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lunedì 2 ottobre 2023

Citazioni Cinematografiche n.531

 

Burke: Salve... Ripley? Stai bene?
Ripley: Dimmi una cosa sola, Burke: voi andate là fuori a sterminarli, vero? Non per prenderli o portarli qua, ma per spazzarli via?
Burke: Questo è il piano. Hai la mia parola.
Ripley: E allora va bene.

(Burke/Paul Reiser e Ripley/Sigourney Weaver in “Aliens – Scontro Finale”, di James Cameron - 1986)




lunedì 2 ottobre 2017

Citazioni Cinematografiche n.219

Quel Terminator è là fuori. Non si può patteggiare con lui, non si può ragionare con lui. Non sente né pietà, né rimorso, né paura. Niente lo fermerà prima di averti eliminata. Capito? Non si fermerà mai. 
(Kyle Reese/Michael Biehn in "Terminator", di James Cameron - 1984 )




sabato 2 settembre 2017

Arnold Schwarzenegger e Terminator: la serie


Subito dopo i grandi risultati ottenuti nel culturismo, prima di dedicarsi alla soddisfacente carriera politica, Arnold Schwarzenegger si è imposto nel Cinema.




Il primo ruolo di rilievo, particolarmente adatto per il suo fisico e il suo accento fu quello di protagonista in “Conan il Barbaro” (1982). Spinto dalla sceneggiatura di John Milius e Oliver Stone e dalla regia di Milius, Conan rese Schwarzenegger noto a livello internazionale, a cui fece seguito “Conan il distruttore” nel 1984.

Nello stesso anno Schwarzenegger ricoprì per la prima volta il ruolo con cui probabilmente la maggior parte del pubblico lo identifica. Quello del T-800 in “Terminator”, un cyborg assassino che viaggia nel tempo.



Quella di Terminator è fino a questo  momento una pentalogia cinematografica, escludendo la serie TV con protagonista Sarah Connor.


Per diletto e gusto personale propongo brevemente le mie considerazioni sui cinque film, nella speranza che a qualche lettore, sia esso occasionale o abituale, possano interessare, essere utili o anche solo incuriosire.



TERMINATOR (1984), regia di James Cameron

James Cameron, con maestria e furbizia, ma anche evidente passione, mescola scienza e fantascienza, per un thriller ad alta tensione drammatica, dove sia le scene d’azione che quelle di pausa, per “riprendere fiato”, conquistano lo spettatore. Ritmo cadenzato e ben equilibrato nell’uso di effetti speciali e soluzioni tipiche dell’horror movie, scene di violenza ben costruite e niente affatto gratuite. Il dramma etico-morale passa un po’ in secondo piano rispetto alla ricerca dello spettacolo, che risulta comunque apprezzabile, anche perché, forse, l’analisi del rapporto uomo-macchina e la riflessione del progressivo disfacimento della razza umana in nome della tecnologia e del progresso se spinto un po’ di più avrebbe allontanato il pubblico. I personaggi sono costruiti molto bene e gli interpreti azzeccati.

Voto: 8




TERMINATOR 2: IL GIORNO DEL GIUDIZIO (1991), regia di James Cameron

Nettamente inferiore del precedente, di cui perde i pregi ed enfatizza i pochi punti deboli. Puro intrattenimento, senza varianti di rilievo al tema dell’inseguimento. Il buon Arnold ritorna in scena, ma fa la parte del buono, capace di far piangere di commozione il giovane protagonista. Una pura operazione commerciale può anche offrire di meglio, anche se il ritmo è elevato e ci sono scene non male purtroppo il risultato non mi convince. Da vomito il greve moralismo che si percepisce.

Voto: 5,5




 

TERMINATOR 3: LE MACCHINE RIBELLI (2003), regia di Jonathan Mostow


Terzo episodio e nuovo regista. Leggermente superiore al precedente perché, con onestà, si presenta come un’occasione per presentare una serie di effetti speciali, senza l’attenzione alla narrazione ed allo sviluppo dei personaggi. Operazione visiva riuscita, dove la regia sembra volutamente disinteressarsi a pressoché tutto che non sia inquadratura ed effetto penetrante delle immagini. Il film ha dalla sua un certo senso pratico della narrazione, senza velleitarie intenzioni di sviluppo della trama, ed un tutto sommato apprezzabile istrionismo recitativo-registico. Lascia seriamente perplessi la composizione del cast, dove nessun interprete sembra aver colto il personaggio assegnatogli, ma Schwarzenegger viene ricoperto d’oro, saluta e ringrazia, mentre il cattivo, che qui è una “lei”, solletica le fantasie maschili.

Voto: 6





TERMINATOR SALVATION (2009), regia di McG (Joseph McGinty Nichol)

Lontanissimo, nelle intenzioni e nel risultato, dal primo film del 1984. Se in quel caso, ma anche nel secondo film, Cameron era riuscito a realizzare della buona science-fiction, con una non banale riflessione sul ruolo della tecnologia, qui siamo di fronte a quanto di più scarso a livello di costruzione narrativa e forma immagine ci si possa aspettare da un film di guerra. Un imbarazzante Christian Bale è l’esempio di una serie di personaggi mal presentati, mal utilizzati e messi solo nelle condizioni di dare il peggio di sé, in una serie di scene che gridano vendetta per come sono mal costruite. Puro bombardamento di effetti speciali, al cui servizio tutto ruota. Ogni cosa viene banalizzata e si perde il senso di una storia e di quanto in precedenza era stato raccontato e delle stesse modalità con cui era stato presentato.

Voto: 4,5




TERMINATOR GENISYS (2015), regia di Alan Taylor

Il quinto episodio è un prequel, cosa che di per sé non sarebbe necessariamente un male, ma purtroppo sembra mostrarsi come la misura del fatto che ad Hollywood non hanno più idee, voglia di originalità o reale capacità creativa. Come per la serie di film sui supereroi, la sfilza di remake, sequel e prequel, in questo caso si perde ogni minimo elemento positivo di quanto risalente ai due film di Cameron e la si butta totalmente in sparatorie, esplosioni, effetti speciali, che ovviamente da soli non sono sufficienti a fare un buon film. Manca la scrittura, la capacità di proporre qualcosa di sensato, il senso della misura e del buon gusto nella costruzione della trama, delle singole scene e dei dialoghi, in questo nuovo modo di “fare cinema”. Superficialità e disordine nella composizione della vicenda, personaggi sconclusionati, in bilico fra action-movie, vaghi richiami alla fantascienza, scialbi sentimentalismi fuori luogo e frenesie varie. Il nostro Arnold se la cava con il mestiere, a 68 anni supera i più giovani, mentre la protagonista Emilia Clarke (la si vede ne “Il Trono di Spade”) è un altro esempio della moda degli ultimi anni di utilizzare ragazze attraenti nel ruolo di agguerrite combattenti.
Voto: 4,5


sabato 13 maggio 2017

ALIEN - la Quadrilogia


Veicolo commerciale da traino 'Il Nostromo'
Equipaggio: sette
Carico: raffineria di 20,000,000 tonnellate di minerale grezzo
Rotta: rientro sulla Terra



In questi giorni è uscito al cinema “Alien Covenant”, sesto film della saga cinematografica di Alien e di fatto sequel del prequel “Prometheus”.

Non posso garantire che lo vedrò, ma posso invece intrattenere qualche accidentale o periodico lettore con le mie personali considerazioni sui film precedenti. Anzi sui primi quattro, quelli che dovrebbero comporre la Alien Quadrilogy.

ALIEN (1979): un horror nello spazio, con tutte le caratteristiche e le regole di un Horror B-Movie, ma con molto più tecnica, una grande attenzione nella caratterizzazione dei personaggi ed una sceneggiatura così esile da essere perfetta nella cura dei dettagli e dello sviluppo della vicenda.

Ridley Scott, quando faceva ancora film bellissimi, ridefinisce il genere science-fiction con tecnica, sagacia, astuzia ed una chiara visione di dove vuole andare e portare con sé lo spettatore. Si assiste ad un horror tecnologico, dove le due dimensioni, thriller e fantascienza si amalgamano e fondono perfettamente i loro elementi, protagonisti in una scenografia gotica inquietante ed irreale, ma che diviene reale nello svolgersi della vicenda. Infine in modo eclatante i panni dell'eroe passano definitivamente ad una donna, una indimenticabile Ellen Ripley/Sigourney Weaver, che, per dirla con le parole di Loredana Lipperini, “è diventata la capostipite di un nuovo tipo di eroina cinematografica e narrativa. Arrivò come una sorpresa felice, a dieci anni dall'esplosione dei movimenti delle donne: il tempo giusto perché non fosse rigidamente e politicamente corretta, ma perché costituisse un'alternativa alle altre donne del cinema di avventura. [...] Leggere Alien con gli occhi di Ripley significa ritrovare i temi capitali del femminismo in una storia di avventura e scoprire che anche i personaggi femminili possono essere protagonisti di un'epica. Possono uscire, evitare di singhiozzare su storie d'amore andate a male, calpestare spazi e cieli aperti, fare a meno di una casa e di una patria”.


ALIENS – SCONTRO FINALE (1986): il timone passa a James Cameron, che non modifica l'ambientazione claustrofobica ed angosciante. Rimane Ripley/Weaver, ma gli altri personaggi non sono parimenti caratterizzati ed approfonditi, puntando più sulle sequenze d'azione e sui ritmi di un film catastrofico, per un risultato comunque da non disdegnare.

ALIEN 3 (1992): qui cominciano i guai. David Fincher si sforza poco e si vede. Effetti non più tanto speciali, molte cose già viste e che alla lunga annoiano, dialoghi e sceneggiatura imbarazzanti tanto sono stupidi e poco curati. Trascurabile.


ALIEN: LA CLONAZIONE (1997): il valore dell'eroismo al femminile viene raddoppiato, alla Weaver si affianca Wynona Ryder, che non sfigura, ma purtroppo sebbene il film sia meglio del precedente (fare peggio sarebbe stata un'autentica impresa!) gli stimolanti temi proposti vengono resi in modo piatto e poco convincente, con sovrabbondanza di stereotipi e un po' troppo frettolosamente. Maggiore cura nella sceneggiatura avrebbe reso giustizia dei dilemmi che le eroine vivono e avrebbe reso maggiormente apprezzabile questo quarto episodio.