Visualizzazione post con etichetta Ian McEwan. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Ian McEwan. Mostra tutti i post

giovedì 23 maggio 2024

Un posto dove andare

 


"E in tutto quel piangere, quel credere di chiamare a gran voce qualcuno, una sola cosa riusciva a pensare: che non aveva un posto dove andare, non poteva riconoscersi in un momento qualunque, non era atteso, non disponeva di una destinazione nello spazio come nel tempo; mentre avanzava con tanta furia restava fermo, seguitando a schiantarsi sempre intorno allo stesso punto."

(Ian McEwan, “Bambini nel tempo” - trad. Susanna Basso)





venerdì 28 maggio 2021

Incipit 22/100

“Non ho ucciso mio padre, ma certe volte mi sembra quasi di avergli dato una mano a morire. E se non fosse capitata in coincidenza con una pietra miliare nel mio sviluppo fisico, la sua morte sembrerebbe un fatto insignificante in confronto a quello che è successo dopo. Parlai di lui con le mie sorelle per tutta la settimana seguente al giorno in cui morì, e Sue di sicuro pianse un po' quando gli uomini dell'ambulanza lo rimboccarono in una vivace coperta rossa e lo portarono via. Era un uomo fragile, irascibile e ossessivo, con le mani e il viso giallastri. Includo qui la breve storia della sua morte solo per spiegare come mai le mie sorelle ed io ci trovammo con tanto cemento a nostra disposizione ”

(Il giardino di cemento, di Ian McEwan – trad. Stefania Bertola)



 

venerdì 6 settembre 2019

Chesil Beach (2017)



La storia d'amore tra la ricca e ambiziosa violinista Florence e il modesto e promettente storico Edward nell'Inghilterra dei primi anni Sessanta, pochi anni prima della rivoluzione sessuale, prigionieri dei tabù di un'epoca e delle convenzioni familiari e sociali. La loro luna di miele a Chesil Beach li porterà verso altre strade, altri destini, altre vite...

L'impianto letterario, la componente drammaturgica, è fin troppo evidente, forse più adatta ad una messa in scena teatrale, la sceneggiatura direttamente tratta dal romanzo omonimo di Ian McEwan ne risulta costretta e soffre nel risultato totale, ma “Chesil Beach” è tutt'altro che un film trascurabile.
Dominic Cooke, lui sì regista teatrale, dimostra di saper utilizzare lo strumento cinematografico, riuscendo a limitare ed a volte superare i limiti propri del tentativo di portare sul grande schermo la scrittura dell'autore britannico. Inquadrature studiate, campi lunghi e medi, qualche intenso ed emozionante primo piano, cambi di prospettiva e di punto di vista per raccontare ciò che le parole e dialoghi non riescono a comunicare allo spettatore. Non c'è verbosità nel parlare dei protagonisti, anzi, sembra che ogni frase sia stata opportunamente pensata, scelta e dosata, ma rimane comunque una certa distanza fra lo scritto su carta e l'ascoltato dallo schermo. Le immagini vengono in aiuto e così “Chesil Beach” si fa vedere ed apprezzare.



Non un grande film, onestamente, ma la recitazione di Billy Howle, ma soprattutto di una bravissima Saoirse Ronan permettono di seguire il racconto di una complicata storia d'amore, dove privato e pubblico, storie dei singoli e storia del Costume si incontrano, animando e rendendo uno dei passaggi sociali e culturali, e perché no etici, del secolo scorso. Il costrutto testuale appassionante riesce così a non soverchiare totalmente le immagini, con il risultato di non farne un piatto radiodramma teatrale ma ponendo l'elemento visivo al servizio del testo senza però risultarne schiacciato.

Quella che dovrebbe essere la scena madre, ovvero il non compiersi (il pessimo “non consumarsi” lo detesto) dell'incontro sessuale fra i due neosposi, è più volte interrotta e rimandata da una serie di flashback (che creano una certa tensione narrativa) e poi flashforward, che illustrano il nascere dell'amore fra una giovane donna ed un giovane uomo nati nell'Inghilterra post seconda guerra mondiale. I due sentono che qualcosa sta cambiando, in loro e nella società in cui vivono, ma rimangono a metà del guado, fra la morale e le consuetudini dei loro genitori e ciò che i giovani come loro stanno proponendo e cercando di vivere, in tema di amore, sesso, emancipazione, convivenza e relazione fra uomo e donna. Non andrà bene tra loro, sotto l'aspetto sessuale, dal momento che si sono innamorati e credono di conoscersi, ma quello che non conoscono è il proprio corpo e quello dell'altro, non sanno cosa ci sia nell'intimo e nel profondo dell'una e dell'altro e non riusciranno ad andare oltre, sospesi fra il passato ed il presente.

Ebbene gli attori e le musiche sottolineano bene tutto questo, lo rendono alla portata, almeno in parte, del pubblico e le scene da lodare non mancano, specie per le scelte registiche, ma in fondo anche il film nel complesso rimane un po' al di sotto di quanto fosse legittimo aspettarsi da una sceneggiatura e da una scrittura che promettevano molto e anche di più. Ultimo elemento che sottolineo è come i due giovani vengano separati, ostacolati nel loro amore, non tanto da agenti esterni, famiglia o società come in numerosi e classici drammi, bensì dai loro costrutti psichici, da ciò che hanno introiettato e non sono riusciti a gestire e metabolizzare, ancora non in grado di crearsi una loro identità e farsi autori di proprie scelte e costruttori del proprio destino accettandosi e accettando l'altro.


sabato 7 febbraio 2015

Cani neri


Titolo: Cani Neri
Autore: Ian McEwan
Traduttore: Susanna Basso
Editore: Einaudi – 1995

Ho apprezzato la riflessione sul rapporto fra i ragazzi, poi adulti, che si innamorano negli anni 40 e si accompagnano durante la loro vita. Somiglianze e vicinanze, discordanze e allontanamenti. Ciò che mi rende ancora più interessante quest'opera è l'analisi, o il tentativo di analisi, il ragionamento su un passaggio storico, quale la "caduta" ed il "crollo" dei governi che si ispiravano, o avrebbero dovuto ispirarsi, al socialismo reale.
I cani neri sono una efficace metafora del male che si è liberato. Male che si è diffuso ed ha invaso l'Europa, ingannando buona parte di noi e di chi ci prospettava un periodo di pace e prosperità per tutti. Avendo letto il libro diversi anni fa, questa sensazione di "profezia" suggerita da parte di Ian McEwan mi si è accentuata.


Jeremy, il protagonista, ha perso i genitori a otto anni in un incidente stradale: da allora è in cerca di sostituti che trova nelle figure di June e Barnard, i genitori della ragazza che ha sposato. Da questo momento il romanzo diventa la storia di June e Barnard. Il loro incontro, il loro amore e la fede di entrambi nell'ideale comunista. Poi la disgregazione del loro rapporto che nasce da inconciliabili modi di credere e vedere la vita. A Jeremy che vuole trovare la chiave di queste due esistenze resterà l'eterno dubitare su chi dei due ha un approccio vincente con la vita. (da IBS.it)