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martedì 5 dicembre 2023

mercoledì 7 novembre 2018

Un Brano ed un Artista Jazz #5 - Sarah Vaughan



A fare di Sarah Vaughan una vera divina del jazz è stata un'estensione vocale fuori dal comune ed un controllo del fraseggio che le permetteva di ridisegnare una canzone secondo l'ispirazione e l'umore del momento. Nata nel New Jersey nel 1924, trovò nel mitico Apollo Theatre di New York il luogo ideale dove esprimere il suo talento. Così Sassy, come venne soprannominata, attraversò gli anni quaranta accompagnata dalla big band di Earl Hines e poi da quella di Billy Eckstine, a cui rimase legata tutta la vita considerandolo ancora più di un mentore.
Grazie a Eckstine, la Vaughan entrò in contatto con fuoriclasse come Dizzy Gillespie e Charlie Parker, divenendo così esponente di spicco del bepop. Infatti stando vicino ai suoi massimi esponenti, la Divina riuscì ad affinare un canto libero da schemi prestabiliti, potendo così permettersi di confrontarsi sia con brani dalla evidente complessità armonica, sia con l'eleganza delle canzoni di Gershwin. Con il padre della canzone moderna americana la Vaughan si confronterà per la prima volta nella metà degli anni cinquanta. E But Not For Me verrà ricordata nella sua interpretazione unica, caratterizzata da una intensa ed emozionante varietà espressiva.



Old Man Sunshine, listen, you
Never tell me dreams come true
Just try it, and I'll start a riot
Beatrice Fairfax, don't you dare
Ever tell me he will care
I'm certain, It's the final curtain
I never want to hear from any cheerful Pollyannas
Who tell you fate supplies a mate, it's all bananas
They're writing songs of love, but not for me
A lucky star's above, but not for me
With love to lead the way
I found more skies of gray
Than any Russian play could guarantee
I was a fool to fall, and get that way
Hi-ho, alas, and also lack-a-day
Although I can't dismiss
The memory of his kiss
I guess he's not for me
Although I can't dismiss
The memory of his kiss
I guess he's not for me

Compositori: George Gershwin / Ira Gershwin

mercoledì 10 ottobre 2018

Un Brano ed un Artista Jazz #3 - Charlie Parker


Quando ero adolescente e per diversi anni a seguire il volto di Forest Whitaker in “Bird”, il film di Clint Eastwood, era quello di Charlie Parker. Quel collage di scene dalla vita di Parker mi rimase dentro a lungo, per l'interpretazione del protagonista e per la musica che lo accompagnava. Un passaggio fondamentale della non lunga vita e carriera artistica di Charlie Parker avviene alla fine degli anni quaranta, quando decide di unire il vigore del bepop alle atmosfere sognanti e romantiche tipiche di un'orchestra.

Ebbe l'intuizione di far dialogare il suo sax alto con suoni più morbidi e compositi, operazione di dubbia riuscita e su cui incombevano critiche e aperte ostilità, persino da parte dei colleghi ed amici. Ma Charlie Parker, da conoscitore ed amante di Béla Bartók, Arnold Schoenberg e Igor Stravinsky, nonché dei suoni distintivi della musica da camera, mostrò la sua arte e la voglia di andare oltre i confini della musica jazz. Oltrepassò gli allora angusti spazi definiti per il suo strumento, per la sua musica e ne reinventò morfologia e sintassi, di fatto rendendo la strada un po' più aperta e libera per chi venne dopo.
Provate ad ascoltare Laura per credere.