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venerdì 18 novembre 2022

Incipit 99/100


Era l'anno in cui i tedeschi, per vendicarsi con gli italiani di Trapattoni, rifilarono a Roma un papa 'made in Germany'. Un pastore tedesco in cambio dell'Allenatore. Nonostante fosse nervoso, Proteo Laurenti scoppiò a ridere quando sentì alla radio Sua santità con le scarpe di Prada dichiarare che ' la chiesa cattolica non è una minestra riscaldata'. Se non altro, la grammatica era corretta.”

(Danza macabra, di Veit Heinichen – trad. Maria Paola Romeo ed Elena Tonazzo/Grandi & Associati)





venerdì 18 marzo 2022

Incipit 64/100

Quando la vidi entrare, tailleur costoso e borsa rigida da professionista, capii subito che mi sarei perso parte del concerto di Cooper Terry che stava iniziando in quel momento.”

(La Verità dell'Alligatore, di Massimo Carlotto)






venerdì 17 dicembre 2021

Incipit 51/100

“La carogna dell'alligatore galleggiava a pancia all'aria. Era stato abbattuto perché aveva iniziato ad avvicinarsi troppo all'accampamento e nessuno voleva rimetterci un braccio o una gamba. La puzza dolciastra della decomposizione si mescolava a quella della selva. La prima capanna distava da quella radura un centinaio di metri. L'italiano chiacchierava tranquillo con Huberto. Avvertì la mia presenza. Si voltò e mi sorrise. Gli strizzai l'occhio e lui riprese a parlare. Mi portai alle sue spalle, respirai a fondo e gli sparai alla nuca.

(Arrivederci Amore, Ciao, di Massimo Carlotto)



 


mercoledì 3 novembre 2021

Il rituale del tè, quel puntuale rinnovarsi degli stessi gesti e della stessa degustazione, quell'accesso a sensazioni semplici, autentiche e raffinate, quella libertà concessa a tutti, a poco prezzo, di diventare aristocratici del gusto, perché il tè è la bevanda dei ricchi così come dei poveri, il rituale del tè, quindi, ha la straordinaria virtù di aprire una breccia di serena armonia nell'assurdità delle nostre vite.
(Muriel Barbery, da "L’eleganza del riccio", trad. Emanuelle Caillat e Cinzia Poli)

Margot Robbie in “The Wolf of Wall Street”, di Martin Scorsese - 2013 

George Clooney in “Ave, Cesare!”, di Joel e Ethan Coen - 2016


venerdì 23 luglio 2021

Incipit 30/100

“Alla fin fine, ammazzare mia madre mi è venuto facile. La demenza, via via che scende, ha un modo tutto suo di rivelare la sostanza della persona che ne è affetta. La sostanza di mia madre era marcia come l'acqua stagnante in fondo a un vaso di fiori vecchi di settimane. Quando mio padre la conobbe era bellissima, e ancora capace d'amare quando divenni la loro figlia tardiva; ma al momento in cui quel giorno alzò gli occhi a guardarmi, questo non contava più niente.”

(La quasi luna, di Alice Sebold – trad. Claudia Valeria Letizia)



 

venerdì 19 febbraio 2021

Incipit 8/100

“Mi chiamavo Salmon, come il pesce. Nome di battesimo: Susie. Avevo quattordici anni quando fui uccisa, il 6 dicembre del 1973. Negli anni Settanta, le fotografie delle ragazzine scomparse pubblicate sui giornali mi somigliavano quasi tutte: razza bianca, capelli castano topo. Questo era prima che le foto di bambini e adolescenti di ogni razza, maschi e femmine, apparissero stampate sui cartoni del latte o infilate nelle cassette della posta. Era quando ancora la gente non pensava che cose simili potessero accadere.”

(Amabili Resti, di Alice Sebold – trad. Chiara Belliti)

 



 

 

venerdì 15 marzo 2019

Giallo, Noir & Thriller/65

Titolo: Casino Totale
Autore: Jean-Claude Izzo
Traduttore: Barbara Ferri
Editore: E/O - 1999

Casino Totale è il romanzo che apre quella che è stata definita “La Trilogia di Fabio Montale”, ovvero i tre libri che hanno portato la fama a Jean-Claude Izzo, che si sarebbe poi guadagnato l'appellativo di fondatore del noir mediterraneo.

Il protagonista, come è facile immaginare è Fabio Montale, singolare poliziotto che cerca faticosamente ma con tenacia e ostinazione di comporre i cocci della sua vita di figlio di immigrati e di quella di tanti altri figli (immigrati e non) di una città come Marsiglia. Città che legittimamente assurge a co-protagonista del romanzo e poi dell'intera trilogia. Izzo la dipinge come una città dura, persino maledetta, pericolosa e chiusa in sé stessa, tanto da renderti difficile viverci e lavorarci, in grado di crearti problemi, portarti dolore ma anche di regalarti momenti di serenità, quando non riempirti di poesia e felicità.
In Casino Totale, come anche negli altri due romanzi che seguiranno (Chourmo e Solea), Marsiglia vive un periodo di incertezza e confusione, che va seguito ad anni di intenso sviluppo economico che ha portato uomini e donne delle ex colonie francesi, arabi, italiani a trasferirsi qui in cerca di lavoro e stabilità, soprattutto attorno al porto ed alle zone periferiche. Ora il quotidiano è fatto di ristrettezze economiche, tensione sociale, diffidenza verso gli “ultimi arrivati”, gli arabi di seconda generazione ed i francesi non per sangue ma per nascita. Terreno florido per la malavita così come per i gruppi xenofobi.

Trama non proprio facile da seguire, sebbene supportata da una scrittura decisa, netta ed efficace. Non bisogna aspettarsi troppo dall'elemento giallo, fin troppo esile, poiché non è questo l'ingrediente principale, bensì si rimane stupiti da quanto Izzo (morto nel 2000 a 56 anni) abbia fatto scuola in merito al gusto noir di ambientazione sociale e malavitosa, dato il discreto numero di opere che ne risultano ispirate in modo più o meno diretto. Quella che in superficie, dopo poche pagine lette, può apparire come una storia di vendetta, di riscatto, si rivela qualcosa di maggiormente originale. Gli ingredienti noir ci sono tutti, presenti e passati, le vite e le vicende raccontate si prestano bene ad essere gustate, anzi divorate dal lettore, che non può che rimanere affascinato da Fabio Montale. Lui non è il classico investigatore disilluso e duro, attorniato da nemici e da una pericolosa pupa, non ha nei muscoli la sua principale arma, bensì nell'ascolto, la compassione e poche, ma semplici idee, anzi principi morali, radicatisi in lui fin dall'infanzia povera nei quartieri popolari della cittadina francese affacciata sul mare. Montale è un solitario, ama la buona cucina, il vino, il whiskey, non può vivere senza il mare, la musica e la poesia. Non c'è traccia di sarcasmo o crudele ironia in lui, è gentile, mai scontroso, spiccio quanto e quando serve e, in barba alla depressione, cerca di portare avanti la sua esistenza, quasi disperatamente, tentando di fare la cosa giusta per le persone che ama e che ritiene lo meritino, anche quando, pur di riuscirci, mette a rischio tutto se stesso. 

Dopo anni di vagabondaggi nei mari del Sud, Ugo torna a Marsiglia per vendicare Manu, l'amico di gioventù assassinato dalla malavita. Ma anche lui resta ucciso e toccherà a un terzo amico, Fabio Montale, il compito di fare giustizia. Tutti e tre - Ugo, Manu e Montale - sono cresciuti nei vicoli poveri del porto di Marsiglia. Assieme hanno fatto i primi furtarelli, poi qualche rapina, ma hanno anche condiviso i sogni di paesi esotici, i primi dischi e i primi libri, le nuotate in mare, le ubriacature. E soprattutto hanno amato la stessa donna, Lole. Poi le strade si sono separate: Manu si è perso in giochi criminali troppo grandi, Ugo è partito, Montale è diventato uno strano poliziotto, più educatore di strada nei quartieri difficili che sbirro. Ora dovrà sostenere un'inchiesta durissima contro tutto e tutti, in una città, Marsiglia, simbolo di un Mediterraneo diviso tra bellezza e violenza, tra due colori: l'azzurro del cielo e del mare e il nero della morte e dell'odio. (da ibs.it)

venerdì 4 gennaio 2019

Giallo, Noir & Thriller/62



Titolo: L'Oscura Immensità della Morte
Autore: Massimo Carlotto
Editore: E/O 2005

Come reagiremmo ad un tremendo lutto? Cosa troverebbe posto nel nostro cuore e nei nostri pensieri di fronte a chi ha ucciso tua moglie e tuo figlio? Cosa vive un condannato all'ergastolo per quel crimine? Come vive chi invece è riuscito a sfuggire alla giustizia? Questi ed altri interrogativi sono contenuti in “L'Oscura Immensità della Morte” di Massimo Carlotto. Non vi sono però risposte certe o chiare, tanto meno rassicuranti.
L'autore veneto invece mostra e racconta al lettore, con una prosa asciutta, a volte essenziale, come il Male alberghi anche dentro la vittima, l'innocente, che si trova a vivere una dimensione ed un'esperienza che può essere sia straniante quanto maieutica e dagli aspetti rivelatori. Se in “Arrivederci Amore, Ciao” la rappresentazione della malvagità umana era affidata ad un vero farabutto, una canaglia patentata come Giorgio Pellegrini, qui il protagonista Silvano Contin è una persona come tante, né migliore o peggiore di chi legge, ma il lutto lo fa cambiare, la rabbia lo porta a degradarsi in ogni modo e sotto ogni aspetto. L'imbruttimento di Contin è contrapposto al pentimento, reale o strumentale che sia, di uno dei colpevoli della rapina da cui tutto è originato. Dopo l'incontro fra i due uomini parte un romanzo nel romanzo, in cui è raccontato, mostrato quello che passa attraverso la morte, la perdita, il perdono, la giustizia, la vendetta e la possibile redenzione.

La scrittura solida e la volontà di mostrare, non di insegnare o spiegare, è uno dei punti di forza del romanzo, in cui Carlotto delinea la sua idea di noir, all'interno della quale spetta solo al lettore farsi un'idea, magari formulare un giudizio sui fatti e sui personaggi. L'autore non lo fa, si limita a riportare quanto accade, così come vissuto dagli uomini e dalle donne che si mostrano al lettore, per ciò che sono, eliminando filtri e inganni vari, così che ogni sentimento, ogni sensazione, ogni azione, persino la più abietta e crudele, gli arrivano come se potessero realmente essergli capitati accanto o fossero la sua stessa vita.



Nel corso di una rapina, un malvivente prende in ostaggio una donna e il figlio di otto anni e li uccide. L'uomo, Raffaello Beggiato, viene condannato all'ergastolo, mentre il suo complice riesce a fuggire. Il marito della donna assassinata e padre del bambino, Stefano Contin, non si dà pace. Per quindici anni vive con l'ossessione di quella che lui chiama "l'oscura immensità della morte". Cambia vita, lascia il lavoro di successo che aveva prima della tragedia e diventa ciabattino in un supermercato, non frequenta più nessuno e va a vivere in uno squallido appartamento di periferia, dove trascorre il tempo a guardare quiz o le foto dei cadaveri dei suoi cari. Ha in mente solo la vendetta e architetta un piano machiavellico per portarla a termine... (da ibs.it)



venerdì 7 ottobre 2016

Giallo, Noir & Thriller/35


Titolo: Nordest
Autore: Massimo Carlotto e Marco Videtta
Editore: E/O – 2005

Il tema del rapporto/contrasto fra padre e figlio in un romanzo noir, che in modo lucido e spietato rappresenta quanto di marcio, sporco e rivoltante ci fosse in una visione ed in una modalità di vita in una zona geografica ben definita, per quanto già allora se ne vedesse la labilità dei confini.

Il Nord Est di Massimo Carlotto e Marco Videtta presentato nel 2005 fin dal titolo del romanzo, dove l’elemento politico è evidente, pur non inficiando la narrazione, dove la vicenda presentata, l’intreccio e lo sviluppo della trama funzionano molto bene, con un meccanismo ben oliato che dosa gli elementi tipici del genere insieme alla denuncia di quello che, allora come oggi, è uno dei maggiori e più pericolosi laboratori criminali dell’intera Europa.

Il Nord Est, per l’appunto, che ha messo dinamicità e denari al servizio del crimine, del furto, dello sfruttamento ambientale e dei peggiori istinti e figuri. Spesso con il benestare, la complicità di chi quelle zone ha amministrato e di chi facendosene difensore ha finito per usarle a fini personali, propagandistici e per soddisfare misere e private, personali ambizioni, inconfessabili capricci.
Si accennava al confronto fra padri e figli, qui presentato come una aberrante variante del concetto espresso da Thomas Mann ne i Buddenbrook, con i più giovani (la terza generazione) che in realtà invece che dissipare quanto creato e quindi accumulato da chi li ha preceduti, sono intenzionati a scappare con il bottino, alla ricerca edonistica e disillusa di strategie per colmare il vuoto che li definisce, nascosto dietro auto di lusso, vestiti eleganti, ristoranti alla moda e abuso di stimolanti.

L’omicidio da cui tutto parte è tipico della narrazione noir, con la seguente trama che funziona dall’inizio alla fine, con protagonisti tanto ben delineati e caratterizzati da risultare genuinamente antipatici ed odiosi, siano essi “vittime” o “carnefici”. Nessuno si salva in Nordest, dove l’elemento geografico-territoriale ne risulta il vero punto centrale, protagonista collettivo e palesemente sovra umano, con personaggi (tutti!) totalmente colpevoli, palesemente inseriti in un contesto che allo stesso tempo li forma e ne è formato.

Agli autori il merito di una scrittura e di una analisi lucida, rigorosa, impietosa, che in nessun passaggio intende confortare o giustificare.

"Nordest", scritto a quattro mani da Massimo Carlotto e Marco Videtta, racconta un tema antico, il rapporto tra padri e figli, inserito nell'attualità del Nordest italiano. Un territorio ricco e complesso, considerato la locomotiva dell'economia italiana, che oggi sta vivendo una crisi epocale che ha determinato la fuga degli industriali verso Cina e Romania. Ed è proprio l'ambiente delle grandi famiglie industriali quello in cui matura il delitto di una giovane donna prossima al matrimonio. Sullo sfondo il "paese" il nome non ha importanza perché in tutto il Nordest le grandi famiglie sono tutte uguali e il territorio non ha più identità. "Nordest" è un noir che, a partire da un delitto, racconta l'illegalità diffusa che ha permesso di accumulare grandi ricchezze e un sistema economico che non si è mai posto problemi rispetto al saccheggio del territorio. Personaggio principale è Francesco, rampollo della seconda famiglia più ricca del "paese", giovane avvocato dal futuro già scritto che dovrà confrontarsi con il suo ambiente e scegliere tra verità e "normalità". (da ibs.it)




sabato 21 maggio 2016

Giallo, Noir & Thriller/30



Titolo: Arrivederci Amore, Ciao
Autore: Massimo Carlotto
Editore: E/O 2002

Un romanzo di formazione in nero, feroce, a tratti grottesco per quanto risulti reale e tremendamente plausibile nella società italiana ed europea attuale. Tutto raccontato in prima persona dal protagonista, quel Giorgio Pellegrini (portato anche sugli schermi cinematografici) che Massimo Carlotto fa viaggiare fra Centro America, Francia ed Italia, per raccontare al lettore come nel cuore nero del Nord Est, tanto caro allo scrittore dal punto di vista narrativo quanto marcio, un cinico e spregiudicato ex terrorista possa ambire a scalare le vette della criminalità e della buona facoltosa neo borghesia.

Quasi come se il noir fosse un mezzo per mostrare senza filtri e porre in chiara evidenza le storture, il male, la bruciante e spietata cattiveria di un capitalismo di provincia e di un carattere, che è principalmente un delinquente assassino, subito e chiaramente riconoscibile, tanto che anche il mondo della politica ne riconosce le potenzialità ed il valore, come strumento di azione e di arricchimento.
Non c’è spazio per ironia o sentimenti, solo crudeltà e determinazione criminale al fine di raggiungere lo scopo prefisso. La canzone del titolo non comprende una parentesi romantica od un vago tentativo di redenzione, bensì sottolinea il dramma diffuso ed un tragico epilogo.  Il distacco e la freddezza del protagonista sono resi con una scrittura agile, immediata, che ne determina le malefatte come la diretta conseguenza dell’espressione della propria personale natura.
Ma se Giorgio Pellegrini assurge a vero “cattivo” per eccellenza, la parte peggiore, probabilmente, la recita il contesto sociale, economico ed umano che gli gira intorno, per servirlo, servirsene ed esserne usato e sfidato. Un contorno di faccendieri, malavitosi italiani e stranieri, poliziotti cinici, politici corrotti e spregiudicati, avvocati al soldo dei peggiori elementi, prostituzione a tutti i livelli e denaro mai onestamente guadagnato. Tutti, senza eccezione, che desiderano salvaguardare un’immagine, una facciata di falso moralismo, perbenismo e accettabilità sociale.

Il Nord Est di Carlotto, narrato a più riprese, ma forse mai così efficacemente e con tanto coinvolgimento del lettore come in questo indispensabile noir italiano.