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mercoledì 9 luglio 2025

Giallo, Noir & Thriller/97

 


Titolo: L’ultima casa a sinistra

Autore: Unni Lindell

Traduttore: Irene Peroni

Editore: Newton Compton – 2012


Il romanzo si presenta con una trama intricata e ricca di colpi di scena. Tanto intricata da avermi creato qualche difficoltà, lo riconosco, perché a mio avviso non proprio semplice da seguire. Qualche pagina e passaggio possono mettere alla prova il lettore, che potrebbe trovarsi un po' spiazzato da una serie di (eccessivi?) colpi di scena, ma comunque Unni Lindell dimostra anche in questo caso la sua bravura, ben valorizzata dalla traduzione italiana, dal momento che sebbene la storia si presenti abbastanza complicata, si è spinti ad andare avanti nella lettura.


Da godere la caratterizzazione dei personaggi e degli ambienti, così come risultano coinvolgenti le descrizioni, in grado di generare suspence, sebbene diluita, ed una certa curiosità.

Lo stile risulta semplice e pulito ed i dialoghi nel complesso efficaci, ma in fondo questa seconda storia con protagonisti i detective Cato Isaksson e Marian Dahle mi ha convinto meno de “La Trappola”.

Intendiamoci, “L’ultima casa a sinistra” si ritaglia degnamente un posto nel panorama della letteratura giallo-thriller contemporanea, ma bisogna che piacciano lo stile e l'idea che l'autrice propone.


Il corpo senza vita di Britt Else Buberg viene ritrovato sul marciapiede, di fronte al palazzone di cemento alla periferia di Oslo, dove la donna abitava. Apparentemente si tratta di una caduta dal balcone. Britt, sola e senza amici, potrebbe avere il classico profilo della suicida. Eppure un testimone ha visto con i propri occhi qualcuno che la spingeva giù dalla finestra. A distanza di poche ore, in un camping fuori città viene ritrovato anche il cadavere di Lili Rudeck: diciannove anni, lavoratrice stagionale di nazionalità polacca, la ragazza viveva in un bungalow di proprietà di un uomo che abita nel condominio di Britt. Quindi è tutto risolto? L'uomo è colpevole di entrambi i delitti? La questione non è così semplice: Cato Isaksen e la collega Marian Dahle scopriranno ben presto che nello stesso camping è stata violentata e uccisa un'altra ragazza, stranamente molto somigliante a Lili. Ma quel delitto è avvenuto molti - troppi - anni prima, nel 1972...(da ibs.it)

mercoledì 6 settembre 2023

Giallo, Noir & Thriller/93

 

Titolo: Sangue del mio sangue
Autore: Ruth Lillegraven
Traduttore: Andrea Romanzi
Editore: Carbonio – 2022




Seguito, atteso (da me), di Fiordo Profondo, Sangue del mio sangue conferma le doti e la maestria di Ruth Lillegraven. L'autrice norvegese riprende la protagonista già conosciuta, Clara Lofthus, proprio dal punto in cui il lettore l'aveva salutata.


I temi si ripresentano, la Natura, il Bene e il Male, le azioni dei protagonisti e le conseguenze che ne derivano, Passato e Presente, il dolore e la solitudine. Così come si ripresenta l'articolazione del romanzo, come il precedente strutturato in brevi capitoli narrati in prima persona dai diversi personaggi, risultando così intenso e serrato, con una scrittura lineare e incisiva.


L'elemento che più mi ha coinvolto è non tanto l'indagine di tipo investigativo-poliziesco, ma il “viaggio” di Clara e nella sua psiche, in quella che è la sua corsa contro il tempo, le proprie colpe ed i propri trascorsi. Qui le capacità descrittive e di indagine di Lillegraven si fanno evidenti ed entusiasmano la lettura. Non si riesce a rimanere indifferenti di fronte alla protagonista, così come agli altri personaggi, ma ciò che muove, nel lettore, la figura di Clara non è comune e si presenta come un insieme tale di emozioni e sensazioni, anche contrastanti, che si desidera incontrarla ancora, in un prossimo auspicabile romanzo.



In una Oslo fin troppo tranquilla, in cui gli istinti vengono addomesticati in un gioco sociale patinato e perfetto, Clara Lofthus, appena nominata ministra della Giustizia, si sforza di conciliare la sua vita lavorativa con il ruolo di madre single e di seppellire il senso di colpa per la morte prematura del marito. Ma una sera, tornata a casa, ad accoglierla trova solo il silenzio: i suoi bambini, due gemelli di soli otto anni, sono scomparsi senza lasciare traccia. Quando una lettera anonima conferma che si tratta di rapimento, Clara non ha altra scelta: è l’inizio di una corsa disperata contro il tempo per trovare i suoi figli e salvarli prima che sia troppo tardi.(da carbonioeditore.it)


venerdì 21 gennaio 2022

Incipit 56/100

“La bimba dormiva nella carrozzina sul retro della casa. Aveva otto mesi ed era avvolta in una coperta lavorata all'uncinetto, come la cuffietta che portava in testa, legata con un nastro sotto il mento. Era all'ombra di un acero, dietro cui si stagliava il bosco, simile a un muro nero. La madre era in cucina. Non poteva vedere la carrozzina dalla finestra, ma non era minimamente in pensiero per la piccola.”

(Al lupo, al lupo, di Karin Fossum – trad. Margherita Podestà)


 

giovedì 14 maggio 2020

Giallo, Noir & Thriller/77



Titolo: L'Angelo Nero
Autore: Kjell Ola Dahl
Traduttore: Giovanna Paterniti
Editore: Marsilio – 2017


Se nel precedente romanzo di Kjell Ola Dahl di cui ho parlato (Il Corpo di Ghiaccio) l'attenzione del lettore era concentrata pressoché esclusivamente su una figura femminile, qui ne “L'Angelo Nero” il protagonista torna ad essere l'ispettore Gunnarstranda.
Lo troviamo all'inizio del libro alle prese con la morte, l'omicidio di un poliziotto. Un delitto avvenuto a tarda notte, nei pressi di un bar frequentato da molti colleghi a pochi passi dalla centrale di polizia. Un omicidio dalle caratteristiche poco chiare, con molti elementi che creano difficoltà e disagio ai colleghi chiamati ad indagare. Non ultimo elemento di disagio è il fatto che a capo delle indagini ci sia il “nostro” Gunnarstranda. È mal sopportato dagli altri poliziotti coinvolti a causa di quanto avvenuto circa un mese prima, ovvero proprio lui aveva fatto scattare una indagine interna, a livello disciplinare, proprio in merito ai comportamenti del collega ucciso.

Ivan Killi, questo il nome del collega ucciso, non era simpatico a Gunnarstranda, che rimane eccentrico quanto basta e non facile da sopportare durante un'indagine, ma sempre “sul pezzo” e capace di intuizioni e ragionamenti difficili per altri. Tagliato fuori da quel caso, si ritrova a lavorare nuovamente con l'ex collega Frank Frølich nella sezione persone scomparse. I due devono indagare sulla sparizione dell’avvocato Werner Welhaven, avvenuta a seguito di una serie di eventi e dietro più di un segreto. A mano a mano che il lavoro procede, Gunnarstranda si rende conto che le due indagini sono inevitabilmente intrecciate. A questo punto il lettore viene posto di fronte ad un possibile, probabile collegamento fra la scomparsa di un avvocato e l'uccisione di un poliziotto in seguito ad una rissa.

Mentre praticamente tutto il corpo di polizia rema contro, consapevolmente e colpevolmente oppure per semplice reazione e mal interpretato spirito di corpo, Gunnastranda insiste nel far procedere le due indagini che da parallele divengono intrecciate e clamorosamente sovrapponibili. Se si trova il responsabile della morte di Killi, si scoprirà cosa è accaduto all'avvocato e perché, oppure scavando nel passato di quest'ultimo si otterranno elementi per risolvere l'altro enigma.

L'intreccio è ottimo, la scrittura chiara e scorrevole, le situazioni più che plausibili e non mancano colpi di scena e momenti di azione. In una Oslo estiva, fra poliziotti corrotti, segreti familiari, insabbiamenti e ostruzionismi, psicologhe dal comportamento non proprio limpido, ragazze problematiche e conti bancari che nascondono azioni al limite del legale il libro procede e coinvolge, convince e fa conoscere ancora meglio il suo protagonista e gli altri personaggi di questa serie, che Marsilio continua a pubblicare.

Nella notte di un caldo sabato di agosto, Ivar Killi, poliziotto in congedo, viene ucciso con un colpo di pistola a bruciapelo a pochi passi dal dipartimento di polizia di Oslo. Le indagini vengono affidate all’ispettore Gunnarstranda, ma tra i colleghi c’è chi non è d’accordo, e non fa nulla per nascondere disprezzo e rabbia nei suoi confronti. Prove determinanti spariscono dal suo stesso ufficio e dall’appartamento sigillato della vittima, in particolare una scheda di memoria contenente alcune foto che ritraggono una ragazza molto giovane con indumenti fetish, imbavagliata e legata a una sedia. Qualcuno sta facendo di tutto per ostacolare il suo lavoro, e alla fine il caso gli viene tolto. Gunnarstranda torna così a far coppia con Frank Frølich, e insieme a lui dovrà occuparsi della scomparsa di un noto avvocato, seguendo un’indagine che, per vie fortuite, lo riporterà sulle tracce dell’omicidio di Killi. (da giallosvezia.it)




mercoledì 22 aprile 2020

Giallo, Noir & Thriller/76

Titolo: Il Corpo di Ghiaccio
Autore: Kjell Ola Dahl
Traduttore: Giovanna Paterniti
Editore: Marsilio – 2014

Il romanzo, che scrivo subito mi ha conquistato, vede protagonista non tanto il già conosciuto Gunnarstranda, tantomeno Frølich che al momento risulta sospeso e fuori dai giochi in seguito a quanto accaduto in “False Apparenze”, bensì Lena Stigersand.
Proprio il suo personaggio, il nuovo ispettore che affianca Gunnarstranda nelle indagine raccontate, è a mio parere uno dei punti forti de “Il Corpo di Ghiaccio”.

Dopo una classica, ma sempre avvincente ed in questo caso indovinata apertura, ovvero l’inseguimento di una donna che cerca di sfuggire a chi la vuole uccidere confondendosi, prima tra la folla, e poi nelle gallerie della metropolitana di Oslo, il lettore non può fare a meno di fidarsi di Dahl, che lo conduce, pagina dopo pagina, in una doppia indagine, due omicidi i cui punti di contatto si fanno via via più evidenti.
Si diceva di Lena, appunto. Ebbene il suo è un personaggio femminile che non presenta elementi eroici o di straordinarietà. Anzi, è molto ordinaria e non esente da incertezze e timori, dubbi e moti dell'animo che le rendono più complicato vivere. Amante dello sci di fondo e del vino bianco, risulta schiacciata dal senso del dovere, una “classica” brava ragazza che vuole svolgere bene il proprio lavoro, che però si lascia coinvolgere da dinamiche avventurose che, probabilmente, un minimo di buon senso basterebbe ad allontanare.
L'autore ce la rende simpatica e alla fine si partecipa alle sue indagini, alle sue giornate, ricche di guai e pericoli non solo nelle strade di Oslo, ma persino all'interno delle mura domestiche. In questo modo, dopo le prime pagine a cui si accennava, il romanzo procede ad un buon ritmo, a volte accelerando altre rallentando un minimo, e continua a svilupparsi in modo sicuro e convincente. Gli eventi, le indagini, le opportune descrizioni (mai pedanti o noiose), tutti i personaggi hanno un proprio spazio, un loro ruolo, una loro ragione d'essere. La lettura è avvincente, anche grazie a questa cura, che fa sì che Dahl trovi la giusta misura, fra azione, pathos, adrenalina, gusto del dettaglio e caratterizzazione dei personaggi e delle situazioni.

Nel corso della lettura ci si districa fra segreti, complotti, interessi legati al mondo della Finanza, in particolare al petrolio norvegese, questioni politiche, intrighi, ambizione e manipolazione della verità che si mescolano insieme in questo romanzo che, come detto, sceglie di ruotare intorno ad una non banale figura femminile. Una donna ordinaria per certi versi, con i propri principi e le proprie angosce, che si ritroverà ad essere in pericolo in un “gioco più grande di lei”. Screditata in campo professionale, messa alla prova nella vita privata, ma che, scoprendo di essere meno sola di quanto pensi, riuscirà ad alzare la testa, scendere a patti con i propri i errori e debolezze e mettere in campo intelligenza ed integrità, per riuscire così a portare a termine l'incarico affidatole.

Personalmente una conferma delle capacità e del valore di Kjell Ola Dahl, uno degli autori di gialli nordici che preferisco, anzi forse non solo di quelli ambientati vicino al Circolo Polare Artico.

Mancano poche settimane a Natale, quando una donna cerca di fuggire a un misterioso inseguitore, infilandosi nelle gallerie della metropolitana di una Oslo buia e fredda. Quello stesso giorno, dalle gelide acque del porto viene ripescato il corpo senza vita di Sveinung Adeler, giovane funzionario ministeriale impiegato al dipartimento delle Finanze. Aveva trascorso la sera precedente a brindare in un locale, forse aveva bevuto troppo? Potrebbe essere scivolato dal pontile? (da giallosvezia.it)



mercoledì 9 ottobre 2019

Giallo, Noir & Thriller/72



Titolo: La Trappola
Autore: Unni Lindell
Traduttore: Irene Peroni
Editore: Newton Compton – 2007

Primo libro in cui collaborano, non senza problemi e reciproche antipatie, Cato Isaksen e Marian Dahle della squadra investigativa operativa ad Oslo.
L'autrice Unni Lindell è una delle più lette ed apprezzate non solo in Norvegia ma in buona parte dei paesi europei, perciò la curiosità ed un po' anche l'attesa che vivevo nell'avvicinarmi al romanzo hanno giocato la loro parte.
Veramente un buon thriller, “nordico” nel senso più completo ed onesto del termine, dove ad un inizio molto intrigante e promettente seguono pagine di indagini, approfondimenti sulle psicologie ed i vissuti dei vari protagonisti e, dettaglio a volte poco apprezzato e approvato da una parte non secondaria di lettori di gialli-thriller, una serie di descrizioni su ambienti, aspetto fisico, condizioni personali, azioni che ad una prima impressione sembrano banali appesantimenti. In realtà personalmente mi godo questi passaggi, anche se riconosco che in questo romanzo qualche cedimento è presente. Niente che poi non ritorni nel corso della lettura, dal momento che anche i dettagli hanno certamente importanza e, a ben vedere (e leggere) risultano fondamentali nello svolgersi della trama e delle due indagini che si incrociano e si influenzano vicendevolmente, cosi come in fondo nell'ambito delle vite dei vari personaggi.



Dolore, tristezza, solitudine possono coltivare il male ed un animo che ospiti il buio e la malattia ne vengono conquistati e portati ad azioni malvagie e raccapriccianti, così come “La Trappola” ci mostra.
La Lindell mostra di avere ben in mente ogni cosa, di padroneggiare la trama, il dipanarsi degli eventi, i vari protagonisti e quanto dicono, vivono e subiscono. In questo aiuta molto, ed il lettore ne trae vantaggio, l'attenta ed intelligente divisione in capitoli, che permette di apprezzare quanto viene descritto e come si svolgono i fatti ed il lavoro degli investigatori. Tensione e suspence sono calibrati e portati alla giusta dose, sebbene il lettore più esperto possa comunque anticipare qualche snodo narrativo, anche se ciò non toglie gusto ai colpi di scena che si fanno comunque apprezzare, nel solco di una classicità che non stanca e che l'autrice tiene ben presente nel proporre il suo stile e la sua visione di giallo-thriller.


È un giorno di giugno in Norvegia. Come ogni lunedì, il furgone che vende i gelati passa per il suo solito giro alla periferia di Oslo. In quel pomeriggio, mentre tutti i bambini si accalcano intorno al camioncino per comprarsi un cono, il piccolo Patrik Øye scompare improvvisamente. L’ultima persona ad averlo visto è la vecchia signora che abita nella casa marrone in fondo alla strada. A distanza di una settimana, Elna Druzika, giovane immigrata lettone, viene investita da un’auto all’uscita dal lavoro. Dell’incidente si sa poco, solo che il corpo della ragazza presentava delle ferite precedenti all’impatto letale con una macchina di colore rosso. I due casi non sembrano avere alcun nesso, fino a quando la squadra investigativa capitanata da Cato Isaksen non scoprirà un particolare inquietante: Wiggo Nyman, l’autista del furgone dei gelati, era anche il fidanzato di Elna. (da qlibri.it)

sabato 17 marzo 2018

Giallo, Noir & Thriller/51

Titolo: False Apparenze
Autore: Dahl Kjell Ola
Traduttore: Paterniti Giovanna
Editore: Marsilio – 2012



Quarto episodio della serie creata da Kjell Ola Dahl, “False Apparenze” vede maggiormente protagonista l'ispettore Frank Frølich, anche perché Gunnarstranda è inizialmente in ferie entrando in scena e nel cuore delle indagini solo successivamente.
Frølich si trova coinvolto in due, addirittura tre indagini o comunque casi da affrontare, per certi versi suo malgrado, dovendo fare inevitabilmente i conti con le proprie emozioni, le pulsioni che lo caratterizzano in questa fase della sua vita e con il proprio passato. Un passato che segna ed incide sul presente e sul suo lavoro, influenzatone a tal punto che il suo diretto superiore Gunnarstanda e la polizia di Oslo tutta cominciano a dubitare delle sue capacità di indagine e studio delle vicende narrate. Si intrecciano varie piste, che riguardano un traffico di droga, la morte di una giovane donna promessa sposa dell'amico d'infanzia di Frølich, la scomparsa di una studentessa africana ed un vecchio caso in cui è coinvolto uno psicologo vicino, in qualche modo, a pressoché tutti i personaggi del romanzo.



Le piste seguite si rivelano una ad una fallaci, del tutto od in parte, con inaspettati punti di intersezione tra loro. Molto efficace il lavoro di Kjell Ola Dahl, che riesce a mantenere il ritmo, alternando azione e meditazione, non invasive descrizioni e narrazione costante, che coinvolge il lettore e gli dona una certa dose di incertezza e tensione che si diffonde per tutta le lettura. Non proprio una gran figura, professionalmente parlando, di Frank Frølich, che viene raccontato in tutta la sua umanità e i propri dubbi ed insicurezze, ma un episodio stimolante e ben scritto che rinnova il gusto per questa serie.




Nel cuore della notte, in un cassonetto delle immondizie nel centro di Oslo, giace il corpo di una giovane donna avvolto con cura in una pellicola di plastica trasparente. Chiamato dal medico legale, l'ispettore Frank Frølich la riconosce: l'aveva da poco incontrata alla festa del suo migliore amico di un tempo, che ora diventa il principale sospettato dell'omicidio. Costretto controvoglia a occuparsi del caso, Frølich sa di non poter essere imparziale. Le indagini riportano in vita tormentati ricordi legati alla sua giovinezza, ma proprio nel passato potrebbe nascondersi un'importante traccia per la soluzione. In un pericoloso gioco di equivoci e simulazioni, Frølich si trova coinvolto in un'indagine emotivamente molto complessa, che si confronta con la lealtà più nobile e il tradimento più intollerabile, dove razionalità, passione e desiderio di rivalsa si fondono in una miscela esplosiva, dando vita a un crescendo di colpi di scena. (da marsilioeditori.it)

venerdì 15 febbraio 2013

Giallo, Noir & Thriller/8



Titolo: Il quarto complice
Autore: Dahl Kjell Ola
Traduttore: Paterniti Giovanna
Editore: Marsilio – 2010

Parte iniziale, prime pagine, da sceneggiatura cinematografica! L’incontro ed il successivo, non banale, innamoramento tra la ladra ed il poliziotto.

Lei, Elisabeth, è bellissima e pericolosa, quantomeno per le frequentazioni, le parentele ed il suo recente passato. Lui, il già noto Frank Frǿlich, è qui ben presentato e tratteggiato, anche nella sua ossessione amorosa, e si trova ad essere protagonista di questo romanzo, accanto alla seducente ladra dagli occhi blu.

La forza non è tanto nella trama, per quanto coinvolgente e soddisfacente, con diverse morti ed indagini ben descritte, dialoghi ora svelti, ora meditativi quanto occorre, quanto nei personaggi, veramente intriganti e vivaci, che arricchiscono la scena e le vicende. Persino i personaggi secondari si fanno apprezzare e ci donano momenti apprezzabili e godibili, aumentando l’interesse ed il coinvolgimento del lettore. Inoltre per chi, come me, ha letto anche i romanzi precedenti della serie, sarà probabilmente felice di ricevere maggiori informazioni sul commissario capo Gunnarstranda, qui maggiormente descritto e “raccontato”, con maggior attenzione, forse anche perché meno in prima fila durante le indagini. Infatti è il buon Frǿlich a farla da padrone, anche se non si può non rimanere irretiti dalla “femme fatale” Elisabeth. Lei è donna ambigua, sfuggente, conturbante, misteriosa, quasi una figura mitica che alla fine scompare, lasciandoci, come Frǿlich per l’appunto, orfani di lei ed irrimediabilmente turbati. I protagonisti e tutta una serie di altri personaggi (ladri più o meno fortunati, spogliarelliste ciniche, uomini d’affari corrotti) ci offrono una versione contemporanea del classico hard-boiled, pur con qualche passaggio lento ed una parte centrale meno brillante dello sfolgorante inizio.

Voto: 8
Kjell Ola Dahl
 Vedi anche:

giovedì 27 dicembre 2012

Giallo, Noir & Thriller/5



Titolo: L' uomo in vetrina
Autore: Dahl Kjell Ola
Traduttore: Paterniti Giovanna
Editore: Marsilio - 2008

Tutti i personaggi non sono proprio come sembra che siano, nascondono qualcosa, sono convinti che gli altri non sappiano cose su di loro che invece sono ben note. I due protagonisti, la coppia che indaga, il commissario capo Gunnarstranda ed il suo assistente Frǿlich, sono tutt'altro che figure statiche ed immobili, presentano invece una loro personale evoluzione.

Questi elementi basterebbero già da soli a giustificare e consigliare la lettura di questo libro, ma, fortunatamente c'è dell'altro, c'è di più. Un complesso intreccio, ben costruito attorno ad un personaggio da cui partono varie tematiche e spunti estremamente interessanti e coinvolgenti: la seconda guerra mondiale, la resistenza, il collaborazionismo, il neonazismo, l'eugenetica ed altro ancora. Viene da riflettere sul fatto che l'autore, in compagnia di altri nordici, attraverso le sue opere abbia cercato di avvertire tutti noi su cosa accade in Norvegia, Svezia e gli altri paesi, da noi così lontani tanto da non riuscire a comprendere che il tempo dei miti e delle "favole" sulla società del benessere e della perfezione sociale sia non solo lontano, ma forse irrimediabilmente perduto, se mai sia veramente esistito.

Pessimismo ed un senso di smarrimento in un triste abisso pervadono le pagine, ma se sentiamo tutto questo prenderci e procurarci angoscia e sgomento, senza ricorrere a facili e patetici espedienti, buoni solo per trasmissioni del pomeriggio senza spessore, significa che chi scrive, e chi traduce, sa non solo intrattenere e raccontare, ma anche informare ed indagare, bene e meglio di altri scrittori e si posiziona molto più in alto rispetto a quello che è rimasto del giornalismo di indagine.

Voto: 7/8

Kjell Ola Dahl

lunedì 3 dicembre 2012

Giallo, Noir & Thriller/3



Titolo: Un Piccolo Anello d’Oro
Autore: Dahl Kjell Ola
Traduttore: Paterniti Giovanna
Editore: Marsilio - 2006

L’autore utilizza il commissario capo Gunnarstranda ed il suo assistente Frǿlich in una suggestiva simbiosi, che culmina nel finale quando si dividono il compito di occuparsi dei due responsabili, a vario titolo, dei delitti commessi (uno a testa, secondo il proprio carattere ed indole).

Il lettore, a dirla tutta, sin dalle prime battute, deve mettere in campo una certa pazienza e costanza nella lettura, poiché, più che l’azione, comunque presente a dosi moderate e con sapienza elargite, sono presenti annotazioni minuziose per rilevare gli impercettibili mutamenti del quadro complessivo, utilizzando ripetutamente i dialoghi tra i detective e gli indagati per scandagliare il cuore nero della società norvegese. È probabile che ciò che più interessi a Dahl non è tanto consegnare alla polizia (e quindi al lettore) un colpevole, anche se, fortunatamente, lo fa, con un colpo di scena finale che riscatta il ritmo un po’ lento delle pagine precedenti. La triste vicenda di Katrine Bratterud, tossicodipendente assassinata ad un passo della redenzione, è di fatto un pretesto per analizzare una serie di storture del tanto decantato modello sociale scandinavo: comunità di recupero in cui si molestano le ospiti, che poi non vengono allontanate per non perdere i finanziamenti pubblici; uomini e donne ben inseriti nella ricca borghesia norvegese, con tanto di splendide case, che celano sotto la dorata superficie esistenze violente e disturbate; famiglie sempre più atomizzate in cui gli assistenti sociali fanno le veci dei genitori; figli nati non voluti e poi parcheggiati presso genitori adottivi, che sentono ancora il richiamo del sangue e per questo, come in una tragedia greca, muoiono.

Da sottolineare la scelta di proporre una Oslo non convenzionale nel caldo e nella pioggia di giugno, una città multietnica, davvero difficile da distinguere dalle altre capitali europee.

Purtroppo in Un Piccolo Anello d'Oro risulta un po’ pesante la scelta di concentrare l’intera indagine sulle spalle di Gunnarstranda e Frǿlich, secondo me poco caratterizzati, senza considerare eventuali colleghi o altre risorse, e soprattutto l’intenzione di voler far emergere, sullo stile di un’analisi sociologica, l’immane infelicità che sembra nutrire questa società del Grande Nord.

Il risultato appare allora un giallo, a tratti, contraddittorio e si salva grazie ad una buona capacità narrativa, dialoghi efficaci ed un certo coinvolgimento, che si raggiunge mettendo in campo, almeno inizialmente, la pazienza a cui accennavo in apertura.

Voto: 6,5