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mercoledì 25 settembre 2024

Carcere, castigo, dolore

 

La ronda dei carcerati (1890), Vincent Van Gogh - museo Puskin di Mosca


La critica spesso rivolta, nella prima metà del secolo XIX, al sistema carcerario (la prigione non è sufficientemente punitiva: i detenuti hanno meno freddo, meno fame, minori privazioni, nel complesso, di molti poveri e persino di molti operai) indica un postulato che non è mai stato chiaramente abbandonato: è giusto che un condannato soffra fisicamente più degli altri uomini. La pena ha difficoltà a dissociarsi da un supplemento di dolore fisico. Cosa sarebbe, un castigo incorporeo?”

(Michel Foucault, “Sorvegliare e Punire” - Einaudi)






mercoledì 22 settembre 2021

Perché De André scriveva


Perché scrivo? Per paura. Per paura che si perda il ricordo della vita delle persone di cui scrivo. Per paura che si perda il ricordo di me. O anche solo per essere protetto da una storia, per scivolare in una storia e non essere più riconoscibile, controllabile, ricattabile.

(Fabrizio De André)


 

martedì 8 marzo 2016

Nomi di donna nel titolo - Il ritorno


Due anni dopo il primo post dedicato alle canzoni con nomi di donna nel titolo, ritorno a proporre una lista canzoni.
Roy  Lichtenstein
Nomi di donna, dal rock al pop, dalla canzone d'autore alla musica popolare, per festeggiare le donne.

Canzoni d’amore, ma non solo, ironia e leggerezza, ma anche dolore e vita quotidiana, tra sentimenti forti e indifferenza, passione e cieca follia.
 
Lucian Freud
A loro modo figure romantiche. Potremmo dire grandi donne per grandi autori e autrici, muse o rimpianti, motivo di ispirazione tramite gioie e dolori.




Autori stranieri e musica italiana, Autrici e Artisti, singoli artisti e gruppi, le donne cantate e celebrate per un buon ascolto e per il piacere di pensare alle donne, passate, presenti e future.

Lee Lufkin Kaula
Come in letteratura, anche in musica.

  1. Fabrizio De Andrè – Geordie
  2. Francesco Guccini – Samantha
  3. Bruce Springsteen - Janey don't you lose heart
  4. The Beatles – Michelle
  5. Buddy Holly – Peggy Sue
  6. Tori Amos - Jackie's strength
  7. Moriarty – Private Lily
  8. Jeff Beck – Sophie
  9. Chet Baker – My Funny Valentine
  10. Schola Cantorum – Lella
  11. Eurythmics – Julia
  12. Gianni Togni – Giulia
  13. Fabio Concato – Giulia
  14. The Pogues – Sally MacLennane
  15. Angelo Branduardi – Laila Laila
  16. Chris Rea – Josephine
  17. Alice – Per Elisa
  18. Annalisa – Alice e il blu
  19. Gino Paoli – Annamaria
  20. Franco Califano – Angela
  21. Toto – Rosanna
  22. Ray La Montagne – Sarah
  23. Rod Stewart – Maggie May
  24. Ornella Vanoni – Vai Valentina
  25. Lucio Battisti - Non è Francesca

martedì 15 aprile 2014

Passanti # 1



“...
Allora nei momenti di solitudine 
quando il rimpianto diventa abitudine, 
una maniera di viversi insieme, 
si piangono le labbra assenti 
di tutte le belle passanti 
che non siamo riusciti a trattenere.

(Fabrizio De Andrè – Le Passanti)
 
Félix Vallotton - Le Passanti

sabato 8 marzo 2014

Le Donne nelle Canzoni - Nomi di donna nel titolo



Le donne nelle canzoni
Il titolo potrebbe essere fuorviante, lo ammetto. In questa lista, infatti, non inserisco canzoni sull'universo femminile in generale, su temi femminili, sull’emancipazione, non dico “se non ora quando”, non propongo tematiche di genere, sulle pari opportunità, sull’autodeterminazione femminile, sulla femmilità da riscoprire ed altre espressioni che inserirei solo per entrare nei risultati su Google.

Quindi?
Propongo canzoni dedicate a donne, con nomi, caratteristiche e fattezze. Si potrebbero definire delle muse, che hanno ispirato alcune delle canzoni che preferisco e mi piacciono. 
Perchè le donne non sono presenti solo nella letteratura...

Canzoni con nomi di donna nel titolo
Perché a volte un nome basta e avanza. 

Non solo canzoni d’amore, anzi, qualcuna non lo è affatto e non sempre ci sono figure romantiche. Potremmo dire grandi donne per grandi autori, perché, come qualcuno ha detto: “dietro un grande uomo c'è sempre una grande donna”.

Suzanne, Lucy, Agnese, Ofelia, Aida e così via: viste e raccontate da Leonard Cohen, Nick Cave, De André e tanti altri.
 










Buon ascolto, qualora vi vada!

1. Leonard CohenSuzanne
2. Nick Cave and The Bad SeedsLucy
3. CCCPAnnarella
4. Luigi TencoAngela
5. The BeatlesEleanor Rigby
6. Francesco De Gregori Alice
7. Ivan Graziani Agnese
8. The Rolling StonesAngie
9. Bob DylanSara
10. PoliceRoxanne
11. Fabrizio De AndrèNancy
12. Bruce SpringsteenSandy
13. Francesco GucciniOphelia
14. PJ HarveyAngelene
15. U2Gloria
16. Einsturzende NeubautenSabrina
17. Pink FloydVera
18. Sergio EndrigoSophia
19. Rino GaetanoAida
20. Eric ClaptonLayla 
21. Vasco RossiSally
22. A Perfect CircleMagdalena
23. Lucio DallaSylvie
24. Tom WaitsAlice
25. PixiesAllison
26. The VeilsLavinia
27. DiaframmaElena
28. Elvis CostelloVeronica
29. Paolo BenvegnùCatherine
30. BlondieMaria
31. Antonello Venditti - Sara
32. StatutoPiera 
33. Beach BoysBarbara Ann 
34. Baustelle - Martina
35. Umberto TozziGloria
36. Ron Wood - Josephine
37. Riccardo Cocciante – Margherita 
38. Cocteau TwinsAlice
39. Lucio BattistiAnna
40. Eugenio Finardi - Arianna



So che ce ne sono tante altre, ma non ho voluto inserire gli stessi autori più volte.
Per altri autori e autrici, interpreti e titoli ci ritornerò prossimamente.

Auguri a tutte le donne!

lunedì 28 gennaio 2013

Fiume Sand Creek ed il Mito della Frontiera

“Si son presi il nostro cuore sotto una coperta scura
sotto una luna morta piccola dormivamo senza paura
…”

Ho ascoltato Fiume Sand Creek, la canzone di Fabrizio De Andrè, per la prima volta all’età di 15 anni, da un vinile che, barando e con un po’ di malizia, avevo regalato a mio padre. La forza del brano, allora e ancora adesso, mi si impone soprattutto grazie alla scelta di presentare un evento drammatico attraverso gli occhi e le parole di un bambino ed il suo rapporto con il nonno.

Istintivamente le immagini che le parole, il testo, mi suggerivano e facevano scorrere nella mia mente, erano quelle prese a prestito da “Il Piccolo Grande Uomo” (1970), il film di Arthur Penn con protagonista Dustin Hoffman. Più precisamente la scena in cui, durante la stagione invernale, Custer e il suo Settimo Cavalleggeri attaccano di sorpresa l'accampamento indiano dove si è rifugiato il Piccolo Grande Uomo, che assiste, per l’ennesima volta, a un eccidio compiuto dall’esercito, che, al suono di una marcia militare, stermina la sua tribù e durante il quale sua moglie è trucidata insieme ad altre donne e bambini.


Dustin Hoffman e Chief Dan George
Avevo visto quel film, ancora poco più che bambino, durante il pomeriggio di una pigra domenica invernale, rimanendone affascinato e allo stesso tempo inquietato, poiché è un Western statunitense decisamente singolare, molto lontano da tanti altri che già conoscevo, se non altro per come sono rappresentati gli Indiani, i Nativi, e la loro cultura, per il comportamento e l’immagine che di sé danno i “bianchi” e l’esercito in giacca blu. Con l’età adulta è venuta la consapevolezza che quest’opera si era distinta, all’epoca, per l'impostazione che tende a rivalutare la popolazione dei pellerossa, attraverso un sunto filosofico a doppio registro, disegnato in una forma di condanna storica partecipativa all'annientamento totale del mito della frontiera.

Il mondo civile del West, da cui è poi scaturito il patrimonio di valori degli USA, è infatti spogliato di retorica, messo a nudo, in una parola smitizzato. Esso è presentato come un ambiente dominato dalla brama di guadagno e da valori fittizi e disumanizzanti (tra cui anche la religione puritana anglosassone), dove la violenza regna sovrana e non vi è rispetto verso gli avversari, selvaggi da annientare per poter espandersi nei loro territori. Ci viene presentato il militarismo esasperato e spietato, finalizzato allo sfruttamento delle risorse di altri popoli, che avrebbe caratterizzato fin dalle origini gli Stati Uniti, dove la violenza, che pervade i rapporti interpersonali, è celebrata come mezzo per risolvere ogni problema sociale, ma in realtà è priva di ogni funzione catartica ed anche insensata.

 Solo molti anni dopo ho scoperto che, in realtà, sempre nel 1970, il massacro a cui si riferiva De Andrè, e Massimo Bubola con lui, quello di Sand Creek per l’appunto, era stato proposto e presentato in un altro film, Soldato Blu”, diretto da Ralph Nelson.

Qui le scene relative sono violentissime nella cruenta rappresentazione del massacro e di altri fatti simili presenti per tutta la durata del film. È un Western di stampo politico: genocidio di stato raccontato ad incastro attraverso il parere congiunto dei protagonisti, non filo-indiano come potrebbe sembrare, allusivo al contemporaneo conflitto in Vietnam, metaforico, non manicheo ma che utilizza le immagini, decisamente impressionanti e “forti”, come prova della crudeltà alla base dello scontro tra gli uomini, come simboli della sopraffazione del forte sul debole (i due ruoli vengono ricoperti sia dai selvaggi indiani che dai civili bianchi).

Data la crudezza con cui vengono rappresentate le azioni dei militari, Soldato Blu rende meglio la realtà e con maggiore aderenza e fedeltà i fatti narrati in Fiume Sand Creek (fatti realmente accaduti, nel caso ci fosse bisogno di chiarirlo), ma io tuttora rimango legato a quei sentimenti di pre-adolescente e alle immagini di Dustin Hoffman e Chief Dan George (Cotenna di Bisonte) che fuggono. 

L’episodio non è lo stesso (“Il Piccolo Grande Uomo” mostra la battaglia di Little Big Horn, dove morì il generale Custer) ma le note e le parole di quella canzone mi hanno donato l’opportunità di conoscere ed apprezzare un film e scoprire ed imparare se non una lezione, quantomeno un po’ di Storia, ritengo libera da retoriche e stereotipi.


Candice Bergen e Peter Strauss in "Soldato Blu"
Chief Dan George
Fabrizio De Andrè e Massimo Bubola autori di "Fiume Sand Creek"


mercoledì 9 gennaio 2013

Se Ti Tagliassero A Pezzetti

Paz Vega 
Photo Credit: allmoviephoto.com
...

Ti ho trovata lungo il fiume
che suonavi una foglia di fiore
che cantavi parole leggere, parole d'amore
ho assaggiato le tue labbra di miele rosso rosso
ti ho detto dammi quello che vuoi, io quel che posso. 



Rosa gialla rosa di rame
mai ballato così a lungo
lungo il filo della notte sulle pietre del giorno
io suonatore di chitarra io suonatore di mandolino
alla fine siamo caduti sopra il fieno.


...

(Se ti tagliassero a pezzetti - F. De Andrè)