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giovedì 19 marzo 2026

Niente più colori

 

Gustave Courbet, "Uomo disperato", 1845 - Collezione privata


Lasciai cadere il tempo sul tuo nome,
come si adagia il marmo sulla terra e
l’acqua si sparge sulle braci. Mi vestii
di lutto come le donne che disfano
le culle vuote da tanto le guardano; e vidi
il sangue scendere finalmente sulla ferita,
come la cera che si rapprende sul palmo della mano
prima di perdersi nelle dita in polvere. Se
ti dimenticai, fu perché volli qualcuno che mi
chiamasse, un corpo che fosse un altro sul mio
corpo, una voce offerta per la mattina. Ma
niente, ma nessuno. Se il tempo non si
fosse abbattuto sul tuo nome, avrei potuto
almeno ora ricordarti – poiché non c’è
lapide senza corpo né cenere che non abbia
arso. E la casa è oggi più fredda che
mai: lasciai passare il tempo sul tuo
nome, e non c’è focolare, non c’è nido, non ci sono
figli che si possano perdere da me, né
candele per riempire di memoria questo silenzio.

(Maria Do Rosario Pedreira – Trad. Mirella Abriani)




sabato 28 febbraio 2026

Nuvole come onde

 


Sebbene non ci fosse alcun suono in tutta la casa,
Non potevo fare a meno di ascoltare il grido di quelle lunghe onde bianche increspate
Che raccoglievano le loro forze per infrangersi sulla cupa spiaggia del cielo.

(John Gould Fletcher)




martedì 17 febbraio 2026

Ali

 

(Isidoro Bianchi - Allegoria con Cherubini Alati, c. 1635)



Vorrei avere le ali
ed esplorare gli spazi
vivere la libertà
deliziosa degli uccelli!
Staccarmi dalla terra
e solcare tutti i mari
sorvolando i tropici,
sulle terre polari!
Costruire un nido in primavera,
e poi disfarlo.
E passare anno dopo anno
senza ricordare cosa fosse!...
Che esistenza deliziosa!
Vorrei avere le ali!

(Concha Méndez)







giovedì 5 febbraio 2026

Resta con me

 

Resta con me, non andartene.
Già bolle il caffè turco della notte eresiarca,
come azzurre fiammelle di ponce sfavillano
le lampadine giranti del Luna Park.
Non affogare nel ròtor, nel grinzo
gorgo dei casamenti impazziti,
dove scurrili bellocce si impinzano
di fricandò e di soffritti.
A tante storie consunte si aggiunga anche questa,
ma resta,
furbastra barbiera e giumenta:
imbrattami di noia, di falsa gioia,
di paroline spumose e posticce,
perché, come in tempi lontani, io mi senta
stupidamente felice.
(Angelo Maria Ripellino)






sabato 10 gennaio 2026

Ricorda

 



Ricorda di chiudere la porta,
serrare le finestre,
spegnere le candele, 
tenere il passo,
vestire di chiaro.

Ricorda di guardarti attorno,
guardare da entrambi i lati prima di attraversare,
controllare i freni della bici,
allacciarti le scarpe,
sondare ogni via di fuga.

Ricorda di chiamare la nonna,
andare a trovare i tuoi,
chiedere scusa,
abbracciare gli amici,
organizzare uscite.

Ricorda il pericolo come un'ombra alle tue spalle,
come l'eco di una voce presto estinta,
come un veicolo lanciato nel crepuscolo,
come per un soffio,
come una morte improvvisa.

Ricorda il primo soccorso,
il numero per le emergenze,
come usare un defibrillatore,
cosa fare,
il morso della speranza sul finale.

Ricorda il viso,
l'odore,
il suono della voce,
il tocco della mano,
di chiudere la porta..

(Vera Worbin - trad. Dalila Brocchi)



mercoledì 31 dicembre 2025

Si conclude un anno

 

(Vasilij Vasil'evič Kandinskij, Kleine Welten I (Piccoli mondi) - 1922; litografia a colori; Venezia, Ca’ Pesaro- Galleria Internazionale d’arte Moderna)


Non invano i venti hanno soffiato,
non invano ha infuriato la tempesta.
Qualcuno, misterioso, di calma luce
ha imbevuto i miei occhi.


Qualcuno con tenerezza primaverile
nella nebbia turchina ha placato la mia malinconia
per un’arcana e bellissima
terra straniera.


Non mi opprime il latteo silenzio,
non mi turba la paura delle stelle.
Io amo il mondo e l’eterno
come il natio focolare.


Tutto in essi è benevolo e santo,
tutto ciò che turba è luminoso.
Il papavero scarlatto del tramonto
guazza sul vetro del lago.


E senza volerlo nel mare di grano

un’immagine scatta dalla lingua:
il cielo che ha figliato
lecca il suo rosso vitello.

(Sergej Aleksandrovič Esenin – trad.Angelo Maria Ripellino)





giovedì 4 dicembre 2025

Lettera

 



La lettera è arrivata.

È sul tavolo,
accanto ai fiori.
La fisso
           a lungo.
Riconosco la calligrafia. 

Ma la leggerò
a mezzanotte,
quando i treni
diretti a nord
faranno
tremare le finestre di casa.

(Susana Cabuchi da “Patio solitario” - 1986)




mercoledì 12 novembre 2025

Mani e forbici

 



Con l'indice e il medio
la mano del conquistatore maledice la morte.

Con l'indice e il medio
abbozzo sui muri della stazione
l'ombra di un cane
il suo guaito è muto mentre suonano le campane.

La mia mano è una bambina
che taglia i fili di pioggia.

Nessun rumore da queste forbici,
nessun presagio nefasto quando si aprono
per salutare un neonato e ridargli la vita.

Una bambina parla con la sua mano, in questa oscurità
taglia le corde che mi abbeverano con il
                                                            sangue del passato
le sue dita piccole, solcate dalle fossette
schiudono le mie labbra.

(Golan Haji)




martedì 4 novembre 2025

Nero

 



Ma ecco l’ora della notte, quando
dal profondo dello spazio si sporge
il volto della terra scarruffato,
impervio, che dobbiamo consolare
noi con le nostre veglie tristi e i lumi
fiochi di un firmamento cittadino.
Il vento degli abissi neri e viola
agita gli orti risecchiti, porta
il gemito per le vie dei gatti,
sbatte le imposte sconficcate, fuori
delle pareti chi s’attenta vede
il vento, la lanterna, gli ubriachi.
Dici, che m’ha portato questo giorno?
o nulla o poco più di quel che lascia
apparire e sparire
nei giorni bassi ostinati
la cortina di pioggia aperta e chiusa,
alberi, brani di città, carriaggi,
persone, pioggia nella pioggia, fumo.

(Mario Luzi, da “Onore del vero”, Garzanti, 1957)




martedì 21 ottobre 2025

Mia cara, Vedi cara

 

Irene Jacob in "La doppia vita di Veronica", di Krzysztof Kieślowski - 1991




Mia cara, forse non vedi
come tutto ciò
che appare ai nostri occhi
è soltanto riflesso
ombra di quel
che agli occhi è invisibile?
Mia cara, forse non odi come
lo stridente stridore del mondo
è un’eco fallace
delle trionfanti armonie?
O forse, mia cara, non senti
che solo una cosa v’è al mondo:
ciò che un cuore
a un cuore confida
in un muto saluto?

1892

(Vladimir Sergeević Solov'ev, da Poesie, 1949 – Trad. di L. Pacini Savoj)




martedì 23 settembre 2025

Il valore di ciò che è desiderato, definito dal desiderio stesso

 

(“The Lady of Shalott”, di John William Waterhouse, 1888 - Tate Britain)


L'acqua è insegnata dalla sete.
La terra, dagli oceani traversati.
La gioia, dal dolore.
La pace, dai racconti di battaglia.
L'amore da un'impronta di memoria.
Gli uccelli, dalla neve.
(Emily Dickinson, da Poesie, 1859 – Trad. Giuseppe Ierolli)






venerdì 21 marzo 2025

Cielo di vento

 


Sei un cielo
di vento, soffi
ovunque sulla mia pelle,

formi col tuo respiro
la brezza dolcissima che investe
il mio corpo nudo,

consoli e spazzi via il dolore,
come ricordo mia madre
soffiava sul mio ginocchio o il gomito, lì,
dove mi ero fatta male.

La tua corrente d'aria accarezza calda
la pelle, un tocco simile a una piuma
fa ponte tra noi.

Con calma soffi via la mia rabbia,
la mia paura e la tensione, niente
ti ferma, sei un centro di forza,
soffi sulla mia pelle,
tocchi la mia mente,

il tuo respiro culla e lenisce,
la luce mi bacia,
bacia i miei sogni.

(Pia Tafdrup - trad. Dario Borso)





venerdì 8 novembre 2024

Consoli

 


Sei un cielo
di vento, soffi
ovunque sulla mia pelle,

formi col tuo respiro
la brezza dolcissima che investe
il mio corpo nudo,

consoli e spazzi via il dolore,
come ricordo mia madre
soffiava sul mio ginocchio o il gomito, lì,
dove mi ero fatta male.

La tua corrente d'aria accarezza calda
la pelle, un tocco simile a una piuma
fa ponte tra noi.

Con calma soffi via la mia rabbia,
la mia paura e la tensione, niente
ti ferma, sei un centro di forza,
soffi sulla mia pelle,
tocchi la mia mente,

il tuo respiro culla e lenisce,
la luce mi bacia,
bacia i miei sogni.

(Pia Tafdrup - trad. Dario Borso)



martedì 16 luglio 2024

Una sera estiva

 

"Ragazza che legge in giardino, David Hettinger - collezione privata"

Si rompe il cielo al rozzo
e remoto frastuono dei decrepiti
motori e degli aerei supersonici.
Timida olezza l’aria
e nella grigia luce
vedo gl’immacolati gelsomini.
Pie corolle nel chiostro
dei loro steli attorcigliati stretti
al graticcio murale
sono sorprese or ora
dal taciturno arrivo
dei volatili insetti.
Imenotteri bruni
testé nati dalla marcida palude
sembrano modellini
di novelli elicotteri.
Sotto la luna tronca e semispenta
nel nuvolone rotto
me li figuro, mostri
pelosi che natura
mutua d’esca e diletico
pone, ganzi o lenoni,
sulle corolle intemerate
degli efebici gelsomini.

(Agostino Richelmy, da La lettrice di Isasca - Garzanti, 1986)


domenica 31 dicembre 2023

Per l’ultimo dell'anno

 

Per l’ultimo dell'anno 1975

ad Andrea Zanzotto

Come nel buio si ritrae lento,

Andrea, questo anno già da sé diviso.

Ora nel vischio del suo fiele intriso

starà così per sempre dunque spento.


Ma quel che in noi di anno in anno è deriso

o incompiuto e deforme non lamento:

se uno è vinto e un altro è stato ucciso,

uno ha durato contro lo sgomento.


Qui stiamo a udire la sentenza. E non

ci sarà, lo sappiamo, una sentenza.

A uno a uno siamo in noi giù volti.


Quanto sei bella, giglio di Saron,

Gerusalemme che ci avrai raccolti.

Quanto lucente la tua inesistenza.

(Franco Fortini, da “Paesaggio con serpente”, Poesie 1973-1983)




martedì 19 dicembre 2023

Cantavano

 


...
cantavano come non sanno
cantare che i sogni del cuore,
che cantano forte e non fanno
rumore.
...
(Giovanni Pascoli, “Il sonnellino”, da Canti di Castelvecchio)




sabato 9 dicembre 2023

Parole

 


Quando pronuncio la parola futuro,
la prima sillaba già va nel passato.
Quando pronuncio la parola silenzio,
lo distruggo.
Quando pronuncio la parola niente,
creo qualche cosa che non entra in alcun nulla.

(Le tre parole più strane, di Wisława Szymborska – trad. Pietro Marchesani)





lunedì 27 novembre 2023

Citazioni Cinematografiche n.539

 

John Keats: Ho fatto un tale sogno stanotte. Fluttuavo sopra gli alberi con le mie labbra unite ad una bellissima figura. Per quella che mi è apparsa un'eternità. Cime di alberi erano spuntate sotto di noi e ci riposavamo sopra di loro con la leggerezza di una nuvola.
Fanny: Chi era la figura?
John Keats: Dovevo avere gli occhi chiusi perché non ho memoria.
Fanny: Ma avete memoria delle cime degli alberi.
John Keats: Non quanto abbia memoria delle labbra.
Fanny: Le labbra di chi? Erano le mie labbra?
(John Keats/Ben Whishaw e Fanny Brawne/Abbie Cornish in “Bright Star”, di Jane Campion - 2009)




giovedì 23 novembre 2023

Alla sera

 

"Notte in città" - Jack Vettriano

Forse perché della fatal quïete
Tu sei l'imago a me sì cara vieni
O sera! E quando ti corteggian liete
Le nubi estive e i zeffiri sereni,
E quando dal nevoso aere inquïete
Tenebre e lunghe all'universo meni
Sempre scendi invocata, e le secrete
Vie del mio cor soavemente tieni.
Vagar mi fai co' miei pensier su l'orme
che vanno al nulla eterno; e intanto fugge
questo reo tempo, e van con lui le torme
Delle cure onde meco egli si strugge;
e mentre io guardo la tua pace, dorme
Quello spirto guerrier ch'entro mi rugge.



martedì 7 novembre 2023

Dopo un lungo silenzio

 

Karen Offutt


Parlare dopo un lungo silenzio è cosa giusta.
Perduti o morti gli esseri amati,
nascosta nell'abat-jour l'ostile lampada
e calate le tende sulla nemica notte
che si parli così tra noi e noi
su questo tema eccelso, l'Arte e il Canto.
La decrepitudine del corpo è saggia:
giovani ci siamo amati senza saperne nulla.

(William Butler Yeats - Trad. Eugenio Montale)