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Post su Film, Libri, Mostre, Esperienze di vita, Fumetti, Cartoni Animati e quello che mi piace ed anche che mi piace di meno.
Tight-slacked clad girls on the graveyard shift
'Neath the cement stroll
Catch the midnight drift
Cigar chewing charlie
In that newspaper nest
grifting hot horse tips
On who's running the best
And I'm blinded by the neon
Don't try and change my tune
'Cause I thought I heard a saxophone
I'm drunk on the moon
And the moon's a silver slipper
It's pouring champagne stars
Broadway's like a serpent
Pulling shiny top-down cars
Laramer is teeming
With that undulating beat
And some Bonneville is screaming
It's way wilder down the street
Hearts flutter and race
The moon's on the wane
Tarts mutter their dream hopes
The night will ordain
Come schemers and dancers
Cherry delight
As a Cleveland-bound Greyhound
And it cuts throught the night
And I've hawked all my yesterdays
Don't try and change my tune
'Cause I thought I heard a saxophone
I'm drunk on the moon
Come è bella la luna di dicembre
che guarda calma tramontare l'anno.
Mentre i treni si affannano si affannano
a quei fuochi stranissimi ella sorride. (Sandro Penna, da Poesie - Garzanti)
Luna,
dolce luna - pecora del cielo, fiaba
o pastore?
. . . . . . .
Ed ora, poiché non so se la luna è sempre stata la luna
non posso dire se la luna resterà sempre la luna.
E se la civetta resterà la civetta,
e l’agnello che bela l’agnello che bela,
e il cuore del bandito il cuore del bandito.
Ma
questo io dico,
perché non voglio e credo:
non voglio che l’uomo antico abbia sofferto più dell’uomo d’oggi,
e l’uomo d’oggi più dell’avvenire
a capo chino colla fronte nelle mani;
non voglio che il mio bambino pianga più dell’altro
che sorgerà fra secoli di secoli.
E credo,
e credo che ciò non sarà:
perché non deve essere che il mio bambino soffra più di quello
che sorgerà fra secoli di secoli;
non deve essere che io posi faticosamente la pietra sulla via
a far più lieve il cammino a chi verrà
a porre il piede domani sulla terra.
E questo io dico perché l’uomo non speri vanamente.
E questo io dico a te, Marino, figlio mio.
. . . . . . . . . . .
Oh, ma non ho voce per dire quanto credo
che la notte non è per il giorno,
che la pena non è per la pace.
“La luna di pomeriggio nessuno la guarda, ed è questo il
momento in cui avrebbe più bisogno del nostro interessamento, dato che la sua
esistenza è ancora in forse. E’ un’ombra biancastra che affiora dall’azzurro
intenso del cielo, carico di luce solare; che ci assicura che ce la farà anche
stavolta a prendere forma e lucentezza? E così fragile e pallida e sottile;
solo da una parte comincia ad acquistare un contorno netto come un arco di
falce, e il resto è ancora tutto imbevuto di celeste. E’ come un’ostia
trasparente, o una pastiglia mezza dissolta; solo che qui il cerchio bianco non
si sta disfacendo ma condensando, aggregandosi a spese della macchie e ombre
grigiazzurre che non si capisce se appartengano alla geografia lunare o siano
sbavature del cielo che ancora intridono il satellite poroso come una spugna.”
Romeo: Per la felice luna che imbianca le cime di questi
alberi, io giuro…
Giulietta: Oh, non giurare per la luna, per l’incostante luna
che ogni mese muta il cerchio della sua
orbita: non vorrei che il tuo amore fosse come il moto della luna.
(“Romeo e Giulietta”, di William Shakespeare, trad. Salvatore Quasimodo)
Contemplo la campagna: guarda che notte serena e pacifica! Ecco la Luna che sorge dietro la montagna. – O Luna! amica Luna. Mandi ora tu forse su la faccia di Teresa un patetico raggio simile a questo che tu diffondi nell'anima mia?
(Ugo Foscolo, da “Ultime Lettere di Jacopo Ortis”)
A quell'ora, mentre la luna sbocciava come una grande rosa fra i cespugli della collina e le euforbie odoravano lungo il fiume, anche le padrone di Efix pregavano:
donna Ester la piú vecchia, benedetta ella sia, si ricordava certo di lui peccatore: bastava questo perché egli si sentisse contento, compensato delle sue fatiche.
O falce di luna calante che brilli su l'acque deserte, o falce d'argento, qual messe di sogni ondeggia a 'l tuo mite chiarore qua giù! Aneliti brevi di foglie di fiori di flutti da 'l bosco esalano a 'l mare: non canto, non grido non suono pe 'l vasto silenzïo va. Oppresso d'amor, di piacere il popol de' vivi s'addorme... O falce calante, qual messe di sogni ondeggia a 'l tuo mite chiarore qua giú! (Gabriele D’Annunzio, da “Versi d’Amore”)
O luna, tu che illumini ogni sera il tempo del sonno,
dove il sogno prende il sopravvento sulla realtà,
dove le ombre cancellano la luce,
illumina anche il mio cuore, perennemente dolente.
O spicchio di luce, che illumini i baci e le carezze dei giovani innamorati,
rischiara il loro cammino,
perché, confusi dal loro sentimento, non vedono l’irto sentiero
dove si imprimono i loro inesperti passi.
O notte, portatrice di effimere illusioni,
il tuo manto stellato possa avvolgere le mie parole
e consegnarle al vento, affinché possa essere mio messaggero.
Canto
alla Luna
La luna geme sui fondali del mare,
o Dio quanta morta paura
di queste siepi terrene,
o quanti sguardi attoniti
che salgono dal buio
a ghermirti nell’anima ferita.
La luna grava su tutto il nostro io
e anche quando sei prossima alla fine
senti odore di luna
sempre sui cespugli martoriati
dai mantici
dalle parodie del destino.
Io sono nata zingara, non ho posto fisso nel mondo,
ma forse al chiaro di luna
mi fermerò il tuo momento,
quanto basti per darti
un unico bacio d’amore.
Tramontata è la luna
e le Pleiadi a mezzo della notte;
anche giovinezza già dilegua,
e ora nel mio letto resto sola.
Scuote l'anima mia Eros,
come vento sul monte
che irrompe entro le querce;
e scioglie le membra e le agita,
dolce amaro indomabile serpente.
Ma a me non ape, non miele;
e soffro e desidero.
(Saffo, trad. Salvatore Quasimodo, da “Lirici Greci”,
Mondadori)