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Post su Film, Libri, Mostre, Esperienze di vita, Fumetti, Cartoni Animati e quello che mi piace ed anche che mi piace di meno.
Gustave
Caillebotte, “Strada di Parigi, tempo piovoso”, 1877 - The
Art Institute of Chicago
Cominciai a
camminare senza meta, percorrendo strade che mi sembravano più vuote
che mai, convinto che se non mi fossi fermato, se avessi continuato a
camminare, non mi sarei reso conto che il mondo che credevo di
conoscere non c’era più.
(Carlos Ruiz
Zafón - in “Il Gioco dell’Angelo", trad. Bruno Arpaia)
La gente non è cattiva, mia cara. È idiota, il che è ben diverso. La
malvagità presuppone un certo spessore morale, forza di volontà e
intelligenza. L’idiota invece non si sofferma a ragionare, obbedisce
all’istinto, come un animale nella stalla, convinto di agire in nome del
bene e di avere sempre ragione. Si sente orgoglioso in quanto può
rompere le palle, con licenza parlando, a tutti coloro che considera
diversi, per il colore della pelle, perché hanno altre opinioni, perché
parlano un’altra lingua, perché non sono nati nel suo paese o perché non
approva il loro modo di divertirsi. Nel mondo c’è bisogno di più gente
cattiva e di meno rimbambiti.
(Carlos Ruiz Zafón in "L'Ombra del Vento" - trad. Lia Sezzi, Mondadori)
“Sapevo che l’avrei persa non appena quella notte fosse
trascorsa e il dolore e la solitudine che la consumavano si fossero azzittiti.
Sapevo che aveva ragione, non perché fosse vero quello che aveva detto, ma
perché in fondo lo credevamo entrambi e sarebbe sempre stato così. Ci
nascondemmo come due ladri in una delle stanze senza osare accendere una
candela, senza osare nemmeno parlare. La spogliai lentamente, percorrendo la
pelle con le labbra, consapevole che non l’avrei mai più rifatto. Cristina si diede
con rabbia e abbandono, e quando la stanchezza ci vinse si addormentò tra le
mie braccia senza bisogno di dire nulla. Resistetti al sonno, assaporando il
calore del suo corpo e pensando che se il giorno dopo la morte avesse voluto
venirmi incontro l’avrei accolta in pace. Accarezzai Cristina nella penombra,
sentendo oltre le pareti il temporale che si allontanava dalla città, sapendo
che l’avrei persa ma che, per qualche minuto, eravamo appartenuti l’uno
all’altra, e a nessun altro.”
(Carlos Ruiz Zafón - in “Il Gioco dell’Angelo",
trad. Bruno Arpaia)