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giovedì 4 dicembre 2025

Lettera

 



La lettera è arrivata.

È sul tavolo,
accanto ai fiori.
La fisso
           a lungo.
Riconosco la calligrafia. 

Ma la leggerò
a mezzanotte,
quando i treni
diretti a nord
faranno
tremare le finestre di casa.

(Susana Cabuchi da “Patio solitario” - 1986)




venerdì 10 giugno 2022

Incipit 76/100

La posta giaceva sul tavolo della prima colazione. Una notevole pila di lettere, perché avendo Leonida da poco festeggiato il suo cinquantesimo compleanno, arrivavano ancora ogni giorno gli auguri dei ritardatari. Leonida si chiamava proprio Leonida. Per quel nome opprimente non meno che eroico poteva dir grazie a suo padre, che a parte eredità, da povero insegnante di ginnasio qual era, non gli aveva lasciato altro che un'intera collezione di classici greci e latini, nonché dieci annate dei “Tűbinger altphilologische Studien”. Per fortuna il troppo solenne Leonida si lasciava facilmente trasformare nel più agile e semplice Leo. Così lo chiamavano i suoi amici, e Amelie lo aveva sempre e soltanto chiamato Leon. Lo fece anche adesso, mentre con la sua voce scura accentuava la seconda sillaba di León in un acuto strascicato e melodioso.

(Una scrittura femminile azzurro pallido, di Franz Werfel – trad. Renata Colorni)




venerdì 13 maggio 2022

Incipit 72/100

Sarebbe stata una notte come tutte le altre, se non l'avessero incisa due avvenimenti importanti.”

(Nella Casa della Gioia, di Franz Werfel – trad. Cristina Baseggio)








venerdì 21 febbraio 2014

Alle 16 Renzi al Colle con la lista dei ministri



“Come tutti gli altri funzionari dello Stato di grado elevato, il capodivisione non teneva i signori ministri in particolare considerazione. Questi ultimi cambiavano di continuo, infatti, in base ai giochi di forza politici, mentre lui no, lui e i suoi colleghi restavano al loro posto. I ministri, portati alle stelle dai partiti per poi essere spazzati via questi stessi partiti, somigliavano perlopiù a poveri naufraghi aggrappati disperatamente alle zattere del potere. Non avevano né la giusta visione per comprendere i labirintici iter del lavoro ministeriale né la giusta sensibilità per le sacre regole della burocrazia fine a se stessa. Nella stragrande maggioranza dei casi, erano uomini rozzi e mediocri che non sapevano far altro che sforzare la loro voce sguaiata per parlare in riunioni di piazza o bussare con fastidiosa insistenza alle porte di servizio degli uffici ministeriali per raccomandare i loro compagni di partito o le loro famiglie. Leonida e quelli come lui avevano invece imparato l’arte del governo né più e né meno come i  musicisti imparano il contrappunto esercitandosi per anni con scrupolo indefesso. Possedevano una squisita e raffinata sensibilità per le mille sfumature dell’organizzazione e della decisione. I ministri non erano altro (ai loro occhi) che fantocci politici, anche se, obbedendo allo stile dell’epoca, assumevano atteggiamenti quanto mai dittatoriali. Loro comunque, i capidivisione intendo, proiettavano la loro ombra di stabilità su questi tiranni. Quale che fosse la risciacquatura politica degli uffici che dirigevano, non veniva mai meno la sicura efficacia del loro comando. Di loro c’era bisogno, questo era il fatto. Alteri ed arroganti come mandarini, era abitudine dei funzionari starsene modestamente in disparte. Disprezzavano le esibizioni, i giornali, la pubblicità personale dei politici, da essi ritenuti eroi di una sola stagione.”

“Una scrittura femminile azzurro pallido, di Franz Werfel – trad. Renata Colorni”