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Post su Film, Libri, Mostre, Esperienze di vita, Fumetti, Cartoni Animati e quello che mi piace ed anche che mi piace di meno.
Caspar
David Friedrich, Estate, 1807 - Neue Pinakothek, Monaco
Chiunque
tu sia, siedi all’ombra di questo florido alloro, bevi
nel tempo giusto la dolce acqua del rivo, sì
che alle membra ansanti per la calura d’estate tu
dia ristoro, offrendole al soffio dello Zefiro. (Anite
di Tegea, Antologia Palatina, IX, 313)
Peter Paul Rubens, estate, 1620
ca. - Castello di Windsor
Nei mesi estivi il
solleone rende i muri così
abbaglianti che a fissarli vien
sonno: tende gialle e rosse si abbassano sui
negozi; il nastro di cielo che s’allunga fra due
strisce parallele di tetti è una lamina di
metallo rovente. Dolce è non far
niente, accucciati sulle pietre
roventi, respirando il caldo. (Ada
Negri)
Lasciai
cadere il tempo sul tuo nome, come
si adagia il marmo sulla terra e l’acqua
si sparge sulle braci. Mi vestii di
lutto come le donne che disfano le
culle vuote da tanto le guardano; e vidi il
sangue scendere finalmente sulla ferita, come
la cera che si rapprende sul palmo della mano prima
di perdersi nelle dita in polvere. Se ti
dimenticai, fu perché volli qualcuno che mi chiamasse,
un corpo che fosse un altro sul mio corpo,
una voce offerta per la mattina. Ma niente,
ma nessuno. Se il tempo non si fosse
abbattuto sul tuo nome, avrei potuto almeno
ora ricordarti – poiché non c’è lapide
senza corpo né cenere che non abbia arso.
E la casa è oggi più fredda che mai:
lasciai passare il tempo sul tuo nome,
e non c’è focolare, non c’è nido, non ci sono figli
che si possano perdere da me, né candele
per riempire di memoria questo silenzio.
(Maria
Do Rosario Pedreira – Trad. Mirella Abriani)
(Isidoro Bianchi -
Allegoria con Cherubini Alati, c. 1635)
Vorrei avere le ali ed esplorare gli spazi vivere la libertà deliziosa degli
uccelli! Staccarmi dalla terra e solcare tutti i mari sorvolando i tropici, sulle terre polari! Costruire un nido in
primavera, e poi disfarlo. E passare anno dopo
anno senza ricordare cosa
fosse!... Che esistenza
deliziosa! Vorrei avere le ali! (Concha Méndez)
Resta con me, non
andartene. Già bolle il caffè
turco della notte eresiarca, come azzurre fiammelle
di ponce sfavillano le lampadine giranti
del Luna Park. Non affogare nel ròtor,
nel grinzo gorgo dei casamenti
impazziti, dove scurrili bellocce
si impinzano di fricandò e di
soffritti. A tante storie consunte
si aggiunga anche questa, ma resta, furbastra barbiera e
giumenta: imbrattami di noia, di
falsa gioia, di paroline spumose e
posticce, perché, come in tempi
lontani, io mi senta stupidamente felice. (Angelo
Maria Ripellino)
Ma ecco l’ora della notte, quando dal profondo dello spazio si sporge il volto della terra scarruffato, impervio, che dobbiamo consolare noi con le nostre veglie tristi e i
lumi fiochi di un firmamento cittadino. Il vento degli abissi neri e viola agita gli orti risecchiti, porta il gemito per le vie dei gatti, sbatte le imposte sconficcate, fuori delle pareti chi s’attenta vede il vento, la lanterna, gli ubriachi. Dici, che m’ha portato questo giorno? o nulla o poco più di quel che lascia apparire e sparire nei giorni bassi ostinati la cortina di pioggia aperta e chiusa, alberi, brani di città, carriaggi, persone, pioggia nella pioggia, fumo.
Irene Jacob in "La doppia vita di Veronica", di Krzysztof Kieślowski - 1991
Mia cara, forse non
vedi come tutto ciò che appare ai nostri
occhi è soltanto riflesso ombra di quel che agli occhi è
invisibile? Mia cara, forse non odi
come lo stridente stridore
del mondo è un’eco fallace delle trionfanti
armonie? O forse, mia cara, non
senti che solo una cosa v’è
al mondo: ciò che un cuore a un cuore confida in un muto saluto?
1892
(Vladimir Sergeević
Solov'ev, da Poesie, 1949 – Trad. di L. Pacini Savoj)
"Ragazza che legge in giardino, David Hettinger - collezione privata"
Si
rompe il cielo al rozzo e
remoto frastuono dei decrepiti motori
e degli aerei supersonici. Timida
olezza l’aria e
nella grigia luce vedo
gl’immacolati gelsomini. Pie
corolle nel chiostro dei
loro steli attorcigliati stretti al
graticcio murale sono
sorprese or ora dal
taciturno arrivo dei
volatili insetti. Imenotteri
bruni testé
nati dalla marcida palude sembrano
modellini di
novelli elicotteri. Sotto
la luna tronca e semispenta nel
nuvolone rotto me
li figuro, mostri pelosi
che natura mutua
d’esca e diletico pone,
ganzi o lenoni, sulle
corolle intemerate degli
efebici gelsomini.
(Agostino Richelmy, da La lettrice
di Isasca - Garzanti, 1986)
... cantavano
come non sanno cantare
che i sogni del cuore, che
cantano forte e non fanno rumore. ... (Giovanni
Pascoli, “Il sonnellino”, da Canti di Castelvecchio)
Quando pronuncio la parola
futuro, la prima sillaba già va
nel passato. Quando pronuncio la parola
silenzio, lo distruggo. Quando pronuncio la parola
niente, creo qualche cosa che non
entra in alcun nulla.
(Le
tre parole più strane, di Wisława Szymborska – trad. Pietro
Marchesani)