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giovedì 26 marzo 2020

Le Storie 89 - La Giungla Nera

Che spettacolo il numero 89 della serie “Le Storie”!
Avventura classica e tensione, unite a quel tanto che mi piace di ironia e capacità di donare un tocco di epico alla trama ed alla sceneggiatura.
La coppia Paolo Morales e Dante Spada con “La Giungla Nera” ci offrono l'occasione per immergerci nell'India coloniale, al seguito di un interessante giovane protagonista, ispettore di polizia incaricato di indagare su una serie di sparizioni e morti di ragazze inglesi che vivono a Calcutta.

Accanto al poliziotto catapultato da Londra in una realtà tanto distante dalle sue abitudini, ci sono riconoscibili personaggi presi a prestito dai romanzi di Salgari, nonché da un famoso sceneggiato televisivo di cui molti avranno memoria. La penna di Morales riesce a rendere tridimensionale la narrazione, con caratteri che divengono universali pur se calati in un particolare contesto, storico e non solo. Il linguaggio, seppur adattato alla realtà di riferimento, risulta moderno, serio e scanzonato quando occorre e capace di donare quel pizzico di leggerezza, come anche di tragico e romantico che fa sì che la lettura ne risulti coinvolgente e stimolante.

I disegni, superbi e curati, suppliscono ai momenti in cui il ritmo sembra rallentare, con tavole dettagliate e che riescono a meravigliare, dato lo stile incredibilmente realistico, quasi fotografico, a cui si aggiunge la scelta di caratterizzare tridimensionalmente le onomatopee.

Insomma un gioiello da recuperare e gustare, anche per chi di solito non segue questa serie Bonelli, capace di stupire con novità e dosi di sperimentazione, ma anche dove il “classico” non è (quasi) mai “vecchio” o “superato”.

I Thugs, la dea Kalì e l'India coloniale... La scomparsa di alcune giovani inglesi, il brutale omicidio di una di esse... È l'inizio di una rocambolesca inchiesta che ha tra i suoi protagonisti due tra i personaggi più amati da sognatori e avventurieri dell'immaginazione: un affascinante pirata e il suo fido compare portoghese… (da sergiobonelli.it)

venerdì 15 giugno 2018

Le Storie #68 - Ucciderò Madiba


In Sudafrica nel 1990 fu liberato Nelson Mandela, nel 1991 smise di essere in vigore l'apartheid, la politica di segregazione razziale istituita dal governo di etnia bianca, il 27 aprile 1994 si tennero le prime elezioni democratiche con suffragio esteso a tutte le etnie e successivamente il già citato Mandela venne eletto presidente.

Da questi brevi cenni di storia si può notare come la mia adolescenza fu attraversata anche da questi eventi di rilevanza mondiale, portandomi ad interessarmi al Sudafrica ben prima che vi si svolgessero i campionati mondiali di calcio.

Pertanto l'albo numero 68 de “Le Storie” “Ucciderò Madiba” mi ha coinvolto ed anche emozionato.
La vicenda si svolge nel pieno degli anni controversi della segregazione razziale, con protagonista un anziano signore nero che sembra non avere voglia di schierarsi, intento a vivere la sua vita di rassegnazione ed accettazione, segnata dal dolore per la perdita del figlio.


La sceneggiatrice Gabriella Contu riesce, in una prova eccellente di scrittura, che verte su tematiche che facilmente potrebbero far cadere in banalità e retorica, a presentare un albo che si distingue per intelligenza espositiva e impegno sociale unito ad un certo gusto per la narrazione e la ricostruzione ambientale e politica. Oltre al quadro storico e sociale del Sudafrica degli anni Sessanta si nota una notevole sensibilità nel ricostruire le dinamiche interpersonali all'epoca dell'apartheid, in una storia coinvolgente. Buoni i disegni di Giuseppe Baiguera, che in più tavole non hanno quasi bisogno di dialoghi o didascalie.


Ucciderò Madiba riesce molto bene in quello che è un segno distintivo della testata antologica Bonelli, ovvero presentare e raccontare, all’interno di fatti storici (anche solo verosimili) le vicende di persone comuni, spesso segnate in maniera evidente e duratura dagli eventi.


Sudafrica, 1963. Lo spregevole regime razzista dell’apartheid opprime la popolazione nativa, esclusa da ogni posizione di potere, ridotta in miseria, disprezzata e asservita dai bianchi… La lotta per la libertà è costata un figlio al vecchio Moses e lui ora dice di voler solo “vivere tranquillo” e che i combattenti non sono che “terroristi”. Cerca di nascondersi dalla realtà perché sconfitto dal dolore e dalla paura, ma presto dovrà fare una scelta, la più importante della sua vita: dovrà scegliere da che parte stare. (da sergiobonelli.it)

sabato 21 aprile 2018

Le Storie #66 - #67


Fra gli elementi che accomunano gli ultimi due albi della collana “Le Storie”, presento quelli che reputo maggiormente significativi e degni di nota.
Il primo riguarda l'omaggio fatto, attraverso le copertine, a due degli eroi Bonelli per eccellenza richiamando famose cover delle serie a loro dedicate : Tex per quanto riguarda la storia western “Angela”, numero 66 de “Le Storie” che si rifà agli albi a strisce del grande ranger, allora ritratto in una posa iconica; Dylan Dog, omaggiato con un esplicito riferimento al numero 5 della serie grazie a quanto disegnato sulla pagina frontale di “Giochi di Potere”, albo 67.


















Una donna sola nel vecchio West… Una donna giovane e attraente circondata da uomini rozzi e brutali, in un mondo governato dalla Legge della Colt. Non è una vita facile e Angela lo sa bene. Per questo ha imparato a muoversi in fretta, a blandire e sedurre, ma anche a colpire duro se ce n’è bisogno… Tutte qualità che le saranno utili quando – in seguito alla morte del marito – si troverà a vestire i panni dello sceriffo! (da sergiobonelli.it)

















Nella Venezia del Cinquecento, Cosimo Tempesta è un uomo prezioso: una spia che sa destreggiarsi tra pugnali e veleni, trame politiche e segreti inconfessabili... Ma anche la sua sperimentata astuzia è messa duramente alla prova quando scompare la bellissima Anna Morosini, figlia di un alto dignitario della Repubblica. Chi ha rapito la giovane? E perché? Domande a cui Cosimo scoprirà sarebbe meglio non rispondere... (da sergiobonelli.it)



Il secondo elemento che mi piace evidenziare riguarda la firma di Paolo Morales per soggetto e sceneggiatura in entrambi gli albi. Il fumettista, sceneggiatore e storyboard-artist romano è stato a lungo prezioso collaboratore della casa editrice Bonelli, in particolare lavorando su Martin Mystere, fino alla sua morte avvenuta circa 5 anni fa. Nella collana “Le Storie” aveva già curato soggetto e sceneggiatura di “Ritorno a Berlino”, numero 6, albo a me molto caro e che mi avrebbe fatto piacere potesse essere più lungo. A questo proposito mi ritorna spesso il dubbio che in diversi albi della collana i soggetti fossero inizialmente pensati per produzioni più lunghe, come i “Romanzi a Fumetti” (cito Mohican, sempre firmato Morales) o le miniserie che qualche anno fa fecero la loro comparsa nelle edicole.


Paolo Morales riusciva a inventare storie efficaci, coinvolgenti, sufficientemente complesse ma comunque godibili, che avrebbero potuto essere ambientate in qualunque luogo od epoca, tanto genuinamente “universali” risultavano essere. Ma da grande artista e con intuito finiva per collocarle dove avrebbero donato e ricevuto valore ulteriore, per completezza di amalgama fra scenari, contesti, momenti storici e definizione dei personaggi, fossero quelli principali o comprimari.

Lo stesso accade in “Angela”, dove gli elementi western trovano una loro ragion d'essere in una storia che sa tanto di romanzo d'appendice, con avventura e sentimento che raggiungono sia i gusti di un lettore di Tex che quelli di amanti di serie più legate al quotidiano o all'approfondimento dei caratteri. Analogo principio è presente in “Giochi di Potere”, i cui sotterfugi, vendette, doppiogiochisti, violenze pubbliche e private vengono inseriti al tempo della Serenissima Repubblica di Venezia, in guerra con l'Impero Ottomano e la lega di Cambrai all'inizio del '500, ma che avrebbero potuto essere trasposti negli anni della Guerra Fredda, durante il secondo conflitto mondiale o, perché no, anche inseriti nelle vicende di questi ultimi mesi, con spie di varie parti che agiscono più o meno nell'ombra e l'incombere di conflitti e violente rivalità.

La cura è notevole, anche i disegni rendono bene e mi sono piaciuti, ma rimane il limite, se così si può dire, dello spazio dedicato alle sceneggiature, che probabilmente avrebbero potuto offrire ancora di meglio e di più con un numero maggiore di tavole a disposizione. Le vicende infatti subiscono entrambe un'incauta e un po' mortificante accelerazione, che le porta a trascurare qualche dettaglio e passaggio narrativo per giungere alla conclusione rispettando il numero massimo di tavole consentito. Questo inficia il comunque gradevole e notevole risultato finale. Prova di quanto scrivo, a mio parere è presente nel numero 67, dove ad uno dei personaggi chiave della storia viene tagliata la barba, che repentinamente compare nella tavola successiva, senza che nulla faccia pensare sia trascorso un tempo sufficiente per una crescita così evidente da sembrare che non ci sia stata alcuna rasatura. Magari è stata una semplice svista, ma mi piace pensare che tra la tavola in cui la barba viene tagliata e quella in cui ritorna sul volto dell'interessante personaggio, ci fossero altre avventure e vicende accadute, ma che sono state sacrificate alla ragione dei numeri editoriali.



sabato 10 marzo 2018

Le Storie #65 - Il Terzo Giorno


A proposito del numero 65 della collana “Le Storie” inevitabilmente il primo aggettivo che si utilizza ed ampiamente viene divulgato è “lovecraftiano”, poiché i riferimenti all'autore di Providence sono dichiarati ed evidenti, fin dalla bella copertina di Aldo Di Gennaro. Ci sarebbe da ricordare anche Poe, ma Lovecraft è senza dubbio presente e preponderante.
Messa così si rischia la delusione e di allontanare dall'albo “Il Terzo Giorno” ben più di un potenziale lettore. Infatti gli omaggi del mondo del fumetto e dell'illustrazione all'autore statunitense sono molteplici e spesso apprezzabili, per cui se ci si ferma a definire il lavoro di Marco Nucci, Isaak Friedl e Stevan Subic come un semplice omaggio e una storia ispirata ai racconti di Lovecraft, molti di noi rimarrebbero un po' freddi di fronte ad un “ennesimo” tributo al maestro del fantastico e dell'horror.


Fortunatamente c'è altro e anche se a fine lettura il mio giudizio non è stato entusiastico bisogna riconoscere che almeno per la prima parte la lettura è appassionante. Gangster novel dai toni e dalle inquadrature nettamente cinematografiche che si incontra con il fantastico e l'horror di buona qualità, per una trama ben studiata e che scivola bene. Discorso diverso per la seconda parte della storia, quando sembra che gli autori abbiano messo in pista troppi elementi e l'accelerazione del ritmo e dell'azione, a scapito dei punti centrali della trama e della sceneggiatura, fa perdere un po' il filo di tutto ed il lettore prova la sgradevole sensazione di non ritrovarsi più.


Una sorta di disorientamento che lo costringe a tornare a sfogliare le pagine lette in precedenza per cercare di riannodare qualche filo e riprendere qualche passaggio, nel tentativo, a mio modo di vedere velleitario per quanto infruttuoso, di riprendersi. Tale sforzo per fortuna viene ripagato dal poter rivedere ed apprezzare le splendide tavole firmate da Stevan Subic. Il disegnatore serbo compie un gran bel lavoro, con un suo tratto personale da cui si notano i suoi gusti e preferenze per l'uso del chiaro e scuro, delle ombre e del nero. Tocco personale che si fa apprezzare per la cura dei dettagli e per l'abilità di rendere sulla carta un orrore immaginifico e visionario, in grado di supplire ai passaggi narrativi meno convincenti.

Tre banditi in fuga in un giorno di pioggia. Gli ingredienti perfetti di un gangster-movie, con tanto di sparatorie e inseguimenti. O forse no? Lungo quelle strade coperte di fango, sulla costa di un mare minaccioso, anche il criminale più spietato può incontrare qualcosa di troppo duro per i suoi denti, qualcosa di antico e malvagio che attende nella tenebra... (da sergiobonelli.it)


giovedì 15 febbraio 2018

Le Storie #64 - Il Dono di Atena


Il numero 64 della collana “Le Storie” della Bonelli si affida all'antica Grecia ed alla Guerra del Peloponneso (431-404 a.C.), in pratica Atene contro Sparta, ovvero uno degli eventi più discussi, per portata e conseguenze, tra tutti gli antichi conflitti che hanno animato il Mediterraneo. Nello specifico l'episodio disegnato da Andrea Riccadonna su sceneggiatura di Giuseppe Di Nardo, narra della disastrosa spedizione dell’esercito attico in Sicilia, spesso considerata l'inizio della fine della grandezza di Atene, che andando dietro a sogni imperialisti finisce miseramente per perdere l'egemonia conquistata grazie al coraggio mostrato nelle due guerre persiane. 
 
L'albo è chiaramente debitore nei confronti di Tucidide e della sua opera, ma facendo tesoro della lezione manzoniana De Nardo usa con abilità le regole del “romanzo storico”, quindi il lettore si trova alle prese con vicende inventate inserite in un contesto documentato storicamente e quindi “verisimile” (così direbbe Alessandro Manzoni), personaggi di fantasia che dialogano con personaggi della Storia (come in altri casi la collana Le Storie ci ha offerto).

Il Dono di Atena” quindi presenta i pregi ed al contempo i limiti di un'operazione del genere. In pratica il ritmo ne risente e sebbene l'accuratezza storica, di ricostruzione e rappresentazione dei luoghi, delle vicende e delle usanze e costumi sia rigorosa ma non stucchevole, il lettore poco informato sulla Storia rischia la noia, dovuta al fatto di non riuscire ad inquadrare tutto al meglio. La componente investigativa risulta intrigante ma un po' debole, in particolare nella prima parte, seguita da una seconda porzione narrativa meglio orchestrata, dove all'impegno di ricostruzione storica subentra un cambio di prospettiva che dona maggiore emozione e forza drammaturgica e drammatica.

Le didascalie ed i dialoghi, se non approcciati nel modo che a me è parso più adeguato, ovvero come un omaggio ed al contempo un obbligo rispetto alla forza ed al valore del “logos” greco, possono risultare eccessivamente verbosi, a scapito dell'azione. Ma se invece si compie lo sforzo di rileggere intere tavole e passaggi si scoprirà la forza di questo albo, in grado di coniugare sviluppo narrativo e dipanarsi degli eventi. I disegni mi sono sembrati spettacolari! Nel contesto di un albo Bonelli e in un formato classico le tavole di Riccadonna sono davvero curatissime e riproducono con efficacia luoghi della Sicilia (e di Siracusa in particolare) del V secolo a.C., le armature e i modi di combattere sia della falange oplitica via terra sia delle triremi nelle battaglie navali.

415 a.C. Le città-stato del mondo greco si danno battaglia da più di tre lustri e la fragile Pace di Nicia sta per essere travolta dagli eventi... Atene gioca una carta azzardata: un'ingente spedizione viene inviata in Sicilia per spezzare l'alleanza tra la sua mortale nemica, Sparta, e la potente Siracusa, ma l'impresa si rivela difficoltosa. Uno dei comandanti ateniesi, l'astuto Alcibiade, è accusato di empietà dai suoi stessi concittadini e si sospetta che - sfuggito al processo - sia passato al nemico... (da sergiobonelli.it)

giovedì 11 gennaio 2018

Le Storie #63 - Il Cuore di Lombroso


Nel corso dei miei anni alla scuola elementare in ordine cronologico ho visto la serie anime “Cuore” (di cui mi regalarono il 45 giri con la sigla, a mio parere molto bella come tutte quelle cantate da “I Cavalieri del Re”), ho letto il libro di Edmondo De Amicis a cui era ispirata ed infine ho visto la omonima serie TV diretta da Luigi Comencini


 














Pertanto il numero 63 della collana “Le Storie”, dal titolo “Il Cuore di Lombroso”, che riprende buona parte dei personaggi del romanzo ottocentesco, non poteva non stimolare la mia curiosità.
Lasciando da parte Umberto Eco ed il suo famoso “Elogio di Franti”, le varie considerazioni sul carattere del testo deamiciano, notoriamente intriso di intenti pedagogici e morali, con un certo paternalismo e perbenismo che rasenta la mediocrità dell'allora borghesia italiana, fin troppo evidente ad una lettura già solo adolescente, il romanzo viene giustamente omaggiato, anche se in modo al limite del dissacrante e a mio parere vicino ad una ironia parente prossima del satirico.

Oltre allo studioso Lombroso del titolo, la sceneggiatura di Davide Barzi presenta al lettore i personaggi di Cuore divenuti adulti, alle prese con la loro maturità e la condizione che il destino o le loro scelte di vita (c'è differenza e distinzione fra il primo e quest'ultime?) hanno loro assegnato.

Ritroviamo il maestro Perboni, ucciso con crudeltà, Bottini, Garrone, persino Franti e gli altri coinvolti nelle indagini per scoprire il colpevole del crimine. Lombroso, i suoi studi e le sue conclusioni e risultati (opportuno ribadire smentiti dalla scienza) vengono tirati in ballo e con arguzia sezionati, utilizzati e capovolti per creare una narrazione “nera” e tipica della crime story. L'ambientazione è la Torino dell'ultimo decennio dell'ottocento, così come nel romanzo che a torto o a ragione ha influenzato migliaia di studenti italiani, resa con tratto realistico e con tinte gotiche e vagamente dark dalla matita di Francesco De Stena.


Torino, 1889. Cesare Lombroso è professore di medicina legale all'università, dove effettua autopsie sui corpi di criminali, prostitute e folli. Un giorno, presso il Carcere "Le Nuove", il maestro Giulio Perboni scrive un'ultima lettera ai suoi ex allievi e poi si toglie la vita. Tocca a Lombroso indagare per scoprire quale pericolo incombe su Bottini, Garrone e tutti gli altri ex compagni di classe...

giovedì 14 dicembre 2017

Le Storie #62 – Memoryville


Altro centro della Sergio Bonelli Editore nella collana “Le Storie”.
Memoryville” è un bell'albo, con evidenti connotati noir e riconoscibilissimi debiti al thriller poliziesco nordamericano, a cui fa riferimento anche per il ritmo da serie tv di buona qualità. Nonostante il tema sottotraccia siano i ricordi, i rimpianti per il passato e gli omicidi a cui si fa riferimento si riferiscano a “cold cases”, il taglio è da noir contemporaneo e decisamente letterario che si mette in mostra soprattutto grazie alle tavole di un minuzioso Max Avogadro


La sceneggiatura del numero 62 della serie porta la firma del curatore della serie stessa. Gianmaria Contro efficacemente pesca con perizia e senza timore nell'ambito del noir con tratti gotici, creando una storia comunque originale e godibile, dove i vari rimandi ed omaggi letterari e cinetelevisivi si inseriscono in una trama ben orchestrata dove la nebbia fisica si incontra con quella metaforica di domande senza risposte, intrecci imprevedibili, misteri da svelare e depistaggi vari.

Molto probabilmente l'egregio lavoro dello sceneggiatore risulta ancora più apprezzabile grazie all'apporto grafico delle tavole di Max Avogrado. Il disegnatore milanese offre una grande prova stilistica ed espressiva, fornendo la controparte grafica della già citata opprimente nebbia e oscurità che avvolge i protagonisti e le vicende nelle quali sono coinvolti. I flashback sono realizzati con uno stile acquerellato con toni di grigio, che risalta il contrasto con le scene nel presente. Avogadro svolge un lavoro straordinario nella caratterizzazione dei personaggi, soprattutto nei primi piani, decisamente dettagliati e in diversi punti persino "fotografici", con una densa inchiostrazione e un tratteggio estremamente suggestivo ed in alcuni passaggi fortemente evocativo.

Questi ultimi elementi, uniti ad una scelta thriller-noir che non lesina scene dal forte impatto visivo, mostra il desiderio e la volontà della casa editrice e dei suoi artisti di mostrare un certo coraggio nel proporre soluzioni nuove ed originali, che incontrino il gusto del pubblico ed allo stesso tempo ne stimolino interesse e curiosità. Una scelta intelligente e lungimirante, con l'incontro fra stili di comunicazione e rappresentazione che generino prodotti validi, pur conservando la distinzione fra cinema/tv e fumetto, prodotti che possono e debbono incontrarsi e vicendevolmente influenzarsi, mantenendo quella sana ed auspicabile autonomia di registro e di resa visiva.


Illwood. West Virginia. 2015.
Come ogni scrittore, Harrold ha bisogno di una storia. È la sua ultima possibilità, prima di sprofondare, travolto dai debiti e dalla disperazione... La fortuna sembra venirgli incontro dal folto della foresta, dove si cela qualcosa di terribile e affascinante. È la traccia di un vecchio delitto, il primo passo di un'indagine che lo porterà indietro negli anni, lungo una pista che conduce... nel cuore dell'incubo più nero! (da sergiobonelli.it)

giovedì 7 dicembre 2017

Le Storie #61 – Astromostri



Giunta al sesto anno di pubblicazioni, la collana "Le Storie" ha ben abituato i lettori con diversi albi di grande valore, a volte prevalentemente per i disegni, in alcune occasioni per la cura e l'abilità degli sceneggiatori che si sono succeduti nel presentare il loro lavoro. Spesso cura nelle tavole e ottimo soggetto e sceneggiatura si sono presentati insieme per la gioia degli occhi e lo stimolo delle menti. Il numero 61, "Astromostri", rientra a pieno titolo in questa casistica, grazie allo splendido lavoro di Maurizio Rosenzweig alle chine e disegni e di Antonio Serra per la scrittura.



"Astromostri" presenta dunque un felicissimo incontro tra il creatore di Nathan Never e un disegnatore straordinario come Maurizio Rosenzweig, negli ultimi mesi all'opera anche in casa Bonelli, all'interno del team creativo di Dampyr. Rosenzweig ha modo di sbizzarrirsi con splash pages singole e doppie, mai gratuite e sempre a dir poco spettacolari. Non solo i suoi "mostri" sono bellissimi e pieni di particolari, ma l'ambientazione è fascinosamente descritta, sospesa tra realtà ed allucinazione, resa in maniera egregia con diverse soluzioni e scelte autoriali. 


Serra è notoriamente innamorato della fantascienza e del Giappone e tale passione emerge e traspare da ogni tavola, ogni passaggio e da tutti i personaggi e vicende presentate. Non mi dilungo sulla trama ed i suoi snodi narrativi, efficace ed accattivante l'una quanto mai banali o gratuiti i secondi, nell'economia di una storia di meno di 100 tavole. L'autore sardo, forte di grande conoscenza ed esperienza, omaggia le sue passioni ed in particolare i film di mostri giapponesi anni 60, con una grande attenzione al contesto storico e sociale, che si incontra con il tentativo del protagonista di ritrovare il confine tra realtà e immaginazione, presentando così al lettore una delle peculiarità meglio riuscite dell'albo, quell'aspetto sognante un po' insolito per lo stesso Serra, non propriamente tipico di altre sue produzioni. 



Tokyo 1965. John è nato in America, ma - alla fine della Seconda Guerra Mondiale - ha scelto il Giappone come nuova patria. Lavora per il cinema e coltiva la sua passione per la fantascienza. Mostri, alieni, principesse marziane e dischi volanti... un mondo immaginario che, come scoprirà, può diventare reale da un momento all'altro! (da sergiobonelli.it)

sabato 14 ottobre 2017

Le Storie #60 – La Legge Zero

Nel rispetto di quanto riportato nell'editoriale introduttivo, nel numero 60 della collana Le Storie, La Legge Zero, il lettore ha tra le mani l'incontro fra Agatha Christie e Isaac Asimov

 

Giallo e Mistery, Fantascienza e Visione Futuristica infatti si mescolano e si rafforzano a vicenda per una intrigante e coinvolgente storia, degna di entrare nella serie Bonelli.
Probabilmente i più puristi storcerebbero il naso, a sentire/vedere il paragone, l'accostamento ai due grandi scrittori citati, ma ad una lettura attenta e, non secondariamente, libera da reticenze di sorta, si nota come lo sceneggiatore Giovanni Eccher riesca a declinare e coniugare in modo compiuto le caratteristiche portanti della scrittura dei due autori, senza privilegiare l’uno o l’altro genere.



L'elemento mystery, proprio della trama alla 10 Piccoli Indiani, è infatti influenzata dal contesto futuristico e in particolare dalla presenza fondamentale e centrale di androidi nella vita comune, mentre il lato fantascientifico viene esaltato proprio grazie al contesto tipicamente da giallo (della camera chiusa), che concede spazio e autorevolezza ad una serie di riflessioni sul rapporto tra umano e artificiale (tematica tipicamente asimoviana).

Sebbene i più accaniti appassionati di giallo possano far notare come risulti forse fin troppo evidente quale sia uno dei maggiormente centrali misteri propri della storia proposta, la conclusione ed il disvelamento finale di questo sono niente affatto banali, nel rispetto della doppia anima dell'albo e con ogni particolare che trova propria ragion d'essere nell'insieme.


I disegni di Valentino Forlini sono forti di un segno chiaro e preciso, una linea morbida nel rappresentare i personaggi e dotata di grande attenzione per i dettagli, sia nei volti che negli sfondi, per un risultato elegante. 


In un prossimo futuro… il magnate della robotica Kayn Doppler ha organizzato una cena davvero speciale. Vi saranno ammessi pochi eletti, personalità di spicco della finanza e della politica, per assistere alla presentazione di un nuovo prototipo segreto. Qualcosa, però, non va per il verso giusto... (da sergiobonelli.it)

giovedì 20 luglio 2017

Le Storie #58 - Il Sangue dei Mortali


Tavole bellissime in una sceneggiatura efficace che sa alternare azione e momenti di analisi e approfondimento. Il numero 58 della collana Le Storie, in edicola a luglio.


Romanzi, film o fumetti che mettano in risalto il dolore, la sofferenza e la tragedia della guerra sono diffusi e la pubblicazione di un ulteriore albo che si inserisca in questo filone potrebbe passare inosservata, o essere accolta con freddezza perché valutata come una ripetizione di cliché narrativi e drammaturgici ormai un po' stantii.
Personalmente ritengo che, purtroppo, ci sia sempre ancora necessità di evidenziare il male di un conflitto, l'assurdità della violenza dell'Uomo sul suo simile e sulla Natura, se poi si affronta il tema basandosi sull'opera che è alla base della Cultura e della Letteratura occidentale, il rischio di “già visto” o di “già letto” si fa tangibile, ma in questo albo grazie alla bravura e al coraggio di sceneggiatore e disegnatore si annulla.


Giancarlo Marzano e Tommaso Bianchi con “Il Sangue dei Mortali” prendono l'Iliade e la smontano, con grande rispetto, demitizzando tutto ciò che è possibile, rendendola una storia “altra”, dove i protagonisti sono appunto i mortali. Ragazzi che diventano uomini, guerrieri che devono affrontare sé stessi nel combattimento contro altri guerrieri che sono uomini, mariti di donne che vivono il dolore di una perdita, padri di figli che divengono orfani per mano di altri padri, per poi a loro volta vivere la guerra in prima linea. Non si trascurano i “civili”, con le loro virtù ed i loro difetti, coraggiosi e probi o disonesti e meschini, mentre i vari Agamennone, Ulisse, Achille di omerica memoria vengono raffigurati per quello che sono o sono stati tutti i generali, i comandanti che hanno condotto una guerra sulla pelle dei sottoposti, degli inferiori, chiamandoli a sacrifici a cui loro stessi puntualmente si sottraggono.




Le tavole di Tommaso Bianchi, molto abile nell'uso del bianco-nero e delle ombre, rendono efficacemente ogni tema, ogni momento, ogni sentimento e sensazione, con grande perizia nella realizzazione dei volti, dei costumi, degli accessori e delle scene, sia quelle di movimento che quelle maggiormente meditative e di analisi, approfondendo la riflessione e l'approccio narrativo e drammaturgico che risulta evidente nella bella sceneggiatura di Giancarlo Marzano.


Il Sangue dei Mortali” è uno degli albi più belli della collana “Le Storie” e a mio parere il migliore in questa prima parte di 2017.


Cantami o dea... La Storia delle Storie, l'archetipo di tutte le guerre, consacrato dal mito, dalle gesta degli eroi gloriosi e semi-divini. Quante volte, per studio e per passione, abbiamo percorso con lo sguardo e col pensiero i versi del grande Omero? Torneremo laggiù, sotto la rocca d'Ilio, ma questa volta per vedere da vicino ciò che è sempre rimasto invisibile: il coraggio e la paura, l'astuzia e la forza dei comuni mortali! (da sergiobonelli.it)




sabato 1 luglio 2017

Le Storie #57 - Polvere di fata


Il romanzo ed il personaggio letterario di Peter Pan, creato dallo scrittore scozzese James Matthew Barrie, continua a prestarsi a riflessioni, rivisitazioni ed intriganti interpretazioni.
La Sergio Bonelli all'interno della collana Le Storie non si lascia sfuggire l'occasione e nel mese di giugno manda in edicola “Polvere di fata”, albo che conduce il lettore tra le nebbie della Londra di inizio Novecento, grazie al soggetto e sceneggiatura di Giovanni Di Gregorio e alle tavole di Alessia Fattore e Maurizio Di Vincenzo

 
Fin dalla introduzione si pone la questione dei personaggi e della loro caratterizzazione, non solo mescolando le carte per quanto riguarda Peter, Wendy e Hook/Capitan Uncino, ma addirittura mettendo in campo un non proprio indolore rovesciamento del classico confronto buoni/cattivi-eroe/antagonista.

Proprio questo elemento dona pepe e stimola alla lettura, poiché personaggio chiave diviene quello che per tutti quelli che hanno visto la versione Disney è il cattivo per eccellenza. Il pirata senza una mano ricopre un ruolo intrigante e quasi fascinoso, guadagnandosi spazio, spessore e personalità a dispetto di Peter che qui è tutto fuorché un eroe senza macchia e senza paura. Al suo fianco non ha Trilly ed il suo gruppo di bambini perduti è composto da reietti e delinquenti, che spacciano polvere di fata, neanche lontanamente avvicinabile a quella dei cartoni animati.
Qui si opera un ulteriore ribaltamento, poiché la polvere che ti fa volare verso un altro mondo diventa, in modo crudele ma molto più realisticamente, la droga, illusoria evasione verso un "altrove", la famosa Isola che non c'è. 

 
Un racconto cupo, drammatico, dove non c'è spazio per redenzione o riscatto di sorta, che utilizza elementi fisici e metafisici per stimolare a riflessioni e porsi domande difficili. Lo fa anche grazie ad un originale, importante per quanto dimesso carattere, il fotografo Arthur, a cui viene affidato il compito di fungere da collegamento e catalizzatore fra i vari personaggi, attraverso monologhi e interazioni che in qualche passaggio riescono anche a mitigare l'angoscia e la grigia prospettiva di cui l'albo è intriso.

Londra, fine Ottocento. La metropoli è attraversata da una nota d’inquietudine, sparizioni e morti misteriose colpiscono la popolazione senza riguardo per nessuno: ricchi, poveri, donne e uomini, giovani e vecchi sono travolti in egual modo. Si sussurra che un galeone fantasma scivoli silenzioso sulle acque del Tamigi, portando con sé chiunque incontra... (da sergiobonelli.it)