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lunedì 2 agosto 2021

Citazioni Cinematogtrafiche n.418

Carol: Che strana ragazza è lei.
Therese: Perché?
Carol: Piovuta dallo spazio.

(Carol Aird/Cate Blanchett e Therese Belivet/Rooney Mara in "Carol", di Todd Haynes - 2015)



 

giovedì 18 giugno 2015

Un quinto Indiana Jones! Ma Harrison Ford ce la fa?


Considerando che vogliono fare un altro film con e su Indiana Jones, io, giusto per non farmi trovare impreparato e per chiarire la mia posizione vi propongo come la penso sui quattro film finora proposti.
Vai con la musica!


I Predatori dell’Arca Perduta (1981): il primo, con una colonna sonora arcinota, dove la marcetta di Indiana Jones si presenta ancora nei momenti in cui mi sento in forma e pronto all’avventura. Certo, perché l’operazione di Steven Spielberg (regia) e Lawrence Kasdan (sceneggiatura) è tutta all’insegna della riproposizione e rivisitazione dell’Avventura. Trama molto semplice, quasi schematica e a conti fatti assai prevedibile, ma con una serie di personaggi e relativi interpreti, Harrison Ford su tutti, sicuramente azzeccati e ben inseriti nel contesto. Pazienza se i Nazisti sarebbero arrivati in Africa solo qualche anno più tardi! 
Un film da uomini, per uomini e da vedere fra soli uomini, perché, come ci mostra “Big Bang Theory”, le ragazze rovinerebbero il divertimento! Voto: 8,5



Indiana Jones e il Tempio Maledetto (1984): un prequel, come secondo film, che avrebbe potuto essere migliore, ma purtroppo si perde un po’ di magia e a parte un paio di scene e qualche effetto speciale lascia insoddisfatti. L’esotismo dell’ambientazione (India) e la scelta di un partner giovane (il ragazzino cinese) che avrebbe dovuto attirare simpatie e stimolare divertimento non sono sufficienti, per cui rimane qualche suggestione per lo più dettata dal “cervello di scimmia” servito a pranzo e da un’esagerazione di pretestuoso occultismo. Voto: 6



Indiana Jones e l’Ultima Crociata (1989): l’unico visto al cinema, per cui il giudizio ne viene un po’ influenzato. Tutto al maschile, quasi senza accorgersene, ed il risultato è più che godibile, anzi molto più che godibile! Una serie di trovate geniali e coinvolgenti che esaltano la coppia Ford-Connery, al punto da perdonargli errori storici e di contesto che in altri casi giustificherebbero insulti e minacce.   Voto: 8






Indiana Jones e il Regno del Teschio di Cristallo (2008): l’ultimo, per ora. Vecchio e nuovo si incontrano ed il risultato, alieni a parte, giacché tali soluzioni non mi sono mai andate a genio, è da applausi. Il “vecchio” sono Ford e la rediviva, ancora incantevole, Karen Allen dal primo episodio, il “nuovo” sono Shia LaBeouf e la efficace cattiva Cate Blanchett. Ma oltre a loro ci sono inseguimenti, colpi di scena, riprese travolgenti, ottimo intrattenimento e un certo istrionismo, affidato in gran parte ai più giovani, considerando che quasi 20 anni dopo Ford qualche cosa se la deve necessariamente risparmiare. Lo schema, fin dalla scena iniziale, è noto e si ripete con efficacia, anche se qualche eccesso di computer grafica e i già citati alieni mi fanno essere meno generoso nel Voto: 7/8.

Ciao Indy!

lunedì 13 gennaio 2014

Citazioni Cinematografiche n.27


"Mio adorato popolo. Vediamo le vele del nemico che si avvicinano. Sentiamo il rumore dei cannoni spagnoli sull'acqua. Ben presto, dovremmo affrontarli faccia a faccia. Sono decisa a restare fino al culmine della battaglia; per vivere oppure morire, in mezzo a voi. Finché voi ed io staremo insieme, nessun'invasore ci conquisterà. Che vengano anche con le armate dell'inferno, non passeranno. E quando il giorno della battaglia sarà terminato, so che noi ci ritroveremo in cielo o sul campo, da vincitori"

(Elisabetta I/Cate Blanchett in Elizabeth: The Golden Age, di Shekhar Kapur - 2007)

venerdì 1 novembre 2013

Robin Hood di Ridley Scott


Questa sera verrà trasmesso su Italia 1 “Robin Hood” di Rydley Scott, quello con il pingue Russell Crowe e la stupenda Cate Blanchett.

Per motivi anagrafici e di gusto estetico sono dell’idea che il miglior Robin Hood sia quello proposto dalla Disney (non siamo pochi a pensarla così, sappiatelo!), pertanto la mia opinione è alquanto influenzata da questo dato.


Rimane comunque che la visione di questo film è consigliabile se si cerca puro intrattenimento e si ha voglia di godere di scene di massa e di battaglie cruente. Questo nonostante sia oggettivamente un po’ troppo lungo e il coinvolgimento emotivo lasci a desiderare.

Non è propriamente una delusione, per carità. È pur sempre meglio di quello con Kevin Costner che, oltretutto, è accompagnato da una colonna sonora che mi ha letteralmente perseguitato durante la mia adolescenza, procurandomi frantumazione dei cabasisi. In quel film almeno c’era un ottimo sceriffo di Nottingham, come ho già avuto modo di sottolineare qui.

Orbene, il Robin di Ridley Scott (dove sono finiti i tempi di “Blade Runner” e de “I Duellanti”, per Giunone, o anche solo di “Thelma e Louise”?) stravolge il mito e la leggenda e lo fa anche tramite una non deprecabile scelta stilistica, ovvero inserendo sbarchi di truppe e epiche battaglie in cui non si risparmiano bassezze e viltà, tradimenti e parimenti atti eroici.


Insomma viene scelta la via epica per presentarci, appunto stravolgendola rispetto alla narrazione classica e relativa leggenda, la figura di questo fuorilegge, proponendo Robin Hood prima che divenisse tale (un prequel si direbbe, anzi direbbero gli “ammerigani”).

La Storia viene più volte tradita (la sorte di Re Riccardo, i Francesi che sbarcano in stile D-Day al contrario nel medioevo!!), ci sono forzature narrative che effettivamente disturbano un po’, ci sono passaggi noiosi o comunque superflui, ma l’intento, chiaro, è di fare un kolossal spettacolare.

D’altronde gli ingredienti ci sono tutti: il cast di prim’ordine, dove, oltre ai già citati Crowe e Blanchett (che da sola tira su le sorti del film), figurano Max von Sydow e William Hurt, scenografie grandiose, effetti sonori e visivi d’impatto, intrighi, un grande amore che nasce dall’inganno, gli eventi che travolgono i destini dei singoli e di una nazione e così via.

Tutto disponibile, ma non ben miscelato, per un risultato un po’ freddo, coinvolgente solo in parte, poiché l’opera di smitizzazione e un paio di colpi di scena telefonati e di dubbia credibilità non bastano. Non c’è un villain/cattivo di spessore, anzi lo sceriffo di Nottingham è pressoché assente e fra Tuck è ridotto a poco più di una macchietta, inoltre altri personaggi sono abbozzati ma poco approfonditi e criminalmente sottoutilizzati. Per fortuna c’è Cate Blanchett, anche se fa il verso a sé stessa in “Elizabeth” e relativo seguito.


Infine Russell Crowe. Devo ammettere di avere un debole per quest’uomo con la evidente tendenza ad ingrassare. L’ho molto apprezzato in diversi film e risulta uno dei motivi per cui andai al cinema a vedere il suo Robin Hood. Disgraziatamente si ispira un po’ troppo al personaggio da lui interpretato ne “Il Gladiatore”, nonostante fossero passati già 10 anni, e la cosa lo penalizza. Manca di agilità fisica e di verve istrionica, quella degli “storici” Robin Hood di Douglas Fairbanks e Errol Flynn, facendo scivolare l’intero film verso una caratterizzazione vagamente crepuscolare, in questo “aiutato” dalle scelte in tema di fotografia.


Però, comunque, se si ha voglia di passare un’intera, lunga, serata di fronte alla televisione, sopportando anche gli spot pro Mediaset e quindi incensanti e, peggio, assolutori nei confronti di Berlusconi, questo film va più che bene, giacché, nonostante tutto è intrattenimento di qualità e di provato mestiere.