Blog su Cinema, Letteratura, Arte, Cultura, Tempo libero, Esperienze. Post su Film, Libri, Mostre, Esperienze di vita, Fumetti, Cartoni Animati e quello che mi piace ed anche che mi piace di meno.
venerdì 1 maggio 2026
giovedì 1 maggio 2025
lunedì 8 luglio 2024
Citazioni Cinematografiche n.571
E si chiedono perché noi nei nostri vent'anni ci rifiutiamo di lavorare ottanta ore a settimana in modo che così possiamo permetterci di comprare le loro BMW. Perché non siamo interessati alla contro-cultura che hanno inventato, come se non li avessimo visti barattare la loro rivoluzione per un paio di scarpe da corsa. Ma rimane la domanda, cosa faremo ora? Come possiamo riparare tutti i danni che abbiamo ereditato? La risposta è semplice... non lo so.
(Lelaina Pierce/Winona Ryder in “Giovani, carini e disoccupati”, di Ben Stiller - 1994)
mercoledì 1 maggio 2024
lunedì 9 ottobre 2023
Citazioni Cinematografiche n.532
Noi vogliamo il pane, ma vogliamo anche le rose. Vogliamo tutte le cose belle, tutte le cose belle della vita.
(Sam/Adrien Brody in “Bread and Roses”, di Ken Loach - 2000)
lunedì 1 maggio 2023
Citazioni Cinematografiche n.509
domenica 1 maggio 2022
1° Maggio, per il lavoro e la giustizia sociale
I colori dei mestieri, di Gianni Rodari
Io so i colori dei mestieri:
sono bianchi i panettieri,
s’alzano prima degli uccelli
e han farina nei capelli;
sono neri gli spazzacamini,
di sette colori son gli imbianchini;
gli operai dell’officina
hanno una bella tuta azzurrina,
hanno le mani sporche di grasso:
i fannulloni vanno a spasso,
non si sporcano un dito
ma il loro mestiere non è pulito.
sabato 1 maggio 2021
mercoledì 1 maggio 2019
martedì 1 maggio 2018
1° Maggio - Per il Lavoro, per i Lavoratori
sabato 22 luglio 2017
Del lavoro e della sua ricerca
Paolo Panelli, “Il conte Tacchia” (Sergio Corbucci, 1982).
Enzo Provenzano e Pietro Sermonti, “Smetto quando voglio” (Sydney Sibilia, 2014).
lunedì 17 luglio 2017
Citazioni Cinematografiche n.208
Jack: Chi, io? Nah...
Il film è stato vincitore di un Oscar per la migliore canzone, "Let The River Run" cantata da Carly Simon.
lunedì 1 maggio 2017
1° MAGGIO 2017 - Il Lavoro al Cinema
Il regista britannico Ken Loach ha posto tra i temi centrali dell’intera sua opera cinematografica diversi temi sociali, tra i quali non poteva mancare il Lavoro. “Bread and Roses” forse non è il migliore da proporre, ma con tutta probabilità il più “godibile” anche per chi non fosse particolarmente avvezzo alla sua produzione.
Il titolo è di per sé già un manifesto: si tratta dello slogan che contrassegnò la lotta degli operai tessili nel 1912. Essi reclamavano per sé non solo il pane quotidiano ma anche il diritto a poter godere della bellezza senza che quest’ultimo venisse annullato da una vita in cui contasse solo il lavoro.
Giorni e Nuvole (Silvio Soldini - 2007)
Una riflessione sull’incertezza del lavoro, l’ansia del futuro e le conseguenze sull’armonia e stabilità familiare. Lo sguardo acuto ed originale del regista permette allo spettatore di gustare un’opera ricca di connotazioni estetiche ed eleganze formali e di contenuto percependo allo stesso tempo la drammaticità di questioni vere ed esistenziali. Il precariato come perno di un sistema socio-economico, forza di un metodo di condurre le vite altrui da parte di chi si trova in una condizione di vantaggio senza possedere virtù o morale. Eccezionale anche la resa delle conseguenze di ciò sulla vita di coppia e sul rapporto con gli altri.
Full Monty (Peter Cattaneo - 1997)
venerdì 1 maggio 2015
1° Maggio - Lavoro e Giustizia Sociale
martedì 28 ottobre 2014
Il posto fisso non esiste più
Se il posto fisso è scomparso, non ritengo sia responsabilità delle lavoratrici e dei lavoratori che scioccamente vorrebbero lavorare e vivere dignitosamente, bensì credo sia perché non esistono più aziende, grandi, medie e piccole, che creino un prodotto capace di durare e rinnovarsi nel tempo, fare ricerca ed innovazione, offrire quel famoso “made in Italy” in grado di farsi apprezzare e richiedere nel mondo. Credo sia perché le grandi fabbriche sono “gestite” da multinazionali che non hanno il minimo interesse a creare una struttura sociale intorno alla fabbrica stessa, poiché fanno presto ad abbandonare capannoni e magazzini e trasferirsi in un altro continente. Vede, qualche decennio fa, nel nostro Paese, le grandi industrie offrivano ai lavoratori, oltre al lavoro, anche un beneficio nel dopolavoro. Costruivano o copartecipavano alla costruzione di asili, case, scuole, colonie estive (pensi che nella città in cui vivo ne esiste una ancora attiva, anche se magari non è l’esempio migliore). Non era necessario essere illuminati e lungimiranti come Adriano Olivetti, vede, persino la Fiat faceva, in un certo modo, la sua parte. Nella sua regione la Solvay, almeno fino agli anni 60, è un altro esempio che potrei farle. In buona sostanza, alcune grandi aziende, attraverso il loro operato, riflettendo non solo su fatturato, entrate-uscite annuali ed altre importanti questioni, si ponevano nella condizione di offrire opportunità anche a chi non ne poteva avere e allo stesso tempo creavano anche nuovi posti di lavoro indotto. Riesce ad immaginare oggi Vodafone, Telecom, Sky o McDonald’s mettere in atto comportamenti analoghi? Chi ci lavora ha contratti precari nella maggior parte dei casi, ma anche se avesse contratti a tempo indeterminato, pensa riuscirebbe a continuare a lavorare per più di pochi anni a certe condizioni e senza tutele? Perché è difficile riuscire a lavorare per una vita in un call center o in un fast food, oppure fare la commessa da Oviesse o Pittarello a 800 € al mese, perché è complicato fare l’assistente in un centro per anziani a €7.50 lordi all’ora, assunti da cooperative esterne, che per vincere l’appalto fanno a gara fra loro a chi fa risparmiare di più al committente, magari pubblico, senza curarsi di qualità del lavoro e delle condizioni di chi ci è impiegato. Perché gli istituti di credito, quando non falliscono in quanto gestiti da ladri e farabutti, ti finanziano un’attività praticamente solo se i soldi li hai già e quindi non ti servono prestiti, perché i gestori di fondi d’investimento spostano soldi che non esistono realmente finché non entrano nelle loro tasche. Perché il bilancio delle aziende si fa con le fluttuazioni delle azioni e non con il fatturato, spesso falsando i bilanci.
Il posto fisso non esiste più, ce ne siamo accorti da tempo. Se ne sono accorti anche i sindacati, anche se spesso dimostrano il contrario. Non esiste più neanche per i pochi che hanno un contratto a tempo indeterminato, considerando che loschi individui travestiti da imprenditori di fatto riescono a fare quello che gli pare, a volte anche con il tacito assenso di rappresentanti delle Istituzioni. Forse il posto fisso non esiste più perché qualcuno ha pensato di rendere tutti uguali togliendo i diritti a chi ne aveva anziché darne a chi non ne aveva.
giovedì 1 maggio 2014
1° Maggio - Festa dei Lavoratori, Festa del Lavoro
Sono state create per facilitare l'ingresso nel mondo del lavoro, ma vengono utilizzate per facilitare sfruttamento e licenziamenti!





























