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lunedì 2 settembre 2024

Citazioni Cinematografiche n.579

 

Povera Mary Fisher, sta imparando che gli uomini che bruciano d'amore per un'amante si raffreddano subito quando l'amante comincia a fare la moglie.

(Ruth Patchett/Roseanne Barr in “She-Devil - Lei, il diavolo”, di Susan Seidelman - 1989)





venerdì 1 febbraio 2019

La scansione della narrazione ne "Il Cacciatore"


Riguardo a “Il Cacciatore” di Michael Cimino moltissimo è stato scritto, pertanto non ho la pretesa di trattare qualcosa di nuovo od insolito riguardo a quello che rimane, a quarant'anni di distanza, un grande film. Mi piace comunque, seguendo la mia personale idea di cinema, sottolineare la forza narrativa dell'opera, che risiede anche, ma forse soprattutto, nella scansione dei capitoli temporali e nel ferreo rigore che sublima, superandolo per certi versi ma allo stesso tempo esaltandolo, la componente maggiormente narrativa del film, così da portare in evidenza la portata romanzesca del racconto stesso.



Il Cacciatore” ha quello che si potrebbe definire un prologo, una presentazione, pare incredibile che sia della durata di un terzo dell'intero film, ma che tale rimane in tutto e per tutto. Con rapidi, potremmo definirli rapinosi movimenti di macchina, fluidi e spesso discendenti dall’alto, l’autore sceglie di costringere lo spettatore ad immergersi completamente in un luogo, in una realtà, che è assolutamente già data, per nulla “spiegata” e che scorre come un flusso continuo sotto i suoi occhi, un flusso che poi continua per l'intera durata, idealmente iniziato prima e finito dopo il film. Esemplare in tal senso è la presentazione dei protagonisti, cinque operai della cittadina di Clairton in Pennsylvania: Michael (Robert De Niro), Nick (Christopher Walken), Steve (John Savage), Stan (John Cazale) e Axel (Chuck Aspegren), colti nell’incipit del film al lavoro nella locale acciaieria. Seguono i caratteri e gli accadimenti che orbitano intorno a loro, ma a cui loro stessi orbitano attorno, in uno scambio di ruoli e funzioni che hanno il pregio di farci vedere tutto, senza bisogno di dialoghi o voci fuori campo che ci illustrino quanto osserviamo, che ci spieghino qualcosa. Il dopo lavoro al bar, la caccia in montagna, i preparativi per il matrimonio ed il matrimonio stesso, dove c'è una delle scene maggiormente significative e bella da vedere, ci raccontano di una realtà e di una serie di personaggi, uomini e donne (tra cui una ancora giovane e relativamente poco conosciuta Meryl Streep).



Ebbene, dopo quello che sembra quasi un film a sé stante, la cui lunghezza (più di un'ora) si rivela poi necessaria nel corso della visione del film e dell'intera narrazione, ancora di più una volta giunti all’epilogo, si passa ai successivi ideali capitoli. Cinque capitoli quindi, che hanno la peculiarità di una durata decrescente e di una contrazione del numero dei personaggi: la città di Clairton con i cinque amici, il Vietnam con solo tre di loro, il rientro a Clairton di Mike (da qui in avanti unico protagonista del film), il suo viaggio in Vietnam per cercare Nick, infine il ritorno a casa. Tutto si contrae progressivamente in Il Cacciatore: il tempo, i personaggi, i loro sogni. 

 

Non procedo oltre, anche solo per questa caratteristica il film dovrebbe essere visto. Poi ci sono i temi della perdita, della sconfitta personale e collettiva, del destino di ogni individuo e di una Nazione, della morte e del dolore, delle radici e dell'identità. Inoltre il film è un romanzo di formazione, di passaggio di età, di scoperta e ricerca di un'appartenenza, un messaggio al pubblico “di casa” ed un invito a quello “di fuori”. Ma sono altre storie, altre questioni, che ogni spettatore, vecchio o nuovo, merita di gustare totalmente.


lunedì 11 settembre 2017

Citazioni Cinematografiche n.216

La mia ex-moglie dice che vuole bene a Billy, e io credo di sì. Ma non credo che questo sia il punto qui. Se ho ben capito, quello che più conta qui è solo il bene di nostro figlio, ciò che è meglio per lui. Mia moglie non faceva che dirmi: "Perché una donna non può avere le stesse ambizioni di un uomo?". Forse hai ragione. Forse sono riuscito a capire. Ma per lo stesso principio, vorrei sapere chi ha detto che una donna è un genitore migliore in virtù del suo sesso. Ho avuto tempo di pensarci. Ha a che fare con la costanza, con la pazienze, con l'ascoltarlo, o col fingere di ascoltarlo, se ti manca anche la forza di ascoltarlo. Ha a che fare con l'amore, come diceva lei... e io non so dov'è scritto il fatto che una donna ha... l'esclusiva, il monopolio, e che l'uomo difetta di certi sentimenti che ha la donna. Il bambino ha una casa con me. L'ho fatta meglio che potevo, non è perfetta, io non sono un genitore perfetto, e qualche volta non ho pazienza e... e mi dimentico che lui è un ragazzino... ma sono lì. Io mi alzo la mattina, facciamo colazione, lo accompagno a scuola, torno a casa la sera, mangiamo, parliamo, gli leggo... abbiamo costruito una vita insieme. E ci vogliamo bene. Se tutto ciò verrà distrutto, potrebbe essere irreparabile. Joanna, non glielo fare... non farglielo per la seconda volta. 
(Ted Kramer/Dustin Hoffman in "Kramer contro Kramer", di Robert Benton - 1979)




lunedì 3 luglio 2017

Citazioni Cinematografiche n.206

Lisle: Mi permetta di dirle che ho sempre ritenuto che lei avesse uno dei volti più incredibilmente belli... che abbiano illuminato il grande schermo.

Madeline: Oh, be', io...

Lisle: E che dire di suo marito? Io credo che non ci sia altro da dire, che... la sua fama ineguagliabile.

Madeline: Già.

Lisle: Sono arrivata qui, oggi. Io inseguo la primavera. Non vedo un autunno, né un inverno da anni. Siamo creature della primavera, lei ed io.

Madeline: Be', non so neanch'io perché sono venuta.

Lisle: Perché ha una paura del diavolo! Di se stessa. Di quel corpo che un tempo credeva di conoscere.

Madeline: Come dice, prego?

Lisle: Io sono quella che tutto comprende. Io sono colei che conosce il suo segreto!
(Lisle Von Rhoman/Isabella Rossellini e Madeleine Ashton/Meryl Streep in "La Morte ti fa Bella", di Robert Zemeckis - 1992)




lunedì 26 giugno 2017

Citazioni Cinematografiche n.205

Raymond: Ho combattuto sotto il suo comando. Era un brav'uomo.  
Eleanor: Be', questo è quello che dicono sempre i vicini riguardo ai serial killers.

(Raymond Shaw/Liev Schreiber e Eleanor Shaw/Meryl Streep in "The Manchurian Candidate", di Jonathan Demme - 2004)


 

venerdì 20 marzo 2015

La Donna del Tenente Francese

Qualche sera fa ho visto in TV un film di Bille August con protagonista Jeremy Irons. Forse prossimamente gli dedicherò qualche riga, ma per il momento mi soffermo sull’attore britannico.
Circa a metà del film sia io che la mia compagna di vita e di visione del suddetto film abbiamo espresso la medesima considerazione. Ovvero che il buon Jeremy Irons è un attore di tutto rispetto, che ha però avuto la sfortuna di recitare in diversi film non propriamente degni delle sue doti, ovvero che, nel complesso, non erano poi così mirabili e dove il suo talento ne veniva, per così dire, mortificato o, addirittura, risultava sprecato.
Ovviamente un attore recita non solo per passione, ma anche per “necessità”, non esclusivamente materiali, per cui non gliene facciamo una colpa.
Ebbene abbiamo fatto un breve e rapido elenco dei film mediocri in cui Jeremy Irons ha recitato. Non lo presento qui, poiché buona parte la fa il gusto e le preferenze personali, ma accenno solo al fatto che tra i registi dei film ricordati risultano esserci il già citato August e l’italiano Bernardo Bertolucci.

Ciò che invece, il giorno dopo, mi è rimasto in testa è il fatto che tra i film che ci erano piaciuti, e in cui il nostro attore fa una gran bella figura, non avevamo ricordato “La Donna del Tenente Francese” (1981), di Karel Reisz, dove Irons recita insieme a Meryl Streep, che ottenne una nomination Premio Oscar per la sua interpretazione.
Elemento caratteristico di quest’opera è mescolare, sovrapporre cinema e vita reale, operazione non del tutto nuova, poiché già Billy Wilder con “Viale del Tramonto” (1950) e François Truffaut in “Effetto Notte” (1973) si erano impegnati a farlo (la medesima operazione verrà riproposta anche successivamente, a testimonianza della bontà ed effetto della soluzione).
Ciò che distingue “La Donna del Tenente Francese” perciò è la immediatezza, la totale chiarezza dell’abile “sovrapposizione” operata all’interno dell’operazione.

Da un romanzo di John Fowles, adattato dal drammaturgo Harold Pinter, Karel Reisz tira fuori il parallelo fra le storie di Anne e Mike, due attori, e di Sarah e Charles, i personaggi da loro interpretati nel dramma cinematografico in costume di epoca vittoriana “La Donna del Tenente Francese”. La storia di un amore contrastato e difficile, reso molto bene da questo film nel film, che costituisce il vero asse portante dell’azione, mentre quello che definiremmo il “controcanto” della vicenda reale, contemporanea, solo in conclusione acquista il dovuto (e tutto sommato atteso e prevedibile) rilievo.
La trama è facilmente reperibile, perciò non mi ci indugio, mentre impiego ancora qualche riga per lodare le scelte fatte in tema di fotografia e uso di luci e colori, che sopperiscono ai purtroppo “necessari” momenti in cui ci sofferma sugli aspetti più propriamente sentimental-drammatici delle due vicende parallele. Tali soluzioni, come ad esempio la ripresa delle onde marine che si infrangono sul molo, luogo d’incontro degli amanti, e le luci che “staccano” il film che si sta girando dalla vita reale filmata da Reisz, fanno passare in secondo piano una certa schematicità del parallelismo fra le due storie, riscattata dall’apparato figurativo e dalla intensa, ma allo stesso tempo misurata ed efficace, recitazione di Meryl Streep e di Jeremy Irons. Appunto!

Karel Reisz