Visualizzazione post con etichetta Jack Nicholson. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Jack Nicholson. Mostra tutti i post

sabato 5 settembre 2020

lunedì 12 novembre 2018

Citazioni Cinematografiche n.276

Parlerò in diretta su tutte le reti, metterò il completo blu di Cerruti... E mi ci vorrà un bel discorso, Jerry! Un frullato di dichiarazioni memorabili con un tono di fondo più alla mano, amichevole. Un misto tra Abramo Lincoln e la famiglia Robinson tanto per avere un'idea. 
(Presidente Dale/Jack Nicholson in "Mars Attacks!", di Tim Burton - 1996)



venerdì 12 ottobre 2018

Sette volte Batman!


Dopo più di cinque anni dal post “Torna a casa Batman!” mi rimetto a scrivere riguardo ai film con protagonista (ma non del tutto in alcuni casi) l'eroe di Gotham City. Lo faccio stimolato da una recente chiacchierata, nel corso della quale mi sono ritrovato ad esprimere in modo sintetico e diretto le mie impressioni sulle opere cinematografiche ispirate al personaggio creato da Bob Kane.

Tralascio il film anni 60, che in pratica era un episodio lungo della serie televisiva coeva, comunque bella e divertente, e l'ultimo film del 2016 in cui Batman si scontra con Superman. In pratica sono sette film, quindi via alle parole ed ai voti!


Batman, regia di Tim Burton – 1989
Nulla a che fare, nel bene e nel meno bene, con il fumetto DC Comics e con la serie televisiva già citata. L'ancora geniale e sorprendente Tim Burton propone la sua visione e la sua idea di cinematografia e di arte scenografica, che esaltano la bravura di Jack Nicholson ed il talento di Michael Keaton, che recita splendidamente con gli occhi una volta indossata la maschera del nostro paladino, ma che poco possono fare per limitare i danni ascrivibili a Kim Basinger. Quando il gotico, la tecnica e la passione recitativa si incontrano per riuscire a mettere in secondo piano le banalità e le convenzioni tipiche del cinema da incasso.
Voto: 7+



Batman – Il Ritorno, regia di Tim Burton – 1992
Quello con Pinguino, impersonato da Danny DeVito, che insieme a Michelle Pfeiffer, Christopher Walken ed a Michael Keaton forma un cast efficace e godibile. Tim Burton, ancora più creativo del precedente film, reinventa i personaggi del fumetto per creare una accattivante narrazione, nella quale forse manca un po' il ritmo, ma in cui trovate spettacolari e sequenze visive fanno divertire il pubblico. Una curiosità: il fiato di condensa degli attori (una trovata visiva importante e che funziona alla grande) è del tutto vero. Infatti Burton fece recitare gli attori in teatri ed ambienti alla temperatura di 4° centigradi.
Voto: 7,5



Batman Forever, regia di Joel Schumacher – 1995
Con questo film si chiude la “prima” trilogia. Purtroppo non si chiude al meglio, anzi si chiude decisamente peggiorando il livello generale. Intendiamoci, dei tre è praticamente l'unico fedele ai personaggi ed ai temi del fumetto originale, ma le buone notizie finiscono qui. Gli attori sono uno peggio degli altri, si salva solo Val Kilmer nella parte di Batman. Per il resto Jim Carrey comincia a diventare appena sopportabile, mentre Tommy Lee Jones e Nicole Kidman sono indifendibili. Azione, sequenze mozzafiato, effetti speciali e situazioni divertenti la fanno da padrone, ma si perde il gusto di vedere il film, che ha due imperdonabili colpe. Ovvero introduce Robin, per lo sfacelo dell'opera successiva, e si comincia a porre attenzione all'infanzia ed all'origine dei traumi e relative ossessioni di Bruce Wayne, che anni dopo diverrà pane per Christopher Nolan.
Voto: 6




Batman & Robin, regia di Joel Schumacher – 1997
Si cambia di nuovo Batman. Questa volta ad impersonare l'uomo pipistrello viene chiamato George “dottor Ross” Clooney. Almeno a livello di immagine la curiosità è stata destata, ma il tutto poi di fatto gira attorno al “villain” di gran peso che è Arnold Schwarzenegger. Insomma il cattivo si prende la scena e oscura l'eroe, anche soprattutto perché mal supportato dal compagno Robin. Nel complesso ci si potrebbe anche divertire, dal momento che effetti speciali e scenografie di livello non mancano, ma quello che invece risultano carenti sono la sceneggiatura e la recitazione, che tocca livelli a dir poco irritanti.
Voto: 5,5



Batman Begins, regia di Christoher Nolan – 2005
Da questo film inizia la trilogia di Nolan, impegnato a rifondare e stravolgere un personaggio, a ridefinire un carattere su toni dark e claustrofobici, senza lesinare in merito ad arbitrarietà e licenze dettate da una personalissima e opinabile visione, peraltro lucidamente programmata. Sulla scorta della sua idea di cinema e di visione delle umane vicende, il regista britannico ci offre un prequel sull'infanzia dell'eroe ed un ritiro in Tibet che dovrebbe rigenerare il problematico e complessato miliardario psicopatico. Miliardario che, una volta tornato a Gotham, sarebbe pronto a lottare contro le forze del male che prendono d'assedio la città, oltre che le sue di lui proprietà e la relativa famiglia, o almeno quel che ne rimane. Si badi bene, non si tratta di vendetta, come viene ripetuto per quasi tutte le due ore del film, ma di un uomo che ha subito un trauma che decide e tenta di incanalare le proprie paure (pipistrelli in primis) in modo da rifletterle sul nemico così da costringerlo ad una “resa coscienziosa” di fronte all'uomo pipistrello. Non vi sembra di assistere al comportamento USA di fronte ad Afghanistan ed Iraq sotto le presidenze Bush junior?
Psicanalisi da cappuccino, buio oltre ogni sopportazione ed addirittura Katie Holmes che dopo “Dawson Creek” deve ammorbare anche gli appassionati di supereroi. Nolan esce fuori, allo scoperto, con la sua visione destrorsa, nell'inquietante allusione al rapporto tra disagio della povertà e delinquenza (Bruce che sceglie di fare il vagabondo e poi il ladro) in un assioma tipicamente capitalistico, nel descrivere la formazione morale/delinquenziale di Bruce Wayne.
Oltre la dedizione e la professionalità di Christian Bale, di buono c'è che tutto cerca di richiamare e ricordare i fasti del cinema del passato, ispirandosi alla grande letteratura cinematografica ed ai suoi più illustri personaggi, ma poi la caratterizzazione non è completa, si sente la mancanza di una definita personalizzazione dei caratteri e delle situazioni, che non risaltano e risultano insufficienti a catturare veramente lo spettatore. Smarrita la vena fantasy del personaggio, ci si butta su temi personali, sul vissuto profondo di un uomo e su questioni socio-politiche poco più che accennate, sfilacciando il racconto e la narrazione.
Voto: 6- (l'impatto visivo è innegabile e gli consente di raggiungere la sufficienza, sebbene a stento)


Il Cavaliere Oscuro, di Christopher Nolan – 2008
Quello che mancava nell'opera precedente qui c'è. Ed anche al meglio, o comunque al meglio possibile. Il regista, non riuscendo ad abbandonare sue ossessioni e temi feticcio, riesce a metterli al servizio di Batman e degli altri personaggi, che poi, facendo un bilancio finale, gli rubano la scena. Tale elemento ci fa capire che se consideriamo questo un film sull'eroe rimaniamo delusi, ma se invece lo guardiamo come quello che di fatto è, ovvero un'opera su Joker, allora ci divertiamo e si può applaudire il risultato. Se ci affranchiamo dalla sensazione (fondata) di trovarsi di fronte per le migliori scene ad un remake non dichiarato di “Ispettore Callaghan: Il Caso Scorpio è Tuo” (1971, diretto da Don Siegel), ci gustiamo probabilmente il migliore dei tre Batman di Nolan. 


Atmosfere dark, notturne con un proprio senso e non arbitrariamente utilizzate, ambientazione realista e recitazione super del Joker di Heath Ledger ci permettono di abbassare le difese e limitare l'ostilità nei confronti di Nolan. Allora si capisce la grandiosità di quest'opera, adatta al grande pubblico ma qualitativamente notevole, con toni da tragedia greca. Anche se alla lunga, poiché due ore e mezzo di inseguimenti, tensione e sparatorie sono troppe, Bale cede notevolmente e la narrazione si sfilaccia un po', lo spettatore grazie al miglior Joker fin qui visto, non demorde e arriva in fondo con buone sensazioni e un certo gusto.
Poiché, in tutto e per tutto, il film è lui, l'uomo che ride di rabbia di fronte al paladino del Bene, che sottovaluta colui che compete per essergli ancora più che nemesi e non semplice nemico. Oltre il fumetto, oltre il mainstream, verso la qualità che si avvicina all'arte, al prezzo di mettere in disparte Batman, probabilmente personaggio troppo distante e difficile per Nolan. Tutti i personaggi si trovano invischiati in un ruolo, in una posizione che più o meno volontariamente si sono imposti, fatta di segreti, bugie e varie pavidità, in modo tale che risultano schiavi e sottomessi al caso o alla sorte, come si vuole. L'unico ad essere immune a ciò, a sottrarvisi, è il cattivo, pressoché per eccellenza, data la sublime caratterizzazione esaltata da una grande interpretazione. Joker esce dalle gabbie e dai limiti di una scrittura piatta e si libera dell’aura di maledettismo e di lunatica crudeltà che da sempre accompagna il personaggio. Ci rivela il vero aspetto di questa maschera clownesca e raccapricciante: non agisce per chiari tornaconti personali, non cerca denaro, posizioni di potere o altri benefit, ma fedele alla sua essenza anarcoide ed inafferrabile individualistica visione, mette in atto e raggiunge una funzione tragica e terrificante: costringere a scelte difficili chi gli si pone di traverso, travolgere e stravolgere le personali morali di questi mettendone in mostra le debolezze e le meschinità che vorrebbero nascondere.
Voto: 8+ 

 

Il Cavaliere Oscuro – Il Ritorno, di Christopher Nolan – 2012
Controverso il giudizio sull'ultimo capitolo della trilogia Nolaniana. Non sono un estimatore di Nolan, tutt'altro, ma mi riconosco almeno l'onestà di ammettere eventuali miei errori e di lodarne le opere quando la qualità risulti evidente e l'arte sia in grado di avere la meglio su furbizie tecnico-visive e personalissime visioni del regista. Purtroppo, a mio parere questo non è il caso. Bale/Batman ha ampiamente stufato, il cattivo lo supera anche, paradossalmente, in simpatia oltre che sul piano della caratterizzazione e della drammatizzazione. Film troppo lungo, che si inceppa nella parte centrale per circa un'ora, lasciando l'incipit e la fine come unici momenti da ricordare. Non è propriamente un film d'azione, non è un film d'avventura, tantomeno un fantasy. Forse un film di guerra urbana, esagerato e poco credibile, con una componente reazionaria che disturba. Ma forse è proprio Batman ad essere reazionario, d'altronde deve difendere lo status quo, l'attuale situazione da chi la minaccia, quindi non può, proprio lui, essere un rivoluzionario. Merito (colpa?) di Nolan, l'unico finora ad essere riuscito a rifare film con Batman che meritino di essere analizzati, o quantomeno visti. Dico film con Batman, perché non su Batman, giacché i momenti cinematograficamente, narrativamente e visivamente migliori sono quelli in cui lui non c'è. Per carità, molto meglio di altri film su altri supereroi, che non riescono a raggiungere non dico buoni voti, ma quantomeno la decenza. Invece in quest'opera, come nelle due precedenti, il non troppo simpatico Nolan riesce a filmare una “macchina da soldi” senza abbandonare del tutto il Cinema e la sua composita e multiforme essenza.
Voto: 6,5 

 

lunedì 10 aprile 2017

Citazioni Cinematografiche n.195

Vicki: Warren... ti dispiace se faccio un'osservazione?

Warren: Cioé?

Vicki: Be', non hai per niente perso il buonumore nonostante tutto quello che hai passato di recente e lo so che ti ho appena conosciuto però io ho un certo istinto per le persone... e quello che tu mi comunichi è che, a dispetto della tua allegria e del tuo bell'atteggiamento positivo... dentro di te... sei triste, amareggiato.

Warren: Be', occorre un certo riassestamento quando si perde una moglie.

Vicki: Sì, ma c'è qualcosa di più... io avverto qualcosa che va oltre il dolore e il lutto, qualcosa di più profondo.

Warren: Cioè cosa? Non so...

Vicki: Io ti conosco appena però... credo che sia rabbia. Eh, sì, rabbia e non lo so, forse... paura, solitudine.

Warren: Be', la sento la solitudine.

Vicki: Vedi, io l'ho capito.

Warren: Te la posso dire una cosa?

Vicki: Ti ascolto!

Warren: Io ti conosco da appena un'ora circa eppure sento che tu riesci a capirmi meglio di quanto mia moglie Helen abbia mai fatto, nemmeno dopo quarantadue anni di matrimonio. Quarantadue anni... Magari se avessi conosciuto prima una donna come te...

Vicki: Oh, che tristezza mi fai! Che tristezza in quello che hai appena detto, Warren!

(Vicki Rusk/Connie Ray e Warren Schmidt/Jack Nicholson in "A proposito di Schmidt", di Alexander Payne - 2002)



lunedì 3 aprile 2017

Citazioni Cinematografiche n.194

Stuart Ullman: In effetti, come lavoro non è pesante. L'unica cosa è che si può sentire un forte senso di isolamento durante l'inverno.
Jack Torrance: Be', se può farle piacere è quello che stavo cercando: un po' di isolamento. Perché... perché sono lì-lì per partorire un romanzo e quindi cinque mesi di pace sono proprio quello che ci vuole.
Stuart Ullman: Mh, sono contento, Jack. Mi preoccupavo perché per molte persone l'isolamento e la solitudine, a volte, possono rappresentare un problema.
Jack: Non per me
.

(Stuart Ullman/Barry Nelson e Jack Torrance/Jack Nicholson in "Shining", di Stanley Kubrick - 1980)




 

sabato 27 febbraio 2016

Big Five per gli Oscar




Viene definita “Big Five” la cinquina che comprende l’assegnazione ad un solo film dei cinque principali Premi Oscar®, ovvero Miglior film, Miglior regia, Miglior attore, Migliore attrice e Miglior sceneggiatura (originale o non originale).

Fino ad ora è successo solo in tre occasioni.

I tre film che possono vantare di essersi aggiudicati il “Big Five” sono:

“Accadde una notte” (1934), di Frank Capra
Miglior Film: Columbia Pictures
Miglior regia: Frank Capra
Miglior Attore protagonista: Clark Gable
Migliore Attrice: Claudette Colbert
Miglior Sceneggiatura (non originale): Robert Riskin


“Qualcuno volò sul nido del cuculo” (1975), di Miloš Forman.
Miglior Film: Michael Douglas e Saul Zaentz
Miglior regia: Miloš Forman
Miglior Attore: Jack Nicholson
Migliore Attrice: Louise Fletcher
Miglior Sceneggiatura (non originale): Lawrence Hauben e Bo Goldman


“Il Silenzio degli Innocenti” (1991), di Jonathan Demme
Miglior Film: Edward Saxon, Kennetth Utt e Ronald M. Bozman
Miglior regia: Jonathan Demme
Miglior Attore: Anthony Hopkins
Migliore Attrice: Jodie Foster
Miglior Sceneggiatura (non originale): Ted Tally


I Premi Oscar® sono stati assegnati nella cerimonia dell’anno successivo all'uscita dei film nelle sale cinematografiche.




giovedì 10 dicembre 2015

Giallo, Noir & Thriller/29


Titolo: Il Postino suona sempre due volte
Autore: James M. Cain
Traduttore: Franco salvatorelli
Editore: Adelphi - 1999

Trama semplice ed essenziale, quasi banale per “Il Postino suona sempre due volte”. Lui, lei, l’altro.
Strade polverose della Provincia Americana mortificata dalla Grande Depressione, un vagabondo senza arte né parte che cercando di rimediare un pasto si ritrova coinvolto in una spirale di passione, inganno, violenza e morte.
Lui è Frank Chambers.
Lei è Cora.
L’altro il di lei marito, il greco Nick Papadakis, proprietario della tavola calda e pompa di benzina dove Frank finisce per essere assunto.
Accetta il lavoro a causa di Cora, ed il lettore già dopo poche pagine è coinvolto nella sua ossessione per lei, che ha “un’aria imbronciata e un certo modo di sporgere le labbra che mi fece venir voglia di masticargliele.”
La passione fra i due è totale e assoluta, non ammette pause o intralci. Il marito è un ostacolo da eliminare, perché i due amanti possano continuare la loro relazione selvaggia e bollente come solo una dark lady, seppur non propriamente bella, ed uno spiantato affamato di vita possono vivere.
L’epilogo sembra già scritto e gli eventi infatti, quasi casualmente, precipitano, fino al drammatico finale.
Quello che mi rapisce, oltre la scrittura agile di Cain, scattante, al limite dell’essenziale, è la drammatica purezza emotiva dei protagonisti. Del greco Nick, tanto impegnato a lavorare e a far sua una fetta del “sogno americano”, da non rendersi conto di quanto accade accanto a lui, e quella criminale degli amanti, tanto detestabili quanto beneficiari di una certa perversa benevolenza, animati da un trasporto quasi infantile fino all'omicidio.
Nessuna introspezione psicologica, poiché ci sono solo i fatti, non da giudicare, ma da prendere così come sono, all'insegna di un noir come nessuno prima e come molti dopo cercheranno di scrivere.










Una trama che ho definito semplice, ma dannatamente efficace, tanto che persino Luchino Visconti ne fu ispirato, per il suo film opportunamente intitolato “Ossessione” (1943), anche se la versione cinematografica più nota è sicuramente la omonima, bollente, pellicola di Bob Rafelson (1981) con Jessica Lange e Jack Nicholson.


Sulla copertina dell’edizione Adeplhi c’è un’immagine del film diretto nel 1946 da Tay Garnett, e le mie simpatie vanno verso questa versione, non fosse altro che per la presenza di Lana Turner.


lunedì 19 gennaio 2015

Citazioni Cinematografiche n. 80

Dr. John Spivey: Lei è stato arrestato almeno cinque volte per aggressione. Cosa sa dirmi in proposito?
Randle Patrick McMurphy: Cinque combattimenti. Rocky Marciano ne ha fatti quaranta ed è diventato miliardario!


(Dr. John Spivey/Dean R. Brooks e Randle Patrick McMurphy/Jack Nicholson in “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, di Milos Forman - 1975)