripaga il lettore ed esalta le capacità di scrittura e di rappresentazione degli autori.

martedì 4 giugno 2013

I Fantasmi di Henry James



«Henry James amava troppo il mondo che conosciamo per crearne uno che non conosciamo. Non possedeva affatto la fantasia del visionario; la sua vocazione era drammatica, non lirica. […] I fantasmi di Henry James non hanno nulla in comune con i vecchi spettri violenti: i feroci pirati grondanti sangue, i cavalli bianchi, le signore senza testa che vagano per oscuri sentieri e lande battute dal vento. Hanno le loro origini dentro di noi. Sono presenti ogni qual volta l’emozione supera le nostre capacità espressive; ogni qual volta nell’ordinario emerge l’alone dello straordinario». Virginia Woolf, I racconti di fantasmi di Henry James (1921).

I fantasmi che ci propone Henry James si mostrano alla luce del sole, sono fantasmi che camminano senza bisogno di catene o bianche lenzuola, non si servono di effetti speciali, non si presentano attrezzati ed accompagnati da macchie di sangue, grida, rumori sinistri od ultraterreni e altri elementi gotici.
Henry James
Ho letto Il “Giro di Vite” (1898) e “Gli Amici degli Amici” (1896), dove il romanziere attinge dalle tematiche soprannaturali, evidentemente per lui interessanti e stimolanti, e vi aggiunge situazioni nuove, non inventa nuove apparizioni ossessionanti, ma ne sfrutta le potenzialità per un’indagine nell’animo umano e nelle coscienze dei personaggi che presenta. L’autore in queste due brevi opere, e a quanto ho rilevato anche in altre, attraverso la “sua” tecnica di presentare le vicende attraverso il ricordo e la narrazione di uno dei personaggi, ha utilizzato l’ormai un po’ abusato racconto di fantasmi, di presenze inquietanti, di apparizioni inspiegabili per arricchirlo e rendere così qualcosa di nuovo e straordinariamente moderno, per l’epoca in cui le ha scritte.
Ne “Il Giro di Vite” e ne “Gli Amici degli Amici” la cosa che più interessa alle due protagoniste è la percezione, il rilevare i fantasmi (o quel che sono), in entrambe infatti la percezione e la conoscenza si sostituiscono all’oggetto percepito o da percepire. Nella prima opera l’istitutrice è spaventata in minor misura dalla visione di Peter Quint che non dalla possibilità che i ragazzi a lei affidati abbiano anch’essi la stessa visione, mentre la giovane donna in procinto di sposarsi nella seconda storia è scossa e resa inquieta dalla possibilità e poi dalla certezza che il fidanzato, dotato di particolari “capacità”, si intrattenga con il fantasma, o presenza, di una amica deceduta poco tempo prima, e che è stata all’origine di un processo di autocoscienza e presa di contatto con il proprio intimo più vero.
“Come puoi nasconderlo, quando sei perdutamente innamorato di lei, inebriato dalla felicità che lei ti offre – Frenai il suo pronto diniego con un gesto della mano – L’ami come non hai mai amato e, passione per passione, lei te ne restituisce in egual misura! Ti domina, ti tiene stretto, ti possiede! Una donna, in una situazione come la mia, intuisce, sente e vede. Non sono una sciocca, una somara, che deve essere ‘attendibilmente informata’. Tu ti avvicini a me meccanicamente, pieno di scrupoli, con gli avanzi della tua tenerezza e i rimasugli della tua vita. Ma io posso rinunciare a te. Non posso, invece, condividerti. La parte migliore di te appartiene a lei; so quanto vale e ti cedo liberamente a lei per sempre!”.
(Gli Amici degli Amici - trad. Barbara Placido)



Henry James ci presenta i nostri fantasmi e ci mette nelle condizioni di affrontare noi stessi, più che qualcuno che, altro da noi, provenga da un’aldilà o da zone sconosciute, poiché alcune delle vicende narrate non è escluso che accadano solo nella mente dei protagonisti (governante, fidanzato) e non nella realtà (il dubbio rimane). Questo è veramente moderno e non ci meraviglia il fatto che il Cinema se ne sia accorto. Pensiamo anche solo al film “The Others” con una intensa Nicole Kidman.

“La mia implacabile gelosia – era questa la maschera di Medusa. Non era morta con la morte di lei, le era sopravvissuta, plumbea, e si nutriva di indicibili sospetti”.
(Gli Amici degli Amici - trad. Barbara Placido)

«Sarebbe sbagliato sostenere che il fantastico possa esistere solo in una parte dell’opera. Vi sono testi che mantengono l’ambiguità sino alla fine, il che vuol dire anche al di là. Richiuso il libro, rimarrà l’ambiguità. Un esempio degno di rilievo è quello del romanzo di Henry James: Il giro di vite. Il testo non ci consentirà di decidere se dei fantasmi si aggirano nella vecchia proprietà o se si tratta di allucinazioni dell’istitutrice, vittima del clima inquietante che la circonda» Cvetan Todorov, La letteratura fantastica (1970).
The Others di AlejandroAmenabar