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lunedì 16 marzo 2026

Citazioni Cinematografiche n.659

 

Ian Donnelly: Sai, stavo leggendo una cosa su questa idea che se ti immergi totalmente in una lingua straniera di fatto puoi riprogrammare il cervello.
Louise Banks: Sì, è l'ipotesi di Sapir-Whorf, la teoria secondo cui... è la teoria secondo cui la lingua che parli determina il tuo modo di pensare e anche...
Ian Donnelly: Sì, incide su come vedi tutto. Era... per curiosità, stai sognando nella loro lingua?
Louise Banks: ...Forse ho fatto qualche sogno, ma non... non credo per questo di non essere idonea a svolgere questo compito.

(Ian Donnelly/Jeremy Renner e Louise Banks/Amy Adams in “Arrival”, di Denis Villeneuve – 2016)







lunedì 9 settembre 2024

Citazioni Cinematografiche n.580

 

Duca Leto Atreides: Che dicevamo di questo buco infernale?
Gurney Halleck: Qui ti lavi le chiappe con la sabbia, mio Signore.

(Leto Atreides/Timothée Chalamet e Gurney Halleck/Josh Brolin in “Dune”, di Denis Villeneuve - 2021)





lunedì 30 dicembre 2019

Citazioni Cinematografiche n.335

Ana Stelline: I Replicanti vivono vite dure, creati per fare quello che noi preferiamo non fare. Non posso aiutarli con il futuro, ma posso darvi dei bei ricordi a cui ripensare, per cui sorridere.  
K: È bello.  
Ana Stelline: È più che bello. Sembra autentico. E se hai dei ricordi autentici allora puoi avere vere reazioni umane. Non pensa anche lei?
(Ana Stelline/Carla Juri e Agente K./Ryan Gosling in "Blade Runner 2049", di Denis Villeneuve - 2017)




 

mercoledì 8 maggio 2019

Arrival (2016)


Qualche ora la casa completamente libera, sono da solo e cosa faccio? Guardo un film! Un film di fantascienza! Guardo “Arrival” di Denis Villeneuve.
Andiamo subito al sodo e scrivo che mi è piaciuto, nonostante sia un film di fantascienza filosofica, poiché dopo il per me detestabile, nonché troppo lungo, Interstellar dell'ancora più detestabile Nolan, il sottogenere mi crea qualche disagio.

Arrival invece è un film equilibrato e ben recitato, dove la sceneggiatura è solida nella sua apparente semplicità, senza concedere sentimentalismi di sorta e soprattutto presenta temi filosofici e speculativi senza ammorbare lo spettatore che si può godere le belle immagini, con una mirabile fotografia, seguendo il dipanarsi di ipotesi e tesi. La differenza con l'altra opera citata è evidente, anche perché Amy Adams è veramente al meglio, o quasi, ben affiancata dal veterano Forest Whitaker e dal bravo Jeremy Renner.


Uno dei punti forti del film di Villeneuve è l'essere riuscito a offrire qualcosa di veramente personale e infondere nuova forza ad un genere che rischia di ripiegare su se stesso film dopo film. Invece la fantascienza proposta in questo caso pur ancorandosi molto al classico, ovvero uno sbarco alieno sulla terra, riesce ad essere declinata con convincente originalità e, partendo dalla dialettica tra linguaggio e scienza, la narrazione risulta arricchita di intuizioni filosofiche e sociologiche, senza mai perdere di vista un valido intrattenimento, né risparmiandosi attualità ed aggiornamenti più che validi sulla scienza stessa, sul cinema e sulle sue modalità artistiche ed espressive.

Anche nei momenti in cui ci si avvicina al baratro dell'involuzione espositiva e si prospetta lo spettro delle immagini autocelebrative, nonché dell'estetismo fine a se stesso, il regista decide di fermarsi un attimo prima. Così i riferimenti alle emozioni umane, alla maternità, alla riflessione dell'uomo e della scienza sono eleganti ed al medesimo tempo sostanziali e “pieni”, godibili all'interno di un prodotto che coniuga intrattenimento e divulgazione (senza che quest'ultimo aspetto venga messo in primo piano oltre che utilizzato per onanismi autoriali). Ritmo e tensione narrativa vengono mantenuti per tutto il film, senza uno sterile filosofeggiare che manderebbe all'aria il tutto, lasciando soddisfatti solo i maniaci dell'inspiegabile e dell'astratto. Invece lo spettatore si diverte e si emoziona, si gode quanto viene raccontato e viene accompagnato verso una “semplice” soluzione dell'enigma, degli enigmi privati e collettivi, non consolatoria ma profonda nella sua vitalità, in equilibrio tra scienza e fantasia, realtà e finzione.