Visualizzazione post con etichetta Donne. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Donne. Mostra tutti i post

venerdì 14 febbraio 2025

Ma se ci dimenticassimo del giorno di San Valentino?

 

Speriamo di incontrare qualcuno con lo stesso spirito di Zooey Deschanel!

O anche solo con la stessa voce!



It's february, the day's fourteen
but from the look on your face
you don't know what that means
Don't even try it, don't try to deny it
you forgot it was Valentine's Day
You tried to scramble and whip something up
but your balloons say 'Happy Birthday'
Your card says 'Mazel Tov'
There's no mistaking, don't bother faking
You forgot it was Valentine's Day
I bought you a sweater and baked you some cupcakes And put on some nice lingerie
You gave me your iPod and the cash in your pockets
And a USA today(and it wasn't even from today it was from an old hotel)
You said you made plans but it didn't seem right
When we went to Olive Garden at 11:15 at night
Your reservation should be in quotations
You forgot about Valentine's Day
I know I'm angry but later I'll be fine
You're just a moron
But at least you're mine
and you can bet I'll never let you forget
When you forgot about Valentine's Day

lunedì 10 febbraio 2025

Citazioni Cinematografiche n.602

 

Cinquanta. Non mi fece alcun effetto toccare i trenta. Tutti avevano detto "Vedrai". Poi mi dicevano "È tragico toccare i quaranta". Ma si sbagliavano, io non ci detti il minimo peso. Poi dicevano che sarebbe stato un trauma quando si arriva ai cinquanta. Era vero... A dirti la verità, non credo di avere più ripreso il mio equilibrio da quando ne ho cinquanta.

(Marion Post/Gena Rowlands in “Un'altra donna”, di Woody Allen - 1988)







mercoledì 29 gennaio 2025

Gena Rowlands: un'altra donna

 


Che straordinaria attrice era Gena Rowlands!

Grazie”, direbbe il lettore di queste parole, “non hai proprio nulla di originale da scrivere?”. “Non se ne era accorto nessuno, secondo te?”, potrebbe, giustamente, rimproverarmi.

A questo punto, per chiedere, se non proprio la benevolenza quantomeno la pazienza del suddetto, deluso, lettore, aggiungo che quello era solo l'introduzione, magari un pretesto, per scrivere quanto segue. Nella speranza comunque che il lettore sia ancora tale, ovvero che non abbia nel frattempo abbandonato queste righe per dedicarsi a più stimolanti ed edificanti attività.


Ebbene qualche sera fa ho rivisto “Un'altra donna”, film del 1988 di Woody Allen. Quindi, per l'appunto, ho rivisto, perciò visto nuovamente, la grande prova recitativa ed interpretativa di Gena Rowlands. Prova goduta con occhi maggiormente sgombri e più adeguata disposizione d'animo, data da quella che qualche detrattore definirebbe “la vecchiaia”, ma che io, pietosamente, vorrei chiamare “maturità”, se non proprio “esperienza”.


La grandezza di Rowlands non è evidente solo da quest'opera, ovviamente, ma la mia, intensa, sensazione è che qui, diretta da un altro regista che non fosse John Cassavetes, sia riuscita a proporsi ed imporsi come il personaggio femminile meglio riuscito nella filmografia di Allen.

Entrambi newyorchesi, Allen e Cassavetes, il primo, differentemente dal secondo, spesso ha indagato “il femminile”, i pensieri e le emozioni delle sue protagoniste femminili attraverso il filtro di un altro protagonista maschile. In quest'opera, invece, con la protagonista femminile effettivamente al centro della sceneggiatura, si cerca di indagare “davvero” le sue emozioni e i suoi pensieri, senza filtrarli.

Un archetipo più europeo che nordamericano, meno abitante della “Grande Mela” e più vicino alla letteratura di lingua tedesca e nordeuropea. Non a caso la luce è curata da Sven Nykvist, lo stesso del maestro svedese Ingmar Bergman, tanto ammirato ed omaggiato da Allen.


Un'altra donna” è notevole, riassumendo con colpevole sintesi, anche, oserei in buona parte, per il felice e raro incontro fra attrice e regista. Un incontro dove Allen riesce a contenere quello che era l'ammirevole e spesso coinvolgente istrionismo della Rowlands, cucendole addosso un ruolo da interpretare con abile e lodevole sottigliezza, dove i mezzi sguardi, le frasi sussurrate e le mezze espressioni fanno gran parte del “lavoro”, mentre l'attrice offre al regista spiragli positivi, quasi insoliti nella sua visione del femminile e dei rapporti umani.


lunedì 23 dicembre 2024

Citazioni Cinematografiche n.595

 

Forse si diventerebbe persone migliori se ci si accontentasse di essere come si è.

(Alma/Bibi Andersson in “Persona”, di Ingmar Bergman - 1966)









lunedì 16 dicembre 2024

Citazioni Cinematografiche n.594

 

Il regalo più bello è la solidarietà, il calore umano, l'affetto. Credo che la gioia sia proprio questa.

(Agnese/Harriett Andersson in “Sussurri e Grida”, di Ingmar Bergman - 1972)





venerdì 15 novembre 2024

Giallo, Noir & Thriller/95

 

Titolo: Il sogno di Unnur
Autore: Ragnar Jónasson
Traduttore: Valeria Raimondi
Editore: Marsilio – 2024



Arriva alla conclusione, dal punto di vista della pubblicazione italiana, questa “strana” trilogia di Hulda, di cui “Il sogno di Unnur” è l'ultimo episodio. Una trilogia a ritroso, dove nel primo libro abbiamo l'epilogo e nell'ultimo accade ciò che già sappiamo essere accaduto, origine di una serie di scelte, situazioni e stati d'animo.

Tanto vale che lo dica subito: Ragnar Jónasson mi ha conquistato e “Il sogno di Unnur” è tra i miglior thriller, non solo nordici, che ho letto.

Un thriller appassionante che mi ha catturato e accompagnato in un susseguirsi di emozioni, curiosità, ansie che a tratti mi hanno sconvolto, facendomi oscillare tra amore, odio, simpatia e repulsione verso i protagonisti della storia.

La scrittura è intensa, sapientemente drammatica e realistica, con i vari personaggi che ci offrono drammi personali, situazioni private e relazionali che si incontrano e generano tensione e suspense. Non importa quanto sia già intuibile a circa metà del libro, perché il gusto e il desiderio di sapere, non solo cosa, ma anche come accadrà, prende il sopravvento. Non si possono lasciare le pagine, la vita e le vite descritte.

La difficoltà di accettare la realtà, la propria e quella dei nostri cari, di vivere il dolore e la perdita ci vengono proposte attraverso, principalmente, due donne, simili nella disperazione quanto distanti nell'affrontarla.

Il dolore ci cambia, ci porta rabbia, furore, così come desiderio di oblio e senso di smarrimento. Come reagire a tutto ciò? L'ispettore Hulda Hermannsdóttir si pone questa ed altre domande, così come fa, o dovrebbe forse fare, l'altra donna, Erla, al centro della vicenda.

In realtà, ci sarebbe almeno un'altra donna, magari due, più giovani e diversamente disperate, di una disperazione lucida o rassegnata, che arricchiscono e aggiungono ansia e inquietudine al tutto.

Mi piace sottolineare la presenza questo “terzetto” di donne che, solo per una tragedia familiare annunciata e “già scritta”, non diviene quello che di fatto avrebbe potuto essere un quartetto.


Jónasson anche in questa scelta ci offre tutta la sua abilità di grande autore, con l'elemento claustrofobico che dona all'insieme un gusto eccellente. Ci riesce perchè “Il sogno di Unnur” esplica il confronto tra storie di donne molto diverse tra loro, con in comune un senso di vuoto, un desiderio di ricerca e di senso.

L'autore le affianca, le segue, scava con abilità e finezza nella loro psicologia e nelle loro vite, con lo sfondo della Natura islandese, magnifica e selvaggia, ostile e maestosa.



La violenta bufera di neve che si è abbattuta sull’Islanda orientale, isolando completamente le poche case dell’interno, avrebbe dovuto tenere chiusi in casa anche i più audaci. Eppure, qualcuno ha deciso di sfidare il vento e il gelo e di avventurarsi in una delle zone più remote del paese. Un posto non adatto agli esseri umani; non in quel periodo dell’anno. In una fattoria dove manca la corrente e la linea telefonica è interrotta, Einar ed Erla si preparano al loro Natale solitario, quando un rumore inaspettato li fa sussultare. Qualcuno sta bussando alla porta. Una visita inattesa. Einar apre, e l’ospite sconosciuto entra. Chi è l’uomo che dice di essersi perso in una giornata come quella? Cosa sta cercando realmente? Forse è un bugiardo. O addirittura un assassino? Una cosa è certa: in quella casa, esclusa dal resto del mondo, avvolta dal buio, dal freddo, dal sibilo del vento, non tutti sopravviveranno alla notte. In seguito al ritrovamento dei corpi, le indagini sono affidate a Hulda Hermannsdóttir, ispettore della polizia di Reykjavík, rientrata in servizio dopo che la sua vita è stata sconvolta da drammatiche vicende familiari. Ma liberarsi dei propri fantasmi è molto difficile: Hulda sarà perseguitata ancora a lungo dalla sensazione di non aver capito in tempo. Davvero esiste una via di fuga dal proprio senso di colpa? Il suo lavoro di poliziotta è una sorta di gioco che si svolge in un’area grigia al confine tra il giorno e la notte, dove le vittorie definitive non esistono. Così, «la migliore eroina tragica che il giallo ci ha dato negli ultimi tempi», come scrive il Sunday Times, dovrà imparare a nascondere i sentimenti e a difenderli, a comportarsi come se niente fosse successo, per non dover rinunciare alla vita.(da marsilioeditori.it)









lunedì 19 agosto 2024

Citazioni Cinematografiche n.577

 

La ragazza: Questa la chiamano musica classica, vero?
Richard Sherman: Sì.
La ragazza: L'ho capito perché non cantano.
(La ragazza/Marilyn Monroe e Richard Sherman/Tom Ewell in “Quando la moglie è in vacanza”, di Billy Wilder – 1955)




martedì 16 luglio 2024

Una sera estiva

 

"Ragazza che legge in giardino, David Hettinger - collezione privata"

Si rompe il cielo al rozzo
e remoto frastuono dei decrepiti
motori e degli aerei supersonici.
Timida olezza l’aria
e nella grigia luce
vedo gl’immacolati gelsomini.
Pie corolle nel chiostro
dei loro steli attorcigliati stretti
al graticcio murale
sono sorprese or ora
dal taciturno arrivo
dei volatili insetti.
Imenotteri bruni
testé nati dalla marcida palude
sembrano modellini
di novelli elicotteri.
Sotto la luna tronca e semispenta
nel nuvolone rotto
me li figuro, mostri
pelosi che natura
mutua d’esca e diletico
pone, ganzi o lenoni,
sulle corolle intemerate
degli efebici gelsomini.

(Agostino Richelmy, da La lettrice di Isasca - Garzanti, 1986)


venerdì 3 novembre 2023

Ti ha portata novembre

 

Giovanni Boldini (1842-1931), Mademoiselle De Nemidoff


Ti ha portata novembre. Quanti mesi
durerà la dolceamara
vicenda di due sguardi, di due voci?
Se io avessi una leggenda tutta scritta
direi che questo tempo che ci sfiora
ci appartiene da sempre. Ma non sono
che un uomo fra mille e centomila
ma non sei
che una donna portata da novembre
e un mese dona e un altro ci saccheggia.
Sei una donna
che adesso tiene un naufrago impaziente
dimmi tu
sei scoglio
o continente?

(Luciano Erba)



lunedì 18 settembre 2023

Citazioni Cinematografiche n.529

 

Catherine: Tu mi ami?
Sebastian: Certo.
Catherine: Anzi, mi adori?
Sebastian: Ma certo.
Catherine: Non puoi stare senza di me?

(Catherine/Florence Pugh e Sebastian/Cosmo Jarvis in “Lady Macbeth”, di William Oldroyd – 2016)




venerdì 25 agosto 2023

Turbamento

 Mai una donna è tanto deliziosa come quando s'avvede benissimo del turbamento che le sue grazie suscitano in un uomo eppure fa sembiante di nulla, quasi maternamente compatendonelo, e in qualche modo partecipandone, giacché è più forte di lui e, in via di possibilità, di se stessa.

(Tommaso Landolfi, "La pietra lunare")













domenica 4 giugno 2023

Les voici

 

Emmanuelle Seigner in "Luna di fiele", di Roman Polanski - 1992

Juliette Binoche in "L'insostenibile leggerezza dell'essere", di Milos Forman - 1988

Melanie Laurent in "Treno di notte per Lisbona", di Bille August - 2013

Emmanuelle Beart in "Pranzo di Natale", di Daniele Thompson - 1999



Marine Vacth in "Giova e e bella", di Francois Ozon - 2013