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Post su Film, Libri, Mostre, Esperienze di vita, Fumetti, Cartoni Animati e quello che mi piace ed anche che mi piace di meno.
Ero
contento. Quella sera avevo un appuntamento. Qualcuno da toccare, da
guardare, con cui parlare. Con cui dimenticare la morte, pane
quotidiano.
La donna mi
piaceva. Mi era piaciuta fin dalla prima volta che l’avevo vista in
un caffè di Panama City. In quell’occasione accompagnava l’uomo
corpulento che ci aveva dato le istruzioni necessarie e le parole
d’ordine per passare in Costa Rica, e da lì proseguire fino al
confine settentrionale dove ci saremmo uniti al grosso della brigata.
(Luis
Sepúlveda, “Incontro
d'amore in un paese in guerra” - trad. Ilde Carmignani)
(Isidoro Bianchi -
Allegoria con Cherubini Alati, c. 1635)
Vorrei avere le ali ed esplorare gli spazi vivere la libertà deliziosa degli
uccelli! Staccarmi dalla terra e solcare tutti i mari sorvolando i tropici, sulle terre polari! Costruire un nido in
primavera, e poi disfarlo. E passare anno dopo
anno senza ricordare cosa
fosse!... Che esistenza
deliziosa! Vorrei avere le ali! (Concha Méndez)
Resta con me, non
andartene. Già bolle il caffè
turco della notte eresiarca, come azzurre fiammelle
di ponce sfavillano le lampadine giranti
del Luna Park. Non affogare nel ròtor,
nel grinzo gorgo dei casamenti
impazziti, dove scurrili bellocce
si impinzano di fricandò e di
soffritti. A tante storie consunte
si aggiunga anche questa, ma resta, furbastra barbiera e
giumenta: imbrattami di noia, di
falsa gioia, di paroline spumose e
posticce, perché, come in tempi
lontani, io mi senta stupidamente felice. (Angelo
Maria Ripellino)
Ma ecco l’ora della notte, quando dal profondo dello spazio si sporge il volto della terra scarruffato, impervio, che dobbiamo consolare noi con le nostre veglie tristi e i
lumi fiochi di un firmamento cittadino. Il vento degli abissi neri e viola agita gli orti risecchiti, porta il gemito per le vie dei gatti, sbatte le imposte sconficcate, fuori delle pareti chi s’attenta vede il vento, la lanterna, gli ubriachi. Dici, che m’ha portato questo giorno? o nulla o poco più di quel che lascia apparire e sparire nei giorni bassi ostinati la cortina di pioggia aperta e chiusa, alberi, brani di città, carriaggi, persone, pioggia nella pioggia, fumo.
Irene Jacob in "La doppia vita di Veronica", di Krzysztof Kieślowski - 1991
Mia cara, forse non
vedi come tutto ciò che appare ai nostri
occhi è soltanto riflesso ombra di quel che agli occhi è
invisibile? Mia cara, forse non odi
come lo stridente stridore
del mondo è un’eco fallace delle trionfanti
armonie? O forse, mia cara, non
senti che solo una cosa v’è
al mondo: ciò che un cuore a un cuore confida in un muto saluto?
1892
(Vladimir Sergeević
Solov'ev, da Poesie, 1949 – Trad. di L. Pacini Savoj)
Gustave
Caillebotte, “Strada di Parigi, tempo piovoso”, 1877 - The
Art Institute of Chicago
Cominciai a
camminare senza meta, percorrendo strade che mi sembravano più vuote
che mai, convinto che se non mi fossi fermato, se avessi continuato a
camminare, non mi sarei reso conto che il mondo che credevo di
conoscere non c’era più.
(Carlos Ruiz
Zafón - in “Il Gioco dell’Angelo", trad. Bruno Arpaia)
WILLIAM GOODE A tutti nel villaggio pareva, senza
dubbio, ch’io andassi qua e là, senza scopo. Ma qui accanto al fiume si possono
vedere al tramonto i pipistrelli dalle morbide ali
svolazzare a zig-zag – devon volare così per acchiappare del
cibo. E se avete mai perduto il cammino di
notte nel profondo del bosco accanto al guado
di Miller e infilato più strade, dovunque la luce della Via Lattea
scintillasse, tentando di trovare il sentiero, capireste che io cercavo la via con lo zelo più serio, e che tutto il
mio errare era un errare a questo scopo.
“La
vita dell'uomo d'oggi non è favorevole all'approfondimento. Essa
rinunzia alla calma e alla contemplazione, è vita di inquietudine e
di fretta, un gareggiare senza scopo e senza significato. Chi resta
solo un attimo fermo, è già superato nell'attimo seguente. E con le
urgenze della vita esteriore, si rincorrono anche impressioni,
esperienze, sensazioni. Siamo sempre dietro alla novità, ci domina
quanto è ultimamente accaduto, ed è dimenticato quel che lo
precedeva, prima che si avesse il tempo di distinguerlo, non diciamo
di comprenderlo. Viviamo da sensazione a sensazione. E si
infiacchisce il nostro acume, si ottunde il nostro sentimento del
valore, nella caccia al sensazionale.”
“Un’altra
locomotiva, potente questa, da espresso, con due gran ruote voraci,
sostava sola, sbuffando dal fumaiolo un denso fumo nero che saliva
dritto, lento lento nell’aria tranquilla.”
“Quante
persone! Altra folla, una folla infinita in mezzo al rollio dei
vagoni, al fischio delle locomotive, al ronzio del telegrafo, al
suono dei campanelli! Era come il gran corpo di un gigante sdraiato
sulla terra, la testa a Parigi, le vertebre lungo tutti i binari, le
membra aperte delle diramazioni, i piedi e le mani a Le Havre e agli
altri capolinea. Passava e ripassava, meccanico, trionfale, dritto
verso il futuro con matematica esattezza, ignorando volontariamente
quanto di umano restava ai suoi due estremi nascosto ma tenace,
l’eterna passione, l’eterno delitto.”
“Agli
orari regolamentari i treni passavano incrociandosi ormai sui due
binari, la circolazione era stata completamente ripristinata.
Passavano inesorabili, indifferenti nella loro meccanica onnipotenza,
senza sapere nulla di quei drammi, di quei delitti. Che importanza
avevano alcuni sconosciuti tra la folla caduti durante il cammino,
schiacciati sotto le ruote?! I morti erano stati rimossi, il sangue
lavato, si ripartiva per andar laggiù, verso il futuro.”
“Non
importavano le vittime schiacciate dalla locomotiva in corsa! Non era
comunque diretta verso il futuro, incurante del sangue versato? Senza
guida, in mezzo al buio, come una bestia cieca e sorda scagliata
contro la morte correva, correva, carica di carne da cannone, di
soldati già rimbambiti di stanchezza, sbronzi, che cantavano.”
Santa baby, just slip a Sable under the
tree for me Been an awful good girl Santa baby, so hurry down the chimney
tonight Santa baby, a '54 convertible too,
light blue I'll wait up for you, dear Santa baby, so hurry down the chimney
tonight Think of all the fun I've missed Think of all the fella's that I haven't
kissed Next year I could be just as good If you check off my Christmas list Santa baby, I want a yacht and really
that's not a lot Been an angel all year Santa baby, so hurry down the chimney
tonight Santa honey, one little thing I really
need The deed to a platinum mine Santa baby, so hurry down the chimney
tonight Santa cutie, and fill my stocking with
the duplex and checks Sign your 'x' on the line Santa cutie, and hurry down the chimney
tonight Come and trim my Christmas tree With some decorations bought at
Tiffany's I really do believe in you Let's see if you believe in me Santa baby, forgot to mention one
little thing A ring, I don't mean on the phone Santa baby, so hurry down the chimney
tonight Hurry down the chimney tonight Hurry, tonight
“Quando
si viaggia in macchina attraverso gli Stati Uniti, inizialmente le
distanze possono sembrare una cosa marginale, uno scomodo dato di
fatto con cui fare i conti, al massimo la ragione per cui bisogna
guidare parecchie ore per spostarsi da una città all’altra: a un
certo punto però, un centinaio di chilometri dopo l’altro, una
stazione di servizio dopo l’altra, queste grandi distanze
cominciano ad acquisire un significato nuovo, e ci si chiede se
l’America non sia soprattutto quello che sta in mezzo, tra un posto
e l’altro.”
La
ronda dei carcerati (1890), Vincent Van Gogh - museo Puskin di Mosca
“La
critica spesso rivolta, nella prima metà del secolo XIX, al sistema
carcerario (la prigione non è sufficientemente punitiva: i
detenuti hanno meno freddo, meno fame, minori privazioni, nel
complesso, di molti poveri e persino di molti operai) indica un
postulato che non è mai stato chiaramente abbandonato: è giusto che
un condannato soffra fisicamente più degli altri uomini. La pena ha
difficoltà a dissociarsi da un supplemento di dolore fisico. Cosa
sarebbe, un castigo incorporeo?”
(Michel
Foucault, “Sorvegliare e Punire” - Einaudi)