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martedì 28 ottobre 2014

Il posto fisso non esiste più


Renzi: “Il posto fisso non esiste più”.

Non mi sembra un cambiamento di cui essere lieti, gentile Presidente del Consiglio, oppure la sua era solo un’ovvietà da esibire, una “dichiarazione ad effetto” per alimentare un qualcosa che comincia ad assumere gli inquietanti segni di un culto della personalità, di cui credo non si abbia poi tanto bisogno?

Se il posto fisso è scomparso, non ritengo sia responsabilità delle lavoratrici e dei lavoratori che scioccamente vorrebbero lavorare e vivere dignitosamente, bensì credo sia perché non esistono più aziende, grandi, medie e piccole, che creino un prodotto capace di durare e rinnovarsi nel tempo, fare ricerca ed innovazione, offrire quel famoso “made in Italy” in grado di farsi apprezzare e richiedere nel mondo. Credo sia perché le grandi fabbriche sono “gestite” da multinazionali che non hanno il minimo interesse a creare una struttura sociale intorno alla fabbrica stessa, poiché fanno presto ad abbandonare capannoni e magazzini e trasferirsi in un altro continente. Vede, qualche decennio fa, nel nostro Paese, le grandi industrie offrivano ai lavoratori, oltre al lavoro, anche un beneficio nel dopolavoro. Costruivano o copartecipavano alla costruzione di asili, case, scuole, colonie estive (pensi che nella città in cui vivo ne esiste una ancora attiva, anche se magari non è l’esempio migliore). Non era necessario essere illuminati e lungimiranti come Adriano Olivetti, vede, persino la Fiat faceva, in un certo modo, la sua parte. Nella sua regione la Solvay, almeno fino agli anni 60, è un altro esempio che potrei farle. In buona sostanza, alcune grandi aziende, attraverso il loro operato, riflettendo non solo su fatturato, entrate-uscite annuali ed altre importanti questioni, si ponevano nella condizione di offrire opportunità anche a chi non ne poteva avere e allo stesso tempo creavano anche nuovi posti di lavoro indotto. Riesce ad immaginare oggi Vodafone, Telecom, Sky o McDonald’s mettere in atto comportamenti analoghi? Chi ci lavora ha contratti precari nella maggior parte dei casi, ma anche se avesse contratti a tempo indeterminato, pensa riuscirebbe a continuare a lavorare per più di pochi anni a certe condizioni e senza tutele? Perché è difficile riuscire a lavorare per una vita in un call center o in un fast food, oppure fare la commessa da Oviesse o Pittarello a 800 € al mese, perché è complicato fare l’assistente in un centro per anziani a €7.50 lordi all’ora, assunti da cooperative esterne, che per vincere l’appalto fanno a gara fra loro a chi fa risparmiare di più al committente, magari pubblico, senza curarsi di qualità del lavoro e delle condizioni di chi ci è impiegato. Perché gli istituti di credito, quando non falliscono in quanto gestiti da ladri e farabutti, ti finanziano un’attività praticamente solo se i soldi li hai già e quindi non ti servono prestiti, perché i gestori di fondi d’investimento spostano soldi che non esistono realmente finché non entrano nelle loro tasche. Perché il bilancio delle aziende si fa con le fluttuazioni delle azioni e non con il fatturato, spesso falsando i bilanci.

Il posto fisso non esiste più, ce ne siamo accorti da tempo. Se ne sono accorti anche i sindacati, anche se spesso dimostrano il contrario. Non esiste più neanche per i pochi che hanno un contratto a tempo indeterminato, considerando che loschi individui travestiti da imprenditori di fatto riescono a fare quello che gli pare, a volte anche con il tacito assenso di rappresentanti delle Istituzioni. Forse il posto fisso non esiste più perché qualcuno ha pensato di rendere tutti uguali togliendo i diritti a chi ne aveva anziché darne a chi non ne aveva.

Fra quei qualcuno dimostra, con le sue dichiarazioni, gli slogan anglosassoni, i selfies ed i gelati in maniche di camicia, di esserci anche lei. Lei e i suoi predecessori che avete corrotto il sistema facendo credere che il sistema fosse corrotto perché avevamo troppi diritti.

Il posto fisso non esisterà più, insieme alla dignità del lavoro.




martedì 18 marzo 2014

Matteo Renzi e i Sindacati


Quando Matteo Renzi ha dato contro ai sindacati, ho detto: “Sta a vedere che ha ragione ed è veramente la volta buona! È svolta veramente, adesso gli rimprovera tutte le sabbie mobili in cui i sindacati sono rimasti impantanati, quasi ci si trovassero ben comodi! Adesso gli dice che è ora di tirar fuori il naso e vedere quanto schifo c’è in giro! Gli dice che sono dei folli a parlar solo di operai e impiegati, che il mercato del lavoro è cambiato e che adesso ci sono infinite forme di contratto, che prevedono tutto, fuorché il diritto di essere pagati dignitosamente! Gli fa capire che ora sei stagista a vita, o ti apri la partita iva per fatturare a una sola società, stando là dalle 9 alle 18, che sei sempre precario e senza reali coperture! Gli mostra come si lavora aggrappati a incertezze e colpi di genio di farabutti patentati che si definiscono imprenditori! Gli ricorda che ci sono settori fondamentali della nostra società che vengono ignorati e lasciati in mano a ladri e avventurieri! Gli dirà che il compito di un sindacato è di rinnovarsi a mano a mano che cambia il mondo del lavoro, glielo dirà finalmente che contratto nazionale e sciopero sono ormai termini anacronistici più della cabina telefonica e della malattia pagata. E che mentre i sindacalisti pensavano al prossimo concerto del primo maggio, pure il contratto a progetto è diventato un’ambizione.

Invece Matteo Renzi mi ha stupito.
Nuovamente.
Dà 80 euro in più a chi ha già una busta paga.
Dà 80 euro in più a chi è dipendente e non deve pagarsi tutto di tasca propria.
Ma a me verranno dati? O qualcuno si accorgerà che questo è uno sforzo che non può essere sostenuto da tutti i settori e da tutte le attività, che ci sono lavori che non potranno essere inseriti nel provvedimento?

Ma poi perché proprio 1.500 euro è la soglia per avere diritto a quegli 80 euro? Diamine, chi percepisce mensilmente una cifra del genere o anche un po’ inferiore ha assoluto bisogno di essere aiutato? Ci rendiamo conto che ci sono centinaia di lavoratori che son ben lontani dal percepire tale cifra?

Che senso ha dare 80 euro in più sia a chi percepisce 1.450 euro sia a chi ne percepisce 900? Non sarebbe meglio dare di più a chi prende meno e prevedere contributi aggiuntivi legati all’effettivo reddito, con conseguente proporzionalità della somma a cui si avrebbe diritto? 

E la lotta all’evasione?
Matteo Renzi ha appena iniziato, spero non si dimentichi di tante altre questioni, a mio parere imprescindibili. E mi auguro ci sia qualcuno pronto a ricordargliele.