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Post su Film, Libri, Mostre, Esperienze di vita, Fumetti, Cartoni Animati e quello che mi piace ed anche che mi piace di meno.
Ero
contento. Quella sera avevo un appuntamento. Qualcuno da toccare, da
guardare, con cui parlare. Con cui dimenticare la morte, pane
quotidiano.
La donna mi
piaceva. Mi era piaciuta fin dalla prima volta che l’avevo vista in
un caffè di Panama City. In quell’occasione accompagnava l’uomo
corpulento che ci aveva dato le istruzioni necessarie e le parole
d’ordine per passare in Costa Rica, e da lì proseguire fino al
confine settentrionale dove ci saremmo uniti al grosso della brigata.
(Luis
Sepúlveda, “Incontro
d'amore in un paese in guerra” - trad. Ilde Carmignani)
Resta con me, non
andartene. Già bolle il caffè
turco della notte eresiarca, come azzurre fiammelle
di ponce sfavillano le lampadine giranti
del Luna Park. Non affogare nel ròtor,
nel grinzo gorgo dei casamenti
impazziti, dove scurrili bellocce
si impinzano di fricandò e di
soffritti. A tante storie consunte
si aggiunga anche questa, ma resta, furbastra barbiera e
giumenta: imbrattami di noia, di
falsa gioia, di paroline spumose e
posticce, perché, come in tempi
lontani, io mi senta stupidamente felice. (Angelo
Maria Ripellino)
Ma ecco l’ora della notte, quando dal profondo dello spazio si sporge il volto della terra scarruffato, impervio, che dobbiamo consolare noi con le nostre veglie tristi e i
lumi fiochi di un firmamento cittadino. Il vento degli abissi neri e viola agita gli orti risecchiti, porta il gemito per le vie dei gatti, sbatte le imposte sconficcate, fuori delle pareti chi s’attenta vede il vento, la lanterna, gli ubriachi. Dici, che m’ha portato questo giorno? o nulla o poco più di quel che lascia apparire e sparire nei giorni bassi ostinati la cortina di pioggia aperta e chiusa, alberi, brani di città, carriaggi, persone, pioggia nella pioggia, fumo.
Gustave
Caillebotte, “Strada di Parigi, tempo piovoso”, 1877 - The
Art Institute of Chicago
Cominciai a
camminare senza meta, percorrendo strade che mi sembravano più vuote
che mai, convinto che se non mi fossi fermato, se avessi continuato a
camminare, non mi sarei reso conto che il mondo che credevo di
conoscere non c’era più.
(Carlos Ruiz
Zafón - in “Il Gioco dell’Angelo", trad. Bruno Arpaia)
“La
vita dell'uomo d'oggi non è favorevole all'approfondimento. Essa
rinunzia alla calma e alla contemplazione, è vita di inquietudine e
di fretta, un gareggiare senza scopo e senza significato. Chi resta
solo un attimo fermo, è già superato nell'attimo seguente. E con le
urgenze della vita esteriore, si rincorrono anche impressioni,
esperienze, sensazioni. Siamo sempre dietro alla novità, ci domina
quanto è ultimamente accaduto, ed è dimenticato quel che lo
precedeva, prima che si avesse il tempo di distinguerlo, non diciamo
di comprenderlo. Viviamo da sensazione a sensazione. E si
infiacchisce il nostro acume, si ottunde il nostro sentimento del
valore, nella caccia al sensazionale.”
“Un’altra
locomotiva, potente questa, da espresso, con due gran ruote voraci,
sostava sola, sbuffando dal fumaiolo un denso fumo nero che saliva
dritto, lento lento nell’aria tranquilla.”
“Quante
persone! Altra folla, una folla infinita in mezzo al rollio dei
vagoni, al fischio delle locomotive, al ronzio del telegrafo, al
suono dei campanelli! Era come il gran corpo di un gigante sdraiato
sulla terra, la testa a Parigi, le vertebre lungo tutti i binari, le
membra aperte delle diramazioni, i piedi e le mani a Le Havre e agli
altri capolinea. Passava e ripassava, meccanico, trionfale, dritto
verso il futuro con matematica esattezza, ignorando volontariamente
quanto di umano restava ai suoi due estremi nascosto ma tenace,
l’eterna passione, l’eterno delitto.”
“Agli
orari regolamentari i treni passavano incrociandosi ormai sui due
binari, la circolazione era stata completamente ripristinata.
Passavano inesorabili, indifferenti nella loro meccanica onnipotenza,
senza sapere nulla di quei drammi, di quei delitti. Che importanza
avevano alcuni sconosciuti tra la folla caduti durante il cammino,
schiacciati sotto le ruote?! I morti erano stati rimossi, il sangue
lavato, si ripartiva per andar laggiù, verso il futuro.”
“Non
importavano le vittime schiacciate dalla locomotiva in corsa! Non era
comunque diretta verso il futuro, incurante del sangue versato? Senza
guida, in mezzo al buio, come una bestia cieca e sorda scagliata
contro la morte correva, correva, carica di carne da cannone, di
soldati già rimbambiti di stanchezza, sbronzi, che cantavano.”
Speriamo di incontrare qualcuno con lo stesso spirito di Zooey Deschanel!
O anche solo con la stessa voce!
It's
february, the day's fourteen but
from the look on your face you
don't know what that means Don't
even try it, don't try to deny it you
forgot it was Valentine's Day You
tried to scramble and whip something up but
your balloons say 'Happy Birthday' Your
card says 'Mazel Tov' There's
no mistaking, don't bother faking You
forgot it was Valentine's Day I
bought you a sweater and baked you some cupcakes And put on some nice
lingerie You
gave me your iPod and the cash in your pockets And
a USA today(and it wasn't even from today it was from an old hotel) You
said you made plans but it didn't seem right When
we went to Olive Garden at 11:15 at night Your
reservation should be in quotations You
forgot about Valentine's Day I
know I'm angry but later I'll be fine You're
just a moron But
at least you're mine and
you can bet I'll never let you forget When
you forgot about Valentine's Day
“Quando
si viaggia in macchina attraverso gli Stati Uniti, inizialmente le
distanze possono sembrare una cosa marginale, uno scomodo dato di
fatto con cui fare i conti, al massimo la ragione per cui bisogna
guidare parecchie ore per spostarsi da una città all’altra: a un
certo punto però, un centinaio di chilometri dopo l’altro, una
stazione di servizio dopo l’altra, queste grandi distanze
cominciano ad acquisire un significato nuovo, e ci si chiede se
l’America non sia soprattutto quello che sta in mezzo, tra un posto
e l’altro.”
"E
in tutto quel piangere, quel credere di chiamare a gran voce
qualcuno, una sola cosa riusciva a pensare: che non aveva un posto
dove andare, non poteva riconoscersi in un momento qualunque, non era
atteso, non disponeva di una destinazione nello spazio come nel
tempo; mentre avanzava con tanta furia restava fermo, seguitando a
schiantarsi sempre intorno allo stesso punto."
(Ian
McEwan, “Bambini nel tempo” - trad. Susanna Basso)
... And
Jesus was a sailor when he walked upon the water And
he spent a long time watching from his lonely wooden tower And
when he knew for certain only drowning men could see him He
said all men will be sailors then until the sea shall free them But
he himself was broken, long before the sky would open Forsaken,
almost human, he sank beneath your wisdom like a stone …
... cantavano
come non sanno cantare
che i sogni del cuore, che
cantano forte e non fanno rumore. ... (Giovanni
Pascoli, “Il sonnellino”, da Canti di Castelvecchio)