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lunedì 13 aprile 2026

Citazioni Cinematografiche n.663

 

Dave: A momenti l'ammazzavo. Dovevo farlo.
Debbie: Avresti fatto male. Perché allora non ci sarebbe molta differenza fra te e Stone.

(Dave Bannion/Glenn Ford e Debbie Marsh/Gloria Grahame in “Il grande caldo”, di Fritz Lang – 1953)








lunedì 15 settembre 2025

Citazioni Cinematografiche n.633

 

Senti Diana, non riesco a immaginare cosa c'è dietro a quel tuo viso da angioletto, né voglio saperlo. Ma so che bisogna evitare di far la parte del testimone innocente, perché alla fine è sempre lui che ci rimette. Se vuoi giocare coi fiammiferi, fa pure, ma non in una stanza piena di gas: oltre che pericoloso, è stupido.

(Frank Jessup/Robert Mitchum in “Seduzione mortale”, di Otto Preminger - 1953)





lunedì 25 novembre 2024

Citazioni Cinematografiche n.591

 

Era un pomeriggio caldissimo e io ricordo ancora il profumo del caprifoglio lungo tutta la strada. Come potevo sapere che il delitto ha qualche volta il profumo del caprifoglio?

(Walter Neff/Fred MacMurray in “La fiamma del peccato”, di Billy Wilder - 1944)






giovedì 13 aprile 2023

lunedì 12 dicembre 2022

Citazioni Cinematografiche n.489


Ho imparato ad evitare pallottole da quando avevo quattordici anni, nessuno può uccidermi. Sono un benedetto. Sono un fottuto cattolico.

(Il Tenente/Harvey Keitel in “Il Cattivo Tenente”, di Abel Ferrara - 1992)






venerdì 12 agosto 2022

Incipit 85/100

 

All'inizio tutto era confuso. Poi percepì delle mani, tante, che lo frugavano. Ma più che sfiorare lui, si posavano sulle cose che aveva addosso. Le percepiva come da una spanna di distanza, intente a liberarlo dei piccoli detriti, pezzetti di malta o frammenti di mattoni di cui pareva fosse cosparso, ma che diminuivano in fretta.”

(Sipario Nero, di Cornell Woolrich – trad. Simona Fefè)





venerdì 18 marzo 2022

Incipit 64/100

Quando la vidi entrare, tailleur costoso e borsa rigida da professionista, capii subito che mi sarei perso parte del concerto di Cooper Terry che stava iniziando in quel momento.”

(La Verità dell'Alligatore, di Massimo Carlotto)






venerdì 4 marzo 2022

Incipit 62/100

Ti ho fatto male?”.

No”.

Ce l'hai con me?”.

No”.

Era vero. In quel momento tutto era vero, perché viveva ogni cosa così come veniva, senza chiedersi niente, senza cercare di capire, senza neppure sospettare che un giorno ci sarebbe stato qualcosa da capire. E non solo tutto era vero, ma era anche reale: lui, la camera, Andrée ancora distesa sul letto sfatto, nuda, con le gambe divaricate e la macchia scura del sesso da cui colava un filo di sperma.

(La Camera Azzurra, di Georges Simenon – trad. Marina Di Leo)




venerdì 11 febbraio 2022

Incipit 59/100

Nel vicolo dove era andato a infilarsi non c'era nessun lampione. Buio pesto dappertutto. Era una stradina stretta nel quartiere di Port Richmond, a Philadelphia. Un vento gelido proveniente dal vicino Delaware spazzava ogni cosa e consigliava alle prostitute di andarsi a cercare un posticino al caldo. L'aria fredda di novembre faceva tremare le finestre oscurate nel cuore della notte e prendeva a pugnalate gli occhi dell'uomo sdraiato in mezzo alla strada, immobile. Era inginocchiato accanto al marciapiede. Respirava a fatica e sputava sangue. Sospettava seriamente di essersi fratturato le ossa del cranio. Stava correndo alla cieca a testa bassa e naturalmente non aveva visto il palo del telefono, andandoci a sbattere in pieno. L'urto era stato tremendo e l'aveva fatto rimbalzare all'indietro sull'acciottolato. Voleva mollare tutto e restare steso lì.”

(Sparate sul pianista, di David Goodis – trad. Francesco Salvi)




venerdì 7 gennaio 2022

Incipit 54/100

Carter 'Doc' McCoy aveva ordinato di svegliarlo alle sei e stava già allungando la mano all'apparecchio quando il portiere notturno lo chiamò. Si era sempre svegliato facilmente e piacevolmente; tipico di un uomo senza un rimpianto per il passato e del tutto fiducioso e sicuro di sé nell'affrontare ogni nuovo giorno. Dodici anni di routine carceraria non avevano fatto che plasmare le sue tendenze naturali trasformandole in abitudine”.

(In fuga, di Jim Thompson – trad. Anna Martini)




venerdì 17 dicembre 2021

Incipit 51/100

“La carogna dell'alligatore galleggiava a pancia all'aria. Era stato abbattuto perché aveva iniziato ad avvicinarsi troppo all'accampamento e nessuno voleva rimetterci un braccio o una gamba. La puzza dolciastra della decomposizione si mescolava a quella della selva. La prima capanna distava da quella radura un centinaio di metri. L'italiano chiacchierava tranquillo con Huberto. Avvertì la mia presenza. Si voltò e mi sorrise. Gli strizzai l'occhio e lui riprese a parlare. Mi portai alle sue spalle, respirai a fondo e gli sparai alla nuca.

(Arrivederci Amore, Ciao, di Massimo Carlotto)



 


lunedì 6 dicembre 2021

Citazioni Cinematografiche n.436

    Vincent: Non le dà tristezza vivere qui sola?
    Irene: Sono nata nella tristezza.

    (Vincent Parry/Humphrey Bogart e Irene Jansen/Lauren Bacall in “La fuga”, di Delmer Daves - 1947)






lunedì 22 novembre 2021

Citazioni Cinematografiche n.434

Dorothy: Devi fare di più.

Jeffrey: Che vuoi dire?

Dorothy: Puoi fare cose cattive. Qualsiasi cosa. Qualsiasi cosa.

Jeffrey: Che cosa vuoi?

Dorothy: Voglio che mi fai male.

Jeffrey: No, non voglio farti male. Te l'ho detto, voglio aiutarti.

(Dorothy Vallens/Isabella Rossellini e Jeffrey Beaumont/Kyle MacLachlan in “Velluto Blu”, di David Lynch - 1986)





venerdì 30 luglio 2021

Incipit 31/100

“Una brutta storia. Parry era innocente. Per giunta, era un tipo a posto, che non aveva mai pestato i calli a nessuno e che voleva solo vivere in pace. Ma a suo carico c'era tantissimo e quasi niente a suo favore. La giuria lo dichiarò colpevole. Il giudice lo condannò all'ergastolo e lo spedì a San Quentin.”

(La fuga, di David Goodis – trad. Simona Fefè)



 

 

lunedì 3 agosto 2020

Citazioni Cinematografiche n.366

Sta' attento: Vargas farà di te uno di quegli stupidi idealisti che sono la gente più dannosa che esista al mondo. Sono peggio delle canaglie: le canaglie si sa come pigliarle. 
(Hank Quinlan/Orson Welles in "L'Infernale Quinlan", di Orson Welles - 1958)


 

martedì 31 dicembre 2019

giovedì 24 ottobre 2019

L'Infernale Quinlan: la sequenza iniziale

Il genere noir nel cinema, oltre agli aspetti di contenuto e di trama nonché alle specificità dei suoi protagonisti, risultò e ancora oggi risulta importante e straordinariamente interessante, per alcune caratteristiche di tipo tecnico-formale, a volte innovative, quali la voce over, il flashback, l’illuminazione a bassa intensità e la posizione della macchina da presa, spesso posta in diagonale o di sbieco, con uso di grandangoli, tra l'altro per accentuare il punto di vista emotivo del carattere o dei caratteri principali. 

L’infernale Quinlan (Touch of evil), diretto ed interpretato da Orson Welles nel 1958, rappresenta sia uno dei punti più alti del genere che un po' “il canto del cigno” del noir “classico” di tipo hollywoodiano (di lì a qualche anno arrivò il cinema europeo, francese in particolare e anche negli USA qualcosa cambiò).

Vidi il film, nella sua versione restaurata, in un cinema a me molto caro quanto scomodo come solo le vecchie sale potevano essere, durante gli anni universitari, rimanendone rapito e in qualche modo segnato. Non la farò troppo lunga e mi limito a sottolineare come l'interpretazione dei protagonisti e la fotografia, suggestiva nel suo bellissimo bianco e nero, mi misero di fronte ad una superba e avvincente lotta tra Bene e Male, tra stili di investigazione, tra distinte visioni con aspetti inconciliabili e con più di un elemento di tipo manicheo.

Goduria per gli occhi, le orecchie ed il cuore, questo concentrato di virtuosismo e di irriducibilmente esasperato barocchismo wellessiano offre distorsione delle immagini, primi e primissimi piani emozionanti, eccitante montaggio alternato, nonché un non comune uso, per frequenza ed efficacia, della profondità di campo e sbalorditivi movimenti di camera che culminano nell’ubriacante e mai abbastanza visto e rivisto piano-sequenza iniziale di 3'e 30".

Welles introduce la storia e alcuni dei principali protagonisti: da un primo piano di un paio di candelotti di dinamite la cinepresa si sposta rapidamente su un carrello, seguendo un’automobile che esce da un parcheggio e un carrello dolly la riprende quando si immette sulla strada, scivolando fra i personaggi che chiacchierano su una via trafficata. Il resto scopritelo da soli!




lunedì 18 marzo 2019

Citazioni Cinematografiche n.294

Ned: Forse non dovresti vestire così.
Matty: Ho una camicetta, non vedo che altro dovrei portare.
Ned: Non dovresti portare quel corpo.

(Ned Racine/William Hurt e Matty Walker/Kathleen Turner in "Brivido Caldo", di Lawrence Kasdan - 1981) 



venerdì 15 marzo 2019

Giallo, Noir & Thriller/65

Titolo: Casino Totale
Autore: Jean-Claude Izzo
Traduttore: Barbara Ferri
Editore: E/O - 1999

Casino Totale è il romanzo che apre quella che è stata definita “La Trilogia di Fabio Montale”, ovvero i tre libri che hanno portato la fama a Jean-Claude Izzo, che si sarebbe poi guadagnato l'appellativo di fondatore del noir mediterraneo.

Il protagonista, come è facile immaginare è Fabio Montale, singolare poliziotto che cerca faticosamente ma con tenacia e ostinazione di comporre i cocci della sua vita di figlio di immigrati e di quella di tanti altri figli (immigrati e non) di una città come Marsiglia. Città che legittimamente assurge a co-protagonista del romanzo e poi dell'intera trilogia. Izzo la dipinge come una città dura, persino maledetta, pericolosa e chiusa in sé stessa, tanto da renderti difficile viverci e lavorarci, in grado di crearti problemi, portarti dolore ma anche di regalarti momenti di serenità, quando non riempirti di poesia e felicità.
In Casino Totale, come anche negli altri due romanzi che seguiranno (Chourmo e Solea), Marsiglia vive un periodo di incertezza e confusione, che va seguito ad anni di intenso sviluppo economico che ha portato uomini e donne delle ex colonie francesi, arabi, italiani a trasferirsi qui in cerca di lavoro e stabilità, soprattutto attorno al porto ed alle zone periferiche. Ora il quotidiano è fatto di ristrettezze economiche, tensione sociale, diffidenza verso gli “ultimi arrivati”, gli arabi di seconda generazione ed i francesi non per sangue ma per nascita. Terreno florido per la malavita così come per i gruppi xenofobi.

Trama non proprio facile da seguire, sebbene supportata da una scrittura decisa, netta ed efficace. Non bisogna aspettarsi troppo dall'elemento giallo, fin troppo esile, poiché non è questo l'ingrediente principale, bensì si rimane stupiti da quanto Izzo (morto nel 2000 a 56 anni) abbia fatto scuola in merito al gusto noir di ambientazione sociale e malavitosa, dato il discreto numero di opere che ne risultano ispirate in modo più o meno diretto. Quella che in superficie, dopo poche pagine lette, può apparire come una storia di vendetta, di riscatto, si rivela qualcosa di maggiormente originale. Gli ingredienti noir ci sono tutti, presenti e passati, le vite e le vicende raccontate si prestano bene ad essere gustate, anzi divorate dal lettore, che non può che rimanere affascinato da Fabio Montale. Lui non è il classico investigatore disilluso e duro, attorniato da nemici e da una pericolosa pupa, non ha nei muscoli la sua principale arma, bensì nell'ascolto, la compassione e poche, ma semplici idee, anzi principi morali, radicatisi in lui fin dall'infanzia povera nei quartieri popolari della cittadina francese affacciata sul mare. Montale è un solitario, ama la buona cucina, il vino, il whiskey, non può vivere senza il mare, la musica e la poesia. Non c'è traccia di sarcasmo o crudele ironia in lui, è gentile, mai scontroso, spiccio quanto e quando serve e, in barba alla depressione, cerca di portare avanti la sua esistenza, quasi disperatamente, tentando di fare la cosa giusta per le persone che ama e che ritiene lo meritino, anche quando, pur di riuscirci, mette a rischio tutto se stesso. 

Dopo anni di vagabondaggi nei mari del Sud, Ugo torna a Marsiglia per vendicare Manu, l'amico di gioventù assassinato dalla malavita. Ma anche lui resta ucciso e toccherà a un terzo amico, Fabio Montale, il compito di fare giustizia. Tutti e tre - Ugo, Manu e Montale - sono cresciuti nei vicoli poveri del porto di Marsiglia. Assieme hanno fatto i primi furtarelli, poi qualche rapina, ma hanno anche condiviso i sogni di paesi esotici, i primi dischi e i primi libri, le nuotate in mare, le ubriacature. E soprattutto hanno amato la stessa donna, Lole. Poi le strade si sono separate: Manu si è perso in giochi criminali troppo grandi, Ugo è partito, Montale è diventato uno strano poliziotto, più educatore di strada nei quartieri difficili che sbirro. Ora dovrà sostenere un'inchiesta durissima contro tutto e tutti, in una città, Marsiglia, simbolo di un Mediterraneo diviso tra bellezza e violenza, tra due colori: l'azzurro del cielo e del mare e il nero della morte e dell'odio. (da ibs.it)

mercoledì 13 febbraio 2019

Polar (2019)

Ero molto incuriosito e forse anche impaziente di vedere “Polar” prodotto da Netflix, per cui appena avuta una serata disponibile mi sono organizzato per farlo. Il film con Mads Mikkelsen è tratto dall'omonimo graphic novel e la cosa si nota per uno spettatore affezionato a quella parte del genere noir dove l'azione è continua ed il ritmo serrato. In questo adattamento cinematografico ci sono passaggi un po' tirati e qualche momento di “stanca”, probabilmente a causa di una scrittura che cerca di far convivere più temi e suggestioni tipici del genere, senza riuscire del tutto a trovare un accettabile equilibrio fra di essi.

Intendiamoci, le ambientazioni e la cura dei dettagli sono mirabili ed efficaci, anche le musiche svolgono bene il loro ruolo, ma il film a mio parere si basa fin troppo sulle spalle del protagonista, il già citato Mikkelsen che qui è anche produttore esecutivo. Il suo killer prossimo alla pensione, obiettivo delle gesta di altri killer ingaggiati per ucciderlo, è un bel personaggio, che incarna caratteri e tipi propri del noir-thriller, ma l'attore danese non è riuscito a gestire da solo due ore di film, poco supportato, come è, dagli altri personaggi, non tutti sufficientemente caratterizzati e sviluppati, quando non si cade nella caricatura.



Violenza a profusione, sangue che gronda praticamente in ogni fotogramma, sesso francamente eccessivo ed in almeno un caso utilizzato arbitrariamente (quasi come a voler intercettare alcuni gusti non propriamente afferenti all'arte cinematografica), ma al tutto sembra mancare quella auspicabile forma d'ironia che invece avrebbe smorzato ed allo stesso tempo reso accettabile la generosa dose di pallottole, pozze e schizzi di materiale ematico. A parte qualche momento in cui sembrano provarci, la sceneggiatura ed il regista Jonas Åkerlund mostrano di prendersi fin troppo sul serio, non intuendo che quando si sceglie di andare “sopra le righe” sarebbe utile introdurre elementi e dettagli che mostrino come se ne abbia la consapevolezza e quindi, senza scadere nella macchietta, si possa anche far sorridere o anche ridere lo spettatore.

Dal momento che la trama, o quantomeno il punto di partenza, non è originalissimo, bensì fin troppo spesso utilizzato e visto, basare tutto “Polar” sul Black Kaiser di Mikkelsen si rivela una scelta non azzeccatissima e le numerose scene da estetica di videoclip, con toni esagerati e un tantino nevrotici, peggiorano la situazione, in particolare quando si tenta la via di un velleitario minimalismo nelle immagini che vi si dovrebbero contrapporre.


Forse il film potrebbe soddisfare i fan dell'ultraviolenza un po' fine a se stessa, quelli che apprezzano qualche tetta e culo sparati per riempire del vuoto, chi si esalta per l'ultrapop coloratissimo e vicino alla nausea visiva, ma gli estimatori del noir e dei thriller probabilmente avrebbero desiderato qualcosa di diverso, magari di migliore.