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lunedì 9 marzo 2026

Citazioni Cinematografiche n.658

 

David: Posso farti una domanda, padre?
Peter Weyland: Prego.
David: Se tu hai creato me... chi ha creato te?
Peter Weyland: Ah, l'Antico Quesito... a cui spero che noi due risponderemo, un giorno. Tutto questo... tutti questi prodigi dell'arte, del design, dell'ingegno umano... tutti assolutamente insignificanti di fronte all'unico quesito importante: da dove veniamo noi? Io mi rifiuto di credere che il genere umano sia un sottoprodotto casuale di combinazioni molecolari, o anche il risultato di un mero caso biologico. No, dev'esserci di più. E tu e io, figlio mio, lo scopriremo.
David: Permettimi, quindi, un attimo di riflessione: tu cerchi il tuo creatore, io sto guardando il mio. Io ti servirò, eppure tu sei umano. Tu morirai, e io no.
Peter Weyland: Versami il tè, David.

(David/Michael Fassbender e Peter Weyland/Guy Pearce in “Alien: Covenant” - 2017)








lunedì 2 marzo 2026

Citazioni Cinematografiche n.657

 

Rapporto finale della nave Prometheus: la nave è distrutta, tutto l'equipaggio è morto. Se ricevete questo messaggio, non tentate di raggiungere il luogo da cui proviene. Qui c'è solo morte adesso. E io sto per lasciare questo pianeta. È il primo giorno dell'anno, l'anno del Signore 2094. Io mi chiamo Elizabeth Shaw, sono l'unico superstite del Prometheus e sto ancora cercando.

(Elizabeth Shaw/Noomi Rapace in “Prometheus”, di Ridley Scott – 2012)





mercoledì 19 marzo 2025

Si mangia #1

 

Harrison Ford in “Blade Runner”, di Ridley Scott - 1982


Danny Aiello in “La rosa purpurea del Cairo”, di Woody Allen - 1985


Emmanuelle Béart in “Pranzo di Natale”, di Danièle Thompson - 1999


Johnny Depp in “Edward mani di forbice”, di Tim Burton - 1990


Michelle Pfeiffer in “Paura d'amare”, di Garry Marshall - 1991



lunedì 10 giugno 2024

Citazioni Cinematografiche n.567

 

Okay, facciamo cinque conti: la missione esplorativa doveva durare 31 SOL, per sicurezza hanno mandato viveri per 68 SOL, la quantità per sei persone, ma ci sono solo io, quindi ne ho per 300 SOL, anche se penso di poter arrivare a 400 se li raziono. Quindi devo scoprire come fare a coltivare del cibo per tre anni su un pianeta in cui non cresce nulla. Per fortuna... io sono un botanico! Marte dovrà avere paura dei miei poteri fitologici!

(Mark Watney/Matt Damon in “Sopravvissuto - The Martian”, di Ridley Scott - 2015)





lunedì 4 marzo 2019

Citazioni Cinematografiche n.292

Dallas: Mi senti, Ripley?
Ripley: Sono qui.
Dallas: Siamo sterili, facci entrare.
Ripley: Che è successo a Kane?
Dallas: Gli si è attaccato addosso qualcosa, dobbiamo portarlo in infermeria immediatamente.
Ripley: Che genere di cosa, mi occorre una definizione esatta!
Dallas: Un organismo... Apri il portello.
Ripley: Un momento, se lui entra la nave può essere infettata, conosci la procedura di quarantena: ventiquattro ore per la disinfezione.
Dallas: Può morire in ventiquattr'ore, apri il portello!!
Ripley: Ascoltami: potremmo morire tutti facendolo entrare.
Lambert: Senti, vuoi aprire questo maledetto portello? Dobbiamo riportarlo dentro!
Ripley: No, non posso farlo. E se tu fossi al mio posto faresti lo stesso.
Dallas: Ripley, questo è un ordine: apri subito il portello, mi senti?
Ripley: Sì.
Dallas: Ti dico che è un ordine, mi senti?!
Ripley: Sì, ti sento. La risposta è negativa.
Ash : Portello interno aperto.

(Dallas/Tom Skerrit, Ripley/Sigourney Weaver e Ash/Ian Holm in "Alien", di Ridley Scott - 1979)




lunedì 14 maggio 2018

Citazioni Cinematografiche n.250

Angela: Tu non sembri una persona cattiva….
Roy: Ecco perché li frego tutti.


(Angela/Alison Lohman e Roy Waller/Nicholas Cage in "Il Genio della Truffa", di Ridley Scott - 2003)




 

sabato 13 maggio 2017

ALIEN - la Quadrilogia


Veicolo commerciale da traino 'Il Nostromo'
Equipaggio: sette
Carico: raffineria di 20,000,000 tonnellate di minerale grezzo
Rotta: rientro sulla Terra



In questi giorni è uscito al cinema “Alien Covenant”, sesto film della saga cinematografica di Alien e di fatto sequel del prequel “Prometheus”.

Non posso garantire che lo vedrò, ma posso invece intrattenere qualche accidentale o periodico lettore con le mie personali considerazioni sui film precedenti. Anzi sui primi quattro, quelli che dovrebbero comporre la Alien Quadrilogy.

ALIEN (1979): un horror nello spazio, con tutte le caratteristiche e le regole di un Horror B-Movie, ma con molto più tecnica, una grande attenzione nella caratterizzazione dei personaggi ed una sceneggiatura così esile da essere perfetta nella cura dei dettagli e dello sviluppo della vicenda.

Ridley Scott, quando faceva ancora film bellissimi, ridefinisce il genere science-fiction con tecnica, sagacia, astuzia ed una chiara visione di dove vuole andare e portare con sé lo spettatore. Si assiste ad un horror tecnologico, dove le due dimensioni, thriller e fantascienza si amalgamano e fondono perfettamente i loro elementi, protagonisti in una scenografia gotica inquietante ed irreale, ma che diviene reale nello svolgersi della vicenda. Infine in modo eclatante i panni dell'eroe passano definitivamente ad una donna, una indimenticabile Ellen Ripley/Sigourney Weaver, che, per dirla con le parole di Loredana Lipperini, “è diventata la capostipite di un nuovo tipo di eroina cinematografica e narrativa. Arrivò come una sorpresa felice, a dieci anni dall'esplosione dei movimenti delle donne: il tempo giusto perché non fosse rigidamente e politicamente corretta, ma perché costituisse un'alternativa alle altre donne del cinema di avventura. [...] Leggere Alien con gli occhi di Ripley significa ritrovare i temi capitali del femminismo in una storia di avventura e scoprire che anche i personaggi femminili possono essere protagonisti di un'epica. Possono uscire, evitare di singhiozzare su storie d'amore andate a male, calpestare spazi e cieli aperti, fare a meno di una casa e di una patria”.


ALIENS – SCONTRO FINALE (1986): il timone passa a James Cameron, che non modifica l'ambientazione claustrofobica ed angosciante. Rimane Ripley/Weaver, ma gli altri personaggi non sono parimenti caratterizzati ed approfonditi, puntando più sulle sequenze d'azione e sui ritmi di un film catastrofico, per un risultato comunque da non disdegnare.

ALIEN 3 (1992): qui cominciano i guai. David Fincher si sforza poco e si vede. Effetti non più tanto speciali, molte cose già viste e che alla lunga annoiano, dialoghi e sceneggiatura imbarazzanti tanto sono stupidi e poco curati. Trascurabile.


ALIEN: LA CLONAZIONE (1997): il valore dell'eroismo al femminile viene raddoppiato, alla Weaver si affianca Wynona Ryder, che non sfigura, ma purtroppo sebbene il film sia meglio del precedente (fare peggio sarebbe stata un'autentica impresa!) gli stimolanti temi proposti vengono resi in modo piatto e poco convincente, con sovrabbondanza di stereotipi e un po' troppo frettolosamente. Maggiore cura nella sceneggiatura avrebbe reso giustizia dei dilemmi che le eroine vivono e avrebbe reso maggiormente apprezzabile questo quarto episodio.


lunedì 27 marzo 2017

Citazioni Cinematografiche n.193

Frank Lucas: Tu pensi davvero che mettere me dietro le sbarre cambierà qualcosa per le strade? I tossici continueranno a farsi, ruberanno per farsi e poi moriranno. Mettermi dentro o lasciarmi fuori non cambierà niente.
Richie Roberts: E' così che stanno le cose.
Frank Lucas: Stanno proprio così, e che abbiamo Richie? Abbiamo me e te seduti qua, abbiamo quello stronzo spione dell'autista di mio fratello, hai un po' di eroina... ti servirà ben più di questo Richie.
Richie Roberts: Ho il possesso di eroina, spaccio, associazione a delinquere, corruzione di pubblico ufficiale, ho testimoni che ti hanno visto uccidere a sangue freddo, ho i tuoi conti all'estero, i tuoi beni immobili, le tue attività... tutto comprato coi soldi dell'eroina. E ho i genitori dei ragazzi morti di overdose del tuo prodotto, è questa la mia storia per la giuria, renderò tutto convincente; "quest'uomo ha assassinato migliaia di persone, l'ha fatto da un superattico guidando una Lincoln" a parte questo, non devi preoccuparti.
Frank Lucas: Va molto bene, ma è per questo che andiamo in tribunale , no Richie? Perché ho dei testimoni anche io: ho celebrità, ho personaggi dello sport.. io ho Harlem, Richie. Mi sono preso cura di Harlem e Harlem si prenderà cura di me , mi devi credere.
Richie Roberts: Ho più di questo, Frank.
Frank Lucas: Che hai?
Richie Roberts: Ho una fila di persone che vuole testimoniare contro di te che parte dalla porta e gira intorno al palazzo.
Frank Lucas: Ma dai, tutte balle...
Richie Roberts: La vita l'hai rovinata a tanti, Frank. Ho la famiglia mafiosa Mazzano, te la ricordi?
Frank Lucas: No, senti, non c'entro niente coi Mazzano e i Mazzano non c'entrano niente con me...
Richie Roberts: C'entrano eccome con te. Sai perché? Perché a parte il fatto che ti odiano personalmente, odiano ciò che rappresenti.
Frank Lucas: Io non rappresento altro che Frank Lucas.
Richie Roberts: Sicuro? Un uomo d'affari nero del tuo calibro? Rappresenti il progresso, il genere di progresso per cui loro perderanno un mare di soldi. Con te fuori dai piedi, tutto potrà tornare normale.

(Frank Lucas/Denzel Washington e Richie Roberts/Russell Crowe in "American Gangster", di Ridley Scott - 2007)


 

martedì 8 aprile 2014

Le Storie # 18 - I Combattenti



Quando si presenta un fumetto dichiaratamente ispirato ad un’opera letteraria, che si propone come una attenta, persino apprezzabile, riscrittura a fumetti di classici della letteratura o del cinema, il rischio è che, al di là del risultato, si susciti nel lettore una sensazione di noia, addirittura di fastidio. Questo potrebbe accadere perché, nonostante tutto, chi legge avverte allo stesso tempo il desiderio di “ritrovare” qualcosa che già conosce e la voglia di essere sorpreso, stupito dall’albo che tiene in mano.



Con uno stato d’animo simile mi sono avvicinato alla lettura de “I Combattenti”, albo numero 18 della collana “Le Storie” della Sergio Bonelli Editore.



La storia è ufficialmente ispirata a quella narrata da Joseph Conrad ne “Il Duello” (a volte tradotto “I Duellanti”), da cui il giovane Ridley Scott (che ancora non si era bevuto il cervello e messo da parte il talento a favore dei dollari) nel 1977 avrebbe tratto la sua opera d’esordio, con protagonisti i bravi ed intensi Keith Carradine e Harvey Keitel. Non faccio accenno né al libro (un racconto “lungo”), né al film, consigliandone solo lettura e visione (nell’ordine che si preferisce, poiché non sono un fanatico del procedimento dall’originale al prodotto conseguente).



Ebbene, a dire la verità, durante la lettura delle prime tavole, nonostante siano accattivanti e piacevolmente costruite, mi sentivo vagamente a disagio, non riuscendo a farmi catturare dal tratto di Paolo Raffaelli e avvertendo pesantezza nel leggere una serie di didascalie, che temevo stessero depotenziando l’effetto dei disegni e del soggetto. Una volta superato questo primo impatto ed entrato un po’ di più nel “gioco” costruito dallo sceneggiatore Luigi Mignacco, mi sono invece goduto l’effetto da reportage giornalistico della narrazione, dove le didascalie e le spiegazioni storiche e della vicenda narrata in senso stretto hanno svolto al meglio la loro funzione. Mi rimane il dubbio di cosa ne sarebbe venuto fuori con una impostazione più cinematografica e maggiormente basata sulle immagini, a scapito dei testi, ma probabilmente, nel rispetto dello spirito della collana e anche dei lettori, il risultato che avevo tra le mani è quello preferibile.



Lo scenario della Seconda Guerra Mondiale, tra Europa, Africa ed Asia permette al disegnatore di gestire in  modo molto personale e “situato” il bianco e nero, passando da tavole “sporche” ad altre dove la predominanza del bianco, a tratti abbagliante, conferisce un tratto al limite dell’onirico (allucinatorio?) al dramma della battaglia e della morte in guerra. La metafora dello scontro tra i due protagonisti, uno di classe sociale umile, l’altro un aristocratico, si riflette nei gradi e anche nella specialità dei due militari, conferendo quel doppio registro fra conflitto mondiale e scontro tra due individui, fra pugilato e guerra contro l’Asse, che fa la fortuna della narrazione. Ne “I Combattenti” risulta così suggestivo quel doppio filo che svolge l’intera vicenda, con un combattimento che si trova ad essere contro “il nemico” e nel confronto con il proprio destino.



La conclusione dell’albo è pressoché obbligata, ma non ci si poteva esimere dal presentarla così, pertanto la soluzione presentata dallo sceneggiatore è apprezzabile e meritevole di essere gustata.



Unica nota leggermente negativa è la copertina di Aldo Di Gennaro, che per una volta mi sembra un po’ troppo semplice, non banale ma quasi didascalica, presentando i vari elementi della storia contenuta nell’albo ma in modo meno efficace rispetto ad altre cover della serie. Ad essere onesti una copertina così in altre serie della stessa casa editrice produrrebbe sorrisi ampi e compiaciuti, perciò in questo caso si può dire che la responsabilità è dello stesso Di Gennaro, “reo” di avermi abituato troppo bene in questo anno e mezzo di copertine per “Le Storie”. 

Mentre il mondo precipita nell’inferno del secondo conflitto mondiale, due uomini – il soldato Tom Madison e l’aviatore Jonas D’Arcy – combattono tra loro una piccola guerra personale. Una guerra di boxeur, fatta di pugni e sudore, nutrita da un odio reciproco tanto implacabile quanto apparentemente immotivato… L’enigmatica contesa raccontata da un classico della letteratura universale – “I duellanti”, di Joseph Conrad – rinasce trasfigurata dal ferro e dal fuoco della più grande tragedia del Ventesimo secolo!
(da Sergiobonellieditore.it)




venerdì 1 novembre 2013

Robin Hood di Ridley Scott


Questa sera verrà trasmesso su Italia 1 “Robin Hood” di Rydley Scott, quello con il pingue Russell Crowe e la stupenda Cate Blanchett.

Per motivi anagrafici e di gusto estetico sono dell’idea che il miglior Robin Hood sia quello proposto dalla Disney (non siamo pochi a pensarla così, sappiatelo!), pertanto la mia opinione è alquanto influenzata da questo dato.


Rimane comunque che la visione di questo film è consigliabile se si cerca puro intrattenimento e si ha voglia di godere di scene di massa e di battaglie cruente. Questo nonostante sia oggettivamente un po’ troppo lungo e il coinvolgimento emotivo lasci a desiderare.

Non è propriamente una delusione, per carità. È pur sempre meglio di quello con Kevin Costner che, oltretutto, è accompagnato da una colonna sonora che mi ha letteralmente perseguitato durante la mia adolescenza, procurandomi frantumazione dei cabasisi. In quel film almeno c’era un ottimo sceriffo di Nottingham, come ho già avuto modo di sottolineare qui.

Orbene, il Robin di Ridley Scott (dove sono finiti i tempi di “Blade Runner” e de “I Duellanti”, per Giunone, o anche solo di “Thelma e Louise”?) stravolge il mito e la leggenda e lo fa anche tramite una non deprecabile scelta stilistica, ovvero inserendo sbarchi di truppe e epiche battaglie in cui non si risparmiano bassezze e viltà, tradimenti e parimenti atti eroici.


Insomma viene scelta la via epica per presentarci, appunto stravolgendola rispetto alla narrazione classica e relativa leggenda, la figura di questo fuorilegge, proponendo Robin Hood prima che divenisse tale (un prequel si direbbe, anzi direbbero gli “ammerigani”).

La Storia viene più volte tradita (la sorte di Re Riccardo, i Francesi che sbarcano in stile D-Day al contrario nel medioevo!!), ci sono forzature narrative che effettivamente disturbano un po’, ci sono passaggi noiosi o comunque superflui, ma l’intento, chiaro, è di fare un kolossal spettacolare.

D’altronde gli ingredienti ci sono tutti: il cast di prim’ordine, dove, oltre ai già citati Crowe e Blanchett (che da sola tira su le sorti del film), figurano Max von Sydow e William Hurt, scenografie grandiose, effetti sonori e visivi d’impatto, intrighi, un grande amore che nasce dall’inganno, gli eventi che travolgono i destini dei singoli e di una nazione e così via.

Tutto disponibile, ma non ben miscelato, per un risultato un po’ freddo, coinvolgente solo in parte, poiché l’opera di smitizzazione e un paio di colpi di scena telefonati e di dubbia credibilità non bastano. Non c’è un villain/cattivo di spessore, anzi lo sceriffo di Nottingham è pressoché assente e fra Tuck è ridotto a poco più di una macchietta, inoltre altri personaggi sono abbozzati ma poco approfonditi e criminalmente sottoutilizzati. Per fortuna c’è Cate Blanchett, anche se fa il verso a sé stessa in “Elizabeth” e relativo seguito.


Infine Russell Crowe. Devo ammettere di avere un debole per quest’uomo con la evidente tendenza ad ingrassare. L’ho molto apprezzato in diversi film e risulta uno dei motivi per cui andai al cinema a vedere il suo Robin Hood. Disgraziatamente si ispira un po’ troppo al personaggio da lui interpretato ne “Il Gladiatore”, nonostante fossero passati già 10 anni, e la cosa lo penalizza. Manca di agilità fisica e di verve istrionica, quella degli “storici” Robin Hood di Douglas Fairbanks e Errol Flynn, facendo scivolare l’intero film verso una caratterizzazione vagamente crepuscolare, in questo “aiutato” dalle scelte in tema di fotografia.


Però, comunque, se si ha voglia di passare un’intera, lunga, serata di fronte alla televisione, sopportando anche gli spot pro Mediaset e quindi incensanti e, peggio, assolutori nei confronti di Berlusconi, questo film va più che bene, giacché, nonostante tutto è intrattenimento di qualità e di provato mestiere.