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lunedì 10 febbraio 2020

Citazioni Cinematografiche n.341

Quello che amo di Nicole. Sa far sentire le persone a proprio agio anche in situazioni imbarazzanti. Ascolta davvero quando qualcuno le parla. A volte ascolta fin troppo e troppo a lungo. È una cittadina modello. Sa sempre cosa fare quando si tratta di rotture di coglioni familiari. Io faccio molto a modo mio e lei sa quando insistere e quando lasciarmi stare. Taglia i capelli a tutti noi. Prepara sempre inspiegabilmente una tazza di té che non beve mai. E per lei non è facile mettere a posto un calzino o chiudere un pensile o lavare un piatto, ma ci prova per me. Nicole è cresciuta a Los Angeles circondata da attori, registi, film e televisione, ed è molto legata a sua madre, Sandra, e a Cassie, sua sorella. Nicole fa dei regali fantastici. È una madre che gioca, gioca davvero. Non si tira mai indietro se c'è da giocare, né dice mai che è troppo. Ma dev'essere troppo, a volte... È competitiva. È bravissima ad aprire i barattoli grazie alle sue braccia muscolose che ho sempre trovato sexy. Lei tiene il frigo troppo pieno: nessuno soffre la fame a casa nostra. Sa usare il cambio manuale. Dopo quel film 'All over the girl', sarebbe potuta restare a Los Angeles e diventare una star del cinema ma ha rinunciato per fare teatro con me a New York. È coraggiosa. È un'ottima ballerina, contagiosa, vorrei saper ballare così. Lo ammette sempre se non sa qualcosa, se non ha letto un libro o non ha visto un film o uno spettacolo, mentre io fingo e dico "L'ho visto tanto tempo fa". Quando ho delle idee folli non vede l'ora di capire come metterle in scena. È la mia attrice preferita. (lettera di Charlie Barber a Nicole)

Quello che amo di Charlie. Charlie è indomito. Non permette che opinioni altrui o eventuali intoppi lo ostacolino in ciò che vuole fare. Charlie mangia come se volesse togliersi il pensiero e come se il cibo non fosse sufficiente per tutti: un panino dev'essere strangolato mentre viene divorato. Ma è incredibilmente preciso e mi affido a lui per tenere le cose in ordine. Risparmia l'energia elettrica. Non si guarda spesso allo specchio. Piange quando guarda i film. È autosufficiente: sa rammendare i calzini, preparare la cena e stirare una camicia. Non si dà mai per vinto, cosa che invece io faccio sempre. Charlie accetta sempre ogni mio umore, non si lascia coinvolgere e non mi fa sentire in colpa. Ha ottimo gusto nel vestire e non è mai imbarazzante, il che è difficile per un uomo. È molto competitivo. Ama fare il padre, ama tutte quelle cose che dovrebbe odiare, come i capricci e svegliarsi di notte. È quasi fastidioso quanto gli piaccia ma, alla fine, è dolce. Si perde nel suo mondo. Lui e Henry in questo si somigliano. Sa dire alle persone che hanno del cibo tra i denti o sul viso in un modo che non le fa sentire in imbarazzo. Charlie si è fatto da solo: i suoi genitori li ho incontrati solo una volta ma... mi ha detto che la sua infanzia è stata segnata da alcol e violenza. Si è trasferito a New York dall'Indiana senza nessun aggancio e adesso è più newyorkese di qualsiasi newyorkese. È bravissimo a creare una famiglia con le persone che lo circondano. Con tutta la compagnia crea un incantesimo per farli sentire inseriti. Nessuno, neanche uno stagista era insignificante, ricordava le battute scambiate con ogni persona. È estremamente organizzato e scrupoloso, è molto lucido su ciò che vuole. A differenza di me che non sempre lo sono... (lettera di Nicole Barber a Charlie)
(Charlie Barber/Adam Driver e Nicole Barber/Scarlett Johansson in "Storia di un matrimonio", di Noah Baumbach - 2019)




mercoledì 22 gennaio 2020

Storia di un matrimonio (2019)

Nella rosa di film candidati alla prossima assegnazione degli Oscar è presente uno che mi è molto piaciuto. Si tratta di “Storia di un matrimonio”, con protagonisti Scarlett Johansson e Adam Driver.
Riguardo alla prima, per quanto l'abbia apprezzata in alcune sue prove, mi permaneva l'idea che in fondo avesse una sola espressione modulata per intensità e durata a seconda delle necessità. Il secondo, invece, mi era noto solo per quanto mostrato all'interno della saga di Star Wars, con il suo Kylo Ren non sempre entusiasmante.
Mi sono trovato di fronte a due emozionanti e convincenti interpretazioni, a due attori che hanno messo in scena doti e caratteristiche degne di nota, dando vita ad una sceneggiatura mirabile e in diversi passaggi vicina alla perfezione. I loro personaggi, due coniugi che dopo anni di vita insieme decidono di divorziare, arrivano al pubblico ed al cuore dei caratteri messi in scena, con una attenta ed efficace regia che ne valorizza e stimola doti, visi, posture, voci e recitazione. Al loro fianco “vecchie volpi” del cinema statunitense che sanno svolgere il loro compito mettendosi al servizio della storia e dei protagonisti.

La sfida ingaggiata dal regista Noah Baumbach non era affatto facile, dal momento che i riferimenti diretti sono il bergmaniano “Scene da un matrimonio” e quel mirabile esempio di Cinema che è ancora oggi “Kramer vs Kramer”, con i “mostri sacri” Dustin Hoffman e Meryl Streep. Ebbene “Storia di un matrimonio” riesce ad essere ben più di una alternativa del primo ed un mero aggiornamento del secondo, dal momento che cerca ed efficacemente trova una sua dimensione ed una sua strada.

Tra elementi classici del genere e trovate originali con una inventiva di cui si ha un gran bisogno, Baumbach ha esaltato i suoi interpreti mostrando, con chiarezza ed incisività ma anche con occhio compassionevole, un matrimonio che finisce per una famiglia che rimane tale, due coniugi che si dicono addio per accogliersi come amici di una vita. Teatro nel Teatro, contrapposizioni reali e simboliche, metacomunicazione, inquadrature sorprendenti e suggestive, contrasti intelligenti nelle location e dicotomia interno-esterno mi hanno fatto innamorare di questo film, che scelgo fra i miei preferiti degli ultimi 10 anni.

Lo spettatore può godersi dialoghi attenti che passano dal brillante al drammatico, dall'introspettivo al comico che si aggiungono a piani sequenza coinvolgenti e intensi (almeno uno per protagonista), con più di un rimando a situazioni tipiche del genere ed alcune trovate alla Woody Allen, sempre comunque rivisitate e riscritte per offrire qualcosa di nuovo e diverso. Dimostrazione, questa, che anche se si parte da canovacci e situazioni note al limite del cliché, si può fare un grande film quando ci sono inventiva, talento ed amore per la scrittura e la riscrittura.