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domenica 24 ottobre 2021

lunedì 1 giugno 2020

Citazioni Cinematografiche n.357

Ti amo così come sei, non avrei mai voluto che agissi diversamente!
(Capitano Jean/Daniel Auteuil in "L'amore che non muore", di Patrice Leconte - 2000) 







lunedì 14 luglio 2014

Citazioni Cinematografiche n. 53


Axel: Cosa ne dici?
Grace: Che due cose storte non ne fanno una dritta.
Axel: Riferito a chi?
Grace: A noi due... due cose storte.
Axel: E se non fosse così? Se noi due fossimo dritti e tutti gli altri storti?
Grace: Saremmo fregati comunque.
Axel: Ma almeno saremmo fregati insieme.

(Axel Blackmar/Johnny Deep e Grace Stalker/Lili Taylor in “Il Valzer del Pesce Freccia – Arizona Dream, di Emir Kusturica - 1993)
 

 

giovedì 14 marzo 2013

Film di Guerra. 4 di 4



Ultimo appuntamento per le mie scelte in tema di film che trattano di guerra. Di seguito una breve rassegna in tema di conflitti in giro per il mondo.



GUERRE VARIE DAL MONDO


Sangue e morte in giro per il mondo in tempi recenti e lontani, in film capaci di parlare di drammatici capitoli della nostra storia e di rendere conto di quanto l'uomo perseveri e persevererà in errori sempre tragicamente uguali.

No man’s land (2001) di Danis Tanovic - Guerra serbo-bosniaca.
Teatro della crudeltà, ironia amara e sferzante, dialoghi coinvolgenti e spiazzanti. Da un tema già ampiamente sfruttato, ovvero il ruolo dei media nei conflitti armati, un film eccezionale per densità e spessore. Ce n’è per tutti: serbi e bosniaci che si attribuiscono colpe l’un l’altro, immobilismo dei caschi blu (i Puffi), politici interessati all’immagine più che alla sostanza (una neutralità da rispettare), Unione Europea inesistente ma evocata nel peggiore dei modi (sulla mina è scritto “Made in EU”).

Hotel Rwanda (2004)  di Terry George - Guerra Civile nel Rwanda.
Una follia che tutti noi guardavamo al Tg mentre si cenava, dopo aver assistito da lontano a violenze etniche molto più vicine. Questo film evita di essere didascalico e manicheo, cosa già lodevole, per divenire esempio di vero cinema, con una storia personale e vera che riesce a rievocare, con precisione, l'intreccio di complicità e indifferenza che portò al genocidio nel paese africano. Non mancano accuse all’ONU ed all’Occidente, ma non è un semplice film di denuncia, permettendosi anche di condannare le selvaggerie tribali e stringere il cerchio sull'acme della mattanza, sul ruolo svolto dall'informazione, sulla mutevolezza degli equilibri e dei caratteri etnici. Ambientare gran parte della vicenda in uno spazio circoscritto, un Hotel dunque, è allo stesso tempo scelta evocativa e di stile, da applauso.

Glory-Uomini di gloria (1989) di Edward Zwick - Guerra di Secessione Americana.
Le scene delle battaglie sono di grande effetto ed illustrative, ma non solo questo mi fa scegliere il film. Personaggi coinvolgenti e descrizione accurata di un periodo storico, degli uomini e dei loro vizi e virtù. È presente qualche ingenuità narrativa, forse inevitabile per un’opera che voleva essere di “consumo”, ma ci vedo anche una buona rappresentazione di ciò che si intende con “carne da cannone” e gli interpreti sono da apprezzare.

Valzer con Bashir (2008) di Ari Folman - Guerra in Libano.
Un documentario sotto forma di film d’animazione. I limiti sono nella sua componente documentaristica, che limita in parte le possibilità date dal film d’animazione, mentre la forza, dirompente, risiede nella lucidità della messa in scena degli eventi. Ripercorrendo con estrema crudezza e drammaticità i conflitti che coinvolsero il Libano nei primi anni ottanta e il massacro di Sabra e Shatila del 1982, il regista israeliano fa sia autobiografia che un’operazione paragonabile a quella di Coppola con Apocalypse now. Ho reso l’idea?



Underground (1995) di Emir Kusturica - Conflitto in Ex-Jugoslavia.
Componenti immaginifiche ed oniriche, tratti surreali e perciò più diretti del reale, per un film sulla Jugoslavia, dalla Seconda guerra mondiale alla guerra civile. A patto di non prendersela troppo per le manie e le ambiguità del regista, un’opera da vedere e gustare. Necessario è sospendere, almeno per un po’, il giudizio e nascono riflessioni e domande, con qualche risposta, sulle azioni e motivazioni degli uomini (e delle donne) a combattersi e a farsi del male a vicenda. Nonostante la prima parte sia quella più riuscita e la seconda zoppichi un po’, rimane la violenza di una tragedia storica, presentata senza preoccuparsi dei tempi, degli equilibri drammaturgici, delle omissioni e delle ripetizioni.

Un fotogramma da "Glory"