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venerdì 2 marzo 2018

La Neve di Stalingrado - Editoriale Cosmo


“Un Eroe Una Battaglia” è una breve serie della Editoriale Cosmo, ne avevo già parlato a proposito della Battaglia di Caporetto, torno a farlo ora con “La Neve di Stalingrado”.

Le considerazioni possono essere ridotte a due, di differente tipologia. La prima è più tecnica, la seconda storico-narrativa e un po' di natura evocativa.
In merito all'aspetto tecnico-artistico lo stile scelto è semplice ed efficace, i disegni di Valerio Befani sono un elemento positivo di questo albo, soprattutto nelle tavole in cui l'autore si sofferma con cura sui dettagli e grazie ad una inchiostrazione pastosa riesce a donare pathos ad una serie di disegni e scene che nella loro struttura tendono ad essere poco dinamiche, non solo a causa del formato un po' sacrificato, omaggio e recupero del fumetto bellico anni 60 (a cui la serie si è evidentemente ispirata). La sceneggiatura di Davide La Rosa è efficace e riesce a tenere ben in asse la narrazione storica, con realismo e fedeltà ai fatti, ed elementi romanzati e ricostruzione libera degli avvenimenti, nonostante qualche concessione a determinati cliché tipici dei film di guerra e qualche dialogo un po' troppo moralista e consolatorio. Che la guerra sia brutta e faccia schifo, tiri fuori il peggio e a volte il meglio dagli uomini e dalle donne è ormai ampiamente stato rappresentato, al cinema, nei romanzi, nel fumetto e nelle canzoni, per cui una maggiore originalità e un po' più di rigore sarebbe stato preferibile, ma bisogna cercare di raggiungere il pubblico, per cui va bene così.

Per quanto riguarda l'aspetto di ricostruzione e di narrazione storica, si nota un buon lavoro di ricerca e preparazione. L'azione si svolge nel contesto dei combattimenti della Seconda guerra mondiale che tra l’estate del 1942 e il 2 febbraio 1943 videro i soldati dell’Armata Rossa opporsi all'offensiva delle truppe tedesche, italiane, rumene e ungheresi, per il controllo della regione fra il Don e il Volga, e in particolare della città di Stalingrado (attuale Volgograd), allora centro politico ed economico di importanza strategica.
Siamo nel pieno dell’Operazione Barbarossa, ritenuta dagli storici la più vasta operazione militare terrestre di tutti i tempi, sul fronte orientale della seconda guerra mondiale La battaglia di Stalingrado ebbe inizio con l’avanzata delle truppe dell’Asse fino al Don e al Volga, e terminò con l’annientamento della 6ª Armata tedesca rimasta circondata, segnando la prima grande sconfitta politico-militare della Germania nazista, nonché l'inizio dell’avanzata sovietica verso ovest, che sarebbe poi terminata con la battaglia di Berlino e il suicidio di Hitler.

All'interno dell'albo un ruolo centrale lo riveste la cosiddetta “Casa di Pavlov”, che ha assunto negli anni una valenza fortemente simbolica per i Sovietici, come segnale dell’ostinata resistenza dell’URSS durante la battaglia di Stalingrado e la Grande Guerra Patriottica più in generale. Qui il lettore fa la conoscenza di Irina, personaggio allo stesso tempo inventato e rappresentativo di un popolo e di una nazione, che, pur mostrandosi come un’eroina impavida al limite della sfrontatezza, simbolo di una femminilità forte e fiera, non soverchia per importanza il ruolo focale che la Storia ha in questo fumetto, né appare come una presenza eccessivamente ingombrante, venendo lasciato ampio spazio ai personaggi storicamente vissuti, come il generale tedesco, poi feldmaresciallo, Friedrich Paulus. Il ruolo di Irina, in modo funzionalmente strategico a livello di sceneggiatura e narrativo, diviene quello di offrire al lettore un personaggio nel quale identificarsi, in grado di accompagnarlo nella Storia e di condurlo verso un finale aperto quanto amaro. La guerra non finirà dopo l'assedio di Stalingrado, simbolo di molto e di più nel bilancio di una guerra e della Storia europea e mondiale, giustamente utilizzato per rappresentare, ricordare, omaggiare e anche fare propaganda, poiché i Sovietici invasi in fondo loro stessi avevano invaso (gli stati baltici ad esempio).

Comunque, ricordando il testo di una canzone degli Stormy Six, da quel momento “sulla sua strada gelata la croce uncinata lo sa d'ora in poi troverà Stalingrado in ogni città”.


domenica 11 febbraio 2018

La Rapina del Secolo - Editoriale Cosmo

Il mese scorso la Editoriale Cosmo ha portato in edicola all'interno della sua Serie Gialla l'albo “La Rapina del Secolo”, un libero ed avvincente adattamento, ad opera di Xavier Dorison e Fabien Nury, di un libro francese scritto da Pierre Siniac. Ambientato in Francia, nel giugno del 1940, nel periodo dell'invasione nazista, l'albo è disegnato da Laurent Astier, a dirla tutta non particolarmente abile nel caratterizzare graficamente i personaggi ma in grado di renderli accattivanti per il lettore, che si trova di fronte ad un'avventura impersonata da un gruppo tanto eterogeneo quanto azzeccato di “eroi” alle prese con un colpo che potrebbe cambiargli la vita in modo definitivo, come recita l'esplicativo e suggestivo sottotitolo “come ho fatto fortuna in Francia nel giugno 1940”.

La sceneggiatura è in più occasioni un tantino esagerata, alla film d'azione con situazioni al limite e dialoghi oggettivamente sopra le righe e poco realistici, ma il lettore si diverte ed i disegni ed il colore catturano la sua attenzione e lo coinvolgono. Azione, un filo di ironia, una dose di noir che ingolosisce, la giusta sospensione dell'incredulità, quanto basta per godersi la lettura di questo snello e agevole romanzo a fumetti, diverse situazioni cinematografiche, per disegni a cavallo fra realistico e avventuroso.

giovedì 23 novembre 2017

La Grande Guerra # 16

VERDUN e CAPORETTO


 
La Editoriale Cosmo ricorda la Prima Guerra Mondiale con due albi giunti in edicola a distanza di pochi giorni l'uno dall'altro.
Verdun” è un prodotto francese uscito oltralpe in due parti fra il 2016 ed il 2017, che la casa editrice emiliana propone in un'unica uscita a colori, mentre “Le Nebbie di Caporetto” è una sua produzione, inserita nella collana “Un Eroe Una Battaglia” di cui costituisce la prima uscita all'interno degli albi della serie Cosmo Noir.

I titoli richiamano due episodi chiave della Grande Guerra, in sostanza nomi emblematici di una serie di battaglie e scontri, momenti storici fondamentali e fondanti per due nazioni, sul fronte occidentale per la Francia, sul fronte alpino per l'Italia. I due albi sono accomunati anche dalla tragicità contabile in fatto di uomini coinvolti e di morti sul campo di battaglia.


La Battaglia di Verdun, una delle più violente e sanguinose battaglie di tutto il conflitto, ebbe inizio il 21 febbraio 1916 e terminò il 19 dicembre dello stesso anno, vedendo contrapposti l'esercito tedesco, guidato dal capo di stato maggiore, generale Erich von Falkenhayn, e l'esercito francese, guidato dal comandante supremo Joseph Joffre, sostituito al termine del 1916 con il generale Robert Georges Nivelle. Verdun costituì un punto di svolta cruciale della guerra in quanto segnò il momento in cui il peso principale delle operazioni nel fronte occidentale passò dalla Francia all'Impero Britannico, fece di fatto svanire le ancora concrete possibilità della Germania di vincere la guerra e si ritiene essere uno degli eventi che contribuì all'entrata in guerra degli Stati Uniti d'America nel conflitto. 

 
La Battaglia di Caporetto, anche detta dodicesima battaglia dell'Isonzo cominciò alle ore 2:00 del 24 ottobre 1917, rappresentando la più grave disfatta nella storia dell'esercito italiano, tanto che, a torto o a ragione, ancora oggi il termine Caporetto viene utilizzato come sinonimo di sconfitta disastrosa. Con la crisi della Russia zarista dovuta alla rivoluzione, Austria-Ungheria e Germania poterono trasferire consistenti truppe dal fronte orientale a quelli occidentale e italiano. Forti di questi rinforzi, gli austro-ungarici, con l'apporto di reparti d'élite tedeschi, sfondarono le linee tenute dalle truppe italiane che, impreparate a una guerra difensiva e duramente provate dalle precedenti undici battaglie dell'Isonzo, non ressero all'urto e dovettero ritirarsi fino al fiume Piave. La sconfitta portò alla sostituzione del generale Luigi Cadorna con Armando Diaz. Le unità italiane nei mesi successivi, complici i problemi di approvvigionamento e trasporto degli Imperi Centrali, si riorganizzarono abbastanza velocemente e fermarono le truppe austro-ungariche e tedesche nella successiva prima battaglia del Piave, riuscendo a difendere a oltranza la nuova linea difensiva su cui aveva fatto ripiegare Cadorna.




Il dato che ad un secolo di distanza escano albi a fumetti dedicati a sciagurate battaglie stimola una riflessione su come, ancora oggi, ci si ponga di fronte ai due eventi raccontati. “Verdun” sceglie di ricostruire, con precisione, attenzione ai dettagli e rigore unito a serietà narrativa, gli errori dell'alto comando francese, rappresentato impietosamente ma con onestà storico-culturale, compresi nomi e cognomi, contrapposto al valore ed all'umanità dei soldati e dei loro diretti superiori. Non mancano i dettagli e qualche frecciata, dura ancorché storicamente fondata, in riferimento all'esercito tedesco del Kaiser Guglielmo II.


Le Nebbie di Caporetto” percorre un'altra via. Pur non mancando precisione nella ricostruzione dei fatti e del contesto in cui si svolsero, sceneggiatura e disegni mettono in primo piano un'esperienza totalmente “inventata”, con protagonisti di fantasia, seppur molto simili ai soldati che combatterono realmente all'interno del Regio Esercito Italiano su quel fronte. Si pone l'accento sull'eroismo degli anonimi, eroi quasi per caso, un po' ricordando Alberto Sordi e Vittorio Gassman del film di Mario Monicelli “La Grande Guerra”.


Per decenni Caporetto è stata vista come una “morte della Patria”, quasi come l'8 settembre 1943, con la destra, fascista quella di allora come quella attuale, a disegnare e propagandare l'immagine di un esercito italiano, composto da popolani divenuti fanti e artiglieri, traditore dei principi e dei valori nazionali, traditore degli ufficiali che li comandava, come Cadorna ripeteva ad oltranza. Verdun, viceversa, fin da subito fu considerata in Francia un simbolo “positivo” della nazione, esempio di come pur da errori tragici, da immani tragedie, si possa cogliere occasione di unità nazionale e unione nel ricordo.


Negli ultimi anni si sta guadagnando spazio, nel nostro Paese, una differente considerazione su Caporetto. L'idea è che quella che fu, oggettivamente, una pesante sconfitta militare, si pose come un nuovo inizio, l'opportunità di una reale svolta, in termini non solo strategico-militari, ma anche sotto il profilo di una fondazione e creazione di un popolo, quello italiano, che a distanza di più di 50 anni dalla proclamazione del Regno d'Italia, ancora non era tale, diviso e distante al suo interno. La fermata dell'invasore sul Piave, che magari non mormorò, come nella patriottica canzone, ma si pose come linea estrema e non oltrepassabile, i ragazzi del '99, la riorganizzazione dell'esercito secondo una visione al medesimo tempo più umana e maggiormente moderna, un senso di unione e di fratellanza che non era ancora stato raggiunto ed altro ancora sono legati a Caporetto.

Notazione personale: fra i miei ricordi più belli ci sono la visita al Museo ed al Sacrario Militare di Kobarid, attuale nome di Caporetto in Slovenia, ed una serie di passeggiate ed escursioni sulle Alpi Giulie, fra resti di trincee, fortificazioni e testimonianze degli scontri avvenuti su quei monti. 

 

giovedì 12 gennaio 2017

Bretagna, di Wazem - Editoriale Cosmo


La Editoriale Cosmo pubblica una collana definita "I Maestri". Il numero di novembre 2016 è dedicato a Pierre Wazem, con uno dei suoi lavori migliori: Bretagna.

Il messaggio delle tavole è molto chiaro, l'insensatezza della violenza e l'assurdità della gerarchia militare, il dolore, la disperazione e la disumanizzazione che la guerra comporta, il dramma personale e collettivo di un conflitto che porta a compiere atti il cui gravoso peso si porterà a lungo, almeno finché si vive.


Quello che attribuisce ulteriore valore all'opera è l'uso delle tavole, del disegno, del medium fumetto per comunicare e far giungere, più con il tratto che con le parole, un messaggio, che è ben più di un tema o di una tesi.

Il passaggio fra il contemporaneo e il ricordo, l'attesa narrazione in flashback, viene scandito e sottolineato da una variazione di stile e di tecnica narrativa. Si inizia con linee sottili, spezzate e che escono dai bordi. Le prime pagine presentano uno stile veloce, non definito, più simili ad uno studio preliminare, ad un bozzetto. Gli stessi testi sono, a seconda dei personaggi a cui sono riferibili, ridondanti, vuoti per quanto riguarda il contenuto, o, per contrapposizione brevi, asciutti, riflessivi. Quello che il lettore nota sono i pensieri del protagonista, portandolo ad immedesimarsi nella sua stanchezza, nel suo disincanto. 

Questo conduce al citato flashback narrativo, nel corso del quale la lettura si concentra sul nero che domina le vignette. Ora è il protagonista al centro dell'azione e le sue emozioni prendono il posto che l'autore intende darle. Così  le linee sono spesse e decise e, pur nello stile di Wazem ‒ uno stile che ricerca la sintesi e delinea volti ed espressioni con pochi tratti ‒ tutto appare ben riconoscibile, materiale, solido. Questa, sembra dire l’autore, è la realtà. O meglio, la realtà dei ricordi del protagonista, comunque ancora più forti e decisi del suo presente.

Il racconto procede, viene raccontata la missione assegnata ad un piccolo gruppo di uomini nel deserto dell'Africa settentrionale durante la seconda guerra mondiale, le dure prove a cui vengono sottoposti ed i loro pensieri e timori, ancora una volta sottolineati da un passaggio di stile, nell'ambiro del quale Wazem sceglie di rendere più sottili i bordi, allungare le ombre ed evidenziare lo stato d'animo dei personaggi. I sopravvissuti rimarranno per sempre segnati da quanto vissuto e compiuto, con il contrasto con la retorica militare ancora più netto e severo.



 


sabato 7 gennaio 2017

Horacio D'Alba - Editoriale Cosmo

Per consolarsi della fine delle festività ci si potrebbe rivolgere alla propria edicola di fiducia ed acquistare questo volume pubblicato dalla Editoriale Cosmo.
Horacio D'Alba è un avvincente romanzo ucronico, una coinvolgente avventura per immagini e testi ad opera di Jérôme Le Gris (testi) e Nicolas Siner (disegni).
Siamo al tempo di un Rinascimento alternativo, in cui una Repubblica nata dopo una sanguinosa serie di guerre, posta tra il Piemonte e la Toscana, in una zona che ricorda molto le attuali Emilia e Romagna, si deve difendere dalle mire del Vaticano e della Francia.

Particolarità di questa Repubblica, che per alcuni tratti si ispira alla Res Publica di età romana, è che per porre fine ai combattimenti e ai massacri che hanno falcidiato più di una generazione, i fondatori di quest'inedito stato hanno decretato che ogni conflitto debba essere risolto da uno scontro tra duellanti. 


I duellanti, riuniti in due accademie rivali, sono esperti nell'uso di ogni arma, professionisti della morte che formano anche il cuore delle "falangi" dell'esercito repubblicano: vero e proprio spauracchio che tiene a bada le potenze straniere. 

Ma il Cardinale Rosso, sul punto di essere eletto al soglio pontificio, non ha mai celato il suo desiderio di unire l'Italia sotto la sua bandiera. Non solo, fra i senatori c'è chi pensa sia venuto il momento di cambiare le regole di una società in declino, costi quel che costi.  

Questa, in estrema sintesi, è la base di partenza di un romanzo per immagini che cattura per la qualità grafica, la resa delle ambientazioni e dei caratteri e per la trama che si svolge chiara, ma non semplice o banale, in cui tutti i protagonisti vengono presentati in modo efficace, sia nelle scene "mute" che attraverso i precisi dialoghi.
Non mancano le scene di battaglia, quelle di massa e un gustoso approfondimento storico, che fa procedere nella lettura di quello che, scopriamo, è il resoconto di un superstite di quella utopica Repubblica nata nel cuore della penisola italiana.

sabato 19 novembre 2016

Il Sangue e l'Oro - Editoriale Cosmo

Pubblicato il mese scorso dalla Editoriale Cosmo, “Il Sangue e l’Oro” è un racconto a fumetti avventuroso, affascinante e coinvolgente, dove la Storia viene presentata attraverso personaggi convincenti e molto ben tratteggiati, scenari esotici ed una efficace drammatizzazione. Ogni particolare rapisce il lettore e grazie ad efficaci meccanismi e soluzioni narrative ci si immerge in un storia dai ritmi serrati, caratterizzata da tratti epici e picareschi, partendo dalle trincee della Grande Guerra per attraversare il Mediterraneo ed approdare in Nord Africa.
Con un evidente debito nei confronti di Lawrence d’Arabia sceneggiatori e disegnatori raccontano la vicenda di un delinquente di Marsiglia e di un nobile francese che finiscono per capeggiare la rivolta delle tribù arabo-berbere in Marocco, nel RIF, riuscendo a mettere in serie difficoltà le allora potenze coloniali, Francia e Spagna.
La ricostruzione storica è precisa ed affascinante, il susseguirsi del racconto è fascinoso, i personaggi più che azzeccati, compresi quelli che affiancano i protagonisti. I disegni eleganti ed efficaci, tanto da riuscire a trasmettere emozioni, sensazioni e sostenere lo svolgersi della narrazione. Ci si entusiasma, ci si arrabbia, si partecipa emotivamente alle vicende umane, personali e storiche, con una certa commozione che fa la sua apparizione in alcuni dei principali nodi narrativi.

Un inno alla libertà, un esempio di letteratura disegnata, la rappresentazione dell’Avventura. Una lettura “piena”, emozionante e consigliabile.



sabato 23 gennaio 2016

Nosferatu - Editoriale Cosmo




Questo albo, nella serie Blu della Editoriale Cosmo, ha fatto la sua comparsa in edicola un anno fa, perciò non sono propriamente “sul pezzo”, ma “Nosferatu” merita attenzione per la resa grafica.

I disegni di Stefano Martino sono veramente molto belli, alcune tavole strepitose. Il dettaglio e la precisione nella resa degli ambienti e nella caratterizzazione dei personaggi mi hanno veramente colpito, specialmente per quanto riguarda la gamma espressiva dei tanti protagonisti, donandomi anche qualche brivido con scene forti e coinvolgenti.

Nosferatu purtroppo risente di una storia non del tutto all'altezza della componente grafica.
Nonostante ci sia una base promettente e sembra che la storia possa svilupparsi bene, è presente qualche passaggio narrativo debole e un po’ di confusione drammaturgica, dove i tanti, forse troppi, caratteri presentati non riescono a svilupparsi al meglio e conquistare così adeguato spazio e spessore.

Azione e colpi di scena non mancano, ma a ben vedere quello che tiene unito il tutto è prevalentemente il lavoro del disegnatore, che fa passare in secondo piano i difetti della sceneggiatura.


giovedì 5 novembre 2015

John Hays - Editoriale Cosmo


Un western originale e sicuramente diverso da altri. Questo si può, in prima battuta, dire a proposito di “John Hays – Brutti Sporchi e Cattivi”, proposto in edicola dalla Editoriale Cosmo, che di fumetti ambientati nella cornice della Frontiera ne propone un gran numero.
Già dalle prime tavole il lettore entra nel cuore della vicenda, narrata con ritmo serrato e cadenze cinematografiche, anche grazie all’uso ripetuto del flashback, che illustra e suggerisce attraverso immagini e sequenze molto suggestive.

La diversità a cui si accennava è dettata dal fatto che non solo non ci sono “buoni”, poiché tutti i caratteri presentati sono dei furfanti, ladri e assassini, ma perché non si può nemmeno pensare a “cattivi” anche solo leggermente apprezzabili, come se fossero mossi da istanze morali o di rivalsa, personale o etica. I cinque protagonisti sono quanto di peggio si potrebbe incontrare in un racconto western, ed i loro soprannomi la dicono lunga sulle peculiarità e caratteristiche che incarnano.

Il Viscido, il Prete, il Capo, il Meticcio e il Rozzo, per avidità, brama di denaro e chissà cos’altro ancora si infilano in una situazione a dir poco pericolosa, disposti anche ad allearsi con nemici della stessa loro risma.
Ma non tutto fila come previsto, così fra pose supereroistiche, ben rese da un tratto grafico tutt’altro che pulito e con abbondanza di nero, richiami ai film di Leone e Kurosawa, atmosfere horror e tavole che alternano inquadrature strette e spazi più ampi, la banda citata si trova a dover affrontare un gruppo di indiani che si mostrano ben più pericolosi di quanto facciano pensare.


L’unico neo che è possibile evidenziare è la non sempre facile riconoscibilità dei volti, a causa dei toni scuri e dell’uso pervasivo di nero, a cui si aggiunge l’ardito utilizzo di un flashback all’interno di un flashback. Quest’ultima soluzione mi lascia perplesso, ma il tentativo di originalità ed il coraggio di osare, messi in campo dagli autori Michele Monteleone, Stefano Marsiglia e Fabrizio Des Dorides, vanno premiati, considerando che la lettura rimane ben più che godibile e l’occhio è deliziato da parecchie tavole ammirabili, lasciando la voglia di ritrovare John Hays e quel che resta dei suoi compari.



domenica 14 giugno 2015

Coney Island - Miniserie Bonelli

Un po’ semplicisticamente la si può definire una (giusta?) via di mezzo fra le miniserie (12-18 numeri) e gli “one shot” de Le Storie, ma comunque l’idea delle storie in tre parti mi sembra più che buona. Forse una spinta in più è stata data dalla scelta della Editoriale Cosmo di proporre, negli ultimi anni, storie ed opere del fumetto franco-belga (ma non solo) appunto in due-tre uscite. Comunque la Sergio Bonelli ha inaugurato una sua nuova pubblicazione.



Lo ha fatto con uno sceneggiatore di primo piano, ovvero Gianfranco Manfredi, il creatore, tra le altre cose in casa Bonelli, di Magico Vento, Adam Wild, Volto Nascosto e Shanghai Devil. Manfredi ha chiamato ai disegni Giuseppe Barbati e Bruno Ramella.


Il risultato è Coney Island, un robusto e intrigante noir, dalla coinvolgente trama e con diversi personaggi che si fanno apprezzare fin dalle prime battute. Un certo gusto classico invita alla lettura gli appassionati del noir vecchia scuola, anche se forse allontana una fetta di pubblico più giovane ed abituato a maggiore immediatezza, inoltre non credo fosse strettamente necessario il “lieto finale” proposto, ma anche questo fa parte del gioco. 

I disegni e l’intero impianto grafico sono curatissimi e da elogio, sicuramente merito di un certosino lavoro di documentazione e ricerca sulla New York anni 20, pertanto l’opera mi sembra più che meritevole.


Le belle copertine sono firmate da Corrado Mastantuono, vecchia conoscenza e da anni collaboratore di Manfredi.

venerdì 10 aprile 2015

Maori, la Via Umana - Editoriale Cosmo


Un bel noir, ambientato in Nuova Zelanda.

Una sorpresa dalla Editoriale Cosmo, che propone una sceneggiatura dello scrittore Caryl Ferey, illustrata da Giuseppe Camuncoli e Stefano Landini.

Il detective Jack Kenu, “assalito” da problemi, rimpianti e vicissitudini personali, come da copione dei migliori “polar”, si trova ad affrontare un difficile caso, dove violenza politica e fisica, temi sociali ed economici, corruzione e desiderio di riscatto si inseriscono in una visione futura (ma non troppo!) dell’isola del Pacifico.

Kenu, oltre ad essere un poliziotto, è un Maori e la questione è di non poco conto. Infatti uno dei temi centrali della vicenda è, appunto, la frattura che ancora oggi è visibilmente dolorosa fra i “nativi” ed i discendenti degli europei, i Pakeha.

I problemi sociali ed economici vengono presentati all’interno della disgregazione sociale della comunità Maori e della lotta politica fra due differenti e distanti visioni, entrambe candidate alla guida del Paese.

Non vi sono intenti didattici ed il rischio di una narrazione didascalica non è neppure sfiorato, poiché ritmo e sviluppo della trama e dell’indagine fanno leggere con gusto e trasporto ogni singola tavola, a cui il colore dona atmosfera aggiungendo ulteriore connotazione a quanto vi è rappresentato.

Jack Kenu è un bel personaggio, con una evidente dignità letteraria, gli altri caratteri non sono da meno ed i diretti interlocutori del detective godono di una efficace resa, con dialoghi non banali e ben gestiti, alternando asciuttezza e sintesi con un gradevole gusto per la narrazione.

venerdì 30 gennaio 2015

Durango - di Yves Swolfs


Durango si presenta come uno spaghetti-western a fumetti, ma poi si rivela una serie che va oltre questa riduttiva definizione per acquisire maggiore spazio e caratterizzazione.
I protagonisti e le ambientazioni si rifanno in modo evidente al genere, tant’è vero che l’incipit è pressoché quello de “Il grande silenzio” di Sergio Corbucci, film del 1968, dove a parlare sono i volti, la neve e le pistole. Inoltre il debito nei confronti di Sergio Leone, dei suoi “eroi”, ma anche di Cinecittà anni 60 e 70 è visibile; intervengono poi le matite di Yves Swolfs (autore che adoro) a donare dignità e valore particolare ad ogni tavola, tanto suggestiva, dettagliata e coinvolgente da richiedere di essere vista e rivista per poterla apprezzare al meglio.



La serie negli ultimi anni è stata riproposta per intero, inizialmente dalla GP Publishing (7 albi) e conclusa dalla Editoriale Cosmo (ottavo ed ultimo albo).

Durango Lang è un killer solitario soprannominato “il pacificatore”. Nella prima avventura viene violentemente menomato alla mano destra e per questo motivo inizia a utilizzare, improvvisandosi mancino, un’automatica Mauser C96, imponendo maschia giustizia per tutti gli albi della serie.

Violenza, azione, facce di cuoio, polvere, passione, odio, amore, sangue, onore… cose da veri uomini! 
Le ultime due storie sono state scritte da Yves Swolfs ma disegnate da Thierry Girod. L’arte di Swolfs, con Girod non da meno, sta soprattutto nei disegni, poiché la sceneggiatura è tutto sommato abbastanza lineare e con pochi balzi, divenendo all’interno di una serie genuinamente popolare un punto di forza. Il tratto è mirabile, in intere tavole si rasenta la perfezione e l’occhio ne rimane estasiato. Il protagonista ed i vari comprimari sono resi e caratterizzati in modo mirabile, divengono tanto riconoscibili da accompagnare in modo “familiare” lo svolgersi della storia e delle storie raccontate.





venerdì 19 settembre 2014

Malemort - Editoriale Cosmo



Malemort è una saga fantasy, originale ed affascinante, sceneggiata e resa graficamente da Eric Stalner.

Secolo 13°, in Francia, regione della Dordogna, paese di Catari. Trent’anni dopo la guerra agli eretici Albigesi, facciamo la conoscenza di Anthea, splendida e indomita fanciulla, come nella migliore tradizione, dall’animo da cavaliere ma capace di amare. Un amore impossibile in un’Europa di intolleranza, violenza e crociate.

Una storia che già con gli elementi storici e avventurosi sarebbe in grado di convincere, ammaliare e conquistare il lettore. Si aggiungono temi e situazioni gotiche e fantastiche, in primis il nobile conte che dona alla serie il suo nome.


Malemort si affida al classico e gestisce ottimamente elementi tipici del fantasy, quindi incontriamo nani combattivi e cavalieri, una inquisizione malvagia, demoni, streghe e perfino vampiri. La giovane protagonista Anthea ci guida nel corso dei tre episodi proposti dalla Editoriale Cosmo per salvare sua madre e lottare contro l'inquisizione al fianco di pittoreschi personaggi. Lo stile grafico di Stalner è pressoché perfetto (non ci si cruccia troppo per la mancanza del colore), regalandoci ambientazioni dettagliatissime e personaggi espressivi ed umani. Il fantasy incontra il gotico e lo stile, narrativo e grafico, vi si adatta con buone soluzioni e arricchendo la intrigante vicenda.