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mercoledì 25 dicembre 2024
martedì 7 maggio 2024
sabato 5 settembre 2020
Birra #1
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Jack Nicholson
lunedì 12 novembre 2018
Citazioni Cinematografiche n.276
Parlerò in diretta su tutte le reti, metterò il completo blu di Cerruti...
E mi ci vorrà un bel discorso, Jerry! Un frullato di dichiarazioni
memorabili con un tono di fondo più alla mano, amichevole. Un misto tra Abramo Lincoln e la famiglia Robinson tanto per avere un'idea.
(Presidente Dale/Jack Nicholson in "Mars Attacks!", di Tim Burton - 1996)
venerdì 12 ottobre 2018
Sette volte Batman!
Dopo più di
cinque anni dal post “Torna a casa Batman!” mi rimetto a
scrivere riguardo ai film con protagonista (ma non del tutto in
alcuni casi) l'eroe di Gotham City. Lo faccio stimolato da una
recente chiacchierata, nel corso della quale mi sono ritrovato ad
esprimere in modo sintetico e diretto le mie impressioni sulle opere
cinematografiche ispirate al personaggio creato da Bob Kane.
Tralascio il
film anni 60, che in pratica era un episodio lungo della serie
televisiva coeva, comunque bella e divertente, e l'ultimo film del
2016 in cui Batman si scontra con Superman. In pratica sono sette
film, quindi via alle parole ed ai voti!
Batman,
regia di Tim Burton – 1989
Nulla
a che fare, nel bene e nel meno bene, con il fumetto DC Comics e con
la serie televisiva già citata. L'ancora geniale e sorprendente Tim
Burton propone la sua visione e la sua idea di cinematografia e di
arte scenografica, che esaltano la bravura di Jack Nicholson ed il
talento di Michael Keaton, che recita splendidamente con gli occhi
una volta indossata la maschera del nostro paladino, ma che poco
possono fare per limitare i danni ascrivibili a Kim Basinger. Quando
il gotico, la tecnica e la passione recitativa si incontrano per
riuscire a mettere in secondo piano le banalità e le convenzioni
tipiche del cinema da incasso.
Voto:
7+
Batman –
Il Ritorno, regia di Tim Burton – 1992
Quello
con Pinguino, impersonato da Danny DeVito, che insieme a Michelle
Pfeiffer, Christopher Walken ed a Michael Keaton forma un cast
efficace e godibile. Tim Burton, ancora più creativo del precedente
film, reinventa i personaggi del fumetto per creare una accattivante
narrazione, nella quale forse manca un po' il ritmo, ma in cui
trovate spettacolari e sequenze visive fanno divertire il pubblico.
Una curiosità: il fiato di condensa degli attori (una trovata
visiva importante e che funziona alla grande) è del tutto vero.
Infatti Burton fece recitare gli attori in teatri ed ambienti alla
temperatura di 4° centigradi.
Voto:
7,5
Batman
Forever, regia di Joel Schumacher – 1995
Con
questo film si chiude la “prima” trilogia. Purtroppo non si
chiude al meglio, anzi si chiude decisamente peggiorando il livello
generale. Intendiamoci, dei tre è praticamente l'unico fedele ai
personaggi ed ai temi del fumetto originale, ma le buone notizie
finiscono qui. Gli attori sono uno peggio degli altri, si salva solo
Val Kilmer nella parte di Batman. Per il resto Jim Carrey comincia a
diventare appena sopportabile, mentre Tommy Lee Jones e Nicole Kidman
sono indifendibili. Azione, sequenze mozzafiato, effetti speciali e
situazioni divertenti la fanno da padrone, ma si perde il gusto di
vedere il film, che ha due imperdonabili colpe. Ovvero introduce
Robin, per lo sfacelo dell'opera successiva, e si comincia a porre
attenzione all'infanzia ed all'origine dei traumi e relative
ossessioni di Bruce Wayne, che anni dopo diverrà pane per
Christopher Nolan.
Voto:
6
Batman &
Robin, regia di Joel Schumacher – 1997
Si
cambia di nuovo Batman. Questa volta ad impersonare l'uomo
pipistrello viene chiamato George “dottor Ross” Clooney.
Almeno a livello di immagine la curiosità è stata destata, ma il
tutto poi di fatto gira attorno al “villain” di gran peso che è
Arnold Schwarzenegger. Insomma il cattivo si prende la scena e oscura
l'eroe, anche soprattutto perché mal supportato dal compagno Robin.
Nel complesso ci si potrebbe anche divertire, dal momento che effetti
speciali e scenografie di livello non mancano, ma quello che invece
risultano carenti sono la sceneggiatura e la recitazione, che tocca
livelli a dir poco irritanti.
Voto:
5,5
Batman
Begins, regia di Christoher Nolan – 2005
Da
questo film inizia la trilogia di Nolan, impegnato a rifondare e
stravolgere un personaggio, a ridefinire un carattere su toni dark e
claustrofobici, senza lesinare in merito ad arbitrarietà e licenze
dettate da una personalissima e opinabile visione, peraltro
lucidamente programmata. Sulla scorta della sua idea di cinema e di
visione delle umane vicende, il regista britannico ci offre un
prequel sull'infanzia dell'eroe ed un ritiro in Tibet che dovrebbe
rigenerare il problematico e complessato miliardario psicopatico.
Miliardario che, una volta tornato a Gotham, sarebbe pronto a lottare
contro le forze del male che prendono d'assedio la città, oltre che
le sue di lui proprietà e la relativa famiglia, o almeno quel che ne
rimane. Si badi bene, non si tratta di vendetta, come viene ripetuto
per quasi tutte le due ore del film, ma di un uomo che ha subito un
trauma che decide e tenta di incanalare le proprie paure (pipistrelli
in primis) in modo da rifletterle sul nemico così da
costringerlo ad una “resa coscienziosa” di fronte all'uomo
pipistrello. Non vi sembra di assistere al comportamento USA di
fronte ad Afghanistan ed Iraq sotto le presidenze Bush junior?
Psicanalisi
da cappuccino, buio oltre ogni sopportazione ed addirittura Katie
Holmes che dopo “Dawson Creek” deve ammorbare anche gli
appassionati di supereroi. Nolan esce fuori, allo scoperto, con la
sua visione destrorsa, nell'inquietante allusione al rapporto tra
disagio della povertà e delinquenza (Bruce che sceglie di fare il
vagabondo e poi il ladro) in un assioma tipicamente
capitalistico, nel descrivere la formazione morale/delinquenziale di
Bruce Wayne.
Oltre
la dedizione e la professionalità di Christian Bale, di buono c'è
che tutto cerca di richiamare e ricordare i fasti del cinema del
passato, ispirandosi alla grande letteratura cinematografica ed ai
suoi più illustri personaggi, ma poi la caratterizzazione non è
completa, si sente la mancanza di una definita personalizzazione dei
caratteri e delle situazioni, che non risaltano e risultano
insufficienti a catturare veramente lo spettatore. Smarrita la vena
fantasy del personaggio, ci si butta su temi personali, sul vissuto
profondo di un uomo e su questioni socio-politiche poco più che
accennate, sfilacciando il racconto e la narrazione.
Voto:
6- (l'impatto visivo è innegabile e gli consente di raggiungere
la sufficienza, sebbene a stento)
Il
Cavaliere Oscuro, di Christopher Nolan – 2008
Quello
che mancava nell'opera precedente qui c'è. Ed anche al meglio, o
comunque al meglio possibile. Il regista, non riuscendo ad
abbandonare sue ossessioni e temi feticcio, riesce a metterli al
servizio di Batman e degli altri personaggi, che poi, facendo un
bilancio finale, gli rubano la scena. Tale elemento ci fa capire che
se consideriamo questo un film sull'eroe rimaniamo delusi, ma se
invece lo guardiamo come quello che di fatto è, ovvero un'opera su
Joker, allora ci divertiamo e si può applaudire il risultato. Se ci
affranchiamo dalla sensazione (fondata)
di trovarsi di fronte per le migliori scene ad un remake non
dichiarato di “Ispettore Callaghan: Il Caso Scorpio è Tuo”
(1971,
diretto da Don Siegel), ci
gustiamo probabilmente il migliore dei tre Batman di Nolan.
Atmosfere
dark, notturne con un proprio senso e non arbitrariamente utilizzate,
ambientazione realista e recitazione super del Joker di Heath Ledger
ci permettono di abbassare le difese e limitare l'ostilità nei
confronti di Nolan. Allora si capisce la grandiosità di quest'opera,
adatta al grande pubblico ma qualitativamente notevole, con toni da
tragedia greca. Anche se alla lunga, poiché due ore e mezzo di
inseguimenti, tensione e sparatorie sono troppe, Bale cede
notevolmente e la narrazione si sfilaccia un po', lo spettatore
grazie al miglior Joker fin qui visto, non demorde e arriva in fondo
con buone sensazioni e un certo gusto.
Poiché, in tutto e per tutto, il film è lui, l'uomo
che ride di rabbia di fronte al paladino del Bene, che sottovaluta
colui che compete per essergli ancora più che nemesi e non semplice
nemico. Oltre il fumetto, oltre il mainstream, verso la qualità che
si avvicina all'arte, al prezzo di mettere in disparte Batman,
probabilmente personaggio troppo distante e difficile per Nolan.
Tutti i personaggi si trovano invischiati in un ruolo, in una
posizione che più o meno volontariamente si sono imposti, fatta di
segreti, bugie e varie pavidità, in modo tale che risultano schiavi
e sottomessi al caso o alla sorte, come si vuole. L'unico ad essere
immune a ciò, a sottrarvisi, è il cattivo, pressoché per
eccellenza, data la sublime caratterizzazione esaltata da una grande
interpretazione. Joker esce dalle gabbie e dai limiti di una
scrittura piatta e si libera dell’aura di maledettismo e di
lunatica crudeltà che da sempre accompagna il personaggio. Ci rivela
il vero aspetto di questa maschera clownesca e raccapricciante: non
agisce per chiari tornaconti personali, non cerca denaro, posizioni
di potere o altri benefit, ma fedele alla sua essenza anarcoide ed
inafferrabile individualistica visione, mette in atto e raggiunge una
funzione tragica e terrificante: costringere a scelte difficili chi
gli si pone di traverso, travolgere e stravolgere le personali morali
di questi mettendone in mostra le debolezze e le meschinità che
vorrebbero nascondere.
Voto:
8+
Il
Cavaliere Oscuro – Il Ritorno, di Christopher Nolan – 2012
Controverso
il giudizio sull'ultimo capitolo della trilogia Nolaniana. Non sono
un estimatore di Nolan, tutt'altro, ma mi riconosco almeno l'onestà
di ammettere eventuali miei errori e di lodarne le opere quando la
qualità risulti evidente e l'arte sia in grado di avere la meglio su
furbizie tecnico-visive e personalissime visioni del regista.
Purtroppo, a mio parere questo non è il caso. Bale/Batman ha
ampiamente stufato, il cattivo lo supera anche, paradossalmente, in
simpatia oltre che sul piano della caratterizzazione e della
drammatizzazione. Film troppo lungo, che si inceppa nella parte
centrale per circa un'ora, lasciando l'incipit e la fine come unici
momenti da ricordare. Non è propriamente un film d'azione, non è un
film d'avventura, tantomeno un fantasy. Forse un film di guerra
urbana, esagerato e poco credibile, con una componente reazionaria
che disturba. Ma forse è proprio Batman ad essere reazionario,
d'altronde deve difendere lo status quo, l'attuale situazione da chi
la minaccia, quindi non può, proprio lui, essere un rivoluzionario.
Merito (colpa?) di Nolan, l'unico finora ad essere riuscito a
rifare film con Batman che meritino di essere analizzati, o
quantomeno visti. Dico film con Batman, perché non su Batman,
giacché i momenti cinematograficamente, narrativamente e visivamente
migliori sono quelli in cui lui non c'è. Per carità, molto meglio
di altri film su altri supereroi, che non riescono a raggiungere non
dico buoni voti, ma quantomeno la decenza. Invece in quest'opera,
come nelle due precedenti, il non troppo simpatico Nolan riesce a
filmare una “macchina da soldi” senza abbandonare del tutto il
Cinema e la sua composita e multiforme essenza.
Voto:
6,5
lunedì 10 aprile 2017
Citazioni Cinematografiche n.195
Vicki: Warren... ti dispiace se faccio un'osservazione?
Warren: Cioé?
Vicki: Be', non hai per niente perso il buonumore nonostante tutto quello che hai passato di recente e lo so che ti ho appena conosciuto però io ho un certo istinto per le persone... e quello che tu mi comunichi è che, a dispetto della tua allegria e del tuo bell'atteggiamento positivo... dentro di te... sei triste, amareggiato.
Warren: Be', occorre un certo riassestamento quando si perde una moglie.
Vicki: Sì, ma c'è qualcosa di più... io avverto qualcosa che va oltre il dolore e il lutto, qualcosa di più profondo.
Warren: Cioè cosa? Non so...
Vicki: Io ti conosco appena però... credo che sia rabbia. Eh, sì, rabbia e non lo so, forse... paura, solitudine.
Warren: Be', la sento la solitudine.
Vicki: Vedi, io l'ho capito.
Warren: Te la posso dire una cosa?
Vicki: Ti ascolto!
Warren: Io ti conosco da appena un'ora circa eppure sento che tu riesci a capirmi meglio di quanto mia moglie Helen abbia mai fatto, nemmeno dopo quarantadue anni di matrimonio. Quarantadue anni... Magari se avessi conosciuto prima una donna come te...
Vicki: Oh, che tristezza mi fai! Che tristezza in quello che hai appena detto, Warren!
(Vicki Rusk/Connie Ray e Warren Schmidt/Jack Nicholson in "A proposito di Schmidt", di Alexander Payne - 2002)
lunedì 3 aprile 2017
Citazioni Cinematografiche n.194
Stuart Ullman: In effetti, come lavoro non è pesante. L'unica cosa è che si può sentire un forte senso di isolamento durante l'inverno.
Jack Torrance: Be', se può farle piacere è quello che stavo cercando: un po' di isolamento. Perché... perché sono lì-lì per partorire un romanzo e quindi cinque mesi di pace sono proprio quello che ci vuole.
Stuart Ullman: Mh, sono contento, Jack. Mi preoccupavo perché per molte persone l'isolamento e la solitudine, a volte, possono rappresentare un problema.
Jack: Non per me.
Jack Torrance: Be', se può farle piacere è quello che stavo cercando: un po' di isolamento. Perché... perché sono lì-lì per partorire un romanzo e quindi cinque mesi di pace sono proprio quello che ci vuole.
Stuart Ullman: Mh, sono contento, Jack. Mi preoccupavo perché per molte persone l'isolamento e la solitudine, a volte, possono rappresentare un problema.
Jack: Non per me.
(Stuart Ullman/Barry Nelson e Jack Torrance/Jack Nicholson in "Shining", di Stanley Kubrick - 1980)
sabato 27 febbraio 2016
Big Five per gli Oscar
Viene
definita “Big Five” la cinquina che
comprende l’assegnazione ad un solo film dei cinque principali Premi Oscar®, ovvero Miglior film,
Miglior regia, Miglior attore, Migliore attrice e Miglior sceneggiatura (originale o non originale).
Fino
ad ora è successo solo in tre occasioni.
I
tre film che possono vantare di essersi aggiudicati il “Big Five” sono:
“Accadde una notte” (1934), di Frank Capra
Miglior
Film: Columbia
Pictures
Miglior
regia:
Frank Capra
Miglior
Attore protagonista:
Clark Gable
Migliore
Attrice:
Claudette Colbert
Miglior
Sceneggiatura (non originale): Robert Riskin
“Qualcuno volò sul
nido del cuculo” (1975), di Miloš Forman.
Miglior
Film: Michael
Douglas e Saul Zaentz
Miglior
regia: Miloš
Forman
Miglior
Attore: Jack
Nicholson
Migliore
Attrice:
Louise Fletcher
Miglior
Sceneggiatura (non originale): Lawrence Hauben e
Bo Goldman
“Il Silenzio degli
Innocenti” (1991), di Jonathan Demme
Miglior
Film: Edward
Saxon, Kennetth Utt e Ronald M. Bozman
Miglior
regia: Jonathan
Demme
Miglior
Attore:
Anthony Hopkins
Migliore
Attrice: Jodie
Foster
Miglior
Sceneggiatura (non originale): Ted Tally
I Premi Oscar®
sono stati assegnati nella cerimonia dell’anno successivo all'uscita dei film
nelle sale cinematografiche.
giovedì 10 dicembre 2015
Giallo, Noir & Thriller/29
Titolo: Il Postino suona sempre due volte
Autore: James M. Cain
Traduttore: Franco salvatorelli
Editore: Adelphi - 1999
Trama
semplice ed essenziale, quasi banale per “Il
Postino suona sempre due volte”. Lui, lei, l’altro.
Strade
polverose della Provincia Americana
mortificata dalla Grande Depressione, un vagabondo senza arte né parte che
cercando di rimediare un pasto si ritrova coinvolto in una spirale di passione, inganno, violenza e morte.
Lui
è Frank Chambers.
Lei
è Cora.
L’altro
il di lei marito, il greco Nick Papadakis, proprietario della tavola calda e
pompa di benzina dove Frank finisce per essere assunto.
Accetta
il lavoro a causa di Cora, ed il lettore già dopo poche pagine è coinvolto
nella sua ossessione per lei, che ha “un’aria
imbronciata e un certo modo di sporgere le labbra che mi fece venir voglia di
masticargliele.”
La
passione fra i due è totale e
assoluta, non ammette pause o intralci. Il marito
è un ostacolo da eliminare, perché i due amanti possano continuare la loro
relazione selvaggia e bollente come solo una dark lady, seppur non propriamente bella, ed uno spiantato affamato
di vita possono vivere.
L’epilogo
sembra già scritto e gli eventi infatti, quasi casualmente, precipitano, fino
al drammatico finale.
Quello
che mi rapisce, oltre la scrittura agile di Cain,
scattante, al limite dell’essenziale, è la drammatica purezza emotiva dei
protagonisti. Del greco Nick, tanto impegnato a lavorare e a far sua una fetta
del “sogno americano”, da non
rendersi conto di quanto accade accanto a lui, e quella criminale degli amanti,
tanto detestabili quanto beneficiari di una certa perversa benevolenza, animati
da un trasporto quasi infantile fino all'omicidio.
Nessuna
introspezione psicologica, poiché ci sono solo i fatti, non da giudicare, ma da
prendere così come sono, all'insegna di un noir
come nessuno prima e come molti dopo cercheranno di scrivere.
Una
trama che ho definito semplice, ma dannatamente efficace, tanto che persino
Luchino Visconti ne fu ispirato, per il suo film opportunamente intitolato
“Ossessione” (1943), anche se la
versione cinematografica più nota è sicuramente la omonima, bollente, pellicola
di Bob Rafelson (1981) con Jessica
Lange e Jack Nicholson.
Sulla
copertina dell’edizione Adeplhi c’è
un’immagine del film diretto nel 1946 da Tay Garnett, e le mie simpatie vanno
verso questa versione, non fosse altro che per la presenza di Lana Turner.
lunedì 19 gennaio 2015
Citazioni Cinematografiche n. 80
Dr. John Spivey: Lei è stato arrestato almeno cinque volte
per aggressione. Cosa sa dirmi in proposito?
Randle Patrick McMurphy: Cinque combattimenti. Rocky
Marciano ne ha fatti quaranta ed è diventato miliardario!
(Dr. John Spivey/Dean R. Brooks e Randle Patrick
McMurphy/Jack Nicholson in “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, di Milos
Forman - 1975)
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