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lunedì 23 dicembre 2024

Citazioni Cinematografiche n.595

 

Forse si diventerebbe persone migliori se ci si accontentasse di essere come si è.

(Alma/Bibi Andersson in “Persona”, di Ingmar Bergman - 1966)









lunedì 16 dicembre 2024

Citazioni Cinematografiche n.594

 

Il regalo più bello è la solidarietà, il calore umano, l'affetto. Credo che la gioia sia proprio questa.

(Agnese/Harriett Andersson in “Sussurri e Grida”, di Ingmar Bergman - 1972)





lunedì 13 maggio 2024

Citazioni Cinematografiche n.563

 

Se esiste un dio, è un dio di cacca e di piscio che vorrei prendere a calci in culo.

(Alexander Ekdhal in “Fanny e Alexander”, di Ingmar Bergman - 1982)





lunedì 6 maggio 2024

Citazioni Cinematografiche n.562

 

Fredrik: Come faccia una donna ad amare un uomo, proprio non capisco.
Desirée: La donna non giudica secondo l'estetica, e nel peggiore dei casi spegne la luce
(Fredrik Egerman/Gunnar Björnstrand e Desirée Armfeldt/Eva Dahlbeck in “Sorrisi di una notte d'estate”, di Ingmar Bergman - 1955)






sabato 12 novembre 2022

Qualcosa su "Amore e Guerra"

 

Nel guardare “Amore e Guerra” di Woody Allen, forse solo la prima volta ma anche ad una seconda visione, si corre il rischio di fermarsi alla vis comica, al lato ed aspetto divertente dell'opera. Intendiamoci in “Amore e Guerra” si ride parecchio, ci si diverte, ma è un po' un errore considerare l'opera un puro oggetto comico, spassoso, al quale ricorrere per il gusto di citarne le battute e da vedere quando si ha voglia di farsi quattro risate in compagnia (ma anche da soli!). Insomma è riduttivo relegare il film allo stesso piano, all'abito formale e costitutivo che presentano quelli immediatamente precedenti dell'autore newyorkese.

Woody Allen si confronta apertamente per la prima volta in questo film con due riferimenti culturali che avranno un forte impatto sulla sua poetica espressiva, sviluppandosi anche nei decenni a seguire.


Il primo, evidente fin dall’ambientazione geografica e ottocentesca, è la letteratura russa, ovvero le opere di Lev Nikolàevič Tolstòj e Fëdor Michajlovič Dostoevskij. Per quanto riguarda Dostoevskij in particolare, l'autore di “Delitto e Castigo” sarà alla base delle riflessioni portanti sia di “Crimini e misfatti” che di “Match Point”. A questo aggiungiamo quanto si può ascoltare in “Io e Annie”, nelle lezioni universitarie, oltre a un sorprendente e brillante dialogo di “Mariti e mogli”, dove Allen e Juliette Lewis così affermano: Tolstoj... Tolstoj è un pasto... Turgenev io direi che è un favoloso dessert, così lo caratterizzerei... E Dostoevskij? Ah sì, Dostoevskij è un pasto completo con contorno di vitamina e germe di grano.


Il secondo è il cinema di Ingmar Bergman, che ispirerà alcuni dei ritratti più dichiaratamente psicologici di Allen, come “Interiors”, che riprende chiaramente “Sussurri e grida”, oppure “Una commedia sexy in una notte di mezza estate” che ammicca e gioca con “Sorrisi di una notte d’estate”, per giungera a “Hannah e le sue sorelle” che si accorge e quasi distrattamente si ricorda di “Fanny e Alexander”.

Visto in quest’ottica “Amore e Guerra” assume quindi un valore ed un ruolo centrale e (ri)fondativo all’interno della filmografia alleniana, valido ed emozionante punto di svolta per un passaggio che dal cinema comico, con tratti e costrutti parodistici e da stand up comedy, dei primi anni evolve in una direzione autobiografica, che due anni più tardi genererà “Io e Annie”.

Il film con Diane Keaton sarà poi di fatto il primo tassello di un vero e proprio canone espressivo, che il regista conserverà per tutto il suo percorso artistico, non solo con lui stesso protagonista delle proprie opere ma anche quando non lo sarà.





venerdì 11 novembre 2022

Incipit 98/100

 

“E' l'ultima domenica del luglio 1925, un pomeriggio caldo e assolato. L'orologio del campanile sopra la cupola della chiesa batte le tre e mezza. Le strade sono deserte. Un tram arranca faticosamente su per la salita che corre lungo il lato occidentale del cimitero, confinante con l'ampia piazza in cui si trovano il mercato coperto e il teatro. Una donna scende alla fermata e rimane lì, in piedi.

Anna.”

(Conversazioni private, di Ingmar Bergman – trad. Laura Cangemi)







lunedì 1 novembre 2021

Citazioni Cinematografiche n.431

Marianne: Johan, tu credi davvero che due persone possano vivere insieme tutta la vita?
Johan: È una convenzione balorda che abbiamo ereditato da non so da chi. Ci vorrebbe un contratto quinquennale o meglio rinnovabile di anno in anno.

(Marianne/Liv Ullmann e Johan/Erland Josephson in "Scene da un matrimomio", di Ingmar Bergman - 1973) 




venerdì 10 febbraio 2017

Sussurri e Grida (1972)


Si può definire la tematica dei film di Ingmar Bergman perlomeno limitata, poichè, di fatto, verte pressochè esclusivamente sulla difficoltà, forse l'impossibilità dell'uomo di realizzare un'autentica comunione con i suoi simili, con il Divino e perciò, infine, con sè stesso.

Ciò che fa la differenza e che quindi ci autorizza a considerare il regista svedese un autentico maestro, è la serie di variazioni sul tema, tanto che anche film che ad una prima analisi sembrano molto simili, forse addirittura ripetitivi, rivelano allo spettatore che abbia la necessaria calma e la giusta disposizione d'animo, spunti e suggerimenti sempre nuovi.


Non fa naturalmente eccezione "Sussurri e Grida", attraverso il quale Bergman presenta tale tema tramite il dolore ed il trauma cui sono sottoposte quattro donne, che si trovano riunite in una villa dotata di un grande parco all'inizio del 900.
Tre di loro sono sorelle, una è la domestica a servizio presso la villa. Una delle sorelle, Agnese, sta morendo tra terribili sofferenze, bisognosa delle cure che le altre due non riescono o non intendono offrirle, chiuse ed impermeabili come sono, una, Karin, in una autopunitiva nevrosi, l'altra, Maria,  nella sua fatua leggerezza, che si riversano nel rapporto con gli uomini ed il loro corpo.
Questo perché, come si diceva, nella variazione specifica dell'opera sul tema, il film è anche una esposizione sul rapporto che ognuna di queste donne ha con il proprio corpo. Agnese non ha più il controllo sul suo, divenutole una trappola insopportabile, mentre Karin, pur non malata, vive come se lo fosse, odiando la propria corporeità (come viene efficacemente mostrato), specie in rapporto al marito. Non è da meno Maria che pur mostrandosi più solare, maggiormente carnale, si serve della propria bellezza, segnando la sua relazione con il marito e gli amanti con la menzogna e la superficialità.
Quindi il corpo di fronte al disfacimento fisico e la morte e al terribile interrogativo se alla dissoluzione della corporeità, malata, mutilata o distorta nell'essere agita, corrisponda una analoga dissoluzione, distruzione dell'anima. In altre parole se esista qualcosa oltre la morte, se esista un'anima e dove finisca una volta conclusasi la vita.

Fin qui potrebbe sembrare una semplice variazione, come si è detto, magistralmente supportata da lunghe dissolvenze in chiusura ed in apertura, con le tonalità del rosso a far da contraltare alle vesti bianche. Ma interviene un altro elemento, ad "evitare" che il tutto possa risolversi in un "interno" alla Strinberg. Ovvero la quarta donna: Anna è il personaggio che permette un salto espositivo e dialettico, aggiungendo qualità e ulteriore profondità ad un'opera prettamente bergmaniana.
Lei è l'unica ad occuparsi di Agnese sempre e comunque, senza nulla chiedere in cambio. L'unica a porsi, in modo sinceramente legato al suo essere credente e allo stesso tempo pragmatica e pratica delle vicende della vita, di fronte alla morte con amore, tenerezza e conforto.

Una pietà di fronte al dolore ed alla morte che viene rappresentata attraverso una delle immagini più belle del film. Anna accoglie Agnese sul proprio grembo, come una Maria fa con il proprio figlio morto. Una "Pietà" al femminile quindi, nel rovesciamento dell'iconografia cristiana, ovvero con Anna/Maria con il seno scoperto e Agnese/Cristo totalmente coperta dai lenzuoli e dal corpo di chi l'accoglie.

Le attrici sono superbe.
Harriet Andersson (Agnese) incontra maggiormente i miei personali favori, per la sua incredibile capacità di andare oltre l'obiettivo e donare umanità e calore ad ogni inquadratura.

Non sono ovviamente da meno Ingrid Thulin (Karin), Liv Ullman (Maria) e Kari Sylwan (Anna), che insieme alla già citata Andersson riescono a recitare al meglio i propri caratteri, con in più l'umiltà di non prevaricare l'una sull'altra.



Un'ultima annotazione per gli interni, con le ampie sale, le tappezzerie ed i drappi rossi, i mobili antichi, e gli esterni, ovvero il giardino, il prato e gli alberi secolari, esaltati dalla essenziale fotografia premiata con l'Oscar.

lunedì 29 giugno 2015

Citazioni Cinematografiche n. 103

“I nostri rapporti con il prossimo si limitano per la maggior parte al pettegolezzo e ad una sterile critica del suo comportamento. Questa constatazione mi ha lentamente portato a isolarmi dalla così detta vita sociale e mondana. Le mie giornate trascorrono in solitudine e senza troppe emozioni”

(Isak Borg/ Victor Sjöström in “Il Posto delle Fragole”, di Ingmar Bergman - 1957)



lunedì 30 settembre 2013

Citazioni Cinematografiche n.12


Antonius Block: Chi sei tu?
Morte: Sono la morte.
Antonius: Sei venuta a prendermi?
Morte: È già da molto che ti cammino a fianco.
Antonius: Me n'ero accorto.

(Antonius Block/Max von Sydow e la Morte/Bengt Ekerot in “Il Settimo Sigillo”, di Ingmar Bergman - 1957)