Visualizzazione post con etichetta Attrici. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Attrici. Mostra tutti i post

mercoledì 29 gennaio 2025

Gena Rowlands: un'altra donna

 


Che straordinaria attrice era Gena Rowlands!

Grazie”, direbbe il lettore di queste parole, “non hai proprio nulla di originale da scrivere?”. “Non se ne era accorto nessuno, secondo te?”, potrebbe, giustamente, rimproverarmi.

A questo punto, per chiedere, se non proprio la benevolenza quantomeno la pazienza del suddetto, deluso, lettore, aggiungo che quello era solo l'introduzione, magari un pretesto, per scrivere quanto segue. Nella speranza comunque che il lettore sia ancora tale, ovvero che non abbia nel frattempo abbandonato queste righe per dedicarsi a più stimolanti ed edificanti attività.


Ebbene qualche sera fa ho rivisto “Un'altra donna”, film del 1988 di Woody Allen. Quindi, per l'appunto, ho rivisto, perciò visto nuovamente, la grande prova recitativa ed interpretativa di Gena Rowlands. Prova goduta con occhi maggiormente sgombri e più adeguata disposizione d'animo, data da quella che qualche detrattore definirebbe “la vecchiaia”, ma che io, pietosamente, vorrei chiamare “maturità”, se non proprio “esperienza”.


La grandezza di Rowlands non è evidente solo da quest'opera, ovviamente, ma la mia, intensa, sensazione è che qui, diretta da un altro regista che non fosse John Cassavetes, sia riuscita a proporsi ed imporsi come il personaggio femminile meglio riuscito nella filmografia di Allen.

Entrambi newyorchesi, Allen e Cassavetes, il primo, differentemente dal secondo, spesso ha indagato “il femminile”, i pensieri e le emozioni delle sue protagoniste femminili attraverso il filtro di un altro protagonista maschile. In quest'opera, invece, con la protagonista femminile effettivamente al centro della sceneggiatura, si cerca di indagare “davvero” le sue emozioni e i suoi pensieri, senza filtrarli.

Un archetipo più europeo che nordamericano, meno abitante della “Grande Mela” e più vicino alla letteratura di lingua tedesca e nordeuropea. Non a caso la luce è curata da Sven Nykvist, lo stesso del maestro svedese Ingmar Bergman, tanto ammirato ed omaggiato da Allen.


Un'altra donna” è notevole, riassumendo con colpevole sintesi, anche, oserei in buona parte, per il felice e raro incontro fra attrice e regista. Un incontro dove Allen riesce a contenere quello che era l'ammirevole e spesso coinvolgente istrionismo della Rowlands, cucendole addosso un ruolo da interpretare con abile e lodevole sottigliezza, dove i mezzi sguardi, le frasi sussurrate e le mezze espressioni fanno gran parte del “lavoro”, mentre l'attrice offre al regista spiragli positivi, quasi insoliti nella sua visione del femminile e dei rapporti umani.


venerdì 25 agosto 2023

Turbamento

 Mai una donna è tanto deliziosa come quando s'avvede benissimo del turbamento che le sue grazie suscitano in un uomo eppure fa sembiante di nulla, quasi maternamente compatendonelo, e in qualche modo partecipandone, giacché è più forte di lui e, in via di possibilità, di se stessa.

(Tommaso Landolfi, "La pietra lunare")













domenica 4 giugno 2023

Les voici

 

Emmanuelle Seigner in "Luna di fiele", di Roman Polanski - 1992

Juliette Binoche in "L'insostenibile leggerezza dell'essere", di Milos Forman - 1988

Melanie Laurent in "Treno di notte per Lisbona", di Bille August - 2013

Emmanuelle Beart in "Pranzo di Natale", di Daniele Thompson - 1999



Marine Vacth in "Giova e e bella", di Francois Ozon - 2013

venerdì 11 gennaio 2019

Nicole Kidman per un Ritratto di Signora


 


Per molti di noi, ora, risulta normale considerare Nicole Kidman una delle più note attrici viventi, molto apprezzata per le sue interpretazioni e per la non comune capacità di spaziare fra generi e ruoli ricoperti. Non ci meraviglia ammirarla in un film d'azione oppure godere della sua bravura in un dramma in costume, ci sembra allo stesso tempo apprezzabile vederla in tutto il suo splendore da cinquantenne di cui vengono esaltate le virtù estetiche, così come siamo pronti a gustare la sua recitazione sotto un pesante trucco che, al contrario, la renda molto meno attraente.

Tutto questo dopo circa trent'anni di carriera cinematografica. Ma fino alla metà degli anni 90 la Kidman aveva recitato in una manciata di film, alcuni dei quali non propriamente memorabili, sebbene qualche applauso se lo fosse comunque meritato. Sembra perciò evidente come nel 1995 la regista neozelandese Jane Campion abbia avuto una felice quanto sorprendente intuizione nell'affidarle il ruolo da protagonista nel suo “Ritratto di Signora”.



Lo definirei bellissimo, nonostante qualche elemento irrisolto, perché la Campion non si limita ad un classico film in costume, bensì partendo da e rispettando molto il romanzo originale di Henry James giunge a proporre allo spettatore una splendida narrazione ed una intensa e complessa messa in scena, che trascende ogni residua rappresentazione femminista della storia per rendere giustizia ad una donna, ad “una di noi” come dichiarato all'inizio del film. Una messinscena che tocca la complessità sociale della tarda epoca vittoriana per veicolare il racconto e le immagini di una riflessione turbolenta ed in movimento di una esistenza e di una psicologia. Femminile poiché la protagonista è Isabel Archer, giovane americana in viaggio in Europa presso parenti inglesi, che per la sorpresa di tutti si trova a rifiutare più proposte di matrimonio in nome di un suo desiderio di esperienze e libertà. Ma anche maschile attraverso le figure del cugino malato di tubercolosi e dell'uomo, Gilbert Osmond, che poi lei sposerà, nonostante gli avvertimenti del primo. Nuovamente femminile, ma di una femminilità diversa con l'entrata in scena di madame Merle che insieme ad Osmond, con cui intrattiene un torbido sodalizio, costruisce una prigione di relazioni e finanche fisica attorno a Isabel. Lei che si trasforma in un’oscura signora imprigionata in una vita mondana che mai ha veramente desiderato, mentre il marito le costruisce intorno una gabbia gelida e sadica. 

 

Si giunge così a notare come Jane Campion dia vita ad un universo narrativo in cui il denaro, la proprietà, è il motore quasi esclusivo delle sue dinamiche, mentre persone e orizzonti esistenziali vanno incontro a una totale “cosificazione” (come forse avrebbe detto Sartre). La regista quindi parte dal rapporto fra “nuova” America e “vecchia” Europa, contrapposte fra vitalità e decadenza, velocità e stagnazione tecnica e morale (tema caro a James), per poi attraverso le magnifiche sorti della rivoluzione industriale, giungere alla nevrosi di Isabel Archer prigioniera di mobilie e fastose vesti. Ma ancor più schiacciante è il rapporto “cosificante” tra i vari personaggi, molti dei quali cercano di appropriarsi rapacemente dell’esistenza di qualcun altro.

Molteplici sono le scene ed innumerevoli i dettagli che evidenziano tutto ciò, senza che il ritmo e l'eleganza del film ne risultino compromessi, al punto che, come detto, la Campion va ben oltre il film in costume. Ad eccezione di qualche dialogo non del tutto azzeccato ed il rimanere in più di un'occasione in bilico fra onirismo e calligrafismo d'ambientazione, qui si viaggia in direzione di approfondimenti e riflessioni sulle psicologie, le perversioni, le malattie e le nevrosi di una classe e dei suoi caratteri. Un mondo che va perdendosi, sgretolandosi con le sue stesse mani e per mezzo delle sue stesse peculiarità che ritiene averne fatto la fortuna. Ad ulteriore prova della qualità dell'opera si nota come Ritratto di signora trovi non solo nella sceneggiatura e nel suo ampio respiro narrativo una qualità indubbia, ma che infine la direzione degli attori si sveli pienamente come la sua chiave di volta espressiva.

La Campion dà vita a personaggi vibranti e appassionanti, con una menzione speciale per l’indimenticabile madame Merle di Barbara Hershey, un ruolo fantastico al servizio di un’enorme prova attoriale. E al contempo l’autrice sceglie di conservare l’ampia portata narrativa del romanzo ottocentesco, seguendo le vicende nel loro dipanarsi su molti anni, con conseguenti evoluzioni e involuzioni nei molti personaggi.
A questo punto si torna da dove si era partiti con queste righe, ovvero a Nicole Kidman, tanto efficace e sorprendente, allora in quanto felicissima sorpresa, al giorno d'oggi come gusto della prova attoriale, che riesce a rappresentare l'evoluzione (involuzione?) del suo personaggio.
Isabel, che dopo il matrimonio approda alle tetre vesti di lutto per il figlio e alla fisicità di una statua inerte in vita, una vera e propria musealizzazione durante noiosi ricevimenti mondani. In mezzo a tale ricchezza espressiva la Kidman raccoglieva una delle sue prime occasioni per mettersi in mostra come attrice a tutto tondo, uscendone più che bene. Forse avrebbe raccolto ancora più consensi e se ne ricorderebbe meglio la prova se più di lei non avessero colpito le recitazioni dei cosiddetti comprimari, dal sofferto Ralph di Martin Donovan alla già ricordata Barbara Hershey, mentre John Malkovich risulta fin troppo prevedibile, rifacendo se stesso ne “Le Relazioni Pericolose” sebbene lo faccia ineccepibilmente bene.


mercoledì 9 gennaio 2019

Set on You





"Got My Mind Set On You"  
I got my mind set on you
I got my mind set on you
I got my mind set on you
I got my mind set on you

But it's gonna take money
A whole lotta spending money
It's gonne take plenty of money
To do it right child

It's gonna take time
A whole lot of precious time
It's gonna take patience and time, ummm
To do it, to do it, to do it, to do it, to do it,
To do it right child

I got my mind set on you
I got my mind set on you
I got my mind set on you
I got my mind set on you

And this time I know it's for real
The feelings that I feel
I know if I put my mind to it
I know that I really can do it

I got my mind set on you
Set on you
I got my mind set on you
Set on you

But it's gonna take money
A whole lotta spending money
It's gonna take plenty of money
To do it right child

It's gonna take time
A whole lot of precious time
It's gonna take patience and time, ummm
To do it, to do it, to do it, to do it, to do it,
To do it right child

I got my mind set on you
I got my mind set on you
I got my mind set on you
I got my mind set on you

And this time I know it's for real
The feelings that I feel
I know if I put my mind to it
I know that I really can do it

But it's gonna take money
A whole lotta spending money
It's gonna take plenty of money
To do it right child

It's gonna take time
A whole lot of precious time
It's gonna take patience and time, ummm
To do it, to do it, to do it, to do it, to do it,
To do it right

Set on you
Set on you


giovedì 8 febbraio 2018

Impressione



Dolores Wettach in “Controsesso”, di Rossi/Ferreri/Castellani - 1964



Irène Jacob in“La Doppia Vita di Veronica”, di Krzysztof Kieślowski - 1991



Carlo Bagno e Nino Manfredi in “In nome del Papa Re”, di Luigi Magni - 1977


Ferruccio Castronuovo in “Splendor”, di Ettore Scola - 1989 

lunedì 7 marzo 2016

Citazioni Cinematografiche n. 139

Nanni: Poi dovrebbe nascere verso metà aprile...
Silvia: Il termine scade il 13, sì.
Nanni: Emma Thompson mi sa che è nata in quei giorni...
Silvia: Jack Nicholson, Al Pacino... Oddio, speriamo che non diventi un attore.
Nanni: Ma che discorsi sono "speriamo che non diventi un attore"... noi gli IMPEDIREMO di fare l'attore!


(Nanni/Nanni Moretti e Silvia/Silvia Nono in “Aprile”, di Nanni Moretti - 1998)


giovedì 26 giugno 2014

Una passante

Va bene, basta con i passanti, la smetto con questa mania delle passanti, che un po' ha rotto, ne convengo.

Ma, sebbene lei, con tutte le sue mossette e quelle smorfie da ragazzina mi abbia stufato, qualora la incontrassi per la strada, come se, appunto, fossimo due anonimi passanti, ebbene credo che il mio cuore farebbe un bel salto!