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venerdì 14 febbraio 2025

Ma se ci dimenticassimo del giorno di San Valentino?

 

Speriamo di incontrare qualcuno con lo stesso spirito di Zooey Deschanel!

O anche solo con la stessa voce!



It's february, the day's fourteen
but from the look on your face
you don't know what that means
Don't even try it, don't try to deny it
you forgot it was Valentine's Day
You tried to scramble and whip something up
but your balloons say 'Happy Birthday'
Your card says 'Mazel Tov'
There's no mistaking, don't bother faking
You forgot it was Valentine's Day
I bought you a sweater and baked you some cupcakes And put on some nice lingerie
You gave me your iPod and the cash in your pockets
And a USA today(and it wasn't even from today it was from an old hotel)
You said you made plans but it didn't seem right
When we went to Olive Garden at 11:15 at night
Your reservation should be in quotations
You forgot about Valentine's Day
I know I'm angry but later I'll be fine
You're just a moron
But at least you're mine
and you can bet I'll never let you forget
When you forgot about Valentine's Day

domenica 28 novembre 2021

Caffè #2

 

Eduardo De Filippo in “Natale in casa Cupiello”, di Eduardo De Filippo1977

martedì 13 ottobre 2020

Quando ci vuole, ci vuole

Benedict Cumberbatch e Louise Brealey in "Sherlock"

Charlie Sheen e Emilio Estévez in "Il giallo del bidone giallo" (1990)

giovedì 11 gennaio 2018

Le Storie #63 - Il Cuore di Lombroso


Nel corso dei miei anni alla scuola elementare in ordine cronologico ho visto la serie anime “Cuore” (di cui mi regalarono il 45 giri con la sigla, a mio parere molto bella come tutte quelle cantate da “I Cavalieri del Re”), ho letto il libro di Edmondo De Amicis a cui era ispirata ed infine ho visto la omonima serie TV diretta da Luigi Comencini


 














Pertanto il numero 63 della collana “Le Storie”, dal titolo “Il Cuore di Lombroso”, che riprende buona parte dei personaggi del romanzo ottocentesco, non poteva non stimolare la mia curiosità.
Lasciando da parte Umberto Eco ed il suo famoso “Elogio di Franti”, le varie considerazioni sul carattere del testo deamiciano, notoriamente intriso di intenti pedagogici e morali, con un certo paternalismo e perbenismo che rasenta la mediocrità dell'allora borghesia italiana, fin troppo evidente ad una lettura già solo adolescente, il romanzo viene giustamente omaggiato, anche se in modo al limite del dissacrante e a mio parere vicino ad una ironia parente prossima del satirico.

Oltre allo studioso Lombroso del titolo, la sceneggiatura di Davide Barzi presenta al lettore i personaggi di Cuore divenuti adulti, alle prese con la loro maturità e la condizione che il destino o le loro scelte di vita (c'è differenza e distinzione fra il primo e quest'ultime?) hanno loro assegnato.

Ritroviamo il maestro Perboni, ucciso con crudeltà, Bottini, Garrone, persino Franti e gli altri coinvolti nelle indagini per scoprire il colpevole del crimine. Lombroso, i suoi studi e le sue conclusioni e risultati (opportuno ribadire smentiti dalla scienza) vengono tirati in ballo e con arguzia sezionati, utilizzati e capovolti per creare una narrazione “nera” e tipica della crime story. L'ambientazione è la Torino dell'ultimo decennio dell'ottocento, così come nel romanzo che a torto o a ragione ha influenzato migliaia di studenti italiani, resa con tratto realistico e con tinte gotiche e vagamente dark dalla matita di Francesco De Stena.


Torino, 1889. Cesare Lombroso è professore di medicina legale all'università, dove effettua autopsie sui corpi di criminali, prostitute e folli. Un giorno, presso il Carcere "Le Nuove", il maestro Giulio Perboni scrive un'ultima lettera ai suoi ex allievi e poi si toglie la vita. Tocca a Lombroso indagare per scoprire quale pericolo incombe su Bottini, Garrone e tutti gli altri ex compagni di classe...

giovedì 27 luglio 2017

NO VAX, NO LOGICA, NO SCIENZA. IL CULTO DELL'IGNORANZA



"C'è un culto dell'ignoranza negli Stati Uniti, e c'è sempre stato. Una vena di anti-intellettualismo si è insinuata nei gangli vitali della nostra politica e cultura, alimentata dalla falsa nozione che democrazia significhi "la mia ignoranza vale quanto la tua conoscenza".
(Isaac Asimov)


Gli argomenti degli antivaccinisti, o dei sostenitori della “libertà di scelta”, dell'informazione consapevole in materia di vaccini ed altre coperture semantico-lessicali che ultimamente sono venute fuori per evitare lo “stigma” del NO VAX ed apparire quindi un po' meno integralisti, sono a mio parere tanto inconsistenti da divenire a volte demenziali. 

 
Se non fosse che ho qualche anno di esperienza di certe manifestazioni di illogicità e sbandamento dal pensiero logico-scientifico, sarei addirittura meravigliato dalla tentazione (o volontà?) di costruire una filosofia, una visione ed una posizione politica attorno a questa massa di opinioni e pensieri in libertà che riunisce e fa fermentare tra loro sostenitori di un certo primitivismo stile “ritorno alla vita sana delle origini”, rancori contro le istituzioni ed i partiti, diffidenza nei confronti di studiosi e figure tecniche, timori alimentati da false notizie e manie di protagonismo, esigenza di esercitare controllo sui propri figli tale da apparire come una forma di patriarcalismo egoistico ed ottuso, incurante della vita sociale e dei rapporti di rispetto reciproco, e istinti autolesionisti che sotto una lacera veste di libertarismo nascondono un becero nichilismo povero di struttura.
Il discorso potrebbe allargarsi, poiché è vero che l'enorme quantità di informazioni accessibili su Internet, unita alla mancanza di senso critico è una vera e propria ricetta per il disastro. Molti utenti sono spesso incapaci di distinguere la verità dalla bufala, e a causa di questa incapacità contribuiscono a un'ulteriore diffusione delle bufale, condividendole sui social network. Addirittura, in tema di vaccini (ma non solo), si nota che tra i NO VAX l'assenza di fonti accreditate viene vista come un merito: è più facile credere a una madre che racconta la storia straziante del figlio colpito dall'autismo dopo un vaccino, piuttosto che ai medici e alle compagnie farmaceutiche che ribadiscono la totale assenza di collegamenti tra i due fattori: in fondo, che motivo ha la madre per mentire? E i medici, non sono forse al soldo delle compagnie farmaceutiche che tali vaccini li vendono?
Inoltre viene sempre più consigliato di non fidarsi dei medici (a meno che non siano antivaccinisti loro stessi) e più in generale si alimenta la sfiducia nelle figure professionali, o comunque nei cosiddetti “tecnici”, che ci viene detto essere comunque in mala fede. Ebbene quando viene a mancare la fiducia nelle figure professionali, crolla una struttura che, nel bene e nel male, è funzionale all'andamento di una accettabile vita e struttura sociale. Tale mancanza di fiducia, purtroppo, sta diventando endemica e sempre più diffusa anche ad alti livelli: pensiamo ai dibattiti sulla vaccinazione nei quali vengono chiamati a intervenire un medico e una madre contraria ai vaccini, facendo passare al pubblico il messaggio che le due posizioni abbiano pari valore e pari verità scientifica, che tutte le opinioni abbiano lo stesso valore indipendentemente da chi le esprime. Questo non può essere vero: in tutti i casi in cui studi e statistiche possono dimostrare una verità piuttosto che un’altra, l’ignoranza non vale quanto la conoscenza.
 
Ovviamente non intendo dire che sia sempre opportuno prendere come oro colato le parole di un professionista: in tutti i campi ci sono correnti di pensiero diverse, ma sempre basate su una solida base culturale e su un metodo scientifico di validazione di opinioni che altrimenti rimangono tali. Quindi se dopo essere andati da un medico si vuole un altro parere, ciò è perfettamente accettabile, però si dovrebbe consultare un altro medico, non un architetto od una parrucchiera.
Una cosa che mi infastidisce particolarmente è che ascoltando le farneticazioni argomentazioni dei NO VAX (FREE VAX o altre etichette che desiderino utilizzare) si nota come comincino a presentarsi, forse magari a sentirsi, come esponenti del pensiero libero, o pensiero divergente tali da ricoprire il ruolo di precursori, di novelli eretici che indicano la retta via, che pongono le basi per una nuova e più “giusta” società. In fondo a me sembra solo illogicità, rifiuto del pensiero logico e del metodo scientifico, egoismo e stupidità privata che diviene collettiva nelle loro marce ed esternazioni pubbliche.


A pensarci bene queste righe potrebbero essere volte a loro vantaggio, quasi a sostenere e confermare l'immagine del “diverso” che viene osteggiato perché dicendo la verità si pone contro i “poteri forti”, la “casta” e così via. Ritornando al tema della Scienza inoltre mi si pone la questione di come nell'ambito della ricerca scientifica, per come l’abbiamo studiata e assimilata comunemente, il passaggio dalle tenebre dell’ignoranza alla luce della conoscenza è sempre stato osteggiato, a volte in modo cruento. Poi si porrebbe una questione di immagine: il genio che con le sue teorie e le sue ricerche permette un balzo in avanti alla conoscenza, spesso è un irregolare, un tipo un po' strambo, fuori dagli schemi, per cui all'inizio deriso, osteggiato, magari punito. In seguito viene ascoltato e riabilitato. Ma pur sempre nell'ambito della ricerca scientifica, che ha metodi, principi, valori su cui si concorda e sui quali si basa, su cui si basa anche il dialogo, il confronto ed il dibattito.
Con gli antivaccinisti, invece, il dibattito è impossibile, il confronto è minato alle fondamenta, lo scambio di ricerche, dati ed informazioni, l'esposizione di tesi e risultati porta solo alla sconfitta della logica e del pensiero scientifico. Non c'è modo di uscirne. In fondo anche Karl Popper diceva che una falsa scienza non è mai falsificabile. E questo anche perché gli adepti di quella falsa scienza, davanti alle prove che presenti loro, si rifugiano sempre in ipotesi di salvataggio (i dati che mi porti sono falsi e non affidabili, non riconosco il tuo metodo di raccolta dati, io ho altre fonti maggiormente affidabili, ma a te chi ti paga?, è in atto un complotto, e così via).
Un po' come accade a Ross quando parla di Evoluzione con Phoebe in “Friends”:


Che poi, sempre cercando di rimanere dalle parti di Popper, o comunque in ambito scientifico e di epistemologia della scienza, il mondo moderno in cui viviamo, che dovrebbe essere permeato di razionalità, tende a scricchiolare, a volte anche per colpa di quanti cercano la razionalità stessa, che tra le crepe che vengono create, danno spazio all'irrazionalità (o forse semplice irragionevolezza) dei gruppi antivaccinisti. Questa posizione diventa quindi implicita alla Scienza ed alla Razionalità, potremmo considerarla un sottoprodotto, anche quando è ignoranza e arroganza, anche se non ha un briciolo di verità. Quasi a fungere da contraltare e in questo momento l'invito è a volgersi al pensiero e metodo scientifico, alla razionalità, all'intelligenza e alla serietà.


martedì 4 novembre 2014

Il fattore X, la musica e il cinema


Recentemente, all’interno della trasmissione “X Factor”, una ragazza scozzese, Emma Morton, ha proposto una sua versione della canzone “Pop Porno”, del duo “Il Genio”.

Il videoclip di quella canzone era un’esplicita citazione del film di Jean-Luc Godard “Questa è la mia vita”, in particolare della scena del ballo di Nana/Anna Karina.



Di seguito il video della canzone "Pop Porno" di qualche anno fa.

sabato 8 febbraio 2014

Cara figlia mia, non vergognarti di me, ma non pensare che io sia perfetto

Mi è stato gentilmente segnalato un articolo di Marcello Veneziani, pubblicato su "Il Giornale".

"Cara figlia mia, non vergognarti di un papà fascista", questo il titolo, è stato ispirato all'autore e giornalista pugliese dalla domanda che Daria Bignardi ha rivolto al grillino Di Battista, all'interno del programma da lei condotto "Le Invasioni Barbariche".
La Bignardi ha chiesto al deputato 5 stelle se si vergognasse di suo padre "fascista". Riconosco quanto di brusco ci sia in una domanda di questo tenore, ma se fai parte di un partito politico (o quel che è il Movimento pentastellato) che è in Parlamento con il 25% di voti ricevuti alle ultime elezioni devi aspettarti qualsiasi domanda ed essere in grado di sostenere la eventuale discussione che ne nasce.

Segnalo il link all'articolo in questione, di cui consiglio la lettura, e di seguito propongo una personale riflessione, peraltro già precedentemente postata all'interno delle pagine di un noto social network su cui ho iniziato un "confronto".


"Ho letto con attenzione e curiosità l'articolo segnalato. Interessante, a tratti commovente ma stucchevole la parte in cui l'autore sostiene che non bisogna vergognarsi dei propri padri. Stomachevole dove Veneziani propone il predicozzo sulle difficoltà da lui vissute nel lavoro e nella vita perché fascista o di destra, giacché lui stesso accosta, accomuna, unisce i due termini, peraltro facendo un torto a chi è di destra ma non si sognerebbe mai di comportarsi da fascista, tantomeno di difendere quella pagina buia e triste della nostra storia. 
Quindi se è legittimo augurarsi che i nostri figli non si vergognino di noi padri, pur nell'onestà intellettuale e umana di riconoscere i nostri errori e le nostre colpe (le quali non necessariamente devono ricadere su di loro), ritengo che sia imprescindibile prendere le distanze e denunciare le aberrazioni del fascismo. Anche con coraggio e affrontando intimi e personali dolori. 
Dobbiamo avere il coraggio e l'onestà di dichiarare che c'è stato un periodo triste e vergognoso nella storia del nostro Paese, con un regime ottuso e  meschino anche nelle sue crudeltà. Quelli che l'hanno favorito e sostenuto e quelli che ancora oggi ne celebrano presunte grandezze o qualità sono la parte peggiore di noi. Inoltre l'attacco che Veneziani fa alla Bignardi è mero qualunquismo e becero populismo, entrambe cose di cui non abbiamo bisogno, non solo nel campo del giornalismo." 


Ho riportato il mio commento pressochè per intero, eliminando solo i riferimenti alla gentile persona che mi ha segnalato l'articolo. Tale commento è, forse inevitabilmente, limitato ai riferimenti all'articolo in questione e non tiene conto di molti altri elementi legati alla tematica suscitata, ma ritengo comunque che la mia posizione venga chiaramente esplicitata.

Con il cuore e con la mente, come da qualche parte si usa dire...

venerdì 1 novembre 2013

Robin Hood di Ridley Scott


Questa sera verrà trasmesso su Italia 1 “Robin Hood” di Rydley Scott, quello con il pingue Russell Crowe e la stupenda Cate Blanchett.

Per motivi anagrafici e di gusto estetico sono dell’idea che il miglior Robin Hood sia quello proposto dalla Disney (non siamo pochi a pensarla così, sappiatelo!), pertanto la mia opinione è alquanto influenzata da questo dato.


Rimane comunque che la visione di questo film è consigliabile se si cerca puro intrattenimento e si ha voglia di godere di scene di massa e di battaglie cruente. Questo nonostante sia oggettivamente un po’ troppo lungo e il coinvolgimento emotivo lasci a desiderare.

Non è propriamente una delusione, per carità. È pur sempre meglio di quello con Kevin Costner che, oltretutto, è accompagnato da una colonna sonora che mi ha letteralmente perseguitato durante la mia adolescenza, procurandomi frantumazione dei cabasisi. In quel film almeno c’era un ottimo sceriffo di Nottingham, come ho già avuto modo di sottolineare qui.

Orbene, il Robin di Ridley Scott (dove sono finiti i tempi di “Blade Runner” e de “I Duellanti”, per Giunone, o anche solo di “Thelma e Louise”?) stravolge il mito e la leggenda e lo fa anche tramite una non deprecabile scelta stilistica, ovvero inserendo sbarchi di truppe e epiche battaglie in cui non si risparmiano bassezze e viltà, tradimenti e parimenti atti eroici.


Insomma viene scelta la via epica per presentarci, appunto stravolgendola rispetto alla narrazione classica e relativa leggenda, la figura di questo fuorilegge, proponendo Robin Hood prima che divenisse tale (un prequel si direbbe, anzi direbbero gli “ammerigani”).

La Storia viene più volte tradita (la sorte di Re Riccardo, i Francesi che sbarcano in stile D-Day al contrario nel medioevo!!), ci sono forzature narrative che effettivamente disturbano un po’, ci sono passaggi noiosi o comunque superflui, ma l’intento, chiaro, è di fare un kolossal spettacolare.

D’altronde gli ingredienti ci sono tutti: il cast di prim’ordine, dove, oltre ai già citati Crowe e Blanchett (che da sola tira su le sorti del film), figurano Max von Sydow e William Hurt, scenografie grandiose, effetti sonori e visivi d’impatto, intrighi, un grande amore che nasce dall’inganno, gli eventi che travolgono i destini dei singoli e di una nazione e così via.

Tutto disponibile, ma non ben miscelato, per un risultato un po’ freddo, coinvolgente solo in parte, poiché l’opera di smitizzazione e un paio di colpi di scena telefonati e di dubbia credibilità non bastano. Non c’è un villain/cattivo di spessore, anzi lo sceriffo di Nottingham è pressoché assente e fra Tuck è ridotto a poco più di una macchietta, inoltre altri personaggi sono abbozzati ma poco approfonditi e criminalmente sottoutilizzati. Per fortuna c’è Cate Blanchett, anche se fa il verso a sé stessa in “Elizabeth” e relativo seguito.


Infine Russell Crowe. Devo ammettere di avere un debole per quest’uomo con la evidente tendenza ad ingrassare. L’ho molto apprezzato in diversi film e risulta uno dei motivi per cui andai al cinema a vedere il suo Robin Hood. Disgraziatamente si ispira un po’ troppo al personaggio da lui interpretato ne “Il Gladiatore”, nonostante fossero passati già 10 anni, e la cosa lo penalizza. Manca di agilità fisica e di verve istrionica, quella degli “storici” Robin Hood di Douglas Fairbanks e Errol Flynn, facendo scivolare l’intero film verso una caratterizzazione vagamente crepuscolare, in questo “aiutato” dalle scelte in tema di fotografia.


Però, comunque, se si ha voglia di passare un’intera, lunga, serata di fronte alla televisione, sopportando anche gli spot pro Mediaset e quindi incensanti e, peggio, assolutori nei confronti di Berlusconi, questo film va più che bene, giacché, nonostante tutto è intrattenimento di qualità e di provato mestiere.

giovedì 24 ottobre 2013

Così, giusto per ricordarlo


Così, giusto per ricordarlo.

Stavo per spegnere la TV quando su un canale Mediaset è partito uno spot. Nulla di straordinario, solo vagamente irritante con quella voce da assicuratore ciellino, se non fosse che è uno spot che incensa come benefattore il numero uno di Mediaset.
Ecco il testo dello spot: 

Qui non incassiamo finanziamenti pubblici,
qui non siamo colossi americani,
qui contiamo solo sulle nostre forze,
e qui ogni mattina arrivano migliaia di persone,
che cercano di fare il massimo per regalarti una televisione moderna, vivace e completa.
Undici reti gratuite e centinaia di programmi in onda ogni giorno, anche su Internet.
Che non ti costano niente, niente.
Nemmeno un bollettino postale.
Così, giusto per ricordarlo.
 
Sarà che io ho sempre un certo gusto nel rompere i maroni, ma Mediaset, mi ricorda qualcosa…

Giovedì 1 agosto 2013, alle 19:40, la Corte suprema di cassazione ha confermato la condanna a 4 anni di reclusione all’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, nell’ambito del processo sulla compravendita dei diritti televisivi Mediaset.

Così, giusto per ricordarlo.


Inoltre, fra le altre magnifiche opere del grande benefattore, c’è altro.
Il 24 giugno 2013 Silvio Berlusconi è stato condannato in primo grado, dal Tribunale di Milano, a 7 anni di carcere (concussione per costrizione invece che per induzione come ipotizzato dall’accusa) nonché all’interdizione perpetua dai pubblici uffici, oltre al pagamento delle spese processuali.

Così, giusto per ricordarlo.

domenica 2 giugno 2013

Personaggio femminile preferito/ la più bella dei Cartoni Animati



La Top Ten delle protagoniste femminili dei Cartoni Animati, Anime per i più pignoli (e qualche citazione extra).

La mia personale top ten delle figure femminili nelle serie animate che mi sono piaciute, in gran parte, lo ammetto, sbilanciata sull’avvenenza delle suddette.

Per fugare subito ogni dubbio, ho escluso qualsiasi bella stronza, alla Fujiko/Margot, che ne “Il Castello di Cagliostro” si chiamava anche Rosaria (?!?).
...e loro se la ridono!
Chiarito questo via alla presentazione:

10. Ransie la strega, che in realtà è una vampiro, ma stai a guardare… Tanto carina e simpatica, quanto pericolosa da frequentare. Fatico ancora a comprendere come potesse essere innamorata di un pirla con i capelli azzurri che vuol fare il pugile (Paul), ma il cartone era divertente e riusciva a parlare di diversità, di sentimenti, di accettazione, il tutto in una chiave spesso comica.


9. Rey Aianami, una dei protagonisti di Neon Genesis Evangelion. Pilota l’Evangelion 00 ed è, nei fatti, la copia della madre di Shinji. Questa cosa inquieta abbastanza, ma la sua bellezza algida e ritrosa non può non intrigare, e le si perdonano anche gli occhi rossi.


8. Misato Katsuragi, uno dei direttori della Nerv in Neon Genesis Evangelion. Tanto professionale e precisa sul lavoro, quanto disordinata, confusionaria e imprevedibile nella vita privata. Inoltre beve birra più di un camionista bulgaro etilista, come si fa a non provare simpatia per lei! Un corpo da favola, ma, elemento che frena ogni entusiasmo, divide casa con un pinguino e con quel fesso complessato di Shinji, verso il quale prova strane pulsioni. Ma che gli passa per la testa!!

7. Asuka Langley, pilota dell’Evangelion 02 in Neon Genesis Evangelion (è l’ultima lo giuro!). Fra ragazzini complessati e taciturni, donne e uomini ossessionati dal proprio passato o terrorizzati dal futuro, oppure in preda alle più varie perversioni e pulsioni disturbanti, almeno lei è esuberante, vitale, loquace, orgogliosa, sicura di sé e intelligente, o almeno così si mostra. Rossa di capelli (colore realmente presente in natura) e con occhi azzurro-verdi si presenta veramente bene.
  
6. Akane Tendo, in Ranma ½ figlia minore di Soun Tendo, fidanzata di Ranma. Permalosa, testarda, orgogliosa, ma anche, a volte, carina e dolce, non ammetterebbe mai di provare sincero affetto per Ranma, tantomeno gli darebbe ragione. Chi non ha avuto una morosa così? Esperta di arti marziali, poco meno di una campionessa di pallavolo e pattinaggio, con un carattere insopportabile, ma in fondo desiderosa d’amore. Da detestare (specialmente da parte delle donne), o da adorare. Che ne pensate?

5. Horo, protagonista di Spice and Wolf. Una vera dea, nel senso che è una divinità lupo, con orecchie a punta e sviluppati canini annessi. Nel corso del lungo viaggio intrapreso, tra difficoltà e problemi di varia natura, si affeziona sempre più a Lawrence, mostrando oltre ad indiscutibile carattere e doti, di essere una “ragazza” in cerca di amore. Riesce ad essere provocatoria, gelosa, scherzosa, perennemente affamata, innamorata, calcolatrice, saggia, anche nello stesso episodio. Durante l’adolescenza avrei potuto perdere la testa per una così!


4. Faye Valentine, una colonna di Cowboy Bebop. Cacciatrice di taglie come Spike Spiegel e il resto della compagnia. Nonostante abbia più di 70 anni (tra l’altro portati molto bene, non sembra anche a voi?), è un’arrogante alcolista, tabagista incallita e una giocatrice d'azzardo ossessivo-compulsiva. Combattente, forte, appassionata ed esperta di armi, una Legs Weaver con un viso innocente e più carina, ma capace di essere cinica e bastarda. Poi però si scopre che anche lei ha un cuore, ma non lo fa vedere, ritenendo più  opportuno puntare sul fisico e sull’abbigliamento stimolante (top, shorts ed autoreggenti da sballo, come a mostrare cosa ci siamo perduti senza il seguito di Leon-il film con Jean Reno ed una ancor piccola Natalie Portman).

SIAMO AL PODIO!


3. Sabrina, in È quasi Magia Johnny! è l’elemento centrale dell'irrisolvibile triangolo amoroso tra i tre protagonisti. Silenziosa, misteriosa, scontrosa, umorale e con vari chiaroscuri, ma allo stesso tempo leale e profonda. Scusa Johnny, va bene un po’ di confusione mentale e di timidezza, ma come si fa a preferire Tinetta (che ha comunque i suoi pregi) a Sabrina? Diamine, sa anche suonare il sassofono! Che brivido…poi con quello sguardo “ma che ne sai tu di cosa mi passa per la testa a me!”


2.Selene/Saeko Nogami, bellissima poliziotta in City Hunter, che sa circuire e sfruttare gli uomini che incontra, protagonista compreso. Furba, pericolosa, non si concede mai, ma con ironia e “trucchi” divertenti e comunque simpatici. Abile e capace detective e donna pienamente consapevole della propria bellezza, capace di far girare la testa praticamente ad ogni uomo. I coltelli nei reggicalze sono al di sopra di ogni commento!


1. Lamù, cartone animato con la fantastica, introvabile, sigla avvolta nel mistero, che non si sa chi la cantasse, poiché nemmeno Carlo Lucarelli con le sue sagome di cartone e l’intera squadra di Cold Case, potenziata da qualche elemento di NCIS sono riusciti a svelarne il mistero. Giuro, innumerevoli i tentativi di scoprire la verità, e la ricostruzione tentata, che si trova in rete, è più appassionante di un libro giallo e presenta elementi noir. Lamù è sul gradino più alto del podio non tanto, e non solo, per l’abbigliamento tigrato e la verde capigliatura, ma perché è veramente un personaggio che mi prende. Una ragazza aliena, un po' triste e malinconica nella sua furia vendicatrice, perennemente alle prese con un finto marito maniaco, donnaiolo, erotomane, vacuo come Ataru Moroboshi. Un personaggio in fondo classicamente romantico, trascurando, almeno in parte, improvvise e fatali folgorazioni che infligge, impetuosi episodi d’ira e parenti invadenti che si alternano e si sommano, episodio dopo episodio. In fondo vuole veramente bene a quell’idiota patentato e si fa in quattro per lui, addirittura si iscrive alla sua stessa scuola! Nella sua stranezza e volubilità d’umore, capace di amare e meritevole di essere amata. Una donna pericolosissima! Quando ne ho incontrata qualcuna che le somigliava sono stati guai seri.

Fuori quota:
Le donne di Leiji Matsumoto, da “Capitan Harlock” a “Galaxy Express 999”, da “La Regina dei 1000 anni” a “Star Blazers” sono tutte slanciate e affusolate, di una delicata e rara bellezza che le rende al tempo stesso divine e tragicamente fragili, infatti si somigliano tutte! (e dopo un po' rompono le balle!).
 
 















Fuori concorso:


Lana di “Conan il Ragazzo del Futuro”. “Dai Conan! Ora stringiti forte a Lana. Dai Conan! Bella non c'è nessuna, come lei”.

Lady Oscar, per i motivi spero esaurientemente illustrati nell’immagine.


E poiché non mi sono fatto mancare personaggi dal suggestivo cromatismo tricotico, presento un trio di tutto rispetto dalla capigliatura viola:


Shampoo, in Ranma ½ donna guerriera molto carina. Furba e spietata con i/le rivali, dolce con Ranma, di cui è innamorata, ignara della sua doppia natura (altrimenti sai i cartoni in faccia che si prende!). Anche lei si trasforma, in una gattina rosa (e qui si gioca sporco!).


Lady Isabel/Atena, de I Cavalieri dello Zodiaco. Vedi che succede a fare la corte in gruppo ad una ragazza, a riempirla di complimenti e a chiamarla dea? Per forza si monta la testa! Se poi una manica di esaltati in armatura, con acconciature improbabili, comincia a battersi per lei, la frittata è fatta! Pensate che uno di questi (Sirio il dragone) ha addirittura perso la vista, presumibilmente a causa dell'alto numero di pratiche "autoindulgenti" alle quali sarebbe stato costretto dalla di lei reticenza a "concedersi".


Leela,  capitano con un occhio solo della Planet Express in Futurama.
E in merito a figure femminili create da Matt Groening  non mi spingo oltre…

Ancora qualche immagine di chi è giunto sul podio! 

Sabrina

Selene/Saeko Nogami
Lamù
 Un saluto a tutte le altre, sarà per la prossima volta!


Ciao!!
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