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Post su Film, Libri, Mostre, Esperienze di vita, Fumetti, Cartoni Animati e quello che mi piace ed anche che mi piace di meno.
Lasciai
cadere il tempo sul tuo nome, come
si adagia il marmo sulla terra e l’acqua
si sparge sulle braci. Mi vestii di
lutto come le donne che disfano le
culle vuote da tanto le guardano; e vidi il
sangue scendere finalmente sulla ferita, come
la cera che si rapprende sul palmo della mano prima
di perdersi nelle dita in polvere. Se ti
dimenticai, fu perché volli qualcuno che mi chiamasse,
un corpo che fosse un altro sul mio corpo,
una voce offerta per la mattina. Ma niente,
ma nessuno. Se il tempo non si fosse
abbattuto sul tuo nome, avrei potuto almeno
ora ricordarti – poiché non c’è lapide
senza corpo né cenere che non abbia arso.
E la casa è oggi più fredda che mai:
lasciai passare il tempo sul tuo nome,
e non c’è focolare, non c’è nido, non ci sono figli
che si possano perdere da me, né candele
per riempire di memoria questo silenzio.
(Maria
Do Rosario Pedreira – Trad. Mirella Abriani)
Linus e David Larrabee
sono i due figli di una famiglia molto ricca. Linus, impegnato a
gestire l’impero aziendale di famiglia, non ha tempo per costruirsi
una famiglia. David, anche se è impiegato nell’azienda di
famiglia, non si presenta mai al lavoro, ma passa tutto il tempo a
correre dietro alle ragazze ed è già stato sposato tre volte.
Sabrina Fairchild è la giovane e timida figlia dell’autista dei
Larrabee, innamorata da sempre di David. Per distoglierla, suo padre
la manda a Parigi per due anni a fare un corso di cucina. Quando
torna, finalmente cattura l’attenzione di David, ma Linus si mette
di mezzo e studia un piano per rispedirla a Parigi.
“Sabrina”
potrebbe sembrare, ad uno spettatore di oggi, una semplice romantic
comedy, per di più convenzionale, mentre ne costituisce,
invece, uno degli archetipi.
Come se non bastasse,
alcuni elementi conferiscono al film un taglio, un carattere ed
un’atmosfera pressoché irripetibili. Pensate, a tal riguardo, a
cosa combinò Sydney Pollack, non propriamente l'ultimo arrivato, con
il non necessario remake.
In primo luogo c’è
Audrey Hepburn, che è tutto fuorché convenzionale.
Con la sua aria sognante,
di fanciulla sospesa fra due mondi, quello dei ricchi e quello dei
loro servitori, nonché tra due
luoghi (Long Island e Parigi), dona vita sullo schermo
ad una Cenerentola perfetta. Oltre che richiamare, con l'eleganza e
la classe che non le si poteva non riconoscere, il suo ruolo in
Vacanze romane, dove era certamente una principessa, ma soprattutto
una ragazza qualunque, desiderosa di vivere la sua giovinezza, di
divertirsi ed innamorarsi, lei stessa sospesa tra due mondi.
Poi ci sono William
Holden e Humphrey Bogart. Il primo uno dei pupilli di
Billy Wilder, con cui andava d'accordissimo, il secondo litigioso ed intrattabile, tanto che questo sarà l'unico suo film
con il grande regista. Due divi per Cenerentola, due volti per lei!
Holden che interpreta, meravigliosamente, un personaggio tutto
sommato bidimensionale. Bogart che, più o meno involontariamente,
“gioca” con il proprio ruolo ed i suoi ruoli precedenti, offrendo
invece agli spettatori una figura complessa, fornita di una ambiguità
intrigante per quanto, in prima battuta detestabile, per giungere,
infine, a fare l'occhiolino agli ammiratori, proponendo di sfuggita
l’irresistibile duro dal cuore tenero dei tanti film da lui
interpretati.
Che abbia diretto film
noir, drammi, storie d'amore, opere di denuncia o commedie, Billy Wilder ha sempre
dimostrato di saper fare Cinema!
John
Keats: Ho fatto un tale sogno stanotte. Fluttuavo sopra gli
alberi con le mie labbra unite ad una bellissima figura. Per quella
che mi è apparsa un'eternità. Cime di alberi erano spuntate sotto
di noi e ci riposavamo sopra di loro con la leggerezza di una nuvola.
Fanny:
Chi era la figura?
John
Keats: Dovevo avere gli occhi chiusi perché non ho memoria.
Fanny:
Ma avete memoria delle cime degli alberi.
John
Keats: Non quanto abbia memoria delle labbra.
Fanny:
Le labbra di chi? Erano le mie labbra?
(John
Keats/Ben Whishaw e Fanny Brawne/Abbie Cornish in “Bright Star”,
di Jane Campion - 2009)
“Non amate
mai una creatura selvatica, signor Bell,“ lo ammonì Holly. "E’
stato questo lo sbaglio di Doc. Si portava sempre a casa qualche
bestiola selvatica. Un falco con un'ala spezzata. E una volta un
gatto selvatico adulto con una zampa rotta. Ma non si può dare il
proprio cuore a una creatura selvatica; più le si vuol bene più
forte diventa. Finché diventa abbastanza forte da scappare nei
boschi. O da volare su un albero. Poi su un albero più alto. Poi in
cielo. E sarà questa la vostra fine, signor Bell, se vi concederete
il lusso di amare una creatura selvatica. Finirete per guardare il
cielo.”
(Colazione
da Tiffany, Truman Capote – trad. Bruno Tasso)
Giovanni Boldini (1842-1931),
Mademoiselle De Nemidoff
Ti ha portata novembre. Quanti mesi durerà la dolceamara vicenda di due sguardi, di due voci? Se io avessi una leggenda tutta scritta direi che questo tempo che ci sfiora ci appartiene da sempre. Ma non sono che un uomo fra mille e centomila ma non sei che una donna portata da novembre e un mese dona e un altro ci saccheggia. Sei una donna che adesso tiene un naufrago impaziente dimmi tu sei scoglio o continente?