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lunedì 2 giugno 2025

Citazioni Cinematografiche n.618

 

Oh, Figaro, guarda! Guarda! La stella dei desideri! Stellina fatata, d'argento ammantata, che brilli nel ciel, fai in modo, fatina, che il sogno sia ver. Figaro, sai cos'ho desiderato? Ho chiesto che il mio Pinocchio diventi un bambino vero. Non sarebbe magnifico? Pensa un po', un bambino vero...

(Geppetto in “Pinocchio”, di Hamilton Luske e Ben Sharpsteen - 1940)








lunedì 25 dicembre 2023

Citazioni Cinematografiche n.543

 

Scrooge: Che c'è di tanto felice?! Ti dirò io che cos'è il Natale! È solo un altro giorno lavorativo e ogni scemo che non è d'accordo dovrebbe essere bollito nel suo brodo!
Cratchit: Ma signore, il Natale è un giorno in cui si fa del bene. È un giorno da passare in famiglia.
Scrooge: E io dico: bla, bubbole!
Fred: Beh, non m'importa! Io dico buon Natale, BUON NATALEEE!!!
(Scrooge, Cratchit e Fred in “Canto di Natale di Topolino”, di Burny Mattinson - 1983)




lunedì 7 agosto 2023

Citazioni Cinematografiche n.523

 

Carl Attrezzi: Mi chiamo Carl Attrezzi.
Saetta McQueen: Carl Attrezzi?
Carl Attrezzi: Sì, Carl Attrezzi, ma per gli amici son Cricchetto!
(Carl Attrezzi e Saetta McQueen in “Cars – Motori ruggenti”, di John Lasseter - 2006)




lunedì 2 gennaio 2023

Citazioni Cinematografiche n.492

 

Tutti sono speciali, che sarebbe come dire che non lo è nessuno.

(Flash Parr in “Gli Incredibili - Una "normale" famiglia di supereroi”, di Brad Bird - 2004)




lunedì 7 novembre 2022

Citazioni Cinematografiche n.484

Eglantine Price: Mi ascolti signor Browne...

Emelius Browne: Sono tutt'orecchi.

Eglantine Price: Lo sarà davvero se non mi presta attenzione!

(Eglantine Price/Angela Lansbury e Emelius Browne/David Tomlison in “Pomi d'ottone e manici di scopa”, di Robert Stevenson - 1971)




lunedì 3 maggio 2021

Citazioni Cinematografiche n.405

Su, su, su, va tutto bene, c'è papà qui... Penso io a te... Ti giuro che non permetterò che ti succeda mai niente... Nemo! 

(Marlin in "Alla ricerca di Nemo", di Andrew Stanton - 2003)



 

 

lunedì 25 gennaio 2021

Citazioni Cinematografiche n.391

S'io avessi un mondo come piace a me, là tutto sarebbe assurdo: niente sarebbe com'è, poiché tutto sarebbe come non'è, e viceversa! Ciò che è non sarebbe e ciò che non'è sarebbe! 

(Alice in "Alice nel Paese delle Meraviglie", di Clyde Geronimi, Wilfred Jackson e Hamilton Luske - 1951



 

 

mercoledì 6 gennaio 2021

Epifania - Adorazione

Clyde Geronimi, Eric Larson, Wolfgang Reitherman and Les Clark, Sleeping Beauty, 1959
VS
Matthias Stomer, Adoration of the Shepherds, 1635-1640

giovedì 9 luglio 2020

5 film "contro il caldo"




È infine giunta l'estate, con le sue alte temperature, il sudore, la voglia di bibite fresche e di gelato. Se il ventilatore non basta, se il condizionatore costa troppo e pensi già a quando tornerà il freddo potresti provare ad ingannare un po' il cervello. Prima che faccia definitivamente tilt e l'intero sistema si resetti, mettiti sul divano in mutande, opportunamente fornito di telecomando, bevande rinfrescanti e snack vari.

Cinque titoli di film “sotto zero” ad effetto rinfrescante per provare a superare il trauma dei trenta gradi in casa anche di notte.

Fargo, di Joel Coen ed Ethan Coen (1996)

Frozen – Il Regno di Ghiaccio, di Chris Buck e Jennifer Lee (2013)


La Cosa, di John Carpenter (1982)


30 Giorni di Buio, di David Slade (2007)


The Hateful Eight, di Quentin Tarantino (2016)




Bonus:
La Marcia dei Pinguini, di Luc Jacquet (2005)

Neve Nera, di Martin Hodara (2017)

venerdì 27 dicembre 2019

Star Wars - Episodio IX L'Ascesa di Skywalker



L'episodio IX segna la conclusione della saga più famosa del Cinema, oltre che una di quelle che ha accompagnato il pubblico per un periodo temporale fra i più lunghi. Infatti dal 1977, con quel “Guerre Stellari” in seguito ribattezzato, con l'episodio IV “Una nuova speranza”, l'universo ed i personaggi creati da George Lucas hanno omaggiato ed allo stesso tempo saccheggiato miti, stili e stilemi, storie e mitologie, racconti e caratteri del Cinema, della Storia e delle varie produzioni delle fantasie e dell'intelletto umano.

Da sempre a cavallo fra fantasy e fantascienza, con una prevalenza del primo rispetto alla seconda, la saga di Star Wars ha attraversato più di quaranta anni delle nostre vite, ha accolto e perso pubblico, conquistato o salutato nuovi spettatori, insinuandosi fra le età ed i gusti, con il fondamentale aiuto di un marketing a volte pervasivo, quando non molesto o di cattivo gusto, ma di fatto ha creato un mito. Sebbene si voglia farlo giungere ad una conclusione ogni mito ha in sé la capacità (il destino?) di rigenerarsi e di riproporsi e secondo il mio parere Star Wars ora finisce per poi ricominciare. Non mi riferisco ad ipotetici episodi X o XI e così via, oppure ad ulteriori spin-off o serie TV (peraltro già in produzione), ma all'essenza stessa di un mito.



L'Ascesa di Skywalker” aveva dunque il difficile compito di “finire” ciò che era stato iniziato ed allo stesso tempo eternare lo spirito e la peculiarità dell'unica vera Saga cinematografica degna di questo nome fino a questo momento prodotta. Con imperfezioni e incertezze certo, con sbavature di trama e di sceneggiatura che si rendono quasi inevitabili, ma la missione è stata portata a termine. J.J. Abrams con mestiere e tanta furbizia ha ripreso il tutto ed è riuscito a prendere per mano il pubblico e condurlo fino ad una onesta e accettabile fine. Si può rimanere delusi, scontenti, sentirsi anche presi in giro, è diritto dello spettatore esprimersi come può e desideri fare, ma rimane il fatto che anche in questo film bastano le prime note della Colonna Sonora (la più conosciuta e riconoscibile ad ogni latitudine) e che le righe comincino a scorrere in diagonale perché ci si senta “a casa”. La narrazione, in ogni suo aspetto, anche qui giunge a livelli che difficilmente riescono ad essere raggiunti altrove, così come permane e pervade il senso di affidarsi ad un contesto fatto di pianeti e rotte spaziali, scontri, incontri, morti e rinascite, fughe e dialoghi che vivono di suoni, colori e contrasti fondamentali.



Il senso di epico resiste e sebbene il compito di giungere a mettere a posto trama e trame, elementi narrativi e interrogativi decennali, miriadi di personaggi e di caratteri potesse schiacciare e appiattire il tutto, il risultato c'è e si fa accettare. Una terza trilogia che si chiude in crescendo, ritrovando (in buona parte) quell'equilibrio che è alla base della saga e del mito fin da quando tutto fu fatto iniziare. Si ha la sensazione di ritrovare vecchi amici e di rivivere atmosfere e situazioni, ma il senso di deja-vu non è limitante, dal momento che i caratteri principali giungono alla loro maturazione per loro vie e anche se gli escamotage narrativi a volte appaiono frettolosi e fin troppo “allegri”, in barba ad una complessità che una parte di pubblico agogna, tutto rientra nello spirito della saga.

Si obietta che per due ore e venti il ritmo è fin troppo veloce e che si è voluto mettere troppa carne al fuoco, osservazione che condivido, ma aggiungo che questo è il prezzo da pagare per arrivare, ora, ad una fine, che è definitiva in merito a quanto lasciato in sospeso due anni fa, fino all'episodio VIII (che aveva smarrito molto e messo sul piatto altro). Il prezzo da pagare per consolidare e sancire l'eternare del mito a cui si faceva riferimento.

Perché non siamo di fronte ad un singolo film, bensì a 13-14 produzioni, fra trilogie, spin-off, serie TV e speciali vari. Per cui si può scegliere se valutare ogni film a sé stante, come opera unica, oppure all'interno di un contesto, una galassia narrativa ed estetica. Inevitabilmente, a seconda di quale opzione si sceglie, i giudizi si modificano e possono ribaltarsi. Nello specifico, per quanto concerne “L'Ascesa di Skywalker”, come film unico può coinvolgere in modo limitato oppure farsi gustare per il cromatismo appagante e la sontuosa messa in scena, d'altro canto quale parte di un magnifico ed immaginifico tutto giunge a sollazzare e colmare occhi, cuore e anima o lasciare perplessi come fosse la parte 2 del “Ritorno dello Jedi”.

Personalmente ho sempre apprezzato l'incontro fra tragedia greca e commedia, fra fantasy e western, fra oriente ed occidente, fra sacro e buffonesco che ha fatto sì che un ibrido si ponesse come elemento originale e fondamentale di un Cinema che a volte si ripiega su sé stesso e non riesce a creare e ricreare. Star Wars è la frontiera di John Ford, le battaglie corpo a corpo dei film di cappa e spada, il senso dell'onore e del rispetto dei samurai di Kurosawa, i duetti di varie coppie comiche, lo slancio e i sentimenti di una love story, il fantasy ed il fantastico, la luce e l'oscurità, il singolo ed il collettivo che si sublimano vicendevolmente, eroi e masse ed altro ancora.

Anche nell'episodio IX rileviamo questo. Assistiamo a ciò che fin dall'inizio, fosse quello del 1977 o della “Minaccia Fantasma”, è un affare di famiglia e di destino, uno scontro fra concetti e caratteri, fra visioni e ideologie all'interno di un confronto fra padri e figli, naturali o acquisiti che siano. Per cui alcune sorprese e rivelazioni non sono realmente tali, ma tasselli di una circolarità e di una specularità che è parte fondante del racconto e della cultura, che dal particolare si fa universale. Così come universali sono i fardelli da portare, i destini da compiere o da comprendere, le sfide da affrontare ed i gesti di cui si accettano le conseguenze, nell'incontro Passato/Presente/Futuro, Jedi/Sith/Cavalieri Ren, luce/oscurità e sintesi delle stesse. 


 

lunedì 23 dicembre 2019

Citazioni Cinematografiche n.334

Professor Kirke: Oh, eravate qua! Cosa ci facevate dentro l'armadio?
Peter: Non ci crederebbe se glielo raccontassimo, signore.
Professor Kirke: Mettimi alla prova!

(Professor Kirke/Jim Broadbent e Peter Pevensie/William Moseley in "Le Cronache di Narnia: il leone, la strega e l'armadio", di Andrew Adamson - 2005)




 

lunedì 22 aprile 2019

Citazioni Cinematografiche n.299

Robert: Allora, da quanto stai con il tuo principe?  
Giselle: Oh, sarà più o meno un giorno.  
Robert: Vuoi dire che siete così felici che ti sembra passato solo un giorno?  
Giselle: No, è proprio un giorno. E domani saranno due giorni!

(Robert Philip/Patrick Dempsey e Giselle/Amy Adams in "Come d'incanto", di Kevin Lima - 2007) 



sabato 20 aprile 2019

Dumbo (1941)


In questi giorni bambini e genitori vanno al cinema a vedere “Dumbo” di Tim Burton. Colgo l'occasione per scrivere qualche riga sull'originale del 1941, che rimane uno dei film migliori della Disney a più di settanta anni dalla sua uscita nelle sale.

Apparentemente uno dei più semplici della casa del topo, che aveva già proposto Biancaneve e i sette nani con i suoi chiaroscuro gotici, le ombreggiature orrorifiche di Pinocchio, e Fantasia, capolavoro di stratificazione e di immagini musicali e musica per immagini. Forse semplice non è l'aggettivo adeguato, meglio infantile, o ancora di più “alla portata di bambino”, pur nella evidente minore disponibilità di mezzi e fondi destinati all'opera rispetto alle precedenti ed alle successive.

Intendiamoci, non c'è nulla di banale in “Dumbo”, adatto all'infanzia, come anche per ragazzi e gli adulti, con la sua durata di poco superiore all'ora che non si accontenta di rendere godibile una storia, di attenuare ed edulcorare la vicenda del piccolo elefantino dalle grandi orecchie, schernito e maltrattato da animali ed esseri umani. Vi sono molti aspetti e messaggi veicolati per immagini che ad una prima visione si rischia di sottovalutare, inseriti come sono in un prodotto per famiglie, che però offre molto ed ancora ad un pubblico attento e desideroso di storie e concetti.
Dumbo è un film sulla diversità, sulla cattiveria ed il riscatto, sulle ingiustizie e le rivendicazioni. Un film sulla condizione degli afroamericani degli anni 30-40 ed oltre, sulle battaglie sindacali dei lavoratori, sulla necessità di consapevolezza per ottenere ciò che ingiustamente viene negato, fosse anche l'amore di una madre e l'affetto degli amici. Così gli elefanti sembrano davvero schiavi al lavoro nel sud segregazionista, costretti a piantare tende nel terreno sotto la pioggia battente. Così loro ed un cucciolo sono costretti a vivere solo per divertire e soddisfare gli istinti più beceri degli umani, pronti a godere nel vedere un cucciolo d’elefante lanciarsi nel vuoto da grandi e colpevoli altezze, magari desiderando vederlo schiantarsi al suolo. Ma Dumbo, vessato per le sue orecchie fuori misura, sa volare. Come i corvi, unici personaggi positivi oltre l'amico topolino, e solo come loro è libero di librarsi in cielo e vendicarsi idealmente di chi gli sta distruggendo la vita. Uno schiavo che ottiene la sua vendetta, scatenato, per quanto possibile in un film “ad altezza cucciolo”, come il Django di Quentin Tarantino. 
 

Non rimane che ricordare la “marcia degli elefanti rosa”, quattro audaci e sorprendenti minuti di puro trionfo onirico, inseriti a sorpresa come un ponte tra avanguardia e astrattismo che nessuno avrebbe mai pensato inserire in un contesto infantile, osando così tanto da risultare un salto stilistico e di immagine che allora solo la Disney si poteva permettere, anticipando di diversi decenni chiunque avesse in seguito voluto produrre per il cinema di animazione.


lunedì 11 marzo 2019

Citazioni Cinematografiche n.293

In fondo non mi serve una medaglia per sentirmi buono. Perché se quella ragazzina mi vuole bene... tanto cattivo non posso essere, no? 
(Ralph in "Ralph Spaccatutto", di Rich Moore - 2012)





giovedì 21 febbraio 2019

Un topo oltre Topolino: Brisby e il segreto di NIMH

Quando mi trovo a parlare di cinema d'animazione con qualcuno ben al di sotto dei 30 anni spesso devo fare i conti con qualche abitudine consolidata, da parte mia e loro s'intende, ed anche con il fatto che per buona parte di loro i film d'animazione partono essenzialmente da Toy Story (con uso del computer e stilemi di caratteri che lo connotano irriducibilmente). Ebbene i miei interlocutori danno per scontate determinate tecniche ed anche per unica una modalità d'approccio alla narrazione ed alle immagini. Perciò noto la tendenza a semplicistiche, ma in fondo non del tutto colpevoli, distinzioni ed a qualche tutto sommato innocuo pregiudizio.





Questo però rende loro più difficile considerare e approcciarsi a prodotti più vecchi, differenti per tecniche utilizzate, per scrittura e narrazione (tema a me sempre molto caro). Per fare un esempio, senza cadere sempre nell'animazione giapponese ed i suoi “mostri sacri”, recentemente ho fatto cenno ad un film del 1982 per la regia di Don Bluth, “Brisby e il segreto di NIMH”.


Fino a qualche anno prima il buon Don Bluth aveva lavorato per più di vent'anni per la Disney, collaborando a diversi successi della “Casa del Topo”, senza però essere riuscito ad esprimersi compiutamente come avrebbe voluto. Destino tra l'altro condiviso con altri grandi artisti, fra cui Tim Burton e John Lasseter (sì proprio il regista di “Edward Mani di Forbice” ed il fondatore della Pixar). Ebbene, una volta lasciata la Disney che cominciava un non breve periodo di crisi creativa e artistica, Bluth fondò una sua casa di produzione ed il primo lungometraggio fu proprio “Brisby e il segreto di NIMH”.

Ironicamente mise a protagonista del film un roditore, infatti lui ed i suoi collaboratori lavorarono all'antropomorfizzazione dell'animale simbolo dell'ex datore di lavoro: un topo. Così una graziosa topolina è al centro della storia, una giovane madre rimasta vedova e costretta ad affrontare un tumultuoso trasloco dalla comoda tana in cui vive. Dal punto di vista tecnico tutto nella tradizione, forse anche con un certo gusto di antico, ma il momento è storico. Ovvero la prima vera sfida alla Disney, che se non otterrà poi grande successo al botteghino comunque negli anni a seguire si rivelerà un buon prodotto, con più di un elemento tecnico e di costruzione della storia che ancora oggi dicono la loro.



Per farla breve “Brisby e il segreto di NIMH” è un film che intende presentarsi come fuori dal proprio tempo, quasi demodé, o meglio sospeso in un limbo che per conquistare una sua immortalità volge lo sguardo con struggente tenerezza al passato. Ancora oggi è come se si compisse un viaggio a ritroso, dal punto di vista tecnico, ma così facendo il film riesce a salvarsi dalle inevitabili usure del tempo, quelle che hanno colpito ed ancora colpiscono i prodotti che rincorrono i gusti del pubblico moderno e le mode del momento (ottenendo grandi incassi, si intende, ma avviandosi ben presto all'oblio ed all'essere superati da altri appetiti). Anche grazie a qualche scena “scura” e ad un sapiente utilizzo del buio e della luce, sia in senso fisico che come concetti, a distanza di quasi quarant’anni dalla sua realizzazione la storia di Brisby, tratta da un romanzo di Robert C. O’Brien, è ancora straordinariamente attuale. Merito del messaggio ecologista, senza dubbio, con la denuncia e anche la ridicolizzazione degli esperimenti umani sui topolini, ma anche del linguaggio cinematografico, elegantemente morbido, ricco di sfumature, e della sceneggiatura nobilmente semplice così da essere godibile e rigodibile.