“C'è
un paesaggio interiore, una geografia dell'anima; ne cerchiamo gli
elementi per tutta la vita. Chi è tanto fortunato da incontrarlo,
scivola come l'acqua sopra un sasso, fino ai suoi fluidi contorni, ed
è a casa. Alcuni lo trovano nel luogo di nascita; altri possono
andarsene, bruciati, da una città di mare, e scoprirsi ristorati nel
deserto. Ci sono quelli nati in campagne collinose che si sentono
veramente a loro agio solo nell'intensa e indaffarata solitudine
della città. Per qualcuno è la ricerca dell'impronta di un altro;
un figlio o una madre, un nonno o un fratello, un innamorato, un
marito, una moglie o un nemico. Possiamo vivere la nostra vita nella
gioia o nell'infelicità, baciati dal successo o insoddisfatti, amati
o no, senza mai sentirci raggelare dalla sorpresa di un
riconoscimento, senza patire mai lo strazio del ferro ritorto che si
sfila dalla nostra anima, e trovare finalmente il nostro posto.”
(Il
danno,
di Josephine Hart – trad. Vincenzo Mantovani)