L'uomo è ciò che mangia/Der Mensch ist, was er isst.
(Ludwig Feuerbach)
Ken Watanabe in “Inception”, di Christopher Nolan - 2010
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“La vita dell'uomo d'oggi non è favorevole all'approfondimento. Essa rinunzia alla calma e alla contemplazione, è vita di inquietudine e di fretta, un gareggiare senza scopo e senza significato. Chi resta solo un attimo fermo, è già superato nell'attimo seguente. E con le urgenze della vita esteriore, si rincorrono anche impressioni, esperienze, sensazioni. Siamo sempre dietro alla novità, ci domina quanto è ultimamente accaduto, ed è dimenticato quel che lo precedeva, prima che si avesse il tempo di distinguerlo, non diciamo di comprenderlo. Viviamo da sensazione a sensazione. E si infiacchisce il nostro acume, si ottunde il nostro sentimento del valore, nella caccia al sensazionale.”
(Nicolai Hartmann, da “Etica”, trad. V. Filippone Thaulero)
La ronda dei carcerati (1890), Vincent Van Gogh - museo Puskin di Mosca
“La critica spesso rivolta, nella prima metà del secolo XIX, al sistema carcerario (la prigione non è sufficientemente punitiva: i detenuti hanno meno freddo, meno fame, minori privazioni, nel complesso, di molti poveri e persino di molti operai) indica un postulato che non è mai stato chiaramente abbandonato: è giusto che un condannato soffra fisicamente più degli altri uomini. La pena ha difficoltà a dissociarsi da un supplemento di dolore fisico. Cosa sarebbe, un castigo incorporeo?”
(Michel Foucault, “Sorvegliare e Punire” - Einaudi)
Rosencrantz: Tu credi che la morte possa essere una nave?
Guildenstern: No, no, no... la morte no: la morte non è. Cerca di capirmi, la morte è la negazione totale, il non essere. Non si può non essere su una nave.
Rosencrantz: A me è capitato spesso di non essere su una nave.
Guildenstern: No, è diverso, tu eri, ma non su una nave.
(Rosencrantz/Gary Oldman e Guildenstern/Tim Roth in “Rosencrantz e Guildenstern sono morti”, di Tom Stoppard - 1990)
“Uno spettro si aggira per l'Europa: lo spettro del comunismo. Tutte le potenze della vecchia Europa si sono coalizzate in una sacra caccia alle streghe contro questo spettro: il papa e lo zar, Metternich e Guizot, radicali francesi e poliziotti tedeschi.”
(Il Manifesto del Partito Comunista, di Karl Marx e Friedrich Engels – trad. Lucio Caracciolo)
"Ricordo che nel 1976 il linguista Tullio De Mauro, di recente scomparso, aveva fatto una ricerca per vedere quante parole conosceva un ginnasiale: il risultato fu circa 1600. Ripetuto il sondaggio vent'anni dopo, il risultato fu che i ginnasiali del 1996 conoscevano dalle 600 alle 700 parole. Oggi io penso che se la cavino con 300 parole, se non di meno. È un problema? Sì, è un grosso problema perché, come ben ha evidenzialo Heidegger, noi riusciamo a pensare limitatamente alle parole di cui disponiamo, perché non riusciamo ad avere pensieri ai quali non corrisponde una parola. Le parole non sono strumenti per esprimere il pensiero, al contrario sono le condizioni per poter pensare."
(da "La parola ai giovani: dialogo con la generazione del nichilismo attivo", di Umberto Galimberti)
Cos'è dunque la malinconia? È l'isterismo dello spirito. Giunge un momento nella vita dell'uomo in cui l'immediatezza diviene quasi matura e in cui lo spirito esige una forma superiore nella quale afferrare se stesso come spirito. Come spirito immediato l'uomo è una cosa sola con tutta la vita terrena, e lo spirito si vuol quasi raccoglier fuori da questa dispersione, e trasfigurarsi in se stesso: la personalità vuole diventare cosciente di sé nel suo eterno valore. Se questo non accade, se il movimento si ferma, e viene represso, subentra la malinconia.
(Søren Kierkegaard, in “Aut – Aut” - trad. K. Montanari Gulbrandsen e Remo Cantoni)
Il carnevale, in opposizione alla festa ufficiale, era il trionfo di una sorta di liberazione temporanea dalla verità dominante e dal regime esistente, l'abolizione provvisoria di tutti i rapporti gerarchici, dei privilegi, delle regole e dei tabù. Era l'autentica festa del tempo, del divenire, degli avvicendamenti e del rinnovamento. Si opponeva ad ogni perpetuazione, ad ogni carattere definitivo e ad ogni fine. Volgeva il suo sguardo all'avvenire incompiuto.
(Michail Bachtin, da“L'opera di Rabelais e la cultura popolare. Riso,
carnevale e festa nella tradizione medievale e rinascimentale”, Torino,
Einaudi, 1979)
Bisognerebbe rinunciare a cercare l'essenza delle cose. È una brutta
piega presa dalla nostra mente questo voler fissare in ogni occasione
l'evanescente e scovarne la ragione durevole. Non c'è niente dietro a
niente. Ma può esserci qualcosa in noi. È a questo che è necessario
aggrapparsi.
Emil Cioran
Ogni tipo di dipendenza è cattiva, non importa se il narcotico è l'alcool o la morfina o l'idealismo.
(Carl Gustav Jung)