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venerdì 6 marzo 2020
venerdì 18 gennaio 2019
La comodità e l'arroganza dell'ignoranza
(Charles
Darwin – L'Origine dell'Uomo)
“Una delle cose più
dolorose del nostro tempo è che coloro che hanno certezze sono
stupidi, mentre quelli con immaginazione e comprensione sono pieni di
dubbi e di indecisioni”
(Bertrand
Russel)
"Il
saggio sa di essere stupido, è lo stupido invece che crede di essere
saggio”
(William
Shakespeare – Come vi pare)
Sapete
chi sono Dunning e Kruger? No, niente a che fare con la nazionale di
sci austriaca, tanto meno con il Bayern Monaco od il processo di
Norimberga, poiché David
Dunning e Justin
Kruger sono due
psicologi della Cornell University. A loro si devono una serie di
studi che hanno portato alla formulazione di quello che viene
studiato e ricordato come l'Effetto
Dunning-Kruger.
Nel
1999 i due studiosi fecero una serie di esperimenti sociali, che li
portarono a formulare, all'interno dell'articolo “Unskilled
and unaware of it: How difficulties in recognizing one’s own
incompetence lead to inflated self-assessments”
una serie di ipotesi, procedimenti e risultati che generarono la
definizione del Dunning-Kruger
Effect,
ovvero una forma di distorsione cognitiva.
Viene
definita come il fatto che “le
persone traggono conclusioni errate e fanno scelte sbagliate ma la
loro incompetenza li priva della capacità metacognitiva di
realizzarlo. Gli incompetenti di conseguenza soffrono di superiorità
illusoria, considerando le loro competenze superiori alla media,
molto più di quanto non siano in realtà. Per contrasto le persone
molto competenti sottovalutano le loro capacità, e soffrono di
inferiorità illusoria. Questo causa una situazione viziosa, in cui
le persone incompetenti si considerano molto superiori alle persone
veramente competenti. Il fenomeno spiega anche perché la competenza
vera possa indebolire la fiducia in se stessi, in quanto le persone
competenti presumono sbagliando che gli altri abbiano un livello di
comprensione e abilità almeno equivalente alle loro. Se ne desume
che la distorsione cognitiva degli incompetenti deriva da un errore
di valutazione su se stessi, mentre la distorsione cognitiva dei
competenti deriva da un giudizio errato sugli altri”.
In
buona sostanza i ricercatori ipotizzarono che, per una data
competenza, le persone inesperte:
- tenderebbero a sovrastimare il proprio livello di abilità;
- non si renderebbero conto dell'effettiva capacità degli altri;
- non si renderebbero conto della propria inadeguatezza.
Ovvero: più uno non sa
niente di un argomento, non ha vere capacità, più crede di saperla
lunga. Secondo Dunning e Kruger gli incompetenti hanno questa
doppia fregatura: l’abilità necessaria per riuscire bene in una
attività è di fatto identica a quella necessaria per valutare i
risultati. Quindi gli ignoranti, gli incompetenti tendono a non
riconoscere la reale competenza altrui e sono più superbi,
sovrastimando le loro poche conoscenze e loro insufficienti abilità.
Quindi si sentono migliori anche di quelli che sono competenti ed
hanno adeguate conoscenze e competenze su un determinato argomento o
materia. Questi individui tendono a dimenticare, sottovalutare o,
anche peggio, negare il fatto che sia necessario saper fare bene
qualcosa per essere in grado di giudicare come la fanno gli altri. La
stessa ragione, in fondo, per cui gli studenti non hanno la facoltà
di darsi da soli i voti agli esami.
Quindi
gli incompetenti, secondo quanto ipotizzato e provato tramite
esperimenti, prove e verifiche (ovvero secondo il metodo
scientifico applicato agli studi psico-sociali) da
Dunning e Kruger, non giudicano la propria abilità in base
all’effettivo confronto dei risultati a lungo termine con quelli
del resto delle persone. Al contrario, partono con una idea
preconcetta, ed in gran parte dei casi infondata, sul proprio grado
di preparazione (“sono bravissimo”) e tendono a cercare
conferme (inesistenti) nei risultati.
Se
tutto ciò rimanesse confinato in un campus studentesco, o in dispute
fra amici e colleghi, i risultati e gli effetti potrebbero essere
trascurabili o facilmente rimediabili. Ma se l’effetto
Dunning-Kruger si verifica e si propaga in vari ambiti pubblici e/o
privati, specie se in grande scala, gli effetti rischiano di essere
drammatici. Magari ci si limita a qualcuno che si convince di
poter essere un ottimo selezionatore della Nazionale di calcio
italiana. Che cosa ci vuole? So io chi e come farli giocare!
(barbieri, tassisti e baristi ne sono un chiaro esempio). Poi
magari si passa a qualcuno che cova ambizioni maggiori, tipo
risolvere il problema del traffico nella propria città, o proporre
un innovativo ed allo stesso tempo efficace metodo per smaltire
l'immondizia, o produrre energia economica e pulita senza sforzo e
così via. Che incompetenti i politici, gli scienziati e gli
studiosi! So io cosa fare! Quante volte l'abbiamo sentito dire, o
magari noi stessi l'abbiamo detto.
Poi magari un gruppo di questi
individui si incontra, per caso o per destino, e si fa prendere la
mano. Accade che ci prendono gusto, si fanno forza (?)
l'uno con l'altro, si complimentano vicendevolmente per le
loro pensate e la loro sicurezza (anche detta arroganza),
quindi si organizzano,
formano una rete, fanno proseliti e trovano supporto.
Supporto a qualunque argomento sballato scaturito dalla
propria incompetenza, così che quella rete diventa sempre più
grande, tutti questi incompetenti riuniti finiscono per crederci
veramente, si convincono e sostengono a vicenda. Ed in questa
dinamica si radicalizzano, rafforzandosi nell'idea che chi non la
pensa come loro è in malafede, è corrotto, è al soldo di qualche
oscuro potere, e che le evidenze contrarie sono fabbricate,
manipolate da misteriosi gruppi di interesse. Magari potrebbero
arrivare a mettere in dubbio l'utilità e l'azione dei vaccini,
contestare decenni di studi in campo medico e le consolidate
profilassi per evitare malattie e disturbi. Oppure si convincono che
oscuri Poteri Forti tramano per impedire all'Italia di
svilupparsi in campo economico, che chiunque abbia amministrato o
governato le città, le Regioni, lo Stato, abbia amministrato la
Giustizia o diretto Enti Pubblici e Privati sia un corrotto, un
ladro, un mero esecutore di ordini e direttive emanate da oscure
entità od eminenze grigie.
Addirittura
un tale gruppo di ignoranti, incompetenti, arroganti, a digiuno
pressoché totale di educazione civica e senza alcuna reale base di
procedure amministrative e privi di conoscenze in tema di
Costituzione della Repubblica, filosofia politica, riflessione sui
principi del vivere civile e dell'agire democratico e analisi
sociale, arriva a pensare di essere in grado di governare una
Nazione come l'Italia. Ovvero di svolgere il compito di Ministri,
Presidenti della Camera e del Senato, occupandosi di Politiche del
Lavoro, di Opere Pubbliche, di Sanità e così via.
Sembra
effettivamente assurdo, uno scenario da incubo, ammetterete, specie
se tale gruppo, nell'esercizio del Potere, si accorda con un altro
gruppo che, con maggiore perversa consapevolezza, agisce con fini
evidenti per assecondarli e poi soverchiarli allo scopo di mettere in
atto politiche ed azioni antidemocratiche, illiberali, misogine,
xenofobe e tutto il repertorio di quella gentaglia.
Ma,
sempre Dunning e Kruger, ci dicono che “gli
incompetenti possono aumentare la propria consapevolezza sulla loro
scarsa abilità, ma ciò avviene paradossalmente solo aumentando la
propria competenza (le capacità metacognitive crescono insieme,
parallelamente, alla capacità di avere una performance sempre
migliore)”. Ovvero
se
un individuo comincia a studiare, se impara qualcosa su un argomento,
se prova sul serio a cimentarsi in un’attività, finisce per
rivedere le proprie valutazioni iniziali. Fino
al punto di diventare più critico verso se stesso, quindi si mette
in discussione e magari si rende conto di quanto si fosse sbagliato,
di quanti danni ha direttamente o indirettamente provocato e cerca di
rimediare. Francamente
non ho molta fiducia nel gruppo a cui ho, chiaramente, fatto
riferimento, ma forse potrebbe accadere.
Comunque non sono abbastanza
competente per esserne certo.venerdì 10 agosto 2018
I risultati dell'antipolitica
Roberto Benigni, “Tu mi turbi” (1983).
"La pena che i buoni devono scontare per l'indifferenza alla cosa pubblica è quella di essere governati da uomini malvagi".
(Socrate)
domenica 1 aprile 2018
Pasqua 2018
Voi ovviamente potete pensarla come volete, ci mancherebbe.
Però, se mio figlio rimane in famiglia fino ai 30 anni e poi, ad un certo punto, si mette ad andare a zonzo per paesi e città, in compagnia degli amici, buona parte dei quali pescatori, vivendo di elemosine, vari espedienti e inviti di parenti e conoscenti, non la prendo tanto bene!
Senza una dimora fissa, pernottando ora qua e ora là, raccontando storie e aneddoti, esibendosi come artista di strada, frequentando ladri, prostitute e lebbrosi, inimicandosi la polizia e facendo incazzare i sacerdoti.
Ma potrei dormire tranquillo!
Però, se mio figlio rimane in famiglia fino ai 30 anni e poi, ad un certo punto, si mette ad andare a zonzo per paesi e città, in compagnia degli amici, buona parte dei quali pescatori, vivendo di elemosine, vari espedienti e inviti di parenti e conoscenti, non la prendo tanto bene!
Senza una dimora fissa, pernottando ora qua e ora là, raccontando storie e aneddoti, esibendosi come artista di strada, frequentando ladri, prostitute e lebbrosi, inimicandosi la polizia e facendo incazzare i sacerdoti.
Ma potrei dormire tranquillo!
E poi sto Gesù, scusate, aveva in mano un mestiere, falegname con
bottega già ben avviata, mica aveva tutto sto bisogno di andare in cerca
di guai. Ma chi gliel’ha fatto fare, dico io!
Il padre, poveretto, poi gli sarà pure dispiaciuto, dopo averci messo tanta pazienza e dopo essersi messo in casa quella ragazzina di Maria, che s’era pure messa nei problemi tra l’altro.
Sti figli, ma che ci combinano!
Il padre, poveretto, poi gli sarà pure dispiaciuto, dopo averci messo tanta pazienza e dopo essersi messo in casa quella ragazzina di Maria, che s’era pure messa nei problemi tra l’altro.
Sti figli, ma che ci combinano!
giovedì 21 dicembre 2017
La Nuova Destra
Non ce l'abbiamo con i neri e gli africani,
solo non vogliamo che ci rubino il lavoro.
Non ce l'abbiamo con gli omosessuali,
solo non vogliamo che ci contaminino col loro morbo.
Questa è una Destra nuova che vuole battersi per il
rispetto della civiltà e della democrazia.
non ce l'abbiamo con gli zingari,
solo non vogliamo che mettano in pericolo
la nostra comunità.
Non ce l'abbiamo cogli extracomunitari
solo non vogliamo che occupino le nostre case.
Questa è una Destra nuova che vuole mettersi
dalla parte del cittadino e del lavoratore.
La pelle, la lingua, la razza non c'entra.
E se non capite questo siete degli ebrei!
Corrado Guzzanti, Il libro de Kipli
solo non vogliamo che ci rubino il lavoro.
Non ce l'abbiamo con gli omosessuali,
solo non vogliamo che ci contaminino col loro morbo.
Questa è una Destra nuova che vuole battersi per il
rispetto della civiltà e della democrazia.
non ce l'abbiamo con gli zingari,
solo non vogliamo che mettano in pericolo
la nostra comunità.
Non ce l'abbiamo cogli extracomunitari
solo non vogliamo che occupino le nostre case.
Questa è una Destra nuova che vuole mettersi
dalla parte del cittadino e del lavoratore.
La pelle, la lingua, la razza non c'entra.
E se non capite questo siete degli ebrei!
Corrado Guzzanti, Il libro de Kipli
mercoledì 4 ottobre 2017
giovedì 27 luglio 2017
NO VAX, NO LOGICA, NO SCIENZA. IL CULTO DELL'IGNORANZA
"C'è
un culto dell'ignoranza negli Stati Uniti, e c'è sempre stato. Una
vena di anti-intellettualismo si è insinuata nei gangli vitali della
nostra politica e cultura, alimentata dalla falsa nozione che
democrazia significhi "la mia ignoranza vale quanto la tua
conoscenza".
(Isaac
Asimov)
Gli argomenti degli antivaccinisti, o dei
sostenitori della “libertà di scelta”, dell'informazione
consapevole in materia di vaccini ed altre coperture
semantico-lessicali che ultimamente sono venute fuori per evitare lo
“stigma” del NO VAX ed apparire quindi un po' meno
integralisti, sono a mio parere tanto inconsistenti da divenire a
volte demenziali.
Se
non fosse che ho qualche anno di esperienza di certe manifestazioni
di illogicità e sbandamento dal pensiero logico-scientifico, sarei
addirittura meravigliato dalla tentazione (o volontà?) di
costruire una filosofia, una visione ed una posizione politica
attorno a questa massa di opinioni e pensieri in libertà che
riunisce e fa fermentare tra loro sostenitori di un certo
primitivismo stile “ritorno alla vita sana delle origini”,
rancori contro le istituzioni ed i partiti, diffidenza nei confronti
di studiosi e figure tecniche, timori alimentati da false notizie
e manie di protagonismo, esigenza di esercitare controllo sui
propri figli tale da apparire come una forma di patriarcalismo
egoistico ed ottuso, incurante della vita sociale e dei rapporti di
rispetto reciproco, e istinti autolesionisti che sotto una lacera
veste di libertarismo nascondono un becero nichilismo povero di
struttura.
Il
discorso potrebbe allargarsi, poiché è vero che l'enorme
quantità di informazioni accessibili su Internet, unita alla
mancanza
di senso critico è
una vera e propria ricetta per il disastro. Molti utenti sono spesso
incapaci di distinguere la verità dalla bufala,
e a causa di questa incapacità contribuiscono a un'ulteriore
diffusione
delle bufale,
condividendole sui social
network.
Addirittura, in tema di vaccini (ma
non solo),
si nota che tra i NO VAX l'assenza
di fonti accreditate viene vista come un merito:
è più facile credere a una madre che racconta la storia straziante
del figlio colpito dall'autismo dopo un vaccino, piuttosto che ai
medici e alle compagnie farmaceutiche che ribadiscono la totale
assenza di collegamenti tra i due fattori: in fondo, che motivo ha la
madre per mentire? E i medici, non sono forse al soldo delle
compagnie farmaceutiche che tali vaccini li vendono?
Inoltre
viene sempre più consigliato di non fidarsi dei medici (a
meno che non siano antivaccinisti loro stessi)
e più in generale si alimenta la sfiducia nelle figure
professionali, o comunque nei cosiddetti “tecnici”, che ci viene
detto essere comunque in mala fede. Ebbene quando
viene a mancare la fiducia nelle figure professionali, crolla una
struttura che, nel
bene e nel male,
è funzionale all'andamento di una accettabile vita e struttura
sociale. Tale mancanza di fiducia, purtroppo, sta diventando endemica
e sempre più diffusa anche ad alti livelli: pensiamo ai dibattiti
sulla vaccinazione nei quali vengono chiamati a intervenire un
medico
e una
madre contraria ai vaccini,
facendo passare al pubblico il messaggio che le
due posizioni abbiano pari valore e pari verità scientifica,
che tutte le opinioni abbiano lo stesso valore indipendentemente da
chi le esprime. Questo
non può essere vero: in tutti i casi in cui studi e statistiche
possono dimostrare una verità piuttosto che un’altra, l’ignoranza
non vale quanto la conoscenza.
Ovviamente
non intendo dire che sia sempre opportuno prendere come oro colato le
parole di un professionista: in tutti i campi ci sono correnti di
pensiero diverse, ma sempre basate su una solida
base
culturale e su un metodo
scientifico
di validazione di opinioni
che altrimenti rimangono tali. Quindi se dopo essere andati da un
medico si vuole un altro parere, ciò è perfettamente accettabile,
però si dovrebbe consultare un altro medico, non un architetto od
una parrucchiera.
Una cosa che mi infastidisce
particolarmente è che ascoltando le farneticazioni
argomentazioni dei NO
VAX (FREE VAX o altre
etichette che desiderino utilizzare)
si nota come comincino a presentarsi, forse magari a sentirsi, come
esponenti del pensiero
libero,
o pensiero divergente tali da ricoprire il ruolo di precursori, di
novelli eretici che indicano la retta via, che pongono le basi per
una nuova e più “giusta” società. In fondo a me sembra solo
illogicità, rifiuto del pensiero logico e del metodo scientifico,
egoismo e stupidità privata che diviene collettiva nelle loro marce
ed esternazioni pubbliche.
A
pensarci bene queste righe potrebbero essere volte a loro vantaggio,
quasi a sostenere e confermare l'immagine del “diverso” che viene
osteggiato perché dicendo la verità si pone contro i “poteri
forti”,
la “casta” e così via. Ritornando al tema della Scienza inoltre
mi si pone la questione di come nell'ambito della ricerca
scientifica,
per come l’abbiamo studiata e assimilata comunemente, il passaggio
dalle tenebre dell’ignoranza alla luce della conoscenza è sempre
stato osteggiato, a volte in modo cruento. Poi si porrebbe una
questione di immagine: il genio che con le sue teorie e le sue
ricerche permette un balzo in avanti alla conoscenza, spesso è un
irregolare, un tipo un po' strambo, fuori dagli schemi, per cui
all'inizio deriso, osteggiato, magari punito. In seguito viene
ascoltato e riabilitato. Ma pur sempre nell'ambito della ricerca
scientifica, che ha metodi, principi, valori su cui si concorda e sui
quali si basa, su cui si basa anche il dialogo, il confronto ed il
dibattito.
Con gli antivaccinisti, invece, il dibattito è
impossibile, il confronto è minato alle fondamenta, lo scambio
di ricerche, dati ed informazioni, l'esposizione di tesi e risultati
porta solo alla sconfitta della logica e del pensiero scientifico.
Non c'è modo di uscirne. In fondo anche Karl Popper diceva
che una falsa scienza non è mai falsificabile. E questo anche perché
gli adepti di quella falsa scienza, davanti alle prove che presenti
loro, si rifugiano sempre in ipotesi di salvataggio (i dati che mi
porti sono falsi e non affidabili, non riconosco il tuo metodo di
raccolta dati, io ho altre fonti maggiormente affidabili, ma a te chi
ti paga?, è in atto un complotto, e così via).
Un po' come accade a Ross quando parla di Evoluzione con
Phoebe in “Friends”:
Che poi,
sempre cercando di rimanere dalle parti di Popper, o comunque in
ambito scientifico e di epistemologia della scienza, il mondo moderno
in cui viviamo, che dovrebbe essere permeato di razionalità, tende a
scricchiolare, a volte anche per colpa di quanti cercano la
razionalità stessa, che tra le crepe che vengono create, danno
spazio all'irrazionalità (o forse semplice irragionevolezza) dei
gruppi antivaccinisti. Questa posizione diventa quindi implicita alla
Scienza ed alla Razionalità, potremmo considerarla un sottoprodotto,
anche quando è ignoranza e arroganza, anche se non ha un briciolo
di verità. Quasi a fungere da contraltare e in questo momento
l'invito è a volgersi al pensiero e metodo scientifico, alla
razionalità, all'intelligenza e alla serietà.
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sabato 22 luglio 2017
Del lavoro e della sua ricerca
Uno potrebbe anche stancarsi di andare in giro per
uffici e sale riunioni a sostenere colloqui di lavoro. No, non intendo dire
stancarsi di cercare lavoro. Purtroppo lavorare serve e quando manca il lavoro,
soprattutto manca uno stipendio o quantomeno un’entrata fissa (anche
modesta), ebbene bisogna comunque darsi da fare e cercare.
Paolo Panelli, “Il conte Tacchia” (Sergio Corbucci, 1982).
Paolo Panelli, “Il conte Tacchia” (Sergio Corbucci, 1982).
Intendo proprio non poterne più di incontrare
selezionatori, responsabili del personale, direttori delle risorse umane,
impiegati che hanno il compito di effettuare colloqui con aspiranti lavoratori,
anche se magari qualche competenza per svolgere tale incarico non la possiedono
nemmeno se regalatagli a natale o trovata in un sacchetto di patatine (ma
poi ci sono ancora regali in quei sacchetti?).
“Qual è la sua più grande qualità?”, “qual è il suo
peggior difetto?”, “in cosa ritiene di essere competente”, “cosa, secondo lei,
deve ancora imparare?”, e così via. Sono queste alcune delle domande che un
candidato si sente molto spesso rivolgere, almeno nel primo colloquio, ma a
volte anche nel secondo o terzo. Il tizio che, armato di buona volontà e
sincera fiducia nelle proprie risorse, prova a rispondere, ritiene che sia
doveroso passare attraverso tale fase per procedere verso l’auspicata
assunzione. Così tutte le volte che gli viene fissato un incontro conoscitivo o
di selezione.
Ho studiato psicologia del lavoro, ho sostenuto esami
sulle metodologie e tecniche di intervista, somministrazione questionari,
compilazione test e via dicendo, perciò non mi definirei un completo profano
della materia. Quindi, almeno agli inizi della mia travagliata “carriera”
lavorativa, avevo una certa idea di cosa aspettarmi e di come comportarmi
durante un colloquio di lavoro.
No, no, non mi riferisco a quegli slogan idioti e a quelle
formule da imbonitore di piazza che campeggiano su manuali fai da te, ma anche
su testi di “autorevoli” guru della comunicazione e di maestri nel
miglioramento delle performance manageriali. Lungi da me il voler screditare
intere categorie professionali, poiché persone serie e competenti, persino
oneste e corrette, esistono anche tra gli psicologi, tra i selezionatori professionali
e i responsabili di risorse umane (nelle aziende dove è previsto il loro
reale contributo e non dove esiste solo un nome o una targhetta da affiggere su
una porta a rotazione).
Con il passare degli anni però, oltre a lavorare
abbastanza anche con qualche soddisfazione, mi sono accorto di quanto spesso in
verità a condurre tali momenti di conoscenza e selezione dei candidati, si
trovino personaggi delle più svariate nature e forme, alcuni magari anche
simpatici ma a volte, come dire, dei consapevoli idioti e consenzienti meri
filtri (pazienza) o addirittura degli arroganti e indisponenti tizi che
“si sono fatti da sé” e che fanno della propria esperienza l’unico metro e
valore per poter condurre delle selezioni, siano esse individuali o di gruppo (qui
si entra in diretto contatto con l’orrore!).
C’è ovviamente la concreta possibilità che abbia
semplicemente avuto molta sfortuna, o che sia io ad essere un idiota oppure un
arrogante, ma, per il buon prosieguo di questo scritto (e la parziale salvezza
di quel poco di autostima rimastami), diamo per buona la prima eventualità.
Ebbene non vado oltre su questo tema e mi limito ad esporre mie esperienze,
senza per l’appunto fare “di tutta l’erba un fascio” (che di fasci purtroppo
ce ne sono in giro fin troppi ancora!). Le Agenzie per il lavoro, nate di
fatto “grazie” al pacchetto Treu, dovrebbero svolgere tutti i compiti per loro
previsti anche nell’interesse del lavoratore, diciamo dell’aspirante tale, ma
poi sono orientate verso quelli che sono i loro veri clienti, ovvero le aziende
che gli commissionano il lavoro. Le conseguenze non sono così difficili da
immaginare!
I Centri per l’Impiego rischiano di essere
autoreferenziali o quantomeno di non riuscire ad offrire un concreto servizio
ai cittadini, con la conseguenza di alimentare in questi frustrazione e
sfiducia nell’Amministrazione.
Passo ora al vero obiettivo di queste righe. Ovvero
sostenere come in questi anni, “di crisi” ci dicono, a pochi datori di lavoro,
a poche aziende, nei fatti, interessa veramente svolgere un’accurata e seria
selezione del personale, affidarsi a personale esperto e preparato nella
procedura di ricerca e individuazione di candidati idonei a svolgere
determinate mansioni. Forse le più serie sì, mi si avverte, me lo auguro, ma
poi nel mio quotidiano io ho a che fare con aziende e datori di lavoro presenti
sul territorio in cui vivo e lavoro, perciò su questo baso le mie riflessioni.
Ora, con la scusa della “crisi”, c’è parecchia gente che cerca lavoro, perché
lo ha perso, non l’ha ancora trovato, è stata costretta a cambiarlo, ad
abbassare le proprie aspettative e così via, perciò i selezionatori, o presunti
tali, si trovano fin troppi candidati di fronte. La conseguenza, nefasta, è che
anche se non individuano soggetti idonei oggi, sicuramente, ritengono, lo
potranno fare domani e la loro soglia di attenzione e di cura tende ad
abbassarsi. Ancora peggiore è lo scenario in cui a condurre il colloquio di
lavoro è il titolare stesso che, a torto o a ragione, ritiene di poter svolgere
perfettamente tale compito, perché in fondo l’azienda è sua, sa bene lui cosa
cerca o (attenzione!) cosa “gli serve”, è convinto di aver sufficiente
esperienza per capire chi ha di fronte e via con le frasi ad effetto.
Il mantra “con questa
crisi” è buono per tutto: per far accettare stipendi bassi, contratti
vergognosi, rinuncia a diritti, ridimensionamento delle aspettative,
arretramenti dell’inquadramento e altre amenità del genere. Peccato che la
crisi, però, in certi settori e per certe aziende, riguardi solo i dipendenti
di più basso livello. I cosiddetti “quadri”, i dirigenti ed gli imprenditori
datori di lavoro (ed elargitori di infimi stipendi) continuano, per
esempio, ad acquistare auto di lusso, andare in vacanza in luoghi alla moda,
scaricare spese sul conto della società, mantenere stili di vita “di un certo
livello” e magari anche più di una ex-moglie.
La crisi per loro è un alleato! Orbene il livore ed il
risentimento personale è più che evidente in queste righe e non ho certo
intenzione di nasconderlo. Questo offusca e pregiudica la lucidità di cui ci
sarebbe bisogno, ma non sto certo esponendo una tesi, perciò continuo su questo
solco.
Enzo Provenzano e Pietro Sermonti, “Smetto quando voglio” (Sydney Sibilia, 2014).
Enzo Provenzano e Pietro Sermonti, “Smetto quando voglio” (Sydney Sibilia, 2014).
Può capitare di avere a che fare con personaggi che, in
tempi propizi, hanno fondato una società, con lo statuto giuridico a loro più
vantaggioso e secondo le possibilità che la legislazione ha loro regalato, che
gli ha permesso di arricchirsi e crearsi una situazione di oggettivo
privilegio. Il concetto dell’uomo di successo, artefice del proprio destino, è
suggestivo ma anche foriero di sventure per chi se ne lascia abbagliare, ma
soprattutto entra in crisi quando si scopre lo sporco sotto la superficie di
splendore e fantastica riuscita di un “genio imprenditoriale”. Può capitare di
avere a che fare con l’arroganza e la presunzione di chi, in modo furbo ed al
limite della legalità, si è fatto un sacco di soldi cavalcando una qualche onda
favorevole e poi rimanga convinto di essere un imprenditore capace e sagace,
quando i fatti dimostrerebbero esclusivamente una grande fortuna arrivatagli
grazie a competenza, capacità, merito ascrivibili ad altri, suoi collaboratori (quando
va bene), suoi protettori (va un po’ peggio) o suoi corrotti e
corruttibili sodali (come va male!).
Questi loschi personaggi, inoltre, nella loro protervia e
disgustosa alta concezione di sé, non si vergognano di far ricadere le
conseguenze di una qualche crisi sui loro dipendenti, su chi, magari
seriamente, lavora per loro ed ha contribuito ad arricchirli e li mantiene nei
loro agi. Sono capaci di dichiarare che i “tempi sono duri”, “bisogna stringere
i denti” ed altre frasi di rito. Sono disposti a chiedere sacrifici e aiuti
economici a chi vive di stipendi a tre cifre. Non temono di dichiarare di non
avere denaro a portata di mano, la famosa “liquidità” delle imprese, riuscendo
anche a farsi finanziare da qualche gruppo bancario, a sua volta salvato da
interventi da parte di terzi (e non solo da parte dello Stato!). I
dipendenti, i salariati, devono rinunciare a parte di stipendio, a intere
mensilità per il bene dell’azienda, ma i titolari, i capaci imprenditori si
guardano bene dal privarsi anche del minimo benefit, tenendosi stretti i propri
privilegi e gli “stipendi” a cinque cifre.
Per cui: “qual è il suo maggior pregio?”, “la capacità
di resistere alla tentazione di spaccarle la bocca!”; “qual è il suo
peggior difetto?”, “essere disoccupato!”; “qual è la sua più grande
aspirazione?”, “essere pagato per sparare cazzate come fa lei!”.
Oppure, tentando di non essere cacciato e magari
ritrovarsi con un lavoro:
-
Il mio maggior pregio è riuscire ad essere cordiale anche
con le teste di cazzo, come può notare in questo momento.
-
In merito ai difetti preferisco concentrarmi sulle
mie qualità e sulle cose che so fare, per cui ritengo di non averne di così
gravi da dovermi ridurre a fare il selezionatore di personale.
-
La mia più grande aspirazione è divenire immortale,
e poi… morire. Le piace il Cinema di Truffaut? No? Mi dispiace, anzi no, meglio
così, preferisco non avere nulla in comune con lei!
Riflettendoci, forse neanche così va bene. Pazienza!
“Santa Maradona” (Marco
Ponti, 2001)
domenica 11 settembre 2016
L'importanza dell'onestà
-
Ho
un grosso problema con la lavatrice, devo chiamare l’idraulico!
-
Ma
lascialo stare quel delinquente, che non fa mai la fattura!
-
Me
ne sai indicare un altro?
-
Basta
con il monopolio degli idraulici, sono evasori e disonesti.
-
E
quindi come faccio con la lavatrice?
-
Chiama
il fornaio. Lui sì che è una persona onesta, lavora bene, si fa pagare il
giusto e fa sempre lo scontrino.
-
Ma
io non voglio del pane, devo far riparare la lavatrice. Mi serve un idraulico!
-
Il
vento sta cambiando! Basta con i professionisti del settore che da anni si
mangiano tutto e sfruttano i clienti onesti come te e me.
-
Quindi?
-
Te
lo dico. Il fornaio è la persona giusta per te. Onesta, capace e pulita, senza
interessi di parte.
-
Ma
è capace di mettere le mani su una lavatrice?
- Ma
che importa. Voltiamo pagina! La cosa fondamentale è l’onestà. Essere lontani
dalle vecchie logiche.
-
Scusa,
ma come faccio con la lavatrice?
-
Il
FORNAIO1!1!1!1!
-
Ho
capito, ma se fa il fornaio, non ne saprà nulla di lavatrici!
-
I
cittadini onesti devono farsi sentire! E fare quello che deve essere fatto al
posto dei corrotti e dei ladri!
-
Cioè
rubare e farsi corrompere?
-
No!!
Spazzarli via e prendere in mano il proprio futuro!
-
Ma
io faccio il ragioniere, non ne so nulla di idraulica e di lavatrici!
- Appunto,
affidati a persone oneste e corrette. Basta con la casta! Chiama il
fornaio!1!1!
-
Ma
tu sei certo che il fornaio possa aiutarmi con la lavatrice?
- Mandiamoli
a casa! Il vento sta cambiando, te l’ho detto. Onestà e trasparenza sono
fondamentali, il resto verrà!
- Scusa,
non ho capito. Io non ne so nulla di lavatrici, non so dove metterci le mani e
dovrei affidarmi ad un fornaio per riparare la mia?
-
Esatto!!
-
Ma
quindi, io ragioniere non so cosa fare e dovrebbe essere il fornaio, che fa le
rosette e la ciambella, ad essere la persona più indicata per ripararmi la
lavatrice?
-
È
così!!!
-
Ma
che logica è?
-
Allora
tu credi ai poteri forti! Alla controinformazione!!
-
Ma
cosa c’entra con la mia lavatrice?
-
Fidati!!!!
- Ma
cosa dici? Mi serve qualcuno esperto, che conosca come funziona una lavatrice e
che ne sappia di idraulica!
-
Prova
il fornaio!!!
-
E
se poi mi combina un casino in bagno, con la lavatrice e non la posso più
usare?
- Ti
sarai comunque affidato ad un onesto, avrai lanciato un segnale alla casta
degli idraulici ed ai poteri forti degli artigiani!!
-
Che
alla fine dovrò comunque chiamare per riparare al danno!
- Allora
dillo che sei legato a logiche vecchie e logore! Schiacciato dalla
controinformazione!
-
Ti
informo che sei un coglione!
-
COMPLOTTO!1!1!1!1!
(Mi scuso con gli idraulici
ed i fornai nel caso dovessero sentirsi offesi…)
lunedì 19 ottobre 2015
Citazioni Cinematografiche n. 119
“L'umanità io l'ho
divisa in due categorie di persone: uomini e caporali.
La categoria degli
uomini è la maggioranza, quella dei caporali per fortuna è la minoranza.
Gli uomini sono
quegli esseri costretti a lavorare tutta la vita come bestie, senza vedere mai
un raggio di sole, senza la minima soddisfazione, sempre nell'ombra grigia di
un'esistenza grama.
I caporali sono
appunto coloro che sfruttano, che tiranneggiano, che maltrattano, che umiliano.
Questi esseri invasati dalla loro bramosia di guadagno li troviamo sempre a
galla, sempre al posto di comando, spesso senza avere l'autorità, l'abilità o
l'intelligenza, ma con la sola bravura delle loro facce toste, della loro
prepotenza, pronti a vessare il povero uomo qualunque.
Dunque, dottore, ha
capito? Caporali si nasce, non si diventa: a qualunque ceto essi appartengano,
di qualunque nazione essi siano, ci faccia caso: hanno tutti la stessa faccia,
le stesse espressioni, gli stessi modi, pensano tutti alla stessa maniera.”
(Totò
Esposito/Totò in “Siamo Uomini o Caporali?”, di Camillo Mastrocinque - 1955 )
giovedì 30 aprile 2015
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