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sabato 25 gennaio 2014

Dragonero # 5 - 8



Torno, finalmente, a parlare di Dragonero, la serie fantasy della Sergio Bonelli Editore.
Come scritto in precedenza i primi quattro albi componevano un’unica lunga storia, una sorta di romanzo grafico dallo stile dark/steampunk, dove il fantasy incontrava un’indagine dal sapore di spionaggio a tinte fosche.


Dal numero 5 si è arrivati a definire meglio il taglio della serie, che ha mostrato ampi margini di narrazione, con temi e tematiche varie e stimolanti, dal sapore decisamente più fantasy, con accenni, gustosi, di Sword & Sorcery che si sono integrati bene con Ian Aranill, Gmor e gli altri protagonisti della serie. Albo dopo albo il mondo dove hanno luogo le missioni e le avventure di Ian “uccisore di draghi” ha preso sempre più forma, anche grazie alle mappe e cartine inserite nelle pagine iniziali ed al relativo blog, on line da molto tempo prima che la serie iniziasse la sua vita in edicola.

In particolare, dopo i primi quattro albi, si è cominciato a respirare nelle ambientazioni e nelle tavole quell’aria fantasy che mancava in Italia, offrendo inoltre al lettore splendidi disegni e una galleria di personaggi veramente interessante e di buon auspicio per i mesi a venire.


Se è vero che la sensazione di essere “fuori tempo massimo” permane, ovvero il dispiacere di avere tra le mani un fumetto espressamente fantasy molto tempo dopo rispetto al resto dell’Europa, mi sento di essere moderatamente ottimista, poiché quanto letto fin ad ora mi sembra interessante e quando, almeno, incontro belle storie, mi reputo un lettore fortunato.







Ovviamente siamo un po’ lontani da capolavori su queste pagine già presentati, specie pensando all’area francofona, ma Luca Enoch e Stefano Vietti stanno svolgendo un lavoro che merita attenzione e rispetto, anche perché mescolano elementi rodati e novità con un certo mestiere, dando opportuno spazio ai disegnatori e permettendo a Giuseppe Matteoni di regalarci invitanti copertine, tra cui quella, bellissima, del numero 8 “Il Fascino del Male”.

Gmor, ai “vecchi” lettori di Nathan Never come me, ricorda fin troppo Branko, ed anche le dinamiche fra lui e Ian sono speculari a quelle presenti fra i due agenti Alfa, ma il resto dei personaggi, compresi quelli di contorno, donano il loro contributo alla buona resa delle storie, arricchendo la narrazione e mantenendo “tonico” il ritmo, persino nei passaggi di raccordo, spesso non banali e ben utilizzati a livello di sceneggiatura.

Per quanto riguarda Ian, invece, sembra che il discorso sia ancora aperto, nel senso che lo stiamo scoprendo passo dopo passo, intuendo o ammirando le sue capacità e qualità, anche se il quadro non è ancora (volutamente?) ben chiaro.


Mi soffermo un po’ sull’ultimo albo uscito, il numero 8, già ricordato, poiché i disegni di Antonella Platano (altra vecchia conoscenza nathaneveriana) mi sono molto piaciuti. La sua rappresentazione grafica della Driade, il “male” per l’appunto, è tanto inquietante da risultare fascinosa ed affascinante, come solo nelle tavole di Dampyr sono abituato a vedere (a proposito, a breve conto di ritornare a scrivere di Harlan e soci!). In questo albo sembra tutto girare per il verso giusto, anche il “classico che più classico non si può”, anche il “già visto” o il “già letto” svolgono al meglio la loro parte e rendono una delizia una storia onesta e perciò efficace.

Tensione e attesa, mistero e sorpresa per una storia decisamente alla Vietti, resa molto bene dalla Platano e che ci fa affezionare sempre di più a questa serie, che, lo ammetto, mi sembrava una forzatura, per i motivi di cui sopra, ma che ora mi dispiacerebbe se dovesse interrompersi.

Le scene sulla neve sono uno spettacolo e le ho rimirate più volte. Che belle!

venerdì 20 settembre 2013

Dragonero - L'Uccisore di draghi


Dragonero # 1-4

Con il numero in edicola questo mese si conclude la prima, lunga, storia di Dragonero, serie fantasy della Sergio Bonelli Editore.

L’esordio di Dragonero, attraverso quattro albi, è stato positivo da un punto di vista della qualità degli albi e della storia, ben scritta, sceneggiata e disegnata, nonostante qualche inevitabile “leggerezza” dal punto di vista della resa grafica e della composizione dei dialoghi. Su questo punto teniamo presente che una storia in quattro albi, della Sergio Bonelli, è composta da un numero considerevole di tavole, che vengono disegnate e rifinite in un tempo molto lungo, per cui disegnatore e sceneggiatore/creatore dei dialoghi a volte faticano a mantenere sempre lo stesso livello e garantire perfetta continuità.


Ricordiamo che si tratta di un esordio per la serie regolare, non per il personaggio, Ian Aranill, ed i suoi compagni, poiché il “romanzo a fumetti” omonimo uscì nel 2007 (un’era geologica fa nel mondo in cui viviamo! ed anche nel mondo delle “nuvole parlanti”), pertanto sarebbe difficile esprimere un’opinione o anche solo semplici impressioni senza tenerne conto, specie per chi, come me, si era abbastanza esaltato per quel corposo e avvincente albo, dal sapore epico ed avventuroso, che solo in parte ho ritrovato in questi primi numeri.

Intendiamoci, sono senza dubbio un estimatore del lavoro svolto da Luca Enoch, Stefano Vietti e, per quanto riguarda i disegni, da Giuseppe Matteoni e Luca Malisan, per cui soggetto e sceneggiatura, curati e ben resi, sono sicuramente soddisfacenti e la parte grafica, anche tenendo conto come già detto della notevole quantità di tavole, è più che gradevole, con alcuni passaggi veramente mirabili (paesaggi ed interni della fortezza della Nera Signora soprattutto).


Pertanto il livello è buono, in alcuni momenti tende al buonissimo, ma sono ancora alla ricerca di una vera e propria caratterizzazione dei personaggi e del mondo di Dragonero, che per ora non è all’altezza di quanto mostrato nel 2007. Alcune ridondanze nei dialoghi e nelle situazioni hanno appesantito la lettura, un po’ di superficialità nel presentare e far uscire di scena personaggi e la relativa fretta nel concludere scontri e “resa dei conti” mi hanno lasciato perplesso, ma ho fiducia nel prosieguo della saga, più per fiducia in Enoch, poiché ho il timore che Vietti possa cedere alla tentazione di introdurre sottotemi e saghe parallele (come fatto in Nathan Never per intenderci).


Le basi sono un incontro fra classico e tradizionale (impero, città libere, razze in conflitto fra loro, gruppo eterogeneo di protagonisti) e una certa attenzione alle peculiarità più moderne (steampunk, ottima interazione fra i protagonisti, approfondimenti personali e tematiche ecologico-moderniste ad esempio).


Rimane comunque che il mondo di Dragonero trasmette fascino e ha tratti veramente coinvolgenti, presenta aspetti peculiari e grandi potenzialità che, se ben utilizzate e caratterizzate, potrebbero donare ai lettori soddisfazioni e ore di emozioni. Inoltre la presenza di una tecnologia che richiama decisamente il genere steampunk e l'uso maturo della magia sono elementi più che positivi della serie

sabato 13 luglio 2013

Dragonero n.2


È uscito il n.2 di Dragonero, la serie fantasy creata da Luca Enoch e Stefano Vietti per Sergio Bonelli Editore.
L’ho letto e confermo le buone impressioni espresse a proposito del n.1.
I disegni di Giuseppe Mattoni, che firma anche la copertina, sono molto belli, puliti ed essenziali senza essere banali e sottolineano efficacemente una sceneggiatura accattivante e divertente, dove gli eventi procedono con giusta velocità e qualche pausa utile per entrare ancora meglio nel mondo di Ian “uccisore di draghi”.

È la seconda parte di una storia in quattro uscite, pertanto ora ci si aspetta ancora più azione e che la vicenda decolli definitivamente. Interessanti le caratterizzazioni dei personaggi e delle etnie e razze, come nella tradizione fantasy, con un occhio al classico ed un rimando alle nuove frontiere della narrativa di genere.

Le aspettative per Dragonero sono alte e potrebbero inficiare il giudizio su una serie che, al momento, si presenta “popolare” nel senso più positivo dell’espressione. Ovvero godibile da un pubblico potenzialmente vario e vasto, con una narrazione che richiama l’avventura classica e di buona leggibilità, intrattenendo senza grosse pretese ma neanche cadendo nel ripetitivo e nel banale.

Acquisterò sicuramente almeno i prossimi due albi.  
Quantomeno per sapere come si conclude la missione che Ian ed i suoi compagni hanno intrapreso!